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Sicilia, la corsa di Omicron e l’appello dei medici: non affollate i Pronto soccorso e fate vita più ritirata

I contagi sono alle stelle e la pressione ospedaliera aumenta. Attivati nuovi posti letto al Civico e al Policlinico

Le sirene delle ambulanze, gli appelli dei medici e i numeri che corrono al rialzo. Il Covid in Sicilia va veloce e l’emergenza oggi è più forte di sempre. Oltre 4000 i nuovi positivi nella sola provincia di Palermo (nel link tutti i dati della pandemia in Sicilia https://www.atuttamamma.net/dati-covid-sicilia-i-dati-della-protezione-civile/. A confronto, i dati del primo lockdown erano nulla. Superati di netto anche i numeri di un anno fa di questi tempi, quando l’Isola rimase in zona rossa per settimane. Su una cosa i medici sono concordi: i ricoverati in condizioni serie sono o non vaccinati, o soggetti anziani o fragili, che hanno avuto una risposta minore al vaccino anti Covid.

L’ospedale Cervello di Palermo e il Civico di Partinico sono le due centrali operative della lotta alla malattia da Sars Cov.2 nella parte occidentale dell’Isola. Lí però la pressione è alta. Per dare respiro ai due centri, stamani sono stati attivati trenta posti letto Covid al Policlinico di Palermo e altri trenta all’Arnas Civico. Sono i reparti di Medicina, in entrambi i casi, ad essere convertiti in terapie Covid. Al Di Cristina – dei Bambini la Pediatria d’urgenza ha fatto largo a ulteriori otto posti letto Covid, che si aggiungono ai 23 già occupati in Malattie Infettive.
Pronte anche le terapie intensive, qualora ve ne fosse necessità.

”Ci sono stati giorni di vera tempesta, racconta il dottore Massimo Geraci, primario al Pronto Soccorso del Civico di Palermo. Abbiamo visto arrivare una valanga di persone e dovevamo capire come comportarci, per evitare che i positivi e i sospetti sí mischiassero ai negativi. I focolai in ospedale vanno evitati assolutamente. Da lí la decisione di attivare, nottetempo, la tensostruttura, il cosiddetto ospedale da campo, che, lo precisiamo, é un posto medico avanzato, un piano b, che ci auguriamo di non dovere mai utilizzare, ma che é predisposto nel caso di aumento importante di pazienti positivi, cosí da evitare le ambulanze in attesa, facendo subito spazio a quei pazienti positivi che esprimono sintomi clinici lievi. Nella nostra azienda, che comprende anche l’ospedale dei Bambini, è pronto un piano di 200 posti complessivi per pazienti Covid.

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Oggi conosciamo bene la malattia, sappiamo che negli ospedali è fondamentale il tracciamento di sanitari e pazienti. Da noi è necessario accedere con tampone molecolare, lo stesso a cui sono sottoposti tre volte a settimana i sanitari dei reparti più a rischio. Ovviamente nelle procedure urgenti e di diagnostica, si attiva un percorso di sicurezza, frattanto che si assistono i pazienti e si attende l’esito del tampone.”

Il dottore Massimo Geraci, primario al Pronto Soccorso ospedale Civico Palermo

 

C’é una corsa eccessiva in Pronto Soccorso?

“Ahimè la psicosi è massima, ma occorre, nei limiti del possibile, mantenere la calma. Il consiglio è quello di non correre al Pronto soccorso alla prima linea di febbre e al primo colpo di tosse, anzitutto per la propria sicurezza. Mi appello al buonsenso di chi legge ed anche ai medici di base, che devono essere il perno di un meccanismo, che oggi è davvero complesso. Se sto male, devo anzitutto chiamare il mio medico, che deve essere reperibile, quindi devo seguire le sue indicazioni e comportami di conseguenza. Intasare i Pronto soccorso non si deve, tanto più in questo periodo.”

 

Il picco è vicino?

Non lo sappiamo con certezza, ma ci attendono settimane difficili. La curva è al rialzo ed ancora si attendono gli esiti delle aggregazioni festive. Nel frattempo l’invito è alla prudenza e alla vaccinazione, senza se e senza ma.

A confermare il delirio ospedaliero di questi giorni è la dottoressa Tiziana Maniscalchi, primaria al Pronto Soccorso dell’ospedale Cervello di Palermo

La dottoressa Tiziana Maniscalchi, primaria Pronto Soccorso ospedale Cervello
”La situazione è pesantissima e non so per quanto tempo si potrà ancora reggere. Le dico solo che ormai con i colleghi non contiamo più le ore di lavoro. Abbiamo una settantina di accessi al giorno in Pronto Soccorso, circa duecento ricoverati, le terapie intensive piene. In tensostruttura, dove curiamo i pazienti con sintomi più lievi, si lavora senza sosta. Attiva anche una postazione bus. Ricoveriamo anche pazienti giovani. In larga parte non vaccinati. Mi arriva notizia che é stato intubato un quarantanovenne senza alcuna dose di vaccino in corpo.
I vaccinati con ciclo completo, se immunocompetenti, hanno una forma di malattia molto lieve, simile a un’influenza. In caso contrario la strada può essere imprevedibile. É vero che assistiamo a casi impegnativi di Covid in anziani vaccinati o soggetti fragili, che hanno avuto una risposta minore al vaccino, constatiamo però, con amarezza, che moltissimi settantenni ed ottantenni, però, hanno scelto o subíto la scelta di non sottoporsi a vaccinazione e non ci spieghiamo come ciò sia possibile. Oggi più che mai deve essere chiaro il concetto che la vaccinazione salva la vita.”

La variante Omicron corre senza tregua, cosa consiglia?

“Anzitutto di tutelarsi con il distanziamento, l’uso di mascherina sempre e l’igiene delle mani. Non è il tempo di organizzare cene, pranzi, festicciole, di fare qualsiasi attività che comporti aggregazione ingiustificata. Siamo in una fase pandemica seria. Attenzione al supermercato, in farmacia, alle Poste, nei negozi, ovunque. Se in casa abbiamo un positivo e noi siamo ancora negativi, non illudiamoci. Il positivo deve isolarsi, perché il congiunto, se non adotta tutte le precauzioni del caso, è destinato a positivizzarsi. Di fronte a sintomi sospetti non catapultiamoci al Pronto soccorso più vicino, ma chiamiamo il medico curante. Nei soggetti vaccinati e immunocompetenti, i sintomi sono curabili a casa. Mi appello al buon senso generale: della gente e dei medici di base. È un momento difficile, attendiamo un picco, che mi auguro arrivi presto, così da iniziare la discesa. Nel frattempo penso siano necessari dei provvedimenti dall’alto, che in qualche modo regolino questo flusso incontrollato di persone. Non me ne voglia nessuno se dico che non è il tempo di una vita “normale” tra locali, teatri e feste. Se non freniamo ora la marcia del virus, cosa accadrà all’economia aumentando esponenzialmente il numero dei positivi chiusi in casa (e deve andare bene che non siano ricoverati in ospedale)?”

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