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Lo spasmo affettivo, quando il bimbo piange e non respira

È un'evenienza molto diffusa nei primi 18 mesi di vita. Tende a scomparire del tutto entro il terzo anno di età. Scopriamone le cause

A una mamma su tre, così dicono le statistiche della Società italiana di Pediatria, è capitato, almeno una volta, di vedere il proprio piccolo piangere al punto da andare incontro a una vera e propria apnea. Le cause del pianto possono essere molteplici: un capriccio non assecondato, un litigio con il fratellino più grande o un malessere reale, come quello causato, ad esempio, da una caduta. I piccoli iniziano a piangere, quindi sbarrano occhi e bocca e pare che non respirino più. Generalmente la crisi dura pochi secondi, che per una madre però equivalgono a un’eternità.

Cos’è lo spasmo affettivo?

Come suggeriscono i medici della Società nazionale di pediatria, la parola stessa indica una causa emotiva alla base del disagio. L’apnea è quindi una conseguenza organica di un disagio somatizzato. Secondo i pediatri, anche nei neonati l’inconscio va alla ricerca di un’attenzione particolare, specie della mamma, attivando lo spasmo. Man mano che il bimbo cresce, può entrare in gioco una componente volontaria. Il bambino capisce che, al momento dello spasmo, le attenzioni sono concentrate su di lui e quindi vi fa ricorso tutte le volte che lo ritiene necessario.

Cosa fare di fronte a uno spasmo affettivo?

Generalmente questo disturbo non è pericoloso e si risolve da solo  in una manciata di secondi. È vero che si verifica una lieve apnea, ma non è tale da compromettere, per esempio, il flusso di sangue al cervello o al cuore. La mamma non deve perdere la calma. Non deve mai strattonare il piccino, con l’intenzione di rianimarlo. Tutt’ al più è ammesso qualche rimedio della nonna: soffiare in faccia al piccolo o battere le mani di fronte al viso, cosicchè si possa favorire uno sblocco dall’impasse. Coccolare con biasimo il bambino, secondo i pediatri, può sortire un effetto domino. È preferibile invece avvicinarsi al piccolo e rassicurarlo.

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Può succedere, sebbene raramente, che al bambino diventino le labbra viola, talvolta anche il viso. In casi di accertato spasmo affettivo, tale condizione dovrebbe essere temporanea. Può però succedere che si prolunghi, causando uno svenimento. In quel caso, come è ovvio, si devono chiamare i soccorsi. Si tratta di ipotesi peregrina, poiché tali spasmi sono generalmente brevi e innocenti. Colpiscono il 25% dei bimbi da 0 a 18 mesi e nel 15% dei casi si risolvono del tutto entro i tre anni. Succede però che, in una piccola percentuale di casi, si prolunghino fino all’adolescenza. In quel caso sarà bene valutare con il pediatra la possibilità di una consulenza neuropsichiatrica.

Rimedi e prevenzione degli spasmi affettivi

Non esistono cure e prevenzione in merito a questa diffusa occorrenza pediatrica. Secondo gli esperti, l’attitudine allo spasmo si eredita da uno o entrambi i genitori. Le cause non sono chiare. Bimbi emotivamente fragili, che cercano conferme, attenzioni e rassicurazioni da parte dei genitori. Di contro, vi sono bimbi con spiccate doti di leadership, che volendo stare sempre al centro dell’attenzione, potrebbero fare leva sulla paura del genitore. È giusto precisare, che spesso si tratta di comportamenti involontari, attivati su base inconscia. È bene confrontarsi con il pediatra, specificando dettagliatamente le modalità di presentazione dello spasmo. Sarà il medico a fare la diagnosi e a considerare l’eventualità di accertamenti diagnostici. I pediatri rassicurano che gli spasmi affettivi, se di questo si tratta, non hanno nulla a che vedere nè con le convulsioni nè con le crisi epilettiche. Affrontare il tutto con serenità, aiuterà genitori e figli a superare con successo questa diffusa problematica.

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