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Un viaggio nella vita “prematura” al Buccheri la Ferla di Palermo (con video)

Abbiamo fatto un "viaggio" nel reparto di Ginecologia e Neonatologia del Buccheri la Ferla. Ci ha guidato il direttore del dipartimento, dottoressa Maria Rosa D'Anna e il primario della Neonatologia, dottore Giampiero Pinna

Bimbi appena nati, mamme a spasso dai pancioni enormi in attesa del grande momento, papà a passeggio per i corridoi, con nel viso un sentimento fatto di ansia e di gioia. Ed ancora sale d’attesa piene di nonni, amici parenti. Pronto soccorso ostetrico sempre in attivo. Camici bianchi e verdi, che incrociano sguardi, danno risposte, entrano in sala visita e poi corrono tra le sale parto e quelle operatorie. È questo il Dipartimento di Ginecologia e Maternità del Buccheri La Ferla a Palermo. Un luogo carico di vita. Di giorno come di notte. Un luogo che accoglie la vita, un edificio su una strada tutta affacciata sul mare e baciata dal monte Pellegrino, che le fa da dirimpettaio. Da anni il reparto è diretto da una donna, la dottoressa Maria Rosa D’Anna, “mitica” la definiscono nei corridoi, una vera iron lady della medicina, aggiungiamo noi, che la conosciamo da tempo. La dottoressa D’Anna è una stakanovista. Ha fatto nascere migliaia di bambini (il Buccheri è uno dei punti nascita con i numeri più alti d’Italia) ed al contempo, considerato il suo ruolo da chirurgo oncologo, ha ridato speranza a molte donne. La dottoressa ha detto subito di sì alla nostra proposta di uno “speciale prematurità”, nella giornata in cui in Italia si celebrano i diritti del bimbo prematuro. Ci ha aperto le porte del suo ufficio e con tutte le cautele del caso (distanze di sicurezza compresa), ci ha anche mostrato il reparto più delicato, quello che è una sorta di tabernacolo: la Tin, Terapia intensiva neonatale. Il Buccheri ha una Tin assai rinomata. Aperta h24 a mamme e papà, si trova a due passi contati dalla sala parto e da quella operatoria, così da arginare i rischi, che un trasferimento, più lungo del necessario, potrebbe comportare. Culle termiche e incubatrici di ultime generazione fanno da “utero” per i piccoli “guerrieri”, portati al mondo da una cicogna frettolosa. Ci sono i pretermine (nati appena sotto le 37 settimane), ma anche i prematuri veri e propri, scriccioli che lottano per vincere la sfida più grande. Accanto a loro genitori pieni di speranza e buona volontà. C’è anzitutto il personale medico e paramedico, guidato dal dottore Giampiero Pinna, primario della neonatologia al Buccheri. Infermieri, neonatologi e puericultori monitorizzano ogni istante della vita che scorre preziosa nella Tin. Cautela, rispetto, speranza ed amore sono le parole chiave. Nel nostro viaggio in reparto abbiamo incontrato medici, paramedici, bambini e genitori. Ci siamo posti delle domande, che abbiamo girato ai medici, la dottoressa D’Anna e il dottore Pinna, che sono stati cortesi guide in questo percorso, che non è facile, ma che deve sempre essere condotto dalla speranza. Perché ogni prematuro è un guerriero pacifico, che sta combattendo, con le sue piccole armi, la battaglia più importante. Ogni prematuro va accompagnato e accudito con pazienza, certi che ogni progresso spianerà la strada verso la vittoria della vita.

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Dottoressa D’Anna, quali sono le cause più comuni della prematurità?

Ve ne sono moltissime. Anzitutto è aumentata l’età in cui si diventa genitori. Occorrenza che ha fatto sì che molte donne ricorrano a tecniche di fecondazione assistita, che determinano spesso gravidanze gemellari. In questi casi la gravidanza, per la combinazione di fattori, è già a rischio prematurità. Aggiungiamo altre cause: ipertensione, infezioni, cause fetali quali il polidraminos (ossia una sovraproduzione di liquido amniotico), la gemellarità, cause materna quali le malattie autoimmuni (una di queste è la trombofilia,che può causare oltre alla prematurità anche il distacco intempestivo della placenta) ed ancora difetti uterini, che possono richiedere, in corso di gestazione, metodiche interventistiche, che si possono affrontare con serenità e minimizzando i rischi.

Dottore Pinna, quali le urgenze durante un parto prematuro?

Dobbiamo specificare che vi sono parti prematuri programmati e parti prematuri urgenti. Vi sono parti prematuri naturali e cesarei d’urgenza. A ogni buon conto, in una struttura come la nostra, siamo attrezzati per le criticità.  Occorre preparare la sala parto (o operatoria) per fronteggiare l’eventuale rianimazione del bambino, tenere pronta l’incubatrice o la culletta termica ed avere in sala tutto il team preposto al primo intervento da attuare. Qualora vi fosse necessità di rianimare il piccolo (evenienza che, per fortuna, non accade sempre), si provvederà a farlo e, dopo che il piccolo sarà stabilizzato, lo si trasferirà in Tin, così da sottoporlo a tutti gli esami e le eventuali terapie del caso. Voglio precisare che anche le tecniche di rianimazione dei piccini sono diventate delle tecniche “dolci”. Un bimbo, anche se appena nato, prova emozioni che incamera. Per questa ragione, la nostra mission è quella di limitare al minimo (pur rispettando tutti i parametri di sicurezza medica) interventi invasivi e dolorosi per il piccino.

Dottoressa, esistono dei protocolli da seguire in caso di sospetta prematurità?

Assolutamente sì. È importante individuare quanti più casi possibili (donne con storia pregressa di prematurità, gravidanze gemellari etc), così da avviarli in un cento di secondo livello, dove vi è una Tin. Le strategie dettate dall’Oms sono di tipo farmacologico: uso del cortisone (utilissimo per lo sviluppo dei polmoni del piccolo mentre è ancora in utero), ed ancora l’uso del solfato di magnesio (che riduce il rischio di paralisi cerebrale e di morte). Altre metodiche preventive sono quelle chirurgiche, tra queste vi sono il cerchiaggio del collo dell’utero e il pessario di Arabin (un dispositivo a forma di anello che si colloca a livello del collo dell’utero e contribuisce a mantenerlo chiuso, evitando il parto prematuro).

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Dottore pinna, vi sono prematuri e prematuri?

Sono considerati prematuri veri e propri i piccoli che nascono da trentasei settimane e sei a scendere. Ovviamente i bambini sotto le 32 settimane si definiscono gravi prematuri, sotto le 28 parliamo di estrema prematurità. Le differenze sono importanti. Sotto le 28 settimane la probabilità che il bimbo possa sopravvivere e superare le criticità diminuiscono. Se però si seguono tutti i protocolli, vi è un aiuto maggiore sia per il bimbo, sia per i medici. Al di sotto delle 24 settimane, purtroppo, le percentuali non sono incoraggianti.

Quali sono le problematiche più importanti?

Anzitutto quelle respiratorie. Un bimbo con una prematurità importante può avere gravi deficit respiratori, tali da richiedere non solo una rianimazione, ma anche un supporto respiratorio anche durante la degenza in Tin. Adesso si riesce a ventilarli senza intubarli, quindi in maniera non dolorosa poco invasiva. Possono poi esserci problemi a carico dell’apparato intestinale (quello più temuto è la colite necrotizzante), problemi cerebrali dovuti all’ipossia (carenza di ossigeno alla nascita), problemi della retina, dell’udito, possono verificarsi crisi convulsive ed ancora la temuta sepsi, che è un’infezione invasiva, dovuta al fatto che i prematuri non hanno ancora difese immunitarie sufficienti. Ovviamente i bimbi prematuri vengono trattati nell’immediato, mediante screening diagnostici e terapie opportune e poi seguiti in follow up, per uno o due anni a seconda della condizioni del singolo bambino. Il follow up è importantissimo, perché consente di monitorare a distanza e ciclicamente l’andamento dello sviluppo del piccolo.

Dottoressa, vi è un modo per prevenire la prematurità?

Sì, occorre creare una rete, identificare i casi a rischio, avviarli ai centri di primo livello (consultori per esempio) e quindi smistarli precocemente a quelli di secondo livello, così da mettere in atto tutte le strategie terapeutiche già in gravidanza. Fondamentale è l’accudimento al momento in cui il bambino nasce. Poi vi è un concetto importantissimo per i bimbi e per i genitori: la Care. Significa prendersi cura, accudire. In questo “processo” è fondamentale sì la figura del neonatologo (che è una sorta di regista), ma anche quella dell’infermiere, che è una figura chiave. L’infermiere accudisce il bimbo sia per quanto riguarda igiene e alimentazione, ma anche per la fase diagnostica, come per esempio i prelievi. L’infermiere lo farà nel rispetto dei ritmi del bimbo, del suo sonno e della sua veglia. Provvederà anche ad accogliere i genitori (la nostra è da 30 anni una Tin aperta). Poi vi sono altre figure molto importanti: lo psicologo (la Tin è un percorso non facile e spesso lungo. I genitori hanno bisogno di sostegno e di conforto. Per tal motivo vi sono diversi psicologi pronti a fornirlo). Altra figura innovativa sulla quale possiamo contare in reparto è quella del logopedista. Sembrerà strano, ma anche i prematuri necessitano di una stimolazione da parte di questo professionista. Si tratterà di una stimolazione “tattile” di bocca e guance. Servirà a favorire l’istinto della suzione (che nei prematuri gravi non è presente) e poi sarà utilissimo per sviluppare la cosiddetta lallazione, che nei prematuri è spesso ritardata.

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Dottore, voi siete centro riconosciuto di riferimento per i parti gemellari?

Il parto gemellare crea una maggiore necessità di essere presenti, anche come numero di personale presente in sala parto o operatoria. Abbiamo avuto, anni addietro, un record di 5 gemelli e siamo riusciti a fronteggiarlo. Il motto è semplice: come riusciamo ad aiutarne uno, riusciamo anche ad aiutarne due o più di due.

La banca del latte al Buccheri la Ferla

Per un bambino il latte materno è importantissimo e lo è a maggior ragione per i prematuri. È ricco di vitamine e nutrienti ed è altamente digeribile. I prematuri allattati con latte materno hanno un’incidenza più bassa di problemi intestinali, soprattutto della temuta colite necrotizzante. Grazie alla nostra banca, utilizziamo anche il latte donato dalle mamme. Riusciamo anche a selezionare il latte, evitando di utilizzare miscele di latte diversi. Ci orientiamo per età gestazionale. A un bimbo che nasce di 37 settimane di vita, somministreremo latte donato da una mamma che sta allattando un bimbo nato a 37 settimane. E’ una scelta non casuale, ma importante da un punto di vista nutrizionale, poiché a seconda dell’età del bambino cambia la produzione del latte.

Il nostro viaggio al Buccheri è stato emozionante ed edificante. Abbiamo imparato, conosciuto, apprezzato la vita, nella sua massima espressione: quella del bimbo appena venuto alla luce. Ringraziamo la dottoressa D’Anna, il dottore Pinna e tutto lo staff del dipartimento. Auguriamo a loro, alle mamme e ai piccini i migliori traguardi. Ad maiora!

 

 

 

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