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Florinda Saieva: quando lasciai Parigi per creare la Farm a Favara

Una giovane avvocato che lascia una delle città più belle del mondo per ridare vita nuova al suo paese. Un’avventura piena di arte, cultura e soprattutto amore

Ho sempre provato una curiosità viscerale e un’ammirazione empatica nei confronti delle personalità “in movimento”, inteso non come movimento fisico irrefrenabile, ma come fermento d’animo. E mi riferisco a quelle persone che amano sperimentare, lanciarsi in progetti apparentemente utopici, che contro il comune senso della vita pratica, si lasciano guidare dai sogni. Se poi questi sogni si concretizzano, anche in minima parte, la loro soddisfazione diventa pure la mia.
Che sono una sognatrice nata, forse anche troppo.
Ebbene, nel profondo sud della provincia agrigentina, è stato coniato un nuovo significato del termine Possibile grazie alla realtà parallela di Farm Cultural Park, di cui abbiamo già parlato nel nostro giornale e che ha regalato nuova luce a Favara, considerato un territorio “difficile”. Una luce che si alimenta sempre di più grazie ad una progettualità perenne e sempre in movimento che, dall’idea di base di rigenerazione urbana attraverso l’Arte, ha portato Favara tra i siti di arte contemporanea più visitati in Europa.
Florinda Saieva e il marito Andrea Bartoli sono l’anima e la mente di questo sogno diventato realtà. Una coppia unita nella vita privata così come nella determinazione a lavorare insieme per migliorare il futuro della città natale di Florinda, avvocato specializzato in Diritto Canonico, mamma di Carla e Viola, instancabile personalità in movimento per assicurare un ambiente ricco di stimoli non solo alla sua famiglia, ma anche alla sua travagliata e affascinante Terra.
Ho avuto il piacere e l’onore di intervistare Florinda che con pacatezza, delicatezza e risolutezza, ha raccontato il progetto Farm e i punti di forza che hanno dato vita ad una rinascita di successo, punti di forza che rappresentano sicuramente un impulso positivo e un traguardo raggiungibile.

 

Tu e Andrea, come vi siete supportati? coMe È stAta accoltA la Farm?

Sarà un retaggio del liceo Classico e del legame alla Divina Commedia, ma io credo all’idea che è l’amore a muovere ogni cosa e mi reputo molto fortunata perché sono riuscita a costruire un progetto di vita insieme alla persona che amo.
Pensa, sono specializzata in Diritto Canonico, per cui ho svolto consulenze al Tribunale Ecclesiastico e mi sono resa conto che spesso ci si sposa considerando il matrimonio come un punto di arrivo invece che un punto di partenza.
Quando io e Andrea abbiamo deciso di trasferirci a Favara, parallelamente abbiamo anche deciso il progetto da costruire insieme e se le cose le fai con amore, riesci ad affrontare meglio le difficoltà che sicuramente incontri.
La città, infatti, ci ha accolto come ci poteva accogliere, probabilmente non aveva tutti gli strumenti per poterci accogliere. Però, piano piano, Favara ha imparato a darci fiducia e, insieme, abbiamo imparato a capirci. Abbiamo fatto tantissimi passi insieme, ultimo in ordine di progettualità, l’esperimento di Società per Azioni Buone , anche questa una semi follia che ha però suscitato l’interesse di Istituti Nazionali. Evidentemente è stato intuito il potenziale del progetto, volto a migliorare l’aspetto e la fruibilità della nostra città grazie anche a piccoli investimenti di comuni cittadini, che così diventano parte attiva della comunità.

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 se qualcuno volesse iniziare un’avventura simile alla Farm?

Deve semplicemente cominciare. Perché se non si inizia non si avrà mai la possibilità di sapere se un progetto funzionerà o meno. Ogni caso è a sé, ci saranno sicuramente difficoltà e situazioni diverse rispetto alle nostre, però in qualche modo bisogna iniziare, anche se, così come è successo a noi, il più delle volte diranno: Ma chi ve lo fa fare; Perchè fate questa cosa; Non si può fare.
Ogni tanto mia figlia mi dice: “Mamma, ti voglio chiedere una cosa, però non so se farlo perché forse tu mi dirai di No”.
Ebbene, io le rispondo: “Carla, ricordati che una cosa non chiesta equivale sicuramente ad un No, quindi se tu la chiedi hai una possibilità di ottenere un Sì”.
Ed è lo stesso consiglio che darei a chiunque volesse intraprendere un’avventura simile alla nostra.

Quanto ha influito lessere genitori nella vostra scelta?

È stato fondamentale il senso di responsabilità nei confronti dei nostri figli. Quando è nata Carla, noi avevamo preso una casa in affitto a Parigi e facevamo avanti e indietro da là, perché facendo le consulenze per il Tribunale Ecclesiastico potevo lavorare da dove volevo, mentre Andrea non si sarebbe potuto trasferire.
Quando abbiamo deciso di tornare in Sicilia, inizialmente lo abbiamo fatto per lei e poi anche per noi, per non vivere questa grande città come un dormitorio.
D’altronde, non sempre vivere in una grande città equivale a opportunità.
Anzi, oggi la grande opportunità consiste nel potere vivere in piccoli centri vivendo in maniera internazionale. La serenità e il calore di una piccola città ti permettono di avere una qualità della vita più alta rispetto alle ingenti risorse economiche e affettive necessarie per costruire una famiglia in realtà più grandi.

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Faccio tutto con naturalezza e questi riconoscimenti non possono che darmi un input in più per continuare ad andare avanti con idee e progetti sempre nuovi. Voglio però precisare che il motore principale è costituito dalle persone con cui collaboro, anche in situazioni di difficoltà.
In quei momenti, infatti, arrivano le soddisfazioni più importanti, quando, per esempio, vedi che, grazie ad un progetto, hai dato la possibilità di arrivare ad un traguardo inaspettato a chi, magari, non avrebbe avuto i mezzi per oltrepassare determinati limiti ed ostacoli.

Credi tantO nelle donne, Qual è il nostro potere?

Condividere un progetto con altre donne non crea invidia, bensì complicità. Questo è il grande potenziale e bisogna sfatare la diceria per cui le donne non sanno lavorare insieme: in ambito lavorativo, gli uomini tra di loro si considerano semplicemente colleghi. Le donne, invece, complici.

 

i progetti di Farm rivolti ai giovanissimi?

Stiamo lavorando al progetto “SOU a domicilio” per portare Sou, la scuola di architettura per bambini, nelle scuole.
Inoltre, grazie al finanziamento dell’impresa sociale con i bambini, lavoreremo per tre anni in tre scuole: Favara, Palermo e Roma. Il progetto si chiama P. Arch, Playground per architetti di Comunità e rientra nel programma volto a combattere la povertà educativa.
Poi stiamo continuando con Prime Minister, la Scuola di Politica per Giovani Donne (13/19 anni), che si pone l’obiettivo di coltivare una leadership femminile attiva e consapevole in ambito civile, sociale e politico.

E noi, cara Florinda, che siamo una redazione tutta al femminile, auguriamo a te, ad Andrea e allo splendido team di Farm, un futuro sempre più prolifico, così come avete dimostrato fino ad oggi.
Il messaggio importante che viene fuori da ciò che avete creato, infatti, è quello che per cambiare vita non bisogna necessariamente partire per luoghi e mete lontanissime, ma che lo stimolo può arrivare da ciò che ci sta intorno, partendo soprattutto dall’attenzione a coltivare le menti e gli interessi dei bambini e dei giovanissimi al fine di incoraggiare non solo la creatività, ma anche i valori indispensabili dell’impegno sociale.
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