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Perché i rimedi omeopatici non hanno il bugiardino?

Lo abbiamo chiesto a un noto omeopata. Che ci ha anche spiegato molte cose su una delle discipline più controverse del momento

L’omeopatia funziona?
Bastano un poco di zucchero o un po’ alcool o dietro ai rimedi vi è molto molto di più?
Quando, uscendo dalla farmacia, scarto l’involucro di carta per dare un’occhiata al rimedio omeopatico appena acquistato mi ritrovo sempre l’incoraggiante scritta “medicinale omeopatico senza indicazione terapeutica approvata”. Quello sulla possibile efficacia dell’omeopatia, in contrapposizione alle cure che fuoriescono dalle case farmaceutiche “standard”, rimane un dibattito aperto. Altrettanto ininterrotto rimane il mio rapporto con questa cura misteriosa.

Se l’acqua ha una memoria allora si ricorda di come curarmi?

Un’inchiesta del programma Presa Diretta (Rai 3) ha affrontato l’argomento, procurandosi dalla Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata e dalla Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati, “il merito” di essere stata “un elogio al pregiudizio”. Da spettatrice e paziente di omeopati sono rimasta nella medesima posizione : tanto i dubbi quanto le speranze sono rimasti intatti. Da una parte autorevoli professori sostengono che i rimedi omeopatici siano “acqua fresca” poiché, secondo analisi di laboratorio, non ci sono molecole bioattive all’interno di essi, solo zuccheri. Ma questo perché? Perché alla base dell’omeopatia c’è il principio di diluizione: il principio attivo viene talmente diluito che all’interno dei medicinali ne rimanda una parte infinitesimale. E, per gli omeopati – pensiero che per un medico tradizionale è un paradosso – più la sostanza è diluita più il medicinale è potente. Come spiega allora l’omeopatia questo è il principio che gli conferirebbe validità? L’acqua ha una sua memoria. Secondo un immunologo francese, Jacques Benveniste, l’acqua avrebbe la capacità di mantenere una “impronta” delle sostanze con cui è venuta in contatto, conservandone il principio attivo. La ricerca fu pubblicata nel 1988 sulla rivista internazionale Nature ma fu poi smentita dalla comunità scientifica. Anni dopo giunse Montagnier, non un tizio a caso, ma un premio Nobel per la Medicina, che parlò di memoria dell’acqua durante gli studi sull’HIV: neanche i suoi studi sono stati accettati. Di contro, una dott.ssa di un ambulatorio di Lucca – la Toscana è l’unica regione nella quale i soldi pubblici vengono usati per affiancare in alcuni ambulatori e ospedali le cure omeopatiche alle tradizionali – racconta di aver visitato una ragazza che non aveva più le mestruazioni da quando un suo amico aveva tentato di violentarla e di avere scelto per lei, non una terapia ormonale che le riportasse artificialmente il ciclo, ma una cura omeopatica. Parliamo anche di un altro “mistero” dell’omeopatia.

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Dov’è finito il bugiardino?

Penso di essere una di quei pochi fortunati a possedere un bugiardino di una delle case farmaceutiche omeopatiche Italiane, perché – credetemi – non se ne trovano più  dentro agli scatoli dei flaconi, né tantomeno accompagnano i tubicini dei granuli o dei globuli. L’ho ritrovato nella confezione di un rimedio in gocce che si chiama Kalium carbonicum, acquistato circa tre anni fa e che continuo a conservare sino alla scadenza: 2020. Il foglietto in questione non mi dà in realtà le indicazioni terapeutiche del rimedio, ma fornisce dritte e nozioni. I granuli – mi spiega il “bugiardino” – sono sferette di saccarosio e lattosio impregnate della sostanza diluita e dinamizzata, mentre i globuli, pur preparati allo stesso modo si distinguono dai primi per la misura: sono microsfere. Le gocce sono a base di bioalcool – e, credetemi, il sapore non mente -. Ciò che mi sorprende del bugiardino è: “tenere al riparo dall’inquinamento elettromagnetico (telefoni, cellulari) e da sostanze fortemente aromatiche quali cosmetici naftalina, canfora, tabacco” e poi: “ è sconsigliata l’assunzione di sostanza aromatiche come mentolo o eucalipto, o bevande come tè o caffè durante il trattamento”. Perché? Pare che “inquinerebbero” le nostre mucose orali. Non sapete quanto abbia impiegato per la ricerca di un dentifricio che non sapesse di menta.

Perché mancano i veri bugiardini?

E perché non se ne trovano più neanche di “generici”? Ho contattato una delle officine farmaceutiche omeopatiche Italiane per trovare risposta. Il dottore Giovanni Amarone detto che: “L’inserimento del foglietto illustrativo è stato sospeso in attesa di determinazioni Aifa relative ai rinnovi delle autorizzazioni all’immissione in commercio dei medicinali omeopatici. Il rinnovo dell’autorizzazione dei medicinali omeopatici determinerà una modificazione profonda delle etichettature dei rimedi. Questo ci ha spinti ad attendere, in questa fase, per capire se in seguito alcune informazioni importanti potranno essere fornite attraverso il foglietto illustrativo”.

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Le sostanze tossiche diluite possono acquistare poteri curativi?

Il Carcinosium, preparato ottenuto da cellule cancerose, il Conium Maculatum (meglio conosciuto come cicuta, l’erba il cui infuso portò Socrate al decesso), l’Ignatia Amara, altra pianta velenosa potenzialmente letale per uomini e animali, sono alcuni dei rimedi omeopatici che ho utilizzato e che, se non diluiti, non mi avrebbero permesso di stare qui a stendere questo pezzo. Secondo la mia esperienza, un visita omeopatica dura circa un’ora. Non basta il principio “il simile cura il simile”, ma bisogna esaminare il paziente da dentro, per evidenziarne il cosiddetto “temperamento”. C’è un rimedio, per esempio, che secondo la mia omeopata “risuona” su di me, la Pulsatilla, che: “fondamentalmente rivela la ricerca della madre e di quell’amore la cui visione resta piuttosto infantile e incontra molte difficoltà nel maturare e nel divenire adulto” e che è caratterizzato da “ labilità affettiva e tendenza all’introspezione critica”.
Ho chiesto alla stessa officina farmaceutica quali siano invece i rimedi omeopatici più usati dagli Italiani in genere e il dottore Amarone mi ha spiegato che :“non esistono ad oggi informazioni dettagliate al riguardo. Crediamo però di non sbagliare nell’affermare che Arnica, Aconitum, Belladonna, Nux vomica, Sulfur Arsenicum e Gelsemium sono fra i rimedi più usati. Homeos 42, Mucotoxinum e oscillococcinum lo sono tra le specialità”, aggiunge il dottore Amarone.
Per il rapporto Eurispes Italia 2017 circa 13 milioni di italiani si affiderebbero a cure alternative, e il 76,1% di loro sceglierebbe quelle omeopatiche. Gli ultimi dati Istat (pubblicati nel 2014), invece, fanno riferimento agli anni tra il 2005 e il 2013 e sottolineano come, in quel periodo, fra le terapie non convenzionali, quelle omeopatiche siano scese dal 7% al 4,1%, pur rimanendo le più diffuse della categoria. (fonte: tg24.sky.it)
Non sarò di certo io a dirvi se l’omeopatia funzioni oppure no, se si tratti di effetto placebo, di fantascienza letterale o di una verità che si affianca alla medicina tradizionale, che sono la prima ad utilizzare e che sappiamo tutti funzionare come, in certi estremi casi, fallire anch’essa.

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