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Nel lockdown sono aumentati i disturbi alimentari e l’uso di alcol: ecco il parere dell’esperta

Intervistiamo Alba Calderone, psichiatra ed esperta di problemi legati all’alimentazione

Sono tanti i sentimenti scaturiti dal Coronavirus:  tra questi smarrimento, terrore, ansia. Un’altalena di stati d’animo che il momento di allerta, sopraggiunto dall’oggi al domani, ha favorito. La quarantena ha fatto il resto. Ritrovarsi d’improvviso in permanenza “obbligata” a casa ha rimodulato le abitudini, favorendo un ricorso a volte sconsiderato al cibo. Mangiare come balsamo alla noia, al timore, all’insonnia. Questo quanto è capitato a molti. Se è vero che i social pullulavano di foto di piatti degni di importanti vetrine culinarie, d’altro canto ed in taluni casi, dietro il ricorso costante alla cucina si è celato un disagio. Oggi si devono fare i conti con i kg di troppo e la graduale ripresa della normalità, che ci fa togliere la tuta a vantaggio dei vestiti di sempre, ci pone il problema del ritornare in forma. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Alba Calderone, psichiatra, dirigente medico all’Azienda ospedaliera Universitaria di Pisa e specializzata in Neurobiologia e Clinica dei disturbi affettivi.

Angoscia, ansia, paura. I sentimenti da Coronavirus e il conforto nel cibo

L’emergenza Coronavirus ha rappresentato qualcosa di totalmente nuovo e inaspettato cheha avuto un forte impatto sulla psiche delle persone. Da un lato il personale sanitario gravato dal forte stress di far fronte  a un altissimo impegno fisico, psichico e ed emotivo dall’altro la popolazione generale sottoposta ad un lungo periodo di quarantena. Gli studi hanno evidenziato come nel personale sanitario siano emersi alti livelli di sintomi d’ansia in particolare disturbi dell’adattamento fino a dei veri e propri quadri di disturbi post traumatici da stress. I disturbi dell’adattamento si presentano quando si è esposti  ad una o più fonti di stress e non riusciamo  ad “adattarci” all’esperienza,  sviluppando una risposta emotiva e comportamentale alterata; il disturbo post trumatico da stress invece è una reazione psicopatologica che è stata studiata per la prima volta nei reduci della guerra in Vietnam. Questo ci fa comprendere l’intensità del dramma che hanno vissuto molti sanitari.

D’altro canto anche le persone a casa si sono trovate a vivere una situazione nuova che ha comportato l’isolamento sociale e soprattutto affettivo  se pensiamo alla lontananza da figure importanti e di riferimento come genitori, nonni, parenti. Tutto questo in un periodo in cui sono stati stravolti i normali ritmi quotidiani e in un clima caratterizzato da un bombardamentomediatico di informazioni e di immagini drammatiche. Questa situazione ha determinato un aumento di sintomi depressivi, dei sintomi ansiosi con tendenza a somatizzare con sintomi come  cefalea, gastralgia, insonnia. In questo contesto molte persone hanno trovato conforto nel cibo.   Dobbiamo infatti pensare che   il cibo, in ogni fase storica, ha sempre avuto un ruolo importante condizionando in modo determinante anche  il canone estetico. Pensiamo ad esempio come in epoche passate in particolare nei periodi post-bellici a causa della scarsità dei proventi, l’essere ‘in carne’   rappresentava un segno di salute, di benessere e ricchezza, ebbene in questo periodo si sono risvegliate paure ataviche connaturate nell’uomo con la corsa verso gli approvigionamenti cui tutti abbiamo assistito. Il risultato è stato che le persone si sono trovate chiuse in casa, spesso in preda a stati emotivi negativi con una grande disponibilità di cibo. In questo contesto il cibo ha assunto una valenza affettiva e consolatoria rappresentando l’ unica possibilità di lenire emozioni negative, una sorta di autoterapia per attenuare l’angoscia, la tristezza, l’ansia, la rabbia, l’impotenza di fronte ad una situazione così drammatica quanto imprevedibile esitando in comportamenti alimentari disfunzionali come l’iperfagia, l’emotional eating fino a disturbi veri e propri come il disturbo da alimentazione incontrollata.

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Oggi ci si vede fuori forma e si rischia di stare ancora peggio

Un’alimentazione errata e il conseguente incremento ponderale spesso determinano sensi di colpa e demoralizzazione che rischiano di riportare le persone nuovamente all’utilizzo del cibo come  ‘medicina’ innescando in questo modo un circolo vizioso. La prima cosa importante da fare, possibile in questa seconda fase, è riprendere una regolare attività fisica dalla passeggiata all’aria aperta al jogging utilizzando in questo modo degli antidepressivi naturali ovvero l’incremento della dopamina e delle endorfine conseguente all’attività fisica e  all’esposizione alla luce. Attività che deve essere fatta in maniera regolare e assidua. E inoltre di estrema importanza non accumulare in casa cibi così detti ‘spazzatura’ o di pronto utilizzo o cibi altamente palatabili ma di scarso contenuto di nutrienti, cibi in grado di apportarele così dette ‘calorie vuote’ che portando ad un immediato appagamento ma che non soddisfano realmente la fame. Inoltre è importante la gradualità ovvero porsi degliobiettivi raggiungibili senza saltare i pasti e senza sottoporsi a eccessive restrizioni o addirittura a digiuni che portano inevitabilmente a nuove abbuffate determinando la ricaduta nei soliti  circoli viziosi.  

 

In quarantena si è abusato anche di alcolici

Alcuni report hanno riportato un aumento delle condotte di abuso alcolico così come è stato effettivamente riscontrato un notevole aumento nelle vendite di alcolici. In Italia il vino è spesso presente nelle nostre tavole, fa parte della nostra cultura  ed è considerato  un piacere culinario  da gustare spesso durante i pasti con moderazione. L’alcol tuttavia  ha anche  la capacità di lenire ansia  e  angoscia e può diventare dunque una sorta di auto-cura per tenere  sedate le nostre paure impedendoci di affrontare le emozioni negative di questo periodo. Ed è proprio un eccessivo utilizzo a scopo auto terapico che può portare a numerose problematiche fini a vere e proprie condotte di abuso. Un eccessivo utilizzo di alcolici oltre ad apportare ‘calorie vuote’ può comportare vari problemi fisici e psichiatrici quando subentra un vero e proprio abuso. Il paradigma dell’abuso di sostanze vale anche nella dipendenza dal cibo, il così detto ‘craving’ ovvero l’intenso desiderio di assumere un determinato cibo, l’impulso diminuisce solo consumando il cibo desiderato. Il Craving influisce sull’appetito perchè può costituire un incentivo a continuare a mangiare anche quando il senso di sazietà è sufficiente. Oggetto del desiderio sono generalmente cibi altamente palatabili in grado di attivare determinati circuiti nel nostro cervello correlati alla sensazione dl piacere e gratificazione determinato dall’aumento della dopamina, un neurostrasmettore del nostro cervello. E’ evidente che in un periodo come questo così permeato di ansie e paure, in una situazione spesso di relativo isolamento sociale,  resistere al craving è molto più difficile e per alcune persone addirittura impossibile.

 

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Il cibo come porto sicuro, ma come tornare a buone abitudini?

 Hai utilizzato un termine azzeccato ‘il porto sicuro’. Il cibo è il porto sicuro dove rifugiarci, la casa è il porto sicuro dove dimorare. In questi giorni si è parlato molto della difficoltà in questa fase 2 di abbandonare ‘la capanna’ in quanto ci dobbiamo riadattare  ad una nuova normalità che non è ancora  la nostra normalità precedente l’emergenza e ci conduce in una situazione di insicurezza alla quale dobbiamo adattarci progressivamente accogliendo e modulando le nostre paure. Ancora una volta la cosa fondamentale è la gradualità ma possiamo utilizzare anche delle semplici strategie comportamentali. Sul piano alimentare dobbiamo tornare a fare una spesa ‘moderata’ non accumulando e riempiendo il frigorifero come in questi giorni, puo’ essere d’aiuto banalmente fare la spesa  a stomaco pieno portandosi la lista degli alimenti che effettivamente mancano,   non sostare troppo a tavola dopo il pasto, non comprare cibi di pronto utilizzo ma preferire cibi che necessitano di una certa preparazione, riporre i cibo più palatabili  in contenitori opachi o nella carta di alluminio e possibilmente in  luoghi difficilmente accessibili, lavare e preparare delle verdure come snack di ‘pronto utilizzo’. È molto importante anche  non pesarsi tutti i giorni cosa che può solo accentuare le nostre ansie, basta una volta al mese come indicano le linee guida. Infine quando i problemi alimentari sono difficili da correggere è bene rivolgersi a degli specialisti con un approccio integrato che anche in questo periodo, grazie alla telemedicina, sono sempre disponibili.

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