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La preside Antonella Di Bartolo: la scuola è vita, per molti ragazzi la scuola è tutto

La dirigente dello Sperone-Pertini di Palermo: "Abbiamo dato disponibilità per aprire un punto vaccinale nel nostro istituto"

Antonella Di Bartolo è una preside che ha preso alla lettera il suo mestiere. Dirige dal 2013 l’istituto comprensivo Sperone-Pertini, a pochi passi dal cuore di Brancaccio. Sette plessi scolastici, che vanno dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria di primo grado, 1200 alunni e 200 impiegati.

Una scuola che in pochi anni, grazie al lavoro della sua dirigente e della squadra di insegnanti e operatori, ha vinto la dispersione scolastica, abbattendola dal 27% al 3%. Allo Sperone-Pertini la dottoressa Di Bartolo, al tempo, è arrivata per amore di don Puglisi, come dichiarò lei stessa nei primi giorni del suo incarico.

E quell’amore continua a spingerla a fare bene, in un quartiere dove la scuola diventa tutto per gli alunni.

Alla vigilia del discusso ritorno tra i banchi in pieno boom pandemico, abbiamo intervistato la preside Di Bartolo, per capire quali le ansie e le aspettative di una vigilia così importante.

Dottoressa Di Bartolo, favorevole alla riapertura delle scuole a Palermo?

Io sono per l’apertura delle scuole sempre. Tanto più quando la scuola per taluni ragazzi è tutto ciò che hanno. Lo dico con maggiore convinzione guardando al mio istituto che, da anni, è aperto anche di pomeriggio così da offrire un luogo di riferimento per bimbi e ragazzi di un quartiere difficile. Ovviamente non manca qualche timore vista la situazione pandemica.

Ci spieghi come vi preparate per garantire sicurezza agli studenti?

Da quando siamo in pandemia abbiamo cercato di rendere la scuola un luogo sicuro: igienizzazione degli ambienti, percorsi dedicati ingresso/uscita, così da evitare per quanto possibile che gli alunni si assembrino, gli insegnanti e il personale usano talora anche le visiere, per esempio quando ci troviamo di fronte a un soggetto fragile, alunno o adulto che sia, tracciamento dei positivi e attenzione ai casi sospetti. Ci siamo appellati al buon senso dei genitori, chiedendo loro di monitorare lo stato di salute dei loro bimbi prima di mandarli a scuola e devo dire che, in tal senso, abbiamo avuto una forte collaborazione. Abbiamo aderito a degli screening a tappeto. Fino a due giorni fa ho anche chiesto di portare le vaccinazioni a scuola, sia per gli studenti, che per i genitori. Con tutte le cautele del caso ovviamente e prevedendo la presenza di un accompagnatore per ciascun bambino. Ci rendiamo conto che molti, tra bimbi e ragazzini, non sono vaccinati per una informazione sbagliata, quindi, rendere la scuola garante può essere un segnale importante. Stiamo cercando di adottare tutti i presupporti per una riapertura in sicurezza.

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Quali invece i timori?

I timori arrivano da condizioni non essenzialmente scolastiche. Noi possiamo monitorare tutto quanto avviene dentro l’istituto, ma non ciò che accade fuori e penso, ad esempio, al nodo trasporti. Una scuola sicura dipende anche da traporti pubblici poco affollati, occorrenza che al momento pare utopia. Pensiamo inoltre alla manutenzione delle scuole. Io ho due grosse aule, che necessitano di manutenzione, pertinenza non scolastica, quindi non possiamo utilizzarle, sebbene ci sarebbero tanto utili per diluire la densità di alunni delle classi. Riprendo un argomento che si affrontava agli inizi della pandemia: occorreva evitare le classi pollaio e per far ciò si doveva attingere a quante più risorse possibili, aule magne, teatri scolastici e via dicendo. Se chi di competenza non fa manutenzione, come migliorare la situazione?

Altra nota importante è quella relativa alla sanificazione dell’aria nelle classi. Non abbiamo avuto più notizie in merito, né ricevuto input. Le falle ci sono, non si può certo dire che riapriremo a cuor leggero. Quel che è certo è che lo faremo con forte senso di responsabilità e desiderio di dare ai nostri studenti l’opportunità che meritano. Ovvio che in 23 mesi di pandemia attendiamo una regia che trovi soluzioni ai punti che ho appena citato. Noi dirigenti possiamo mettercela tutto, ma non possiamo fare di tutto.

Perché è importante la scuola in presenza?

La scuola in presenza è vita. Sia per i bambini, sia per gli alunni più grandi. La scuola nasce come un’istituzione viso a viso, in cui i docenti incontrano i loro allievi e gli allievi si incontrano e confrontano tra loro. A scuola nascono amicizie, inclinazioni, vocazioni di vita.

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Tutto ciò aumenta di valore in un quartiere di frontiera, dove alzarsi al mattino per andare a scuola diventa la ragione di una giornata intera. Parlando a stampatello, ci sono ragazzi che, oltre la scuola, hanno l’opportunità di fare sport, imparare una lingua straniera o a suonare uno strumento musicale. Ai margini non è così. La scuola nei quartieri difficili quindi rappresenta tutto: formazione, socialità, svago, sport, confronto, elaborazione di dialoghi e di sogni. Non si possono privare gli studenti di tutto questo. Il momento è difficile e quindi si invoca una buona cabina regia governativa, che sappia gestire al meglio il nodo scuola e garantire un percorso quanto più sicuro possibile.

Cosa pensa della scuola dell’infanzia, è realmente più esposta?

All’infanzia i bimbi non usano le mascherine. Insegnanti e operatori cercano di fare massima attenzione, anche perché i bimbi per larga parte del tempo giocano. Va detto però che, in quasi due anni di pandemia, non abbiamo mai verificato numeri importanti nella fascia della scuola infanzia e qualora si sono verificati casi, si è trattato di positività spesso asintomatiche. Quindi anche in questo caso attenzione massima, ma senza terrore, che non aiuta mai.

dopo quasi un mese, domani ritroverà i suoi ragazzi…

Ne sono felice. I miei studenti sono unici e speciali, per loro cerco di fare il meglio, sia in termini di formazione che di sicurezza. Domani si ricomincia, sperando senza interruzioni.

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