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Io mamma e medico, cerco di capire come organizzare la famiglia nei prossimi mesi

L’Italia è un paese per genitori? É la domanda dell’ultima ora di questo tempo difficile. Si parla di fase 2, si attende che il premier Conte delucidi, con l’ufficialità del suo ruolo, come e quando l’Italia riaprirà le porte alla vita commerciale, sociale, scolastica. Entro maggio si dovrebbe tornare a lavorare a regime, con le dovute eccezioni per quelle attività ad alto livello aggregativo (bar, ristoranti, piscine, teatri, palestre). Le scuole però non riapriranno e sono milioni i genitori che si chiedono come faranno con i loro bambini. Un viceministro, intervistato nei giorni scorsi dalla tv pubblica, ha chiosato: “Facciamo come se fossero delle vacanze estive anticipate. Cosa si fa in estate? Si ricorre ai nonni, agli zii, ai fratelli maggiori.”

In realtà non è esattamente così. In un’estate scandita dai tempi di un normale calendario e senza una pandemia che impone contenimento, esistono i cosiddetti “tempi d’estate”, gli asili che si inventano un’attività da bella stagione, con piscine e giochi all’aperto. Ci sono poi le ludoteche, con i loro campus in prossimità di spiagge e zone di verde, ed ancora i grest parrocchiali, il tutto per arrivare incolumi all’eldorado del mese di agosto quando si va, più o meno, tutti in ferie, genitori compresi. E comunque, per chi non potesse (precari, lavoratori a nero e altre classi di professioni) il problema in senso stretto del “a chi lascio mio figlio” si pone per una quindicina di giorni. Nella circostanza che viviamo la vicenda è ben diversa. É probabile che l’Italia che lavora torni a regime entro il 20 maggio e che le scuole riaprano a settembre. La ministra dell’Istruzione Azzolina è stata chiara: “Troppo rischioso aprire adesso. Si rischierebbe di buttare in aria i sacrifici fatti.”

Nel resto d’Europa invece a scuola si ritornerá a breve ed  è di oggi il progetto tedesco di dieci bambini per classe, con uno spazio vitale di circa due metri per ciascun alunno. Ovvio che parlare di distanziamento e di contenimento da attuare con i bimbi piccoli non è facile, però, come assicurano gli esperti, con un po’ di buona volontà ci si può riuscire. In questa pandemia, del resto, anche i bimbi più piccini hanno imparato l’Abc: lavare spesso le manine, evitare di toccarsi occhi, bocca e naso, evitare le effusioni anche in famiglia, adattarsi ai contatti in videochiamata con gli amichetti. Ergo: con dei giusti accorgimenti ce la si potrebbe fare. Però l’Italia è il paese delle classi pollaio, che nella scuola pubblica arrivano alla media di 27 alunni ed in quella privata (nidi e infanzia compresi) superano anche i trenta. Numeri che oggi sembrano assurdi ma che, fino a un paio di mesi fa, erano per tutti, genitori in primis, la norma. Anzi, quante volte un genitore ha pressato perché il proprio bambino fosse inserito nella scuola più blasonata della città “perché tanto, uno in più cosa vuoi che cambi?” Ovvio che vi sono le eccezioni: le regioni di estremo nord, Valle D’Aosta e Alto Adige hanno una densità di frequentanti in classe che si attesta alla media dei quindici alunni, ma sono appunto eccezioni. L’Italia ha un bel lavorare per arrivare a obiettivi simili e prende sempre più piede l’iniziativa di molti dirigenti scolastici che vogliono notificare al Ministro l’impossibilità di riaprire anche a settembre: classi piccole, troppi alunni, luoghi di condivisione (mense, bagni, palestre) che alla luce dei fatti non garantiscono distanziamento, semmai il virus dovesse persistere o tornare in autunno.

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Cosa sta facendo lo Stato? Con il decreto Cura Italia ha previsto un bonus baby sitter di 600 euro, che può arrivare a 1000 per i lavoratori nella sanità e nelle forze dell’ordine ed ancora un congedo parentale, allargato a 15 giorni, per l’emergenza Coronavirus. In entrambi i casi tutte le indicazioni su trovano sui canali telematici dell’Inps. I genitori però seguitano a essere scettici e non vedono risolutivi questi appoggi, poiché limitati in tutte le dimensioni e a fronte di una pandemia che ancora porta acqua al proprio mulino, senza fare prevedere pronostici di contagio zero.

C’è precarietà di progetti e di decisioni tra i genitori italiani. Abbiamo intervistato una professionista ed una mamma, così da calarci in pieno nella dimensione che si vive in questo momento. Si tratta della dottoressa Sabrina Spoto, stimata cardiologa pediatra siciliana, che è dirigente medico all’ospedale Di Cristina di Palermo. La dottoressa Spoto è una moglie e una mamma, la sua Irene ha dieci anni.

I medici siete una categoria a parte, soprattutto in questa emergenza, per voi niente smartworking, ovviamente. Come vi state organizzando?

Le dico solamente che quando mia figlia ha capito che in Italia ci si sarebbe organizzati con il lavoro agile da casa, il primo commento che ha fatto è stato: ‘Tanto mamma lo sappiamo che il tuo lavoro non chiude mai’. Ed effettivamente, come è ovvio, il camice non si posa in armadio e siamo operativi sempre. Anche se, a essere precisi, abbiamo fatto una sorta di telemedicina con i pazienti cronici, che necessitano di essere monitorati e che non potevano e non possono venire in ospedale, perché da quando c’è l’emergenza Covid 19, come è noto, negli ospedali ci si deve recare solo per le urgenze, la maggior parte degli ambulatori sono stati temporaneamente chiusi e anche nei reparti vige la regola di ricoveri urgenti e visite non derogabili. Dal momento che sia io che mio marito lavoriamo in ambito sanitario, io come medico, lui nel settore legale amministrativo, da qualche tempo avevamo deciso di appoggiarci a una baby sitter. Questo però fino a quando non sono arrivate le restrizioni che hanno imposto di vivere solo ed esclusivamente nel proprio nucleo familiare.

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A quel punto cosa è successo?

Si sono concatenati degli eventi. Premesso che noi abbiamo i nonni tutti lontani, quand’anche così non fosse stato, non li avremmo sicuramente fatti venire a Palermo, sempre tenendo presente le regole imposte dal Governo. A pochi giorni dalla pandemia, nell’ospedale in cui lavoro sono capitai una serie di bimbi positivi al Covid. Per precauzione ci siamo sottoposti al tampone e nel frattempo abbiamo iniziato una quarantena nella quarantena.

Ci spieghi meglio

Ho vissuto un isolamento casalingo molto rigido, seppure condividendo lo stesso appartamento con mio marito e mia figlia. Qualche esempio: servizi igienici separati, pasti consumati in momenti differenti, mascherine usate anche in casa e igienizzazione frequente degli ambienti domestici. Per sicurezza mio marito non si è recato a lavoro ed è tuttora a casa, ma dovrebbe rientrare a brevissimo. In questo periodo si è potuto occupare lui della nostra bambina e devo dire che, nelle difficoltà che questa quarantena domestica ha comportato, la presenza del papà è stata salvifica.

Le scuole però riapriranno a settembre, come vi state organizzando?

Confidiamo nuovamente nel servizio di baby sitting, però c’è più di un dubbio. Se mio marito dovesse tornare a lavoro tra pochi giorni, il problema si porrebbe, poiché siamo ancora nella fase 1, quindi non si può far fare avanti e indietro a una baby sitter da casa nostra. Se il tempo per organizzarsi sarà più lungo, torneremo, mi auguro, ad appoggiarci alla nostra persona di fiducia, che è ormai come una di famiglia. La questione è che io sono un medico, il virus è ancora circolante e non si sa cosa potrà accadere. Per cui, mi creda, siamo dentro tantissimi dubbi. Ci sono i congedi straordinari, che comunque hanno una capacità di giorni limitata, visti i tempi di lunga sospensione dalla scuola. Quindi non credo di poterle rispondere con certezza su soluzioni definitive. Ci affidiamo alla buona sorte e siamo certi che, nella nostra medesima condizione, versano migliaia di famiglie in Italia.

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Secondo lei questa emergenza è gestita male?

È insito nel lavoro che faccio una difficoltà di gestione, che va al di là dell’emergenza Covid e che comunque con questa si acuisce. É sicuramente una congiuntura molto complessa: come dicevo, a differenza della vecchia routine, quando si poteva tranquillamente contare su nonni, zii e baby sitter, questa congiuntura impone, ad oggi e non sappiamo ancora per quante settimane, il distanziamento sociale e il contenimento del nucleo familiare. C’è molta nebulosa circa la gestione dei bimbi e l’augurio è che, come stanno facendo altri paesi europei, si possa fare chiarezza e venire incontro ai nostri piccini, che, non dimentichiamolo, soffrono più di noi questo stato di cose.

La sua Irene come vive questo momento?

Irene è sempre stata una bimba molto matura e finora non ha dato segni di cedimento. Pensi che avevamo programmato la sua prima comunione per giugno, ovviamente salterá tutto e quando glielo abbiamo comunicato, lei ha risposto: “Ne ero certa, per ora dobbiamo solo pensare a uscire fuori dalla pandemia” ed è stata lei a rincuorare noi genitori. Ovvio che le manca la routine, nei giorni scorsi mi ha candidamente chiesto se poteva venire a fare la spesa, ma poi ha capito che non era possibile.

Da medico, pensa che ne usciremo a breve?

Facendo ciascuno la nostra parte, stringendo i denti e rimanendo a casa, evitando escamotage per aggregarsi, in queste settimane che ci separano dal 4 maggio, credo che si potranno ottenere dei traguardi. Ci vuole la collaborazione di tutti. É dura, ma si può e si deve.

Grazie dottoressa e ad maiora!

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