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Genitori con il terrore della guerra, come gestire il termometro della paura

Il parere della psicologa Daria Pandolfo, esperta in relazioni familiari

Questa guerra fa più paura delle altre. Perché si combatte a “pochi passi” dalle nostre certezze. Dalle tante tranquillità che sovente diamo per scontate. Perché rende claudicante la nostra idea di futuro e si somma a quel dramma, che pare senza fine, della pandemia.

É troppo tempo che la nostra normalità è stata rimaneggiata ed aggiungere terrore destabilizza un equilibrio emotivo, già messo a dura prova.

Se nei giorni scorsi abbiamo parlato di come spiegare la guerra ai nostri bambini, oggi ci rivolgiamo ai genitori. Sono tanti quelli confusi, spaesati, perfino terrorizzati dalle notizie di guerra. Serpeggia angoscia, ansia per il futuro, stanchezza per un periodo difficile, che dura da troppo. Come ripredersi? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Daria Pandolfo, psicologa palermitana ed esperta in relazioni familiari.

Dottoressa Pandolfo,  il terrore di una catastrofe collettiva che male può fare alla mente?

Veniamo da due anni di inferno, che si riassumono in poche parole: siamo stati privati della nostra libertà. Non solo di quella di aggregazione e spostamento, ma anche della libertà di non temere di ammalarsi  per azioni comuni: un giro in macchina con un’amica, il prendere parte a un pranzo di famiglia, andare a un concerto o fare un viaggio. In due anni ci siamo abituati a fare cose che neppure potevamo immaginare. Ci siamo allontanati dagli altri e dalle nostre belle abitudini. Tutto ciò ha avuto un prezzo alto per la nostra psiche, tale che è e sarà difficile tornare a fare la vita di un tempo. Ovviamente aggiungere a tutto ciò il terrore di un conflitto mondiale non fa bene, tutt’altro. L’organismo che sta perennemente in allerta rischia di esplodere e noi dobbiamo fare in modo che questo non succeda. Il primo passo è quello di non abituarci al terrore. La pandemia ci ha insegnato che se io devo usare sempre la mascherina, dopo qualche tentativo andato male, pian piano mi abituerò. Se devo limitare la mia socialità, finirò per amare la solitudine. Dobbiamo, anche con la minaccia della guerra, fare in modo che questa non diventi un’abitudine, che non abbia il sopravvento e non si impossessi dei nostri pensieri e di conseguenza delle nostre vite.

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Come possiamo superare questo terrore, che per molti ha già avuto conseguenze emotive gravi?

Negli ultimi due anni, ci siamo disabituati a pensare al futuro. Un esempio semplice: non programmiamo le vacanze, perché il timore di incrementi pandemici e di restrizioni, fa sì che si viaggi a vista. La guerra in Ucraina acuisce questo senso di resa e di poca prospettiva. In questi giorni in molti fanno scorte di cibo e altri generi di prima necessità, per il timore di restare senza. In pochissimi però pensano a cose belle da fare il mese prossimo o ancora in estate. Ecco, si deve iniziare a superare il terrore progettando a medio e lungo termine: un viaggio, un hobby, una nuova attività. Non è facile ma è necessario. Si deve anche evitare il bombardamento di notizie, sia in tv che sui devices di uso comune. É bene sapere, tenersi informati, connettersi con il dolore altrui e fare anche del bene, ma non possiamo vivere solo di notizie di guerra, così come è successo con la pandemia. Si deve staccare la spina necessariamente, soprattutto la sera prima di andare a dormire. Del resto stare tutto il giorno attaccati alle immagini dolorose del fronte, non servirà a cambiare le cose.

Come possiamo mantenere il controllo della situazione di fronte ai nostri bimbi?

Con i bambini dobbiamo essere sinceri sempre. I piccoli non hanno paura delle nostre paure, ma dei nostri silenzi, delle nostre bugie. Loro comprendono molto più di quanto possiamo immaginare. Ricordiamoci inoltre che i bimbi hanno un’intelligenza emotiva spiccatissima, che non dobbiamo mai sottovalutare. Percepiscono molto prima degli adulti: l’angoscia, il dubbio, lo smarrimento.

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A loro possiamo spiegare tutto, anche le verità più dolorose, perché non hanno preconcetti. Occorre ovviamente trovare le parole giuste. Se ci vedono scoraggiati o terrorizzati, non possiamo liquidare la cosa senza spiegarla. Il nostro silenzio li terrorizzerebbe, poiché li lascerebbe nel dubbio: cosa mi aspetta? Cosa potrà accadere? Ricordiamoci che i bambini vedono nel genitore la sicurezza, il porto. Loro sono convinti che mamma e papà abbiano le risposte a tutti i perché, che sappiano tutto e che tutto possono fare. Osservano il comportamento di mamma e papà e se rimaniamo in silenzio, li spaventiamo molto di più.

Connettiamoci con il pensiero lineare del nostro bambino

Proviamo a metterci nei loro panni. Sintonizziamoci con il loro mondo di favole, magie, fate e mostri e a partire da quelli usiamo le parole giuste per raccontare loro questo difficile momento, non dimenticando mai di mostrare loro un orizzonte positivo. Mi viene sempre in mente il film “La vita è bella”, che potrebbe essere un esempio di partenza. La sincerità di mamma e papà sarà già un input per non temere una verità difficile. Ricordiamoci che se i genitori daranno coraggio, anche nella tempesta, il bambino vincerà le sue paure.

Affrontiamo il ciclo del dolore e della paura

Perché fanno parte della vita e, volenti e nolenti, nessuno ne è esente. Rispondiamo ai perché con serenità, cercando di essere realmente sereni. E se non lo siamo meglio non bluffare. Se non siamo in grado di esprimerci a parole, facciamolo con il contatto di pelle, con la musica, con il gioco, con un abbraccio in silenzio. Ricordiamoci sempre di trattare i nostri bimbi con onestà. Prenderli in giro, anche a fin di bene, non serve. Una brutta verità, detta bene, sarà molto più apprezzata di una “buona” bugia.

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Vinciamo la paura insieme ai nostri figli

I nostri figli sono già l’input per vincere la paura. Un figlio non ci consente la stasi paralizzante del terrore. Giochiamo con loro, disegniamo, costruiamo e nel gioco anche loro butteranno via i loro timori. Stiamo all’aria aperta, facciamo una piccola gita o una passeggiata al parco o al mare. Sono piccole cose, che diventano preziose per uscire fuori dal tunnel della fobia, del panico e per creare un clima sereno. A volte basta un piccolo gesto, prendere una boccata d’aria fresca, per disinnescare il terrore. Il sorriso dei nostri bimbi farà il resto. Loro hanno un potenziale umano ed emotivo difficile anche solo da immaginare. Meritano sicurezza e sincerità e dobbiamo fare di tutto per garantirgliela.

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