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Coronavirus Sicilia, l’allarme dei sanitari: andiamo in guerra senza armi

Mancano i presidi: le mascherine e i guanti sono ormai all'osso, la comunità medica siciliana si sta preparando in fretta a fronteggiare l'urgenza

“Se l’urgenza dovesse davvero arrivare in Sicilia, noi medici saremmo carne da macello. State a casa. vi preghiamo di farlo. Uscite solo per bisogno e non ogni giorno.”

Sono parole forti, che arrivano da un medico di frontiera, non direttamente coinvolto, oggi, nei reparti dedicati al Covid, ma già pronto al peggio.

Per i medici sono giorni frenetici. Corsi di formazione accelerata per fronteggiare in prima linea l’urgenza. Reparti rimodulati per fare spazio a nuovi posti di Malettie Infettive, Terapia intensiva e Rianimazione. Pronto un ospedale dedicato al Covid-19 a Partinico ed altre misure sanitarie urgenti, che partiranno nei prossimi giorni. Si teme infatti un aumento forte dei contagi per via dei rientri di massa dal nord e per i comportamenti di aggregazione imprudente dello scorso week end.

In Sicilia al momento la situazione pare essere sotto controllo, rassicurano gli infettivologi, tra questi il dottore Tullio Prestileo, stimato medico siciliano. I contagi totali aggiornati alle 12 dalla Protezione civile sono 188, ventotto più di ieri. Settantuno pazienti ricoverati (sedici a Palermo, trentatrè a Catania, sette a Messina, due a Enna, sei a Siracusa, due ad Agrigento, quattro a Trapani. 15 sono in terapia intensiva, 108 in isolamento domiciliare, sette sono guariti (due a Palermo e Agrigento, uno a Enna, Messina e Ragusa). Fermo a due il numero dei deceduti. I contagi aumentano di giorno in giorno, ma non in maniera esponenziali, come accade nelle zone dove vi sono focolai attivi. Facendo una curva proporzionale dei nuovi positivi nell’ultima settimana, si parla di una media di 30 nuovi contagi giornalieri nell’isola.

La provincia più interessata è quella di Agrigento, considerato il territorio e la distribuzione demografica. Ad Agrigento inoltre si registra il solo verosimile focolaio attivo dell’isola, causato dai contagi verificatisi a Sciacca, dopo il caso 1 uscito dall’ospedale saccense, da cui è partita una sequela di contagi a catena tra ricoverati, sanitari e gente comune.

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I numeri siciliani dovrebbe far sperare (15 sono i pazienti ricoverati in terapia intensiva e solo due sono in condizioni serie), però si attendono con trepidazione i giorni in cui dovrebbe essere passata l’eventuale incubazione del virus nelle migliaia di meridionali rientrati in massa nell’ultima settimana. Una cifra sproporzionata: circa 30.000 rientrati dichiarati. Quanti però sono tornati in sordina? Quanti di loro stanno rispettando alla lettera le rigidissime regole della quarantena?

“Se si torna dalle zone a rischio non si deve neppure incontrare i familiari più stretti, neppure quelli che ci aspettavano a braccia aperte o che ci hanno invitati a tornare per metterci al sicuro.”

Questo il monito della comunità medica dell’Isola.

La preoccupazione dei medici siciliani

I sanitari siciliani sono preoccupati. Alcuni di loro si trincerano nel silenzio, altri danno notizie a mezza voce, preferendo rimanere anonimi quando si tratta di parlare dei presidi che mancano, della Sicilia che potrebbe vivere giorni duri.

“Io per adesso preferisco lavorare in silenzio, ci dice un medico dell’ospedale Civico di Palermo. È una situazione drammatica. Manca tutto, mi creda. Siamo un esercito senza armi contro un nemico terribile e sconosciuto. Il peggio per noi siciliani potrebbe ancora venire. Vedremo, speriamo, aiutiamoci a vicenda. Non usciamo di casa.”

Anche dal Buccheri la Ferla di Palermo i segnali sono gli stessi.

“Mancano i presidi, dice un altro medico, stiamo riducendo all’osso l’uso. Non che non ci si cauteli o non si cauteli i pazienti, tutt’altro. Ma dobbiamo muoverci con prudenza estrema. Siamo attivi e operativi. Vicini alla gente. Ma ogni parola oggi sarebbe di troppo.”

Dal Di Cristina di Palermo un’altra considerazione amara:

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“Non siamo abbastanza per curare le situazioni ‘ordinarie’. Figuriamoci se dovesse scattare un’emergenza. Noi a lavoro, ma voi tutti a casa. È necessario. Niente scuse per i motivi essenziali. La spesa va fatta una volta a settimana, meglio se la si fa portare a domicilio. Ogni incontro di persone potrebbe rappresentare un probabile contagio.”

L’appello ufficiale lo ha inviato l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, rivolgendosi al Governo, affinchè invii mascherine e guanti ai sanitari. A Razza fanno eco i sindacati di settore, che implorano l’arrivo di presidi, temendo il peggio.

Un ospedale dedicato al Covid 19 a Partinico

A Partinico in pochissime ore è stato smantellato il nosocomio, trasferiti i pazienti in omologhe strutture ad Alcamo e presto anche a Corleone (ospedale sanificato dopo un caso di contagio al reparto di pediatria) e via all’allestimento di un centro dedicato esclusivamente al Covid. Quaranta posti letto per i contagiati suddivisi in area rossa ed area gialla. Nella prima saranno ricoverati i casi più gravi, quelli che necessitano di terapia intensiva e assistenza respiratoria. Al primo e al secondo piano del nosocomio saranno ospitati due reparti di terapia intensiva, di cui uno a pressione negativa. Nell’area gialla i pazienti meno gravi, quelli che necessitano di terapia sub-intensiva, per curare i quali è già stato disposto l’acquisto di attrezzature. Il personale del nosocomio si sta formando in fretta e furia per fronteggiare l’urgenza. Corsi di formazione accelerata, durante i quali si tenta di far mantenere tra i sanitari la distanza di sicurezza di un metro. Operazione non facile, come dicono le fonti, poiché nell’emergenza e nelle ore di lavoro compulsivo, tutti i sanitari sono chiamati a raccolta. Pronte anche le uniformi a protezione total body. Tanto il timore dei sanitari: “Ce la faremo? Abbiamo tanta paura, anche per la nostra incolumità. Quanti sanitari morti o in rianimazione al nord Italia? Pensare che siamo solo alla terza settimana di lotta. C’è confusione, ma anche tanta voglia di combattere e vincere questa battaglia. Non sono formalmente sospesi i riposi, ma ci è chiesto di dare il massimo. Siamo in guerra e dobbiamo vincere. Abbiamo paura, è vero, perché combattiamo contro un nemico sconosciuto e speriamo di non infettarci.”

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Posti letto Covid anche al Cervello e al Civico di Palermo

Posti dedicati al Covid -19 anche al Cervello (50) e al Civico (32). In entrambi i nosocomi è stato disposto un rimodulamento dei reparti. No a ricoveri se non urgenti. No agli interventi chirurgici se non indifferibili. I degenti di ortopedia sono stati traferiti tra l’Ingrassia e l’ospedale di Termini Imerese e presto anche quelli di cardiologia saranno trasferiti all’Ingrassia di Palermo. Per quanto riguarda i degenti di Medicina e Chirurgia vicino l’accordo temporaneo con l’ospedale di Alcamo. Un momento di massima urgenza, in cui le cliniche private stanno già provvedendo a un piano di emergenza, per ospitare degenti arrivati dalla sanità pubblica e stanno attivandosi per definire posti di terapia intensiva. Smentita la notizia secondo cui al Cervello di Palermo sia in chiusura il reparto di Ginecologia ed Ostetricia. Fonti dirette del reparto rassicurano: tutto funziona regolamente.

In progetto anche la riapertura dell’Istituto Materno-infantile che potrebbe ospitare 60 malati di Covid-19 diventando una sorta di Spallanzani del sud.

 

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