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Cara Ferragni e se un giorno dovessi pentirti?

Una lettera dolce e amara all'icona social di questo tempo

Cara Chiara,
Lo ammetto, faccio parte di uno dei 13milioni di followers del tuo profilo Instagram. Sono approdata da poco su questo potentissimo social network e, sinceramente, non amo seguire i profili delle stars o dei VIP per un semplice motivo: Instagram funziona per immagini e foto comunicative e, spesso e volentieri, nei suddetti profili non trovo nulla che attiri la mia attenzione prima visiva e poi espressiva. Anzi!

Chiara Ferragni, che figata la tua storia

Ma non è il tuo caso. Anche se molti tuoi denigratori criticano il tuo stile di vita, a me invece la tua storia, al passo coi tempi (anche anticipandoli!), sinceramente, ha sempre destato una certa curiosità. Le foto del tuo profilo sembrano quasi tutte uguali, a parte lo sfoggio di outfits e accessori sempre diversi, ma la tua personalità determinata ne è sempre uscita fuori forte e vincente.
Da quando, poi, sei entrata nel “favoloso e distruttivo club delle mamme” (che è poi coinciso col mio approdo tardivo su Instagram) la mia curiosità si è spostata su come affrontassi la fatica naturale di questa nuova condizione e mi sono resa conto che:
invidio il tuo sguardo fresco e radioso immortalato a poche ore dal parto; invidio la presenza fissa del truccatore di fiducia; invidio il coraggio che hai avuto ad affrontare un volo intercontinentale con un bimbo neonato; invidio la tua nuova casa nella city milanese con tanto di stanza armadio per abiti e accessori; invidio il tuo indossare quotidianamente outfits impeccabili senza macchie di latte; invidio gli outfits altrettanto impeccabili del tuo piccolino senza rigurgiti di latte e sconfinamenti da pannolino; invidio i tuoi capelli raccolti in chignon o sciolti in morbide onde; invidio l’assenza delle occhiaie; invidio il coraggio che hai avuto, ben presto, a “lasciare” il bimbo per le tue trasferte lavorative o per goderti la fuga con gli amici per l’addio al nubilato a Ibiza; invidio le tue ferie a Ibiza con fidanzato e amici di turno, in yacht di giorno e in discoteca la sera; invidio i tuoi lunch, aperitivi e cene ogni volta in locali diversi e, di conseguenza, la tua immacolata cucina; invidio la tua convinzione e determinazione decidendo di non allattare più anche per rientrare subito al lavoro perché la tua idea di maternità (cito testualmente) “non è quella che ci si debba annullare per un figlio”; invidio, forse più di ogni altra cosa, la presenza fissa di una tata che ti permetta tutto ciò.

Una mamma deve annullarsi?

Poi, però, terminato il mio breve viaggio virtuale sul tuo profilo Instagram e sulle tue “storie” di vita quotidiana, poggio lo smartphone e osservo la mia vita reale e, ripensando agli ultimi 8 anni della mia condizione di mamma, mi convinco sempre di più che desiderare un figlio, farlo nascere e crescerlo è una battaglia che va affrontata dall’inizio, con sconfitte cocenti e vittorie colme di soddisfazione; è come la realizzazione di un quadro, una creazione che parte da un’ispirazione che può anche non rispecchiare quello che ti illudevi che fosse, ma è comunque qualcosa che hai creato TU, unico nel suo genere, nei suoi sguardi e nei suoi movimenti, che ammiri e che ti delude, che presto o poi abbandonerà la tua casa lasciandoti il cuore pieno di emozioni e la mente piena di ricordi.

Ferragni non ti invidio

E allora non invidio più la tua luccicante vita da mamma così lontana dalla mia, fatta di: occhiaie e capelli raccolti e annodati con improbabili accessori; viaggi in aereo da sola con bimbi urlanti; casa perennemente disordinata; di outfits (miei e dei miei figli) a macchia di leopardo unto e rigurgitato; di staffette tra me e il papà per tenere i bimbi mentre l’altro si concede l’ora d’aria al supermercato e fare una spesa decente in solitaria; di vacanze in cui la discoteca la sentiamo, al massimo, in macchina e yacht di lusso costruiti con i Lego; di momenti di coppia tanto rari quanto, per questo motivo, goduti pienamente; di allattamento (desiderato e travagliato) lungo un anno, per ognuno dei figli, che mi ha tolto irrecuperabili ore di sonno.

I figli crescono in fretta

I figli, cara Chiara, ti assicuro che passano troppo velocemente dallo status di neonato a quello di “bambino vero” e io, in un batter d’occhio, mi ritrovo con una bambina di 8 anni che già, davanti agli amichetti, evita le moine della mamma, ha acquisito quell’autonomia per cui non ha più bisogno di me neanche per allacciare le scarpe, inizia a costruire un pensiero tutto suo che le porterà-mi auguro-una capacità di giudizio propedeutica alle responsabilità della “vita da grande”. E, allora, mi rendo conto che tutto ciò che è visto e vissuto come un sacrificio da noi genitori nei primi anni di vita, in realtà avviene in un lasso di tempo davvero breve, poco meno di dieci anni forse, se pensiamo che comunque per trent’anni abbiamo avuto tutto il tempo per noi e che dopo (facendo i dovuti scongiuri!) ne avremo dell’altro per godere le serate in libertà.
So bene che su Instagram si vuole mostrare il meglio di sé, con tutti i filtri possibili e immaginabili, e la tua quotidianità così radiosa e luccicante, cara Chiara, forse e paradossalmente appare più vicina al tuo stile di vita reale rispetto a tante mamme che si considerano “normali”, ma che sui social mostrano un’intimità troppo affettata, con i loro figli in posa in case altrettanto affettate, che sembrano per lo più più dei set allestiti al momento.
Certo, ognuno sia libero di essere il genitore che vuole, ma il mio consiglio è di esserlo in prima linea e di non affrontare la maternità come sinonimo di annullamento, ma di lavoro faticoso di costruzione e creazione di una o più vite che, presto, andranno in giro per il mondo da soli, con la speranza che con un loro gesto o una loro parola possano renderlo un pochino migliore di quello che è.

4 risposte

  1. Beh non occorre essere Chiara per: scegliere di non allattare, lasciarla a casa a un mese per fare una passeggiata o andare al corso di ginnastica post parto, lasciare la bimba al nido a 5 mesi per tornare al lavoro, vederla solo 2 ore al giorno al rientro, chiedersi se lo stai facendo bene, incoraggiare il partner ad uscire e tornare all’alba…scegliere di non annullarsi perché poi crescono e tu ti ritrovi a dipendere ancora da loro mentre loro hanno lasciato il nido. Attenzione, di mamme come Chiara ce ne sono più di quanto pensi (per fortuna!) e sono attorno a te! Non vuol dire che se la passino meglio di chi ha fatto scelte diverse, ma non meritano di sentirsi colpevolizzate più di quanto non lo facciano già da sole! Con inmutato affetto, laura! Ma era per offrirti un’altra prospettiva!

    1. Il mio intento non era assolutamente di colpevolizzare la Ferragni o lo stile di vita di altre mamme. Ogni storia è a sè e non sta certo a me (nè fa parte della mia indole!) puntualizzare come bisogna essere e fare il genitore, anche perchè è nella natura stessa di noi mamme colpevolizzarci quotidianamente, sentirci inadeguate o credere di non far bene il “nostro lavoro”: se allatti o non allatti; se lasci il bimbo presto al nido o se decidi di tenerlo a casa fino alle elementari; ecc…
      Il mio articolo prende spunto dall’affermazione della Ferragni stessa che (subito dopo essere diventata mamma) utilizza già il termine “annullamento” riferito alla propria vita: la condizione “social” è come una vetrina di un negozio che espone tanta bella roba, ma poi entri nel negozio e ti rendi conto che dentro non c’è nulla che ti attrae come sulla vetrina. E sostenere una frase del genere, soprattutto se tra i 10milioni di followers sicuramente hai anche delle neo-mamme, non è certo un messaggio costruttivo. Tutto qui! Come ho scritto, ognuno sia libero di essere il genitore che vuole, nelle scelte, nei compromessi e nelle modalità che più appartengono e ti si pongono, cercando di ritagliarsi, come ho sempre sostenuto, dei momenti rinvigorenti per sè e per la coppia. Ma pensare alla condizione faticosa dell’essere mamma come annullamento, no grazie. La fatica nei primi anni di vita è immane, anche per una questione di imprinting, ma poi il tempo scorre, loro crescono e pensare di aver vissuto la condizione materna come annullamento ti può lasciare solo dei rimpianti. (E io, con la grande, li ho!)

      1. Hai ragione, io non la seguo molto ma di certo se parla di annullamento per chiunque abbia fatto una scelta diversa dalla sua è un estremo, così come dire che se lasci la figlia di pochi mesi per andare a lavorare fa di me o altre una cattiva madre (esempio). Mi si sono rizzate le antenne quando parlavi di pentirsi di non essere stata abbastanza con i propri figli, quando è già una cosa cui penso ogni giorno e non ho certo bisogno che me lo ricordino…io come tante altre mamme lavoratrici! So che la ferragni è spesso bersaglio di queste critiche e di tutto ciò che concerne la maternità, ma sinceramente è qualcosa che nel loro piccolo si sentono dire tante mamme quindi lei gode della mia simpatia e solidarietà, per certi versi la capisco pienamente!

        1. Il suo stile di vita non è lontanamente comparabile a quello di tutte noi. Ma, ripeto, partendo dalla sua affermazione che riguarda l’annullarsi e che sinceramente stona un po’ con ciò che posta quotidianamente, e proprio PENSANDO e non criticando a tutte le mamme che lavorano facendo dei turni improponibili; che allattano facendo dei turni improponibili; che hanno deciso di non lavorare o aspettare di lavorare per seguire bambini nati con una prematurità, ecc… ecco, pensando a tutte noi è nata l’idea di questa lettera e il consiglio di godere il più possibile i nostri figli nei primi anni di vita. Non ti sentire presa in causa, in quanto mamma lavoratrice. Mai avuta l’intenzione, anzi! Sicuramente il tuo lavoro di mamma lo stai facendo nel miglior modo possibile.

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