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Le più comuni figure di mmm…che ci fanno fare i nostri pargoli

Dalla rivelazione del segreto istruttorio di famiglia, al microfono acceso a sproposito durante la riunione su zoom, ecco la classifica delle figuracce di noi poveri genitori

La vita di un genitore è condita da una quantità inesauribile di aggettivi: faticosa, impegnativa, stancante, gioiosa, inadeguata, adeguata, piena, magica, strabiliante, meravigliosa, gloriosa, rumorosa, litigiosa. E, in questi anni, ne abbiamo declinato le caratteristiche.
Bene, oggi tratteremo l’aggettivo esilarante. Ovvero di quel sano minuto al giorno in cui un figlio ti mette nelle condizioni del concorrente “tipo” di Mike Bongiorno. Dove il figlio veste i panni di Mike Bongiorno e dei suoi esilaranti siparietti con concorrenti ignari delle sue sparate e che devono tempestivamente mettere una toppa alla figuraccia in cui sono stati coinvolti.
Che meraviglia quella parola in più pronunciata dalla bocca della verità dei nostri figli, o ancora quel gesto spontaneo, giustificabile con la loro genuina innocenza mikebongiornesca che però creano un sano momento di panico (per non dire figura di M) nello sguardo di noi genitori.
A seguire sintetica carrellata di figuracce vissute in prima persona.

Mamma, scusa, quello chi è?

La figuraccia del “chi è?”, è quella chiosa immediata del bambino dopo che tu genitore incontri un adulto con cui hai l’ardire di fermarti a parlare. L’intensità della figuraccia è direttamente proporzionale al grado di conoscenza col suddetto adulto e alle cerimonie che questi ha dedicato al tuo infame figlio che, magari, ha anche visto nascere. Quanti “chi è?” ad alta voce avete collezionato immediatamente dopo aver salutato il vostro conoscente e quante sdolcinate toppe abbiamo cercato di mettere al suono di “ma coooome amore, non ti ricoooordi del prozio Giuseppe, lo zio della nonna, che ti regala sempre le carameeeelleee??”. Il tutto con annesso sguardo ad occhi sbarrati che annuiscono per convincere il figlio a riconoscerlo.

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Mamma, non è vero

La figuraccia del “non è vero”, è quella a cui tu genitore cerchi di rimediare trafiggendo di sguardi maledicenti il figlio anche detto Giuda. Situazione tipo: a passeggio con il figlio incontri quella persona con cui magari non hai un feeling da manuale, ma che ti tampina da sempre per un caffè.
“Ooooh cara, che piacere incontrarti finalmente! Hai tempo per il famoso caffè che ci stiamo promettendo da 174 settimane?”.
“Guarda, sono veramente dispiaciuta, ma vado di fretta. Giuda ha un appuntamento dal dentista e siamo già in vergognoso ritardo”.
“Ma non è vero mamma, non siamo usciti per comprare le mutande a papà?”.
Giuda, Giuda Iscariota ti dovevo chiamare!

La figuraccia del “nome alterato”, è quella che tutti noi adulti possiamo preventivamente evitare se preventivamente, appunto, evitassimo di soprannominare il vicino di casa, il parente, l’amico, l’idraulico o chicchessia alterando il loro nome. Non serve a nulla far promettere solennemente -pena le peggiori punizioni- che ciò che si dice in casa rimane in casa, in una sorta di Fight Club di famiglia insomma. Quel soprannome presto o poi verrà fuori. E quando senza preavviso busserà alla vostra porta la Sig.ra Gallo, la vicina di casa, per sapere della riunione di condominio, capiterà che sarà vostro figlio ad annunciarla: “Maaammmaaaaa, c’è la Galletto Vallespluga chicchirichicchirichì che ti vuole!”.
Mea culpa, mea supergalattica culpa!

Occhio al microfono

La figuraccia del “microfono acceso”, è quella che più contemporanea non si può.
Che, diciamola tutta, ha anche alleggerito e continua ad alleggerire i periodi bui del Covid. Iperconnessi con tutto e tutti, in videochiamate perenni, un’unica cosa va tenuta d’occhio SEMPRE: il microfono!
Anche questa volta non sarà mai abbastanza il mantra perenne del “figli miei adorati, ricordate di tenere sempre i microfoni spenti”. Prima o poi succederà.
Tu quoque, fili mi?, proprio tu che hai il touch più veloce del west, non spegni il microfono?
E succede che durante la lezione di cinese di tuo figlio col professor Yang, con cui in tempi di pace disquisivi di arte cinese durante la Dinastia Ming e che quindi nei tuoi confronti nutriva una certa stima, ecco, succede che quel Ming di tuo figlio lascia il microfono acceso mentre tu racconti la barzelletta dei “sette cinesini entrano in un bar e chiedono al barista: -Setteté! e il barista risponde: -Cucù!”.

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Infine, c’è la figuraccia riflessa del “genitore bipolare”, quella che ogni giorno ti mette a rischio galera. C’è un momento, infatti, della giornata che tutti, e dico TUTTI, i genitori affrontano, anche per una manciata di secondi. E mi riferisco all’urlo disumano. Quello per cui la tua credibilità di adulto mediamente stabile va in malora a causa di una parola o un atteggiamento fuori luogo del figlio. Un urlo disumano che sicuramente avranno sentito tutti i condomini, ma che, se ti metti d’impegno, sarà rimbombato per tutto il quartiere. Ora, immaginate di aver perso la pazienza poco prima di uscire con i figli, perché già sei in ritardo e loro ancora devono mettere le scarpe e le indossano al contrario e tu urli così forte che le scarpe si allacciano da sole. Bene, immaginate di chiudere la porta di casa alle vostre spalle e di incontrare la Sig.ra Gallo (la vicina, sempre la stessa) sul pianerottolo, con le buste della spesa, che ti fissa con sguardo indagatore. Ecco, quella è la figuraccia del “genitore bipolare” che cerca di ristabilire una dignità chiedendo serenamente e con voce canticchiante alla vicina: “Buongiorno Sig.ra Gallo, come va? Ha bisogno di una mano con la spesa?”. Niente, lei scappa come se stesse sfuggendo a Jack lo Squartatore.

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