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Raffaele e la sua prima vendemmia

Abbiamo partecipato, a Menfi, al Vineyard tour di Mandrarossa. Un piccolo momento di felicità

Da bambina, la vendemmia era uno dei periodi dell’anno che preferivo. Mio nonno Raffaele aveva un piccolissimo vigneto, che accudiva con amore, passione e riverenza. Tre erano i segreti della sua vigna: pazienza, rispetto e dedizione. Ogni anno,  di questi tempi, arrivavano i giorni bellissimi della raccolta, che coincidevano con gli scampoli d’estate e con la felicità da prendere a morsi perché le vacanze stavano per finire. Stavamo in campagna tutto il tempo che era possibile, cercando di rubare minuti alle ore e di dilatare il privilegio di quei momenti. Promettevo ai miei genitori (apprensivi) che mi sarei pulita le manine tutte le volte che si sarebbero sporcate, che avrei assaggiato l’uva solo dopo averla lavata e che “avrei fatto la brava”. Ovviamente nonno Raffaele mi strizzava l’occhio e rendeva assai flessibili i divieti di mamma e papà (i nonni si adorano anche per questo). Ho sempre amato la campagna e i rituali legati alle sue fasi di fertilità e rinascita.

La prima vendemmia di Raffaele

Mi piace trasmettere questa passione anche a Raffaele, che, da “duenne”, domenica ha fatto la sua prima vendemmia. L’occasione ce l’ha data il VineyardTour organizzato da Mandrarossa-Settesoli a Menfi. Ne avevo sentito parlare, ero curiosa di vivere l’esperienza ed eccoci in uno dei posti più belli dell’isola. Un luogo in cui le vigne sembrano sospese tra il cielo ed il mare (sarà per questo che i vini Mandrarossa sono irresistibili). Contrada Bertolino è stato il quartiere generale dell’evento. Lì si trova casa Mandrarossa, che più che un luogo è una serie di sentimenti: accoglienza, profumi di vino, sugo che gorgheggia e “sfingi” (frittelle di pasta lievitata) che sfrigolano nell’olio caldo. Ed ancora calici alzati a brindare alla vendemmia, alla vita, alla gioia dell’attimo presente. Gironzolando tra i vari stands sembra di essere a una grande festa di famiglia: ci sono le nonnine che preparano le busiate siciliane alla vecchia maniera, con profumatissimo sugo di melanzane, un tocco di pecorino e l’immancabile ciuffo di basilico. A far loro da spalla, vi sono le belle ragazze menfitane, alle prese con il pane cunzatu (acciughe, olio, origano e sentimento), con il banco dei formaggi della Valle del Belice (se non avete provato la guastedda dovete assolutamente rimediare). Raffaele guardava curioso quel gran movimento di cibo, calici (appesi al collo grazie a comode tracolle fornite dall’organizzazione) e tanta allegria. Quando è partita la musica anche lui è entrato nel pieno del clima festaiolo. Ha gustato il primosale, il pane cotto a legna, un assaggino di busiate e poi a ballare con mamma e papà. Il clima era disteso, la festa del sabato sera è stata talmente ben organizzata, che il vino è stato l’allegro compendio di una bella serata di fine estate.

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Domenica tra i vigneti Mandrarossa

Il momento clou lo abbiamo vissuto domenica. Di prima mattina ci rechiamo al panoramico vigneto sul mare per partecipare alla vendemmia. Spieghiamo a Raffaele che dovrà raccogliere l’uva e lui per tutto il tempo dei tragitto ripete “uva, endemmia, evviva”. Arrivati al luogo convenuto, ci accolgono due giovani dell’organizzazione, ci offrono dell’acqua fresca e ci fanno accomodare sulle suggestive “balle di fieno”. Inizia l’avventura. Un agronomo e un viticoltore di Mandrarossa ci raccontano la magia (ed è il caso di dirlo) dei vigneti menfitani. Ci spiegano la suggestiva storia delle uve che serviranno per lo Chardonnay, che vanno raccolte rigorosamente di notte. Ci svelano il pregio di una buona potatura. Ripetono che un vigneto va trattato bene, solo così si può garantirgli l’ambiziosa aspettativa di vita di 50 anni. Dopo il racconto, ci consegnano cesoie e scatoli e via dentro le vigne. Raffaele ovviamente raccoglierà direttamente gli acini con le manine. Ho visto il mio piccino così entusiasta in poche altre circostanza. Si infilava tra i filari, raccoglieva gli acini, li annusava e li spremeva. Si rotolava sul terreno fresco e ricominciava la raccolta. Avrei voluto frenare un po’ la sua energia (sono mamma e come tutte le mamme l’apprensione è nel dna), ma mi sono rivista bambina, ho ripensato a me e a nonno Raffaele dentro la vigna. Ho annusato, nell’odore della “vitusa” (così la chiamava mio nonno), quel senso di libertà, che mi rende ancora felice. Con occhio vigile ma discreto, ho lasciato che Raffi scorazzasse felice nella meraviglia della natura. Ho visto mio figlio asattamente sereno, nel posto giusto. Con l’uva abbiamo riempito, fino all’orlo, la scatola che ci avevano dato all’ingresso. Raffi ripeteva “uva, ancora ancora” ed ha trascinato il bottino fino al luogo di ritrovo, a pochi metri dalle vigne. Sotto di noi il mare, la spiaggia delle Giache bianche, bella come un miracolo. Mentre Raffi si dissetava con acqua fresca ed un dolcetto, noi brindavamo con un Grecanico offerto dalla Mandrarossa a noi vignaioli “per un giorno”. Convincere Raffaele a uscire dal vigneto, vi garantisco,  è stata un’impresa. La promessa solenne: pomeriggio vedrai una tartaruga!

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Degustazione Mandrarossa in pineta

Dopo il tour delle vigne eccoci in Pineta Molinari a degustare olive, pomodorini secchi, sarde arrosto, ricotta, caponata, busiate e sfinge appena fritte. Una serie di brindisi con un irresistibile Chenin blanche, un’atmosfera conviviale, che ha azzerato distanze e convenevoli, ha reso il clima esattamente gioioso. Quindi per  Raffaele una puntatina al baby club. Nel frattempo io ho avuto il piacere di conoscere Roberta Urso, responsabile Pubbliche relazioni di Settesoli Mandrarossa, che, di fronte a una tavola imbandita, all’elegante maniera di Csaba Della Zorza, ha guidato, con maestria, la degustazione di alcune della diciassette etichette Mandrarossa.

La tartaruga e la libertà

Poi tutti al mare. A Lido Fiori abbiamo assistito alla liberazione di una tartaruga Caretta Caretta. I volontari del Wwf ci hanno raccontato la sua storia: un esemplare di dieci anni (per le tartarughe questa età equivale a quella di un bimbo poccolissimo. Fino ai 30 il loro sesso non è ancora definito), ritrovata al largo di Malta con un amo incagliato. Le cure, la ripresa e domenica la riconquista della libertà. Raffi sonnecchiava in spiaggia, mentre, tra gli applausi, “la tartarugona” riprendeva la strada di casa. Prima di andare via, abbiamo fatto un bagno nelle acque cristalline del mare menfitano (bandiera Blu Legambiente da così tanti anni, che ormai si è perso il conto). Sulla strada del ritorno in città, Raffaele si è addormentato sorridendo. Sono certa che avrà fatto dei bellissimi sogni. Gli stessi che facevo io quando nonno Raffaele mi portava a fare la sua piccola vendemmia. Era un momento intimo, piccino, carico di quella felicità, che resta in equilibrio tra mente e cuore per sempre.

Ps: ringraziamo Settesoli/Mandrarossa per averci ospitato a un evento ben organizzato, pronto a soddisfare le esigenze di giovani, meno giovani, famiglie (small, medium e large) ed attento alle esigenze dei più piccoli. L’organizzazione ha reso il clima sereno e senza intoppi. La cortesia, i sorrisi, la maniera adeguata di gestire un gran numero di persone senza momenti di calca, hanno facilitato a noi (con bimbo piccolo al seguito) questa bella esperienza. Un’esperienza realmente family friendly. Gli show cooking e le degustazioni sono stati un momento di socialità, buon cibo e possibilità di imparare le antiche, ma mai vecchie, ricette della cucina siciliana. Grazie alla dottoressa Roberta Urso per la disponibilità e al dottore Salvatore Li Petri, direttore generale delle cantine Settesoli che, durante la festa del sabato sera, mischiato tra la folla degli organizzatori (non lo abbiamo quasi riconosciuto) ha prontamente soddisfatto una piccola esigenza di Raffaele, con garbo e simpatia.

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La felicità di Raffaele per questi due giorni ci dice tutto. Che aggiungere: ci prenotiamo per il prossimo anno!

Ps: ringrazio il mio bravissimo e simpaticissimo parrucchiere Cosimo Olivo per avermi invitata nel suo salone (in piazza Sant’Oliva a Palermo) alla vigilia dell’esperienza menfitana. Ha osservato i miei capelli da mamma “che non ha mai tempo” e mi ha rifatto il look: bravissimo. Con l’occasione Raffi ha fatto il suo primo taglio capelli (vanitoso e contento).

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