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Cos’è l’homeschooling, ossia la scuola da casa? Ve lo spieghiamo passo passo

La legge italiana regolamenta la cosiddetta istruzione parentale. Ecco di cosa si tratta, le normative e le modalità per attuarla

Fare scuola da casa. Un’occorrenza poco usuale in Italia, che in tempo di pandemia è diventata necessaria, tradotta nelle modalità della Didattica a distanza. Eppure la legge italiana sancisce che si possa fare scuola anche tra le mura domestica. Si chiama istruzione parentale, meglio conosciuta come homeschooling e regolamenta la possibilità delle famiglie di provvedere da sole all’istruzione dei propri figli.

Cosa dice la legge italiana

Si legge sul sito del Ministero dell’Istruzione che:

La scuola è aperta a tutti: lo dice espressamente l’articolo 34 della Costituzione.
Un’alternativa alla frequenza delle aule scolastiche è rappresentata infatti dall’istruzione parentale conosciuta anche come scuola familiare, paterna o indicata con i termini anglosassoni quali: homeschooling o home education. Tutte queste espressioni indicano la scelta della famiglia di provvedere direttamente all’educazione dei figli. I genitori qualora decidano di avvalersi dell’istruzione parentale devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola più vicina un’apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della capacità tecnica o economica per provvedere all’insegnamento parentale. Il dirigente scolastico ha il dovere di accertarne la fondatezza. A garanzia dell’assolvimento del dovere all’istruzione, il minore è tenuto a sostenere un esame di idoneità all’anno scolastico successivo. Più recentemente è stato stabilito che in caso di istruzione parentale, i genitori dello studente, ovvero coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Questi studenti sostengono annualmente l’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva in qualità di candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione. La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco.

Riferimenti normativi:

  • Costituzione, art.30 “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire, educare i figli. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti “.
  • Costituzione, art. 34 “l’istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita”.
  • Legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 12 comma 9 Ai minori handicappati soggetti all’obbligo scolastico, temporaneamente impediti per motivi di salute a frequentare la scuola, sono comunque garantite l’educazione e l’istruzione scolastica.
  • Decreto legislativo 16 aprile 1994, n.297, art 111 comma 2: I genitori dell’obbligato o chi ne fa le veci che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dell’obbligato devono dimostrare di averne la capacità tecnica od economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità.”
  • Decreto Ministeriale 13 dicembre 2001, n.489, art. 2 comma 1 Alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione provvedono secondo quanto previsto dal presente regolamento:
    a) il sindaco, o un suo delegato, del comune ove hanno la residenza i giovani soggetti al predetto obbligo di istruzione;
    b) i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado statali, paritarie presso le quali sono iscritti, o hanno fatto richiesta di iscrizione, gli studenti cui e’ rivolto l’obbligo di istruzione”.
  • Decreto legislativo 25 aprile 2005, n. 76, art 1, comma 4: Le famiglie che – al fine di garantire l’assolvimento dell’obbligo di istruzione – intendano provvedere in proprio alla istruzione dei minori soggetti all’obbligo, devono, mostrare di averne la capacità tecnica o economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità, che provvede agli opportuni controlli”. Pertanto, la scuola non esercita un potere di autorizzazione in senso stretto, ma un semplice accertamento della sussistenza dei requisiti tecnici ed economici.
  • Legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 622: “L’istruzione impartita per almeno dieci anni è obbligatoria ed è finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno d’età “.
  • Decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 62 art.23 ” In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente, ovvero coloro che esercitano la responsabilita’ genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente  scolastico  del territorio di residenza. Tali  alunni o studenti sostengono annualmente l’esame di idoneita’ per il passaggio alla classe successiva in qualita’ di candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione.
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Cosa fare a livello burocratico

Dal punto di vista burocratico iniziare a fare istruzione parentale è molto semplice, è sufficiente comunicare all’autorità competente che adempirete all’obbligo di istruzione attraverso il ricorso all’istruzione parentale. La comunicazione è una semplice lettera in cui dichiarate la vostra scelta.

La lettera va mandata al Sindaco che è l’autorità competente sul territorio ma io consiglio sempre di mandarla anche al Dirigente scolastico della scuola di territorio che, di fatto, è colui che si occupa di tutte le questioni scolastiche.
Potete inviarla tramite raccomandata A/R oppure potete recarvi direttamente in Comune e in segreteria per farvela protocollare oppure ancora potete utilizzare una mail PEC.  Qualunque modalità scegliate, la cosa importante è che conserviate la ricevuta in modo da poter dimostrare eventualmente di essere in regola.

Se vostro figlio è già iscritto a scuola, oltre alla comunicazione di inizio della scuola famigliare dovete anche comunicare alla scuola il ritiro. Guardate negli esempi che vi riporto qui in basso per sapere cosa scrivere sulle varie comunicazioni.

La certificazione delle capacità tecniche ed economiche

Al ricevimento della comunicazione potrebbe esservi richiesta una “certificazione delle capacità tecniche ed economiche” poiché la normativa lo prevede, in questo caso potete integrare la comunicazione di istruzione parentale con un’autocertificazione in cui indicate i titoli di studio dei genitori e di chi vi aiuterà  (per es nonni, amici di famiglia ma anche eventuali insegnanti privati di strumento, i capi scout, gli istruttori sportivi, ecc.). Sulla certificazione è bene inserire anche le competenze che possedete, gli interessi e le risorse a cui potete accedere. Negli esempi qui sotto trovate anche dei link di riferimento per comprendere bene come scrivere l’autocertificazione delle competenze.

Quando si può iniziare e fino a quando si può continuare

Si può iniziare l’homeschooling in qualsiasi momento e qualsiasi età abbia il bambino, di solito si parla di vera e propria istruzione parentale nella fascia di età 6-16 anni, cioè quando è in vigore l’obbligo di istruzione.
Prima dei 6 anni non esiste un obbligo di istruzione, in questo caso se non volete iscrivere vostro figlio alla scuola materna non dovete comunicare nulla a nessuno a meno che non abbiate già fatto l’iscrizione, in quel caso ritirate il bambino con una semplice comunicazione.

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Potete iniziare a fare homeschooling in qualsiasi giorno dell’anno ma tenete conto che se il bambino sta frequentando la scuola ed effettuate il ritiro dopo la fine di marzo il bambino verrà comunque scrutinato a fine anno poiché ha frequentato la scuola per la maggior parte dell’anno scolastico cioè verrà valutato in base a quello che ha fatto. Se ricevesse una valutazione negativa non vi preoccupate perché potrete comunque iniziare homeschooling, recuperare eventualmente le carenze, andare avanti con il programma della classe successiva e presentarvi all’esame per avere l’idoneità (un po’ come se facesse due anni in uno per capirci).

Se fate la comunicazione prima dell’inizio della scuola primaria non siete obbligati a iscrivere vostro figlio in una scuola, anche se alcuni homeschooler, soprattutto nei piccoli centri, lo fanno per aiutare la scuola ad avere il numero minimo di iscritti (sì lo so, suona un po’ paradossale ma è così, molte famiglie homeschooler ci tengono che le scuole pubbliche rimangano comunque aperte)

Oltre i 16 anni si può continuare a fare homeschooling ma non è più necessario fare ogni anno la comunicazione poiché a questa età decade l’obbligo di istruzione (anche se da qualche anno di parla di alzare l’obbligo a 18 anni). Il ragazzo a quel punto potrà decidere se e quando sostenere l’esame di maturità come privatista.  Più avanti nella guida mi occuperò anche della formalizzazione del percorso di istruzione e degli esami di idoneità e statali.

Come si fa Homeschooling nella pratica?

Esistono diversi modi per fare homeschooling.

Seguire alla lettera i programmi ministeriale è il sentiero più tracciato. Vi sono altre modalità  invece che tengono a mente gli obiettivi principali ma preferiscono costruire un percorso molto personalizzato.

Se siete all’inizio probabilmente avete bisogno comunque di farvi un’idea più precisa del programma quindi scaricate dal sito della scuola (o fatevi dare direttamente) i programmi delle varie materie della classe che dovrebbe frequentare vostro figlio e stilate un programma di massima suddiviso per i mesi in cui intendete “fare scuola”.

Spesso è utile anche decidere un tempo quotidiano da dedicare allo studio “strutturato” con libri e quaderni, mezz’ora, un’ora nei primi anni della scuola primaria andando poi a salire in base all’età del bambino.

Potete però anche decidere di partire da subito con un’approccio molto più destrutturato in cui il percorso si decide man mano in base agli interessi del momento e alle possibilità che vi si offrono, questo approccio viene chiamato unschooling. Nel percorso di apprendimento lo studente potrà essere seguito dai genitori ma anche da insegnanti ingaggiati ad hoc, purché sia dimostrabile che abbiano le competenze necessarie per far espletare al discente il programma di scolarizzazione.

Gli esami di idoneità e di Stato

L’homeschooling non è una scelta per la vita, se ad un certo punto cambiate idea o la vostra organizzazione non vi permette più di continuare, potete far rientrare il bambino nel percorso scolastico richiedendo l’esame di idoneità per la classe in cui volete iscriverlo. L’esame serve anche a certificare il percorso di istruzione cioè a dimostrare che il bambino ha effettivamente svolto il programma di quella specifica classe, chi decide di affrontarlo lo fa principalmente per “mettersi al sicuro” nel momento in cui per vari motivi non si riuscisse più a fare homeschooling.

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Salvo casi particolari l’esame di idoneità deve essere richiesto dalla famiglia entro la fine di aprile e viene svolto a giugno. La cosa migliore è prendere un appuntamento con il dirigente scolastico già verso Gennaio in modo da accordarsi sulle modalità e sulle richieste che verranno fatte al bambino, così che potete avere il tempo di preparare tutto.

Il punto di riferimento per le competenze sono le Indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione, come leggerete sono molto generiche e fissano solo i criteri di base, ecco perché è importante capire bene quali sono le richieste specifiche della scuola in cui sosterrete l’esame.

E’ possibile richiedere l’esame in una scuola diversa da quella di territorio, ma solo quella di territorio è obbligata ad approntare l’esame per voi quindi se volete scegliere un’altra scuola dovete prendere accordi direttamente (e io consiglio sempre di farlo per iscritto).

Dall’anno scolastico 2017/2018 è entrata in vigore la nuova legge sulla “Buona scuola” in cui è stato inserito un articolo specificatamente per chi pratica istruzione parentale in Italia:

Decreto legislativo n. 62/13 aprile 2017, art. 23:
In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente, ovvero coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Tali alunni o studenti sostengono annualmente l’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva in qualità di candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione.” Per quanto riguarda gli esami di fine ciclo, cioè quelli di terza media e la maturità, seguono un iter molto simile a quello degli esami di idoneità, devono essere richiesti alla scuola entro aprile e svolti a fine anno scolatico.
La differenza è che mentre gli esami di idoneità in genere vedono il bambino da solo davanti ad una commissione di insegnanti della scuola, per gli esami di III Media e di Maturità i ragazzi vengono valutati come privatisti insieme ai loro coetanei e sostengono quindi lo stesso esame di un bambino che frequenta la scuola.

E la socializzazione?

É la grande domanda relativa all’istruzione parentale. Tra i banchi della scuola tradizionale si intrecciano legami che sono fonte di crescita per gli studenti, a partire dai piccolissimi. Dinamiche di confronto, empatia, litigio, solidarietà fanno parte dell’universo scuola, tradizionalmente inteso. Come sostiene l’Associazione italiana di psicologia, il rapporto umano sin dalla prima infanzia costruisce al di là dei canoni, dei programmi e di qualsivoglia protocollo. Di contro però non è detto che un progetto di homeschooling debba essere necessariamente castrante della possibilità di socializzazione di un bimbo o di un ragazzo. Se istruzione parentale significa totale isolamento dal tessuto sociale, le conseguenze diventerebbero negativo, se invece si traduce in un accompagnamento alla vita sociale, la cosa cambia, nella certezza che l’uomo è un essere imprescindibilmente relazionale.

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