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Covid Sicilia, contagi stabili, al Policlinico parte la sperimentazione Reithera

Settecento nuovi positivi, allo start i test con il siero italiano e al Policlinico si tenta la terapia con plasma iper immune

I contagi in Sicilia restano stabili da diversi giorni, ma non scendono sotto i 700 nuovi positivi. Aumenta il timore delle varianti, compresa quella africana, verificata anche nell’agrigentino in un centro di accoglienza per migranti. La pressione ospedaliera aumenta soprattutto nei centri dedicati alla lotta al Covid. All’ospedale Cervello, che è da mesi centro Sars Cov. 2 dedicato, gli accessi in Pronto Soccorso sono raddoppiati nel giro delle ultime due settimane, con una media di trenta persone al giorno. Una situazione ancora non critica come quella delle settimane post festività natalizie, quando la Sicilia entrò bruscamente in zona rossa, ma da tenere sotto controllo, soprattutto in vista delle prossime ricorrenze pasquali. Così raccomandano in maniera unanime i sanitari.
Intanto al Policlinico di Palermo, al Reparto di Malattie Infettive, diretto dal professore Antonio Cascio, è ufficialmente partita la sperimentazione del vaccino Reithera, siero a vettore virale. Sono iniziate le inoculazioni e come conferma il professore Cascio, che dirige il team di sperimentazione: “Finora è andato tutto bene. Continueremo nei prossimi giorni con i test. In questa fase i volontari riceveranno una dose di vaccino al tempo zero e l’altra dopo 21 giorni, come se fosse il vaccino Pfizer – spiega il professore  Cascio. Poi ci sarà chi farà una dose di vaccino e una di fisiologica e poi il terzo gruppo riceverà due dosi di soluzione fisiologica, perché è anche importante vedere in questo studio se una singola dose, come sembra, possa funzionare.”

Saranno in tutto trecento i volontari siciliani, che si sottoporranno alla sperimentazione del vaccino Reithera che, secondo le previsioni, non dovrebbe necessitare della cosiddetta dose di richiamo.

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Professore, quali le caratteristiche del siero Reithera?

“Il vaccino (nome ufficiale GRAd-COV2) è costituito dal vettore virale, un Adenovirus derivato dal gorilla (GRAd32), modificato geneticamente perché sia incapace di replicarsi nell’uomo ed in grado trasferire il materiale genetico all’interno della cellula umana, inducendo la produzione della proteina Spike di SARS-COV-2, di attivare quindi il sistema immunitario, secondo un meccanismo d’azione già ampiamente sperimentato per vaccini contro i virus Ebola, Zika, HCV, HIV e RSV o contro la malaria, e in grado pertanto di stimolare una risposta anticorpale e cellulo-mediata CD4/CD8.”

Sul frOnte terapeutico, al Policlinico in questi giorni avete anche eseguito una terapia con plasma iper-immune?

Sí, a un paziente sessantenne, con concomitante patologia oncologica, che era ed é ricoverato in terapia intensiva per Covid. Il suo quadro si presentava molto grave, con una polmonite molto severa. Poiché il paziente non rispondeva alle terapie tradizionali, abbiamo tentato quella con plasma iper -immune poiché non ha controindicazioni e abbiamo voluto provare tutte le strade. Il paziente sta meglio. Le condizioni sono ancora serie, ma il miglioramento c’è. La cosa ci fa ben sperare, ma ci vuole cautela. Molti studi riferiscono che la cura al plasma non sia efficace. Noi abbiamo voluto tentarla ed é verosimile che la ritenteremo anche nei prossimi giorni con un altro paziente. Andiamo con i piedi di piombo e non tiriamo conclusioni affrettate o sensazionalistiche. Abbiamo buone scorte di plasma iper-immune, grazie alle donazioni dei volontari, guariti dal Covid, quindi tentiamo questa strada terapeutica che, ripeto, non ha controindicazioni, poiché il materiale trasfusionale è sottoposto a controlli rigidissimi.

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Come funziona questo tipo di terapia?

Si é prelevato dai pazienti guariti del plasma iperimmune, ricco cioè di anticorpi. Grazie a un apparecchio, che consente la cosiddetta plasmaferesi, viene suddiviso il plasma dal resto del sangue, che dopo il prelievo verrà reimmesso nel circolo del donatore. Quindi il plasma verrà iniettato nel paziente ammalato e gli anticorpi diventeranno l’elemento fondamentale della terapia. Ogni donatore riesce a donare plasma per due ammalati e lo stesso plasma non deve essere necessariamente usato nell’immediato, ma può essere conservato fino a due anni.

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