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La maturità ai tempi del covid raccontata dagli studenti

Intervistiamo una serie di "maturati" su e giù per l'Italia

Gli esami di maturità 2020 resteranno nella storia, così come i ragazzi che li hanno sostenuti. Niente prove scritte, un periodo atipico, fatto sì delle naturali ansie che qualsiasi esame comporta, ma anche di profonde novità, che secondo alcuni potrebbero diventare uno spunto per la “maturità” del domani. Abbiamo raccolto impressioni su e giù per le scuole italiane. Abbiamo raccolto i pensieri di una serie di studenti, che tra malinconia e sogni, ci hanno raccontato di questo imprevisto momento della loro vita.

I pensieri degli studenti

Martina Bruno liceo Regina Margherita Palermo

Quando è stata chiusa la scuola, la prima sensazione è stata davvero strana, non riuscivo a crederci e mi sembrava di vivere in un mondo quasi parallelo. Quando ho realizzato la situazione ho sentito un vuoto allo stomaco. Non ho mai pensato che sarebbe stato più facile perché penso che qualsiasi modifica mette ancora più paura. In merito alla maturità ero felice di sapere che la materia di indirizzo avrebbe occupato buona parte dell’esame ed ero felice di poter parlare sulla base di una relazione scritta da me. Per le restanti fasi ero preoccupata ma ho capito che in realtà non era molto diversa come modalità rispetto all’anno precedente. Alla preparazione dell’esame ho dedicato circa tre ore pomeridiane al giorno dal lunedì al venerdì e la domenica sera era il momento del ripasso per ripartite il giorno seguente. La mattina durante le video-lezioni mi dedicavo all’ascolto e agli appunti così da studiare in giornata.  Durante il lockdown mi è mancato il contatto con i compagni e professori. Parlare già dalle prime ore del mattino, camminare per Corso Vittorio Emanuele, gioire al termine delle ore scolastiche però con la consapevolezza di tornarci il giorno dopo. Mi è mancato un po tutto quello che prima credevo di non sopportare più e vorrei tornare a quell’ultimo giorno per poterlo vivere ancora più intensamente.. avrei voluto sapere che in realtà era l’ultimo.

 

Stefania Garofalo liceo Regina Margherita Palermo

 

Quando è iniziato il lockdown ero dispiaciuta. Ricordo di aver subito pensato, ancor prima che alla maturità, alle persone con cui avevo condiviso 5 anni di interrogazioni, risate e ansie tra quei banchi che non vedevo l’ora di lasciare quando, in realtà, adesso vorrei poter tornare a sedermici dietro. In merito alla maturità, mi sentivo più portata per lo scritto e quindi contavo molto sulla prima e seconda prova, che non sull’orale. Non è la stessa cosa. Ho dovuto studiare buona parte del programma a distanza e anche se non sembra, il contatto diretto con i professori influenza anche l’apprendimento. Per non parlare, ovviamente, di tutte le difficoltà riscontrate per quanto riguarda le connessioni o l’accesso alle piattaforme. Ciò ha, alla fine, lasciato alcune persone fuori, a dover studiare da soli il programma di tutte le materie. Quindi tra lezioni online e verifiche caricate in piattaforma a orari diversi, non sono riuscita a ritagliarmi dei momenti per stare di più con la mia famiglia. Mi sono mancati compagni con cui condividevo tutto, le abitudini, la routine e i professori perché, nonostante fossero presenti e disponibili anche in questo caso, ho sentito che mi mancava scorgere nel loro sguardo tranquillità, rassicurazione e anche ricevere una carezza di conforto.

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Catia Di Carlo liceo Regina Margherita Palermo

A scuole chiuse, la prima sensazione é stata di vuoto, non ho mai neanche lontanamente pensato che il mio ultimo anno sarebbe stato davanti a un computer. In merito alla maturità c’é stata molta confusione fino alla fine, ma appena ho compreso come si sarebbe svolta ho pensato che sarebbe stato un normale esame, l’unica cosa che ci avrebbe messo a nostro agio sarebbe stato tenere il colloquio con i nostri insegnanti. Le modalità non mi hanno entusiasmato particolarmente ma poteva anche essere gestito peggio. Sebbene la scuola fosse chiusa, le mie giornate erano impegnate quasi solo nello studio, per fortuna facendo i riassunti di ogni argomento sono riuscita a ripassare velocemente. Nel lockdonw mi sono mancate tante cose: dal poter scherzare con i miei compagni alle ricreazioni in giardino, non l’avrei mai detto ma mi é mancato anche  alzarmi presto la mattina e prendere l’autobus per andare a scuola

 

Federica Fiordilino liceo Regina Margherita Palermo

All’inizio cercavo di autoconvincermi che prima o poi sarei tornata a scuola per passare gli ultimi momenti tra i banchi. Mi rendeva triste l’idea di aver trascorso l’ultimo giorno di scuola senza accorgermene. Come tutti i maturandi, ci siamo impegnati tantissimo e non abbiamo mai mollato nonostante la situazione. Mi è dispiaciuto non aver fatto le prove scritte e di non aver condiviso la notte prima degli esami ma tutto sommato fare un’unica prova orale,  non è stato male. Il lato positivo è che il 17 giugno avremmo dovuto sostenere la prima prova scritta e nella prima settimana di luglio l’orale, invece in questo modo abbiamo terminato tutto pochi giorno dopo il 17 giugno. Ho dedicato allo studio tante ore al giorno. All’inizio ho avuto un po’ di difficoltà poi però mi sono abituata. In vista dell’esame ho iniziato a ripassare una o due materie al giorno e poi ho fatto un ripasso generale negli ultimi giorni. Mi è mancato passare gli ultimi momenti con i miei compagni e i miei  professori,ma soprattutto il dialogo faccia a faccia. Per fortuna almeno in occasione dall’esame di Stato ci siamo rivisti tutti.

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 Martina Bruno liceo Regina Margherita Palermo

Il liceo è quel posto dove una relazione, che sia tra amici o con la tua cotta, ti cambia l’intera giornata. Questi 5 lunghi anni sembrano volati, ma ancor di più questi ultimi mesi è come se non fossero realmente esistiti a causa della pandemia, ma abbiamo appreso ancor di più il valore di molte cose e chi prima evitava la tecnologia ha dovuto apprezzarla pur di restare in contatto con il mondo.

In questi anni ci sono persone che sono andate via, ma non dal cuore o dalla mente.

In questi anni ciò che credevamo impossibile ci ha colto di sorpresa facendoci sentire persi per qualche momento più o meno lungo.

In fondo questi anni non sono stati così male, anzi.. hanno lasciato in me qualcosa che porterò dentro per sempre.

Luisa Favè, liceo Scienze Umane Cavalese (Tn)

I momenti in cui ho realizzato che non saremmo più tornati a scuola e che avremmo affrontato la maturità in questa maniera penso siano stati i momenti più difficili di questo lockdown. Ho pensato a tutti i momenti che non ho potuto vivere, ho avuto tanta ansia perché i decreti portavano più dubbi che conferme e mi sono sentita insicura.

Si, credo anche che lo sia, personalmente preferisco gli orali agli scritti, quindi l’idea di un maxiorale multidisciplinare mi è piaciuta da subito. Credo che se fatto bene questo maxiorale possa essere una vera dimostrazione di quanto “sappiamo stare al mondo”.
Quello che è stato di sicuro più difficile è stata la preparazione a questo esame: molto confusa e senza un reale confronto con prefessioni e compagni.

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Ho studiato come facevo durante l’anno, tra appunti e video di ripasso su YouTube, e ho capito solo ora l’importanza di uno studio costante a scuola, perché quando hai interi programmi da studiare e non singoli argomenti ti rendi conto di come sia più semplice studiare se si sa almeno di cosa si stia studiando! Ora, a 6 giorni, più che continuare a studiare sto cercando di concentrarmi mentalmente in modo da essere tranquilla e sicura in giorno dell’esame.
Della scuola mi sono mancati tutti quei gesti della mia routine, le risate con i compagni, alcuni professori (non tutti), il confronto e il dibattito.

 

Rossella Brizzi, liceo Giulio Cesare Roma

Quando a marzo sono state chiuse le scuole ho gioito. Sono sincera. Ero sotto stress per l’impellente esame di maturità e pensare a qualche settimana di vacanza mi faceva stare bene. Le settimane sono diventate mesi e quindi hanno accresciuto la consapevolezza che a scuola non si sarebbe più tornati. A quel punto mi sono sentita sola perché sono figlia unica, anzitutto, e il confronto quotidiano con i compagni è da sempre un grande stimolo per me. Poi mi sono abituata, anche se le lezioni con la Dad mi sono risultate spesso noiose, quasi stressanti, preferisco la didattica tradizionale. Questo ultimo anno è stato una sorta di furto. Non abbiamo potuto fare la cena conclusiva, vivere il batticuore della notte prima degli esami. Pazienza, è andata così e fa male pensare che questo per noi non tornerà indietro. I maturati del 2020 forse finiremo nei libri di storia. Per quanto riguarda l’esame l’ho trovato più facile di come l’aspettavo, forse l’idea della sola prova orale andrebbe presa in considerazione.

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