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Verdone a Palermo: un film in Sicilia? Sí, ma fatto bene, sennò i siciliani mi fischiate

L’attore e regista romano ha presentato il suo ultimo film, Si vive una volta sola, nelle sale dal 26 febbraio

Carlo Verdone quando parla di cinema si fa serio, a dispetto dei personaggi a cui da quarantre anni ci ha abituati. Non sottovaluta neppure un dettaglio e si capisce subito che, davanti alla macchina da presa, è un professionista meticolosissimo. Per Verdone un film è un figlio e il cinema un mondo, il suo, a cui ha dedicato una vita intera. A Palermo ha incontrato i giornalisti alla vigilia dell’uscita della sua ventisettesima pellicola “Si vive una volta sola”, un film corale, come nel migliore mood “verdoniano”, interpretato con Rocco Papaleo, Anna Foglietta e Max Tortora. La storia di un’equipe di quattro medici, dalle vite incasinate, di una notizia (per niente bella) inaspettata e di un viaggio in Salento. Al centro la vis cinematografica di Verdone, che intreccia sorrisi, risate, poesia, malinconia e tanta riflessione.

Non c’è commedia di Verdone senza poesia, perché?

Mi auguro che sia così. La poesia è fondamentale per far ridere, ma anche per far riflettere. Non può esistere commedia senza poesia. In quel caso la commedia non vale niente. Ridere da solo non basta. Anzi, non serve.

Finalmente interpreta un medico. Dopo anni a parlare di ipocondria…

Alt, rischio di offendermi. Non amo definirmi un ipocondriaco. Diciamo più che altro che ho passione per la medicina e che la alimento con tante letture (Verdone ha una laurea honoris causa in Medicina e una in Farmacia). Interpreto un medico chirurgo ma tutto sommato nel film mi calo nel ruolo, inteso come esercizio della professione, solo in quattro o cinque scene. Il senso della pellicola è un altro.

Ecco, Si vive una volta sola in che senso?

È un luogo comune che noi rivisitiamo. Un inno a cogliere l’attimo, perché fare troppi progetti per il futuro è da sciocchi. Il futuro non ci appartiene. Potrebbe essere meraviglioso, come potrebbe essere un disastro. Quindi viviamo il presente, proviamo a viverlo bene, che è meglio. Una sorta di antidoto contro il pessimismo.

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Non ama pensAre al futuro, ma noi glielo chiediamo lo stesso. Progetti?

Faccio cinema da 43 anni, arriverà un giorno in cui smetterò, perché mi sarò stancato o non vorrò stancarvi più. Ventisette film sono tanti, caspita. Intanto mi godo questo, poi si vedrà.

Un bel film in Sicilia potrebbe essere un’idea

Perché no. Ho girato una parte di Grande grosso e Verdone a Taormina. L’idea di una pellicola tutta siciliana mi intriga. La vostra terra è bellissima, affascinante. Qui i miei genitori hanno avuto tanti amici e vissuto momenti splendidi. Però non voglio assolutamente fare un film cartolina. Andrebbero riviste le pellicole del grande Pietro Germi, lui, seppure ligure, aveva compreso in pieno l’anima di questa terra, cogliendo sfumature che sono senza tempo. Dovrei trovare una bella storia da installare in questa isola, sennò voi  siciliani mi fischiate dietro.

Per il suo ultimo film ha scelto la Puglia, il Salento, perché?

Mi serviva un luogo dove vi fosse una bella costa. Essenzialmente per quello. Il Salento diventa la “fuga” dei protagonisti, tutti medici, alla notizia che uno di loro (Rocco Papaleo n.d.r) è molto malato. Quella costa è diventata poi il luogo ideale e a fine pellicola ci siamo resi conto che non poteva esserci scelta migliore.

Un cast di grandi attori italiani. Come nasce la sintonia sul set?

A priori deve esserci stima professionale. Durante deve scattare la scintilla, senza la quale sarà impossibile far ridere il pubblico. A posteriori, se tutto è andato bene, rimane l’affetto e questa volta posso dire che è rimasto.

Nel cast Foglietta, Papaleo, Tortora

A fare eco a Verdone sono Rocco Papaleo e Anna Foglietta, con lui alla presentazione del film.

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Papaleo: Abbiamo riso tanto durante le riprese. Potremmo raccontarvi aneddoti su aneddoti. La soddisfazione, a pellicola conclusa, è stato il risultato del bel clima creatosi all’interno del cast. Carlo ci ha anche fatto uno scherzo. Una mattina, a colazione, ci ha detto che De Laurentis (produttore) e Veronesi (autore del soggetto) erano insoddisfatti. Che il lavoro non procedeva bene. Che tra noi non scattava il quid. Io, Anna e Max per un attimo eravamo smarriti, poi uno sguardo d’intesa e la finta chiamata ai nostri agenti per far “saltare tutto”. Alla fine ci stava cascando Carlo.

Foglietta: Lavorare con il grande Carlo Verdone è stato un sogno realizzato. È un professionista enorme, è un riferimento nazionale, una colonna (lo dice con enfasi attoriale). Candidiamo ed eleggiamo Verdone perché l’Italia ha bisogno di lui. Scherzi a parte, per un’attrice italiana essere chiamata a lavorare con Verdone è un grande punto d’arrivo. Onorata e soddisfatta. Rocco è un amico di sempre: tanto cinema fatto insieme, tanta televisione e un affetto che supera l’uno e l’altra.

Verdone: la commedia, un rimedio contro la tristezza?

In realtà sono io che cerco di essere un antidepressivo per chi verrà a vedermi al cinema. Ho l’obiettivo di far sorridere di gusto, di far trascorrere due ore leggere agli spettatori. Senza però  tralasciare la riflessione.

Cosa dice ai giovani che vogliono fare cinema?

Che devono studiare e prendere questo mondo sul serio. Quando ero ragazzo vedevo un film al giorno, vivevo praticamente al cinema. Cercavo di farmi una cultura cinematografica, che è fondamentale quando vuoi fare il mio mestiere. Oggi, quando nelle scuole di cinema, alla domanda chi è Tognazzi, non sento la risposta giusta, consiglio di lasciare perdere. Il cinema è una cosa seria. Chi vuole lavorare in questo mondo deve comprenderlo, sennò meglio lasciare perdere.

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Lasciamo stà che è meglio!

Si vive una volta sola sarà nelle sale dal 26 febbraio. sold out la proiezione in anteprima di stasera, presente il cast, alle 21 al cinema King di Palermo.

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