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La prof. Cascio: le riforme a scuola vanno ponderate e non fatte durante l’emergenza

I cambiamenti improvvisi nel modello scuola, la maturità imprevista, ecco cosa ne pensa una prof. di lungo corso

La scuola, che, dall’oggi al domani, è dovuta diventare un’altra scuola. Prima la didattica a distanza, a cui si era del tutto impreparati, vuoi dal punto di vista dei docenti, che da quello degli studenti. Quindi il cambiamento radicale nelle dinamiche degli esami. Stop, ques’tanno, a quelli di terza media e una maturità del tutto rimodulata, con il solo esame orale. Tante le perplessità, le critiche, le domande. Tutto ciò cosa ci ha insegnato? Le novità improvvise, potrebbero diventare un modello per il futuro? Ne abbiamo parlato con Rosaria Cascio, stimata docente palermitana (insegna Storia al liceo Regina Margherita di Palermo) e molto attiva con i suoi ragazzi, che coinvolge da sempre in progetti oltre la scuola. Il suo modello di insegnamento, che si ispira al beato don Puglisi, di cui Rosaria è stata allieva, le ha fatto ricevere tanti riconoscimenti su e giù per l’Italia.

Una prof. di lungo corso eppure stai vivendo un’occorrenza del tutto nuova. Cosa consigli ai maturandi?

L’unico modo per vivere bene ogni esperienza è lasciarsi andare! Spingersi, cioè, nelle braccia dell’imponderabile con una buona dose di spregiudicatezza che deriva, sempre, dalla preparazione. Io farei esattamente così! Partirei dallo studio, senza tralasciare nulla, approfondendo ogni argomento e limando ogni dubbio. Questo mi renderà forte di una competenza messa a punto alla fine di un anno scolastico durante il quale, comunque, la preparazione è andata crescendo. Questo atteggiamento mi renderà forte abbastanza per affrontare quello che succederà dopo che, in ogni caso, anche se fossimo stati in normale anno scolastico, non avrei avuto modo di conoscere direttamente. Gli esami di maturità sono la porta che mi separa dalla vita reale, l’uscita dalla campana di vetro che mi ha protetto sinora e che si chiama scuola. Sono il trampolino di lancio verso il nuovo che sarà pure ignoto sinché non avrò modo di sperimentarlo. Quindi, cari ragazzi, lasciatevi andare a questa novità come giovani esploratori con la bussola tra le mani. Sarà un’occasione di ricrescita, protetti, comunque, dai vostri prof. che quest’anno saranno tutti al vostro fianco. Anche questo è parte dell’esame di stato svolto in tempo di covid. E forse, chissà, sarà anche l’occasione per ripensare una prova di maturità che ha un grande bisogno di essere svecchiata e trasformata.

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Cosa prendere di buono da questo esame atipico?

Nulla, non vedo nulla di buono da prendere da questa esperienza che non è stata prevista ma che forzatamente gli studenti stanno vivendo. Non credo che dalle costrizioni si possa ricavare molto. Soprattutto se parliamo di esami di maturità che sono un passo importante ed eccezionale sempre, ma non del colore di questa eccezionalità. Intendo dire che le riforme sono indispensabili ma vanno ponderate e pensate nei tempi giusti e le risorse adeguate. Non nell’emergenza. In questo anno che ci lasciamo alle spalle, la scuola ha dato ulteriore prova di essere capace di affrontare tutto con competenza, passione ed estrema duttilità. Ma non sarà questo il modo per ripensarla. Di sicuro abbiamo avuto la certezza che occorre investire moltissimo sulle infrastrutture digitali e sulla formazione di tutto il personale con una mirata attenzione ai bisogni dei docenti e degli stessi alunni. Saranno nativi digitali o generazione z ma di informatica non ne sanno molto. Quello di quest’anno sarà soltanto un ricordo da lasciare esclusivamente a questa dimensione di ricordo.

I ragazzi riusciranno a essere ben valutati quest’anno?

Forse questo sarà l’anno della vera valutazione adeguata dato che ogni alunno sarà valutato dai docenti che lo hanno seguito durante il periodo scolastico. Alcuni, addirittura, dall’inizio di tutta la loro carriera nella scuola superiore. Gli esami di Stato tradizionali sono inadeguati per misurare davvero le competenze in uscita dei nostri giovani. Le prove scritte lasciano il tempo che trovano; la vera dimostrazione della propria preparazione e competenza è dimostrabile soltanto nell’orale. Ed anche questo andrebbe trasformato da mera risposta a domande su singole parti di programma disciplinare in dimostrazione di saper leggere la realtà con occhi nuovi e trasformati dalla maturazione cognitiva e formativa di tutto il percorso scolastico. Un esame come quello che conosciamo è inadeguato per i tempi attuali che richiedono nuove competenze ed abilità. L’esame di quest’anno è una parentesi da chiudere al più presto!

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