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I curiosi sono i più intelligenti e tu che curioso sei?

La curiosità è una risorsa e secondo uno studio ne esistono di quattro tipi

La curiosità: questa conosciuta. Sebbene spesso sia concepita con accezione negativa, è in realtà un elemento molto complesso, se non fondamentale per la nostra crescita di individui e animali sociali. Quando siamo bambini, traduciamo il nostro essere curiosi con una valanga di domande: “Cos’è quello? Perché? Dove va? Come si fa? Posso provare?”

Accompagnandole attivamente a missioni speciali “alla ricerca o alla scoperta di” che gradualmente, col passare degli anni, sembrano lasciare il posto al nostro status quo di adulti. I più piccoli seguono la scia dell’incanto e dello stupore senza che macchinosi preconcetti filtrino il loro mondo individuale e il loro modo di vedere le cose. Sembrano non avere l’ansia dell’ignoto. Ma l’essere curiosi può motivare anche le persone adulte ad esplorare il mondo e avere una vita più piena – o che tenta almeno di esserlo.

Curiosità come conoscenza

La curiosità ci consente ancora, a tutte le età, di accrescere la nostra conoscenza non soltanto nei confronti del mondo o nel rapporto con gli altri, ma anche di sé, dandoci modo di provare nuove sensazioni che poi ci orientano nella ricerca di ciò che vogliamo, più o meno consapevolmente. Le sensazioni e le esperienze che immagazziniamo – spiega lo psicoterapeuta Luca Calzolari – fungono da bussola personale per comprendere come comportarci in futuro e quali scopi perseguire.

Abbandoniamo la nostra comfort zone

La curiosità ci richiede di abbandonare la nostra comfort zone, lasciando ciò che conosciamo e ci rassicura per concederci all’esplorazione dell’ignoto. Esistono però gli scettici: c’è chi si trattiene dal mostrare curiosità sociale, ovvero interesse nei confronti dell’altro, per timore di apparire invadente o essere definito pettegolo C’è anche chi crede che la curiosità appartenga alle persone immature. Eppure la curiosità – quella giusta – porta in dote nelle nostre vite molteplici benefici.

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Curiosità fa rima con felicità?

Incrementa il nostro benessere: secondo studi recenti, la curiosità incentiverebbe la produzione di dopamina e altre sostanze benefiche che verrebbero prodotte anche quando ci imbattiamo in qualcosa di nuovo: pensiamo al piacere che proviamo quando, ad esempio, visitiamo una mostra, ci appassioniamo dietro alle pagine di un romanzo o davanti a un meraviglioso film.
Ci porta a vedere, capire e assimilare i cambiamenti del mondo, che sono incessanti, privi del senso di attesa, piacevoli e spaventosi.
Ci spinge a dare il massimo nello studio o nel lavoro, perché, quando qualcosa ci incuriosisce, la affrontiamo con maggiore passione, impegno e determinazione. Con risultati soggettivamente variabili.
Aumenta la creatività e la capacità di risolvere i problemi: ci consente di andare oltre le idee, le informazioni e le soluzioni trovate per prime, portandoci a riflettere in modo più approfondito ed efficace.
Ci rende più aperti verso le cose e le persone (nuove): agevolando l’apertura mentale, ci protegge in qualche modo dal muro del pregiudizio, facendo sì che anche le cose o le persone che apparentemente non sono in sintonia con la nostra persona – e che in altro modo escluderemmo a priori – ci appaiano meno spaventose, meno distanti, meno…diverse.
Aumenta la nostra tolleranza allo stress grazie all’auto-consapevolezza che risulta dal provare cose nuove – che non si tingono più di un colore (o)scuro – per comportarsi in maniera spontanea con modalità che sono al di fuori della propria zona di comfort.

Sapevate che esistono 4 tipi di curiosi?

La curiosità non ha un solo volto. Presenta connotati e intensità diverse, rendendosi talvolta quasi irriconoscibile. Lo psicologo americano Todd B. Kashdan, docente e ricercatore presso la George Mason University, ha individuato 4 profili di curiosi, grazie all’analisi di un campione di 3000 persone. Eccoli tutti:
1- Gli appassionati. Sono coloro i quali considerano la vita come un’avventura, senza temere l’imprevedibilità. Tra loro ci sono molti leader e le loro variegate passioni si traducono in competenze ad ampio raggio. Amano interrogarsi, indagare, essere aggiornati. Sono socievoli, assertivi e proattivi e si preoccupano degli altri e dell’ambiente, ma non disdegnano il proprio piacere.

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2- I risolutori di problemi – chi non vorrebbe esserlo o averne uno al proprio fianco? – . Sono gran lavoratori e puntano tutto…sull’indipendenza! Amano apprendere cose nuove mentre – pur non avendo il dono dell’ubiquità – continuano ad occuparsi senza sosta delle questioni che si sentono chiamati a risolvere nella loro piccola grane missione quotidiana. Tendono a non porre troppe domande e possono, da un punto di vista esterno, essere definiti “spartani” perché rimangono indifferenti agli argomenti frivoli.

3- Gli empatici. Sono coloro che, a dispetto dell’appellativo assegnatogli, vogliono capire se stessi. Nonostante siano naturalmente dotati di intuizione e comprensione nei confronti delle altre persone, preferiscono in realtà rimanere un po’ lontani, nella postazione degli osservatori, per scrutare gli avvenimenti e le dinamiche relazionali anziché prendervi parte. Dicono di essere ansiosi, pianificatori e introversi.

4- Gli evitanti. Sono i meno curiosi e sono coloro che fanno un passo indietro di fronte a ciò che non conoscono o non comprendono – senza escludere dal cerchio la propria vita emotiva -. Si astengono dal confronto – forse ne hanno timore? – e sono incapaci di gestire le situazioni difficili. Forse siamo tutti parzialmente evitanti in certi tratti delle nostre vite.

Fonte: starbene magazine
Stateofmind.it

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