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Io, mia moglie e nostro figlio abbiamo realizzato un’opera per celebrare i diritti dei disabili

Una storia d'amore, coraggio e solidità familiare. Protagonista non un ragazzo "speciale" ma straordinario

Il 3 dicembre è la giornata dei Diritti delle persone disabili. In giornate come queste è alto il rischio di scivolare nella retorica, di usare frasi fatte che ormai nessuno vuol sentire. Oggi, però, ha fatto capolino una storia di vita, di quelle che vale la pena di raccontare perché ti scaldano il cuore, ti insegnano i buoni sentimenti nell’era del nichilismo e ti aiutano a pensare a un mondo migliore. Abbiamo visto alcune foto. Un mosaico installato in un piccolo comune dell’agrigentino, a Casteltermini per l’esattezza.

Non una semplice opera d’arte

Un racconto d’amore, ci piace definirlo così. Un’opera che ha una storia, che racconta il percorso di un ragazzo di 15 anni, non un ragazzo speciale, ma consentitemi, straordinario. Perché lo definisco così? Perché lo conosco e appena pochi mesi fa l’ho visto accogliere con un affetto senza filtri il mio piccino, in una giornata qualsiasi, durante un incontro casuale. Lui grande grande e il mio bambino tanto piccolo. Quell’opera è stata realizzata da questo ragazzo straordinario, insieme al suo papà (che è un artista a tutto tondo, conosciuto ed apprezzato) e alla sua mamma (una donna che ha in sè le doti della forza e della sensibilità, oltrechè un evidente talento estetico, che è parte di lei da sempre).

Il papà, l’artista, ci racconta la storia di questo mosaico ed il sogno di esporlo oggi, in questa giornata speciale.

Io, mio figlio e questo progetto d’arte

“L’input di realizzare un lavoro con mio figlio mi è stato dato dalla psicologa dell’equipe che ha in carico mio figlio, dato che il mio ragazzone ama i lavori dove c’è da sporcarsi le mani ( in verità più nel settore culinario). Ho cosi revisionato uno dei miei diversi progetti di decoro urbanistico, inserendo oltre alla pittura anche una fase che preveda la modellazione dell’argilla con l’ausilio di stampi.
L’operazione sembrava andare inizialmente bene, tuttavia la divergenza lavorativa tra me e mio figlio ha sortito lo sconfortante risultato che, dopo un mese di lavoro, la maggior parte del tempo l’abbiamo trascorso a ‘litigare’, io amante nel variare progetto in corso d’opera, nello stilizzare un pensiero nel sperimentare più tecniche nello stesso lavoro. Mio figlio è invece amante della simmetria dell’ordine numerico nelle sfumature progressive. Non facevamo nessun progresso.
Quindi serviva l’aiuto di una terza persona. Chi meglio della persona che completa la nostra triade familiare? Ecco intervenire mia moglie, che oltre ad avere una vena artistica e avere acquisito sul campo i gradi di educatrice è sopratutto una mamma.
Ed è grazie al suo amore materno che è riuscita a fare da collante, riuscendo ha portare a termine questa opera.
Utilizzando quei prompts necessari a mantenere alta la concentrazione di nostro figlio nonché l’interesse e la curiosità steep to steep”. Stamani è arrivato il grande giorno. L’esposizione del pannello maiolico (che va osservato bene e apprezzato per quel che racconta, per l’amore che lo ha partorito).

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Nessuna cerimonia, solo semplicità

Nessuna cerimonia, solo la semplicità di questo giorno che, per chi vive in prima persona la disabilita, significa tanto, anzi significa tutto. La disabilità la si comprende a tentoni. Fa paura. Causa a volte evitamento. Eppure esiste, non è esclusiva, ma, nel bene e nel male, altamente inclusiva.  Dice tutto la frase scelta, che era un diktat per padre Ferlauto, fondatore dell’Oasi di Troina: “Ognuno è qualcuno da amare”. Lo sanno bene i protagonisti di questa storia: Roberto, Eugenia e Riccardo Fragale. Tre persone a cui voglio bene e che meritano oltre all’effetto anche tanta stima. Roberto con la sua arte, Eugenia con i suoi innumerevoli talenti (non basterebbero poche righe per elencarli), in cima ai quali vi è l’amore senza fine per Riccardo, questo ragazzo straordinario dai bei capelli ricci e dallo sguardo buono. Loro, credetemi, sono un esempio: nella solidità familiare, nella perseveranza, nella capacità intelligente di chiamare con il nome esatto la disabilità, nella maniera di non esaurire risorse di anima e cuore. Oggi hanno dato un senso concreto a una giornata importante. Oggi il loro mosaico è stato esposto in via Toniolo a Casteltermini per raccontare una storia d’amore destinata a restare. A questa famiglia, che tanto ci insegna, auguriamo tutto il bene possibile e condividiamo con loro il nostro motto: ad maiora!

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