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I Jalisse: negli anni lontani dal successo abbiamo avuto due figlie e vissuto di musica, ora torniamo a sognare in grande

Il duo, diventato celebre per la vittoria sanremese con Fiumi di parole, si racconta ad A tutta Mamma, tra progetti e grandi sogni

Intervistiamo i Jalisse all’indomani di un loro viaggio in Olanda. A Vlieland, precisamente. “Una piccola isola sopra Amsterdam”, ci spiega Alessandra, la voce del duo.  Lì hanno girato il video del loro ultimo singolo, Ora, lanciato, manco a dirlo, a Ora o mai più, il fortunato programma condotto da Amadeus, dove i Jalisse si sono piazzati secondi, dietro Lisa. In Olanda il duo si è anche esibito, con un tripudio di pubblico, in uno spettacolo revival dedicato all’Eurovision  Song contest. Gli impegni per ora si susseguono. È un buon momento per i Jalisse.

Una seconda chance per un duo talentuoso, che nel 1997 vinse Sanremo d’emblèe, fuori dai pronostici e da qualsiasi aspettativa. Quella Fiumi di parole si incoronò canzone regina della kermesse musicale per antonomasia. Un successo, che fu come il sole in faccia per il duo “dagli occhi chiari”. Un refrain orecchiabile, di quelli che ti restano incollati addosso anche quando sono passati più di vent’anni da quella prima volta in cui l’hai ascoltato.

Poi l’uscita dalle grandi scene. Perché nel mondo dello spettacolo, della musica, dell’arte più in generale, si sa, non vi sono regole. Il successo non ammette contratti. Oggi sei in sulla cima e domani, incolpevolmente, puoi ritrovarti a valle.

I Jalisse, al secolo Alessandra Drusian, veneta di Oderzo, dalle parti di Treviso e Fabio Ricci, romano de Roma, si conoscono negli anni ’90. Lei è notata da Baudo, che, colpito da una timbrica vocale importante e versatile, che dal pop devia verso timbri classici, la vuole per Gran Premio (trasmesso da Rai 1, trampolino di lancio, tra gli altri di Vallesi e dei Tazenda), un antesignano degli odierni talent. Fabio è musicista ed ha fondato un duo, i Vox Populi. Negli ambienti musicali romani l’incontro, lo sbocciare dell’amore (tenuto debitamente segreto per un bel pezzo) che va di pari passo con la liaison artistica.

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Alessandra, come nasce il nome Jalisse?

“Ricorderai la serie americana i Robinson. Ci ispirammo a un personaggio secondario. Si chiamava Jalissa. Vedendo una puntata, dissi a Fabio: ho trovato il nome per nostra figlia, qualora un giorno ne avessimo una. Lui mi rispose: hai trovato il nome del nostro duo. Tolta la a, la sostituimmo con la e, da li nacque il nostro nome artistico”.

La figlia poi l’avete avuta realmente. Non una ma due.

“Siamo genitori felici di Angelica, la nostra primogenita, che sta facendo un’avvincente esperienza di studio all’estero e di Aurora, la piccola di casa. Sono la bionda e la bruna. Sono la nostra ragione di vita”.

Alessandra drusian Che mamma è?

“Sono una mamma severa, dando onore alle mie origini venete. In contraltare c’è Fabio, romano, quindi decisamente più compagnone. Siamo due genitori presenti, ma rispettosi dei sogni e delle esigenze delle nostre figlie. Le ho allattate entrambe e le portavo con me in giro per l’Italia e anche all’estero, durante le tournè. Quando erano più grandicelle abbiamo potuto contare sul sostegno di mia madre”.

Nonostante l’improvvisa uscita dalle grandi scene italiane, dopo il successo di Fiumi di parole, voi non avete mai smesso di fare il vostro mestiere.

Ti va di parlarci di quel periodo?

La vittoria fu inaspettata e quasi non ce la perdonarono. La stampa non fu clemente. Venne fuori la vicenda, del tutto infondata, del plagio di un brano dei Roxette. Si parlava di noi non certo per elogiarci. Eppure parteciopammo all’Eurovision Song contest piazzandoci quarti e lanciando un ponte musicale con l’estero, di fatto mai interrotto. La nostra Fiumi di parole la ricordano tutti. È un brano che, a distanza di vent’anni, ritorna su più versanti. Abbiamo perfino fatto un cameo, interpretando noi stessi, in un fortunato film di Fausto Brizzi, Femmine contro maschi.

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È stata dura perdere di vista il grande successo?

Non ci siamo mai depressi o persi d’animo. La nostra forza era ed è la nostra famiglia e l’amore per la musica. Abbiamo continuato a vivere di musica, creando un’etichetta indipendente, facendo tournè all’estero, dall’Olanda fino al Sud America e poi tanti bellissimi progetti con i giovanissimi. Certo, quella monumentale approvazione del post vittoria sanremese ci è mancata, ma non ci siamo arresi.

Come è arrivata la notizia della possibile partecipazione a Ora o mai più?

Tramite il nostro management abbiamo ricevuto la proposta, l’abbiamo vagliata ed abbiamo accettato la sfida. Abbiamo fatto bene perché è stata un’esperienza avvincente, con un partner/coach, Michele Zarrillo che è un grande professionista. Con lui sul palco abbiamo fatto delle vere e proprie jam sessione ed abbiamo vinto, con emozione, una delle puntate. Si è creato un bel clima ed abbiamo avuto di nuovo la possibilità di vivere il pathos della competizione sana.

Progetti?

Promuovere il nostro singolo Ora, pensare a un lavoro più ampio e organizzare i concerti estivi, a partire dalla serata del 13 prossimo nell’isola di Salina, dove saremo ospiti del Mare Festival. Ci sono molti progetti in cantiere e ne siamo entusiasti. Crediamo in questa seconda possibilità con l’ottimismo di sempre. La partecipazione al programma di Amadeus ci ha sicuramente caricati e spronati a fare sempre meglio.

Tornare a Sanremo?

Perché no. Se il signor Baglioni ci chiama, noi ci saremo. Del resto ci proviamo da 21 anni a tornare (sorride).

Ve lo auguriamo.

Grazie Alessandra e ad maiora!

 

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