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Antonella Martinelli è da 25 anni l’anima di Porta a porta

La mia avventura professionale inizió dal divorzio con mio marito e dal mio non volere il mantenimento

Dietro il successo di Porta a Porta c’è lo zampino di una bella donna di Anagni. Vespa dice di fare con lei “una coppia di fatto”. La bionda signora sorride e conferma scherzosa: “dopo 25 anni braccio a braccio vuoi che non sia così?”

Antonella Martinelli è la storica autrice di Bruno Vespa nel celeberrimo programma della seconda serata di Rai 1. Autrice di lungo corso, è suo il nome che spunta sui titoli del programma, subito dopo quello del direttore. Una storia, quella della Martinelli con il seguitissimo second time televisivo, che dura da sempre, da quando il salotto di Vespa aprí i battenti nel lontano 1996. Ho conosciuto Antonella Martinelli una decina di anni fa proprio negli studi di via Teleuda, dove lei non si risparmiava: accoglieva gli ospiti, sorrideva in maniera ampia, destinando una porzione di tempo a ciascuno.
Si capisce subito però che lei è la lady di ferro del programma: sa gestire i tempi, coordina con garbo e alla fine di ogni puntata tira le somme con il direttore, che di lei si fida ciecamente.

Antonella Martinelli, volto da dietro le quinte, ma cuore pulsante del celebre programma tv, qualche settimana fa è apparsa a favore di telecamera, concedendo addirittura un ballo al direttore.

Antonella raccontaci?

Un autore lavora dietro le quinte, difficilmente si mostra agli spettatori. In occasione della puntata celebrativa del venticinquesimo anniversario della trasmissione, vengo chiamata in causa. Bruno Vespa mi invita a ballare sulle note suonate dal maestro Giovanni Allevi. Quale il motivo musicale? Non poteva che essere il tema di Via con il vento. Molti non lo sanno, ma venticinque anni fa scelsi io quella musica come sigla. All’inizio qualcuno era scettico, ma il tempo ci ha dato ragione. In Italia ormai c’è chi associa allo storico refrain il programma tv, ancora prima del film.

Chi è Antonella Martinelli?

Sono di Anagni, sono un’autrice televisiva “per caso” e lavoro in Rai da quasi un trentennio. Ho una grande passione per la cucina: amo gustare ma anche tantissimo cucinare (Martinelli ha scritto un libro di antiche ricette, Essenze di felicità, edito da Rai Eri), la parmigiana e il sartú sono il mio forte. Non parlatemi peró di cimentarmi con la cucina light. Non sono assolutamente una sportiva, ma alleno la mente leggendo tantissimi libri: da Borges fino alla biografia di Michelle Obama. Quando sono giù di morale fare un piccolo acquisto mi rimette in sesto, amo lo shopping, sono capace di farlo anche dal ferramenta (sorride) certo nella mia boutique preferita di via Settembrini la cosa riesce meglio. Amo tante cose, ma l’amore più grande è mia figlia Benedetta. È tanto diversa da me, ma quanto è meravigliosa. Non le frega nulla di politica e attualità (i miei cavalli di battaglia), lei è uno stimato chirurgo a Londra. Benedetta a giugno scorso mi ha fatto il regalo più bello: due gemelli e che adoro. Sono una nonna felice. Scappo delle piccole tutte le piccole tutte le volte che posso. Adoro vederle sorridere. Essere nonna è davvero una bella cosa.

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Antonella Martinelli con la figlia Benedetta

Le nozze d’argento di un programma tv, cosa significano?

Che un programma vada avanti per 25 anni con lo stesso conduttore significa che ha un suo pubblico affezionato e che gode di credibilità e autorevolezza. Porta a porta ha rivelato di essere un programma sempre attuale e questo è motivo di orgoglio per chi come me ha visto nascere e crescere questo progetto.

In Rai arrivi in un momento delicato è importante della tua vita

Mi ero separata da mio marito e non accettavo l’idea dell’assegno di mantenimento. Non mi sembrava assolutamente una cosa carina. Di contro non avevo mai lavorato. Nata in una famiglia borghese, laureata giovanissima, quindi moglie, non avevo mai avuto l’esigenza di cercare un lavoro. Come fare? Una gentile signora, che viveva nel mio palazzo e che lavorava in Rai, mi disse che in azienda cercavano personale. Cominció così. Con un piccolo contratto a tempo determinato, poi le esperienze da programmista e quindi da autrice a Rai 3, tra gli altri, per Magazine e Harem, condotto da Carherine Spaak, donna adorabile, con cui è stato un piacere lavorare.

E Porta a porta?

Da qualche anno avevo esaudito il desiderio di passare a Rai 1. Quando bolliva in pentola il progetto di Vespa io volevo lavorare come autrice al fianco di un uomo (generalmente loro sono più facili di noi donne – sorride). I colleghi non facevano certo a pugni per entrare in quello staff per la semplice ragione che Porta a porta nasceva come progetto temporaneo: una stagione con due puntate settimanali in diretta e poi stop. Le cose andarono diversamente e sono quasi 24 anni che andiamo in onda con il merito di aver coniato un format del tutto originale. Mischiare politici, che erano visti come mostri sacri, con gente di spettacolo era un azzardo, che abbiamo però voluto tentare. Nella prima puntata abbiamo scommesso su Romano Prodi e Milli Carlucci: fu un successo.

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Venticinque anni felici con Vespa, ma avrete pure avuto una crisi?


Difficile crederci, ma io e Vespa non abbiamo mai avuto crisi nel nostro rapporto. In questi anni, al legame professionale si è aggiunta anche una solida amicizia. Lui scherzando definisce la nostra una coppia di fatto. La verità è che un connubio come il nostro non sarebbe potuto durare tra battibecchi e altalene. Nel nostro rapporto c’è molta stima, fiducia e accettazione. Abbiamo bisogno l’uno dell’altra. Credo che nella vita, in qualsiasi rapporto umano, ci voglia diplomazia, buon senso e una quota di savoir-faire. Senza quelli è difficile andare avanti, partendo dal presupposto che nessuno rapporto umano è perfetto.

Venticinque anni di trasmissione, quali somme tiri?

Sicuramente positive. In questo quarto di secolo, nel mondo sono cambiate tantissime cose. Noi siamo abbiamo saputo rinnovarci, cercando di tenere il passo delle evoluzioni anche nel campo comunicativo e stilistico. Tenendo sempre presenti le buone maniere nell’entrare nelle case della gente. Noi siamo stati capaci di rinnovarci, mantenendo credibilità e autorevolezza.

Hai mai pensato di lavorare altrove?

No, perché in questi 25 anni ho sempre trovato nuovi stimoli. In trasmissione, mi occupo in particolare di politica, che in Italia storicamente non è mai statica. Per seguire bene gli eventi nazionali e internazionali abbiamo tanto viaggiato, abbiamo visto cose che non si vedrebbero neppure da milionari. Nel frattempo vi è stata l’esplosione dei social, che ci ha abituati a una nuova maniera di fare il nostro mestiere. Con i social viviamo tutto in tempo reale, ma per fare buona informazione non dobbiamo mai dimenticare le radici: approfondimenti, verifiche, ricerca delle fonti. Il mio è un bellissimo lavoro ed è quello che più mi si addice.

Un anno di informazione in pandemia, quanto è stato duro?

Ricordo che la criticità inizió quando Nicola Zingaretti risultó positivo al Covid. Due giorni prima era stato nostro ospite. Tutti in isolamento e per una settimana non siamo andati in onda. Era la prima volta nella storia di Porta a Porta. È stato un momento molto difficile, di grande incertezza. Il Covid era un’occorrenza nuova e non si sapeva dove ci avrebbe portati. Poi, pian piano, è ripresa la normalità. Nonostante il momento tragico, si andava in onda, facendo informazione sul Coronavirus e dando agli spettatori un segnale importante: la vita stava continuando. Anche in quel dolore e in mezzo alla paura, davamo un segnale di normalità. Oggi, seppure la pandemia sia ancora una triste realtà, abbiamo un po’ imparato a conviverci e anche dal punto di vista del mio lavoro, le cose si sono semplificate rispetto a un anno fa. Ovviamente l’attenzione resta alta, insieme alla speranza che i vaccini e la prudenza ci aiutino a venirne fuori.

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QUALE PUNTATA TI È PIÙ RIMASTA NEL CUORE?

Sicuramente quella della chiamata in diretta di Papa Giovanni Paolo II. Oggi magari la cosa fa meno notizia, ma all’epoca era un evento unico ancor più che eccezionale. Era il 13 ottobre del 1998 ed avevamo dedicato una puntata ai vent’anni del Pontificato di Wojtyla. Lui chiamó per ringraziare e fui io a parlare con il segretario. Vespa pensó a uno scherzo ma poi, in diretta telefonica con il Papa, si commosse fino alle lacrime. Pensa che mia figlia non veniva mai a vedere le dirette del programma e quella fu una delle pochissime volte che si trovò in studio. Un’emozione unica. Ovviamente è stata bellissima anche la recente puntata dedicata ai nostri 25 anni. Sono venuti tutti i leader politici italiani. Come poi dimenticare il ballo iniziale con il direttore?

Antonella, oggi è l’8 marzo, perché è bello essere donna e quanto è difficile esserlo?

Essere donna è bello perché abbiamo un cervello variegato: siamo curiose, ci adattiamo, siamo multifunzione. Noi  vorremmo che gli uomini facessero ciò che facciamo noi, ma il loro è un altro mondo, dovremmo accettare la diversità. La donna ha una vivacità e una bellezza che è davvero un’esclusiva. L’otto marzo per me deve uscire dalla solita retorica e diventare un festeggiamento dedicato alla bellezza, in senso molto ampio, dell’essere donna.

È difficile essere donna per varie ragioni. Perché è difficile essere donna e anche mamma, per esempio. Non ci sono garantite quelle che in inglese si chiamano “facilities”. È difficile perché esistono ancora donne che sopportano, non solo con il partner ma anche con i figli.  A volte permettiamo ai figli maschi atteggiamenti che, in linea di principio, ci farebbero inorridire, ma che calati nel nostro quotidiano, diventano la norma. La donna deve dare sempre l’esempio, a partire dai figli che genera. Questo è il primo passo che porta ad affermare e a godere del nostro essere donna e a fare sí che anche gli uomini crescano con la consapevolezza della grande bellezza che è nell’essere donna.
Grazie Antonella e ad maiora!

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