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In viaggio da sola con mia figlia

Per i suoi otto anni mia figlia mi ha chiesto un regalo: "Mamma andiamo sole io e te al concerto di Soy Luna?

Quando scopri di aspettare il secondo figlio, stranamente il primo pensiero non va al fagiolo che ospiterai per 9 mesi né al papà del fagiolo, bensì al tuo primo figlio: inconsciamente credi di fargli del male spodestandolo dal suo trono da primogenito; di non riuscire a “duplicare” l’affetto e le attenzioni che ancora stai vivendo con il primo figlio; di traumatizzarlo “abbandonandolo” al papà o ai nonni per la prima volta in vita sua perché tu OSI andare a partorire.
Poi i 9 mesi trascorrono velocemente, ti ritrovi tra le braccia il secondogenito, che finalmente ha le attenzioni che merita, e il tuo primogenito diventa “immediatamente” grande.
Alla tenera età di 3 anni e 4 mesi esatti, Anna è diventata, anagraficamente parlando, “la grande”. Ovvio che grazie alla nascita del fratellino, la nostra primogenita ha acquistato maggiore autonomia, il che è stato un bene soprattutto per lei, però non mancava occasione per ricordarci che comunque era una bimba “piccola”, almeno fino all’anno scorso!

Essendo nata a Febbraio

per non farci distruggere casa, abbiamo festeggiato quasi sempre il suo compleanno nella classica ludoteca con gonfiabili in cui dare libero sfogo a una ciurma di bambini urlanti e sudati capeggiati dall’impagabile animazione dello staff. Quest’anno però è avvenuto il cambiamento: niente gonfiabili e maghi, niente pizzette al pomodoro spiaccicate per terra e trascinate via dai calzini antiscivolo, perché Anna ha voluto festeggiare il suo ottavo compleanno al concerto di Soy Luna CON ME!

Urge breve confronto generazionale.

All’età di Anna io vedevo “Kiss Me Licia” e ascoltavo a ripetizione la cassetta dei “Bee Hive”, ma per pudore, mai mi sarei sognata di chiedere a mia madre di accompagnarmi a un loro live, anche perché, ammettiamolo, Mirko&Co. erano davvero impresentabili. Anzi, la prima e unica volta che io e mia madre siamo andate insieme ad un concerto, io avevo 20 anni e ho “portato” lei a vedere Claudio Baglioni: ancora non mi riprendo dallo shock della baraonda di donne 50enni (tra cui mia madre) che a fine concerto si alzarono tutte insieme per correre sotto il palco a cantare a squarciagola “Questo piccolo grande amore”.
Pertanto, l’idea di accompagnare mia figlia ad un concerto, m’incuriosiva e terrorizzava allo stesso tempo, ma, appurato che questo era un suo grande desiderio e che fino ad allora aveva chiesto SOLO a Babbo Natale di esaudire i suoi desideri, ho deciso di farle trascorrere la sera del suo compleanno all’Unipol Arena di Bologna.

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Per chi non lo sapesse, “Soy Luna”

è una serie tv argentina per teenager, prodotta dalla Disney, in cui si narrano le vicende di Luna, un’adolescente alle prese con trame familiari e sentimentali a suon di musica e pattini: ho dovuto studiare prima di andare al concerto!
Arrivate a Bologna, come da routine pre-concerto, immancabile la tappa davanti al Grand Hotel Baglioni (sì proprio come Claudio Baglioni!!) in attesa che uscisse il cast della serie. In memoria, anche, dei mitici appostamenti durante gli anni universitari quando, dopo infinite ore lì davanti, finalmente riuscivi a stringere la mano a Brian May e dare una pacca sulla spalla a Bono Vox.
Venti anni dopo e con una figlia in più, rieccomi lì davanti al Baglioni, questa volta a bloccare artisti a me sconosciuti in una lingua a me sconosciuta (lo spagnolo) per far vedere dal vivo ad Anna quei personaggi che mai lei avrebbe creduto di incontrare.
Subito dopo ci prepariamo, ci spostiamo all’Unipol Arena, calano le luci e inizia lo show che rapisce lo sguardo di Anna mentre il mio non può fare a meno di osservare il capitale umano intorno a me.

Ho potuto constatare, infatti, che esistono varie tipologie di genitori

che accompagnano le figlie preadolescenti ad un concerto di adolescenti:
1) MAMMA “STANISLAVSKIJ”: si è tanto immedesimata nel ruolo di fan di Soy Luna che ha addosso 50 sfumature di fucsia, si é truccata con i timbri brillanti comprati dalla figlia su “Cioè” e ha ondeggiato le mani a destra e sinistra per ben due ore facendo finta di sapere tutte le canzoni (in spagnolo tra l’altro!!).
2) MAMMA “SPAESATA”: ogni tanto dice “figo”, ma tre secondi dopo sbadiglia; prima chiede alla figlia informazioni sul cast e subito dopo dà informazioni sul cast alla mamma a fianco, spaesata come lei; l’unico movimento che fa è quello di battere le mani a suon di musica quando viene richiesto.
3) MAMMA “CHE VULGARITÈ”: ha la borsa LV e i capelli freschi di shatush, prende le distanze da tutto ciò che le sta attorno, squadrando con disgusto le altre mamme (soprattutto la 1) e mantiene la stessa posizione delle gambe accavallate per ben 2 ore.
E poi c’è lui, il “mito”, il PAPÀ: imperturbabile, seduto tra la figlia urlante e la mamma di tipo 1, cerca rifugio in tutti i social network, nel gruppo whatsapp degli “ex compagni di scuola”, ne IlMeteo.it e calcio.it; alla fine del concerto, si abbottona il giubbotto che non ha mai tolto, si assicura di aver recuperato la figlia giusta e se ne va, senza proferir parola.

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Ma in questo mini viaggio nel paese della preadolescenza in cui a breve, ahimè, approderò, ho potuto constatare, soprattutto, che Anna non è più “la grande”, ma che sta diventando “grande” velocemente; che i momenti rubati con lei, che è la mia primogenita, mi emozionano di più proprio perché forse subconsciamente, ma molto subconsciamente, mi sembra di averle tolto “qualcosa” dopo la nascita di Niccolò; che quegli stessi momenti trascorsi con lei non sarebbero così preziosi se non fosse nato Niccolò, il piccolo di casa che deve gran parte delle sue scoperte ad Anna, la grande di casa, che alla fine ha solo tre anni in più. Quei tre anni in più che mi hanno insegnato il lavoro più avventuroso del mondo, quello di mamma.

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