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Dalla Sicilia a Torino senza un solo controllo

Una donna palermitana racconta la sua esperienza, in viaggio per sottoporsi a un intervento chirurgico oncologico

La storia che ci racconta Emilia ( un nome di fantasia) fotografa un particolare importante dell’emergenza Coronavirus in Italia, quello dei controlli su e giù per l’Italia. Perché se i decreti governativi impongono di limitare all’osso gli spostamenti lungo la penisola e quello urgente, firmato dal governatore Musumeci, dichiara, di fatto, un sostanziale isolamento della regione, resta da chiarire il nodo dei controlli. Si accerta di fatto che non si circoli indistintamente su e giù per lo stivale e che non si passi lo Stretto, se non per effettiva necessità.

Emilia deve subire un intervento oncologico urgente. Ha un carcinoma duttale al seno, diagnosticato poco più di due mesi fa a Palermo. Sceglie di operarsi in Piemonte, dove vive un pezzo importante della sua famiglia. Fa un primo viaggio a Torino a inizio febbraio, in ospedale le viene confermata la diagnosi e da lì parte l’iter per il ricovero e quindi l’intervento. La chiamata arriva in piena emergenza pandemia. Emilia è scettica: sarà il caso di andare al nord, in una regione peraltro molto colpita dal Covid-19? Si consulta con il suo medico di famiglia e insieme decidono che sia il caso di fare questo viaggio. L’intervento non va postergato e scegliere di farlo a Palermo, in un momento difficile per tutti i nosocomi della città (reparti rimaneggiati, attivazione di centri ospedalieri esclusivi per Covid-19) potrebbe rappresentare un grave rallentamento.

La partenza  verso il nord in piena pandemia

Emilia due giorni fa parte, l’intervento è fissato per venerdì. Le è già stato comunicato che non dovrà ricoverarsi nell’ospedale dove è stata visitata a febbraio, ma che l’intervento, per via della riorganizzazione di reparti e ospedali, dovrà farlo in una clinica. A operarla però sarà lo stesso oncologo a cui lei ha affidato le sue speranze.

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Emilia decide di partire in automobile insieme al marito. Sarà un viaggio lungo, ma lei teme per il contagio aerei, pullman e treni. É una paziente a rischio e a ogni modo ammalarsi di Covid-19 oggi per le significherebbe non potersi operare.

Munita di autocertificazione parte da Palermo alle prime luci dell’alba di lunedì.

“Esco dalla città e nessuno ci controlla. Era mattina presto, non ancora le sei, in giro non c’era anima viva. Penso che ci possa stare un allentamento dei controlli. Una volta arrivati a Messina, metto in bella vista la mia autocertificazione. Sono certa che, prima di imbarcarci, ci sarà chiesto conto e ragione dello spostamento. Ci sono dei mezzi militari, non capisco bene se dell’esercito. Fanno dei controlli random. Ma sono pochi uomini. Il flusso non è tanto, ma noi passiamo lisci. Nessuno ci ferma. Nessuno ci chiede come e perché, in questo stato di allerta, abbiamo deciso di uscire dall’isola, direzione chissà dove, perché appunto nessuno ci chiede nulla.

Sbarchiamo dentro lo stivale. Riprendiamo la nostra marcia estenuante. Abbiamo paura a fermarci negli hotel. Ogni incontro di troppo potrebbe essere rischioso. Ci concediamo qualche ora di sosta nelle aree apposite. Gli Autogrill sono aperti e funzionano. Dopo circa sedici ore di viaggio arriviamo a destinazione. Per precauzione ci rechiamo sì dai nostri familiari, che hanno predisposto per noi, avendone la possibilità, una dependance. Ci siamo visti e salutati da lontano. Non è il caso di incontrarci. Potremmo noi portare il virus a loro o da loro riceverlo. In condizioni così incerte e con una pandemia in atto, come facciamo a essere sicuri di non essere dei positivi asintomatici?

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É la domanda che mi accompagna da quando è scoppiato l’allarme Coronavirus.

Ora aspetto di essere operata e spero di poter chiudere questo capitolo. Starò qua almeno un mese, forse più. Mi auguro che al ritorno l’allarme sia passato. Non smetterò mai di chiedermi perché, malgrado la stretta, i decreti, gli inviti, si possa ancora girare per lo stivale senza che nessuno controlli? Perchè? Noi facevamo una rotta al contrario, diretti fuori dalla Sicilia, ma in un momento così delicato come si può escludere che chiunque possa essere un vettore di contagio?”

L’appello di Musumeci per aumentare i controlli

Proprio ieri il presidente Nello Musumeci invocava maggiori controlli. “Nell’area dello Stretto non sono abbastanza” diceva il Governatore, che segnalava come al porto di Villa San Giovanni ci fosse una sola pattuglia di Polizia per le verifiche sui pullman e le auto in attesa di imbarcarsi. Nonostante le forti restrizioni ai movimenti sullo Stretto, l’affluenza risulta essere ancora elevata. Musumeci ha chiesto al ministro degli Interni Luciana Lamorgese di disporre più agenti in divisa.

Intanto sul web impazzano gli appelli di gente comune e sindaci:”Rimanete a casa.”

Dopo un’iniziale ritirata in massa, la gente pare aver allentato i freni. Lo denuncia il sindaco di Delia, in un video che è diventato virale. Anche nei profili facebook della gente comune partono gli inviti alla cautela: “La gente a Cinisi continua a fregarsene e gira per il paese in tutta tranquillità. Alla strafottenza e ignoranza della gente si unisce la totale mancanza delle isituzioni. Per strada nessun controllo, nessuna presenza delle istituzioni.” Scrive Franco Cascio sul suo profilo Fb.

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Sempre fa Fb, Azzurra Capodici, dall’Alto Adige, ammonisce: “Ma porca miseria, muoiono centinaia di persone al giorno e voi non potete sospendere una corsetta? Ho un marito che rischia per mestiere tutti i giorni, ho un padre che necessita di cure mediche in ospedale. Ma dico stiamo parlando? Buon senso, abbiate buon senso.”

Intanto è in corso un vertice d’urgenza a Palazzo Chigi, che potrebbe prevedere nuovi provvedimenti, addirittura il divieto per le attività all’aperto, fatta eccezione per quelle indispensabili per la sussistenza. In  Italia è di 31.000 il totale delle persone contagiate, 2503 i deceduti, 2941 i guariti. Dei positivi oltre 2500 sono sanitari. Oggi, in un volo militare, è deceduto un malato, durante il trasporto dalla Lombardia verso Bari, dove avrebbe dovuto ricevere le cure in reparto di rianimazione.

 

 

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