Home » Simonetta Agnello Hornby: ai miei nipoti insegno a fare clan e a essere equi

Simonetta Agnello Hornby: ai miei nipoti insegno a fare clan e a essere equi

È una delle scrittrici italiane più amate. Mamma di due figli e nonna di quattro nipoti, ci racconta cos’è per lei l'essere nonni

Simonetta Agnello Hornby è una delle scrittrici italiane più amate. In questi giorni è impegnatissima con la promozione dell’ultima creatura, “Siamo Palermo”, un libro edito da Mondadori e scritto a quattro mani con Mimmo Cuticchio, puparo e oprante di fama mondiale. Simonetta è anche nonna di quattro nipoti ed è per questo che le chiediamo di parlare dell’essere nonni. Uno speciale sulla festa dei nonni, questa la ragione per cui vorremmo che lei ci raccontasse la sua esperienza.

“Parlare dell’essere nonni mi piace, condivido meno l’idea di una festa dei nonni, sarà perché sono contraria a questo genere di ricorrenze: festa della mamma, del papà, della donna. Celebrare dei ruoli dentro una data di calendario mi pare riduttivo. Parlare dei nonni invece è importante, proprio perché i nonni possono essere figure fondamentali.”

Simonetta, cosa pensa del ruolo dei nonni di oggi?

Ho un pensiero inglese, poiché qua sono diventata moglie, mamma ma anche suocera e quindi nonna. In Inghilterra, più in generale nella cultura nordica, c’è un estremo rispetto della privacy. I nonni si occupano sì dei nipoti, talvolta sono anche dei nonni baby sitter, però tutto deve essere concordato con i genitori. Nella cultura nordica vige il concetto del patto, che vale per entrambe le parti e che sancisce il rispetto della libertà di tutti. I nonni vedono i nipoti in giorni ed orari stabiliti e non è d’uso improvvisare. A Londra non capiterà mai che una nonna busserà a casa del nipotino per portargli un dolcetto se prima non avrà preso accordi, per tempo, con i genitori. Freddezza? No, rispetto dei ruoli e della vita degli altri, anche quando gli altri sono figli e nipotini.

Può interessarti:  La violenza, il femminicidio, il male dentro casa

Nonna Simonetta Agnello Hornby?

Una nonna londinese ma con un cuore siculo, che ha fatto sì che insegnassi ai miei nipoti il senso di appartenenza e la capacità di fare clan. Ho quattro nipoti: Elena, la più grande che quest’anno sosterrà gli esami di maturità, Felix e Francesco di 17 e il più piccolo, Oliver di 15 anni. Quando erano piccini abbiamo inventato un nome per il loro clan e da allora sono rimasti gli “hornbyni”. Hanno tutti lo stesso cognome, sono figli dei miei George e Nicola. Per me era fondamentale regalare ai bambini (li chiamo ancora così seppure tanto bimbi non siano più) l’idea dell’essere uniti e del cercare di rimanere tali. Perché a un certo punto della vita molte cose passano, spesso resta la solitudine e la solitudine è un fatto delicato. Per questo spero di aver seminato bene e mi auguro che i miei nipoti siano per sempre gli “hornbyni”, legati da quella familiarità che li ha resi finora così uniti e di cui mi reputo orgogliosamente artefice.

Sei una nonna presente?

Prima di essere una scrittrice passavo molto più tempo con i miei nipoti. Con Elena avevamo il rituale del mercoledì: era il nostro giorno, condividevamo parecchie cose ed era davvero molto bello. Con tutti e quattro poi passavamo insieme i week end. Lasciavo liberi i genitori di andarsi giustamente a svagare e tenevo i bimbi con me. Andavamo al parco oppure giocavamo a casa. Facevamo tante belle cose ordinarie, che, nella maniera di condividerle, diventavano straordinarie: cucinare, pulire, inventare storie. È capitato anche che li portassi in tribunale con me. C’è stata poi la fase in cui per sei anni non ho abitato a casa mia per stare vicino a mio figlio George, che convive con una malattia degenerativa. Ricordo che quando tornai a casa, chiesi ai miei nipoti se volessero dipingere una porta a testa così da lasciare la loro impronta nella casa della nonna. Ciascuno con il suo stile. Adoro quelle quattro porte, tutte diversamente belle, che mi parlano, di Elena, Felix, Francesco e Oliver.

Può interessarti:  Le tre bugie che dicono le mamme "perfette"

Simonetta Agnello, una nonna complice?

Assolutamente no. Credo che i nonni non debbano essere complici, debbano dare affetto e non viziare i nipoti. Devono saper parlare con loro ed anche saperli ascoltare. Parlo tanto con i miei nipoti, mi raccontano di tutto e mi confidano anche qualche segreto molto personale. Da nonna ho sempre cercato di regalare loro principi più che cose materiali. L’equità e la giustizia in cima a tutti. Mi sforzo di essere una mamma e una nonna equa. Potrebbe esserci un nipote preferito, ma di fatto non c’è perché sarebbe ingiusto e doloroso per tutti.

I vostri riti?

Sicuramente festeggiare i compleanni. Lo abbiamo sempre fatto e ogni volta è d’obbligo preparare una ricetta, tramandata dalla mia famiglia: la torta di panna e noci e quella al caramello. Sono dolci austriaci, che preparava la nostra cuoca veneta, al tempo in cui, bambina, vivevo in Sicilia. Non sono ricette siciliane eppure per me e per i miei nipotini sono le “torte siciliane di compleanno”. È un rito dolce e romantico prepararle tutti insieme e poi festeggiare. È bello avere dei rituali, che sai che torneranno e che consentiranno di condividere e di condividersi.

Un ricordo dei nonni quando tu eri bambina

Non ne ho molti perché essenzialmente non ho condiviso molto con i nonni, se non con quella paterna, la sola fisicamente presente. Resta per me indimenticabile una frase. Ero piccina e chiesi a mia nonna quando e perché si era innamorata del nonno. Lei mi rispose serenamente che non se ne era mai innamorata perchè il loro era stato un matrimonio combinato. Quella frase la ricordo ancora, così come ricordo tutto di quell’istante. Da piccola ricordo anche “i nonni degli altri”, quelli della Palermo povera. Uomini e donne anziani che, volenti o nolenti, dovevano accudire i nipotini. Mentre mia nonna si prendeva cura di me per diletto e senza obbligo, loro lo facevano perché dovevano, anche se magari non avevano neppure le forze per farlo. Questa immagine rimane con me da allora.

Può interessarti:  Chi sono i genitori spazzaneve?

Da nonna, cosa suggerisci ai genitori di oggi?

Di dare affetto ai loro piccini. Affetto reale, che non si traduca nel viziarli per compiacerli. E poi di imparare a stipulare dei patti, che vanno rispettati sempre. Il patto prevede rispetto per gli altri e per le regole. Le regole sono importanti perché aiutano a crescere con senso di giustizia e onestà, due valori che andrebbero sempre perseguiti come cardini educativi e di vita.

Grazie nonna Simonetta e ad maiora!

Simonetta Agnello Hornby sarà a Milano, il 10 ottobre alle 18 e 30 alla Feltrinelli di viale Piemonte per presentare “Siamo Palermo” con Mimmo Cuticchio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

WC Captcha − 1 = 1