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Sono una cassiera, sono in trincea ed ho tanta paura

La testimonianza di Roberta D’Antonio, che ogni giorno fa il suo dovere alla cassa del supermercato, tra chi non rispetta le regole e il terrore del contagio

C’è il Coronavirus, che mette paura perché sa uccidere. Ci sono poi gli uomini e le donne in trincea. Di loro si parla, ma sicuramente non a sufficienza. Sono quei lavoratori che nei giorni della grande paura devono continuare a servire la comunità perché questa sopravviva. Tra questi ci sono coloro i quali lavorano nei supermercati. Luoghi da sempre familiari, contesti conviviali, dove scegli la pasta, le brioches e il formaggio e nel frattempo ritrovi i consigli confortanti del salumiere, la voce del magazziniere affabile, la cassiera sorridente. Proprio una cassiera é la protagonista di questa intervista. Roberta D’Antonio lavora a Termoli, nel Molise. Il suo lavoro Roberta l’ha scelto di testa e di cuore, sognandolo sin da bambina. Le è sempre piaciuta l’idea di lavorare in mezzo alla gente. Non potrebbe immaginare lavoro diverso. Eppure oggi è diverso. Roberta ci racconta di lei, di queste giornate infinite e ogni tanto la voce si inceppa.

Roberta cosa succede per ora nei supermercati?

È un periodo particolare, pesante, brutto. Oggi per la prima volta dopo dieci giorni ho voluto pubblicare un pensiero sui social perché credo di aver avuto un crollo, penso addirittura una sorta di attacco di panico, un sentire davvero nuovo per me. Oggi sono stata al lavoro, sono tornata a casa stanca e non riuscivo a riposare, eppure lucidamente desideravo solo quello. Il mio cuore batteva a mille, non c’era modo di frenarlo. Ho provato una stanchezza nuova, una stanchezza della mente e del cuore.

Come si vivono questi giorni di urgenza, che seguono ai decreti governativi

Stiamo vivendo una condizione del tutto nuova. Ci sono stati i giorni delle corse agli scaffali. Erano momenti confusi in cui non capivamo quello che stava capitando. Ingenuamente pensavamo che il virus qua non sarebbe arrivato. Ed invece è arrivato d’improvviso con una serie di casi che, a suo tempo, per la maniera di diffusione, portarono addirittura alla chiusura dell’ospedale della nostra cittadina. Man mano prendevamo coscienza dell’urgenza. Poi è arrivato il momento dell’altolà: imperativo categorico evitare i contatti. Oggi al supermercato si entra in maniera contingentata.

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Le gente rispetta le regole?

Dove lavoro non sempre la gente rispetta le regole ed è uno strazio, mi creda. Oggi ho scritto su Fb un post carico di dolore e di ansia. C’è chi viene senza mascherine, capisco che scarseggiano però è importante tutelarsi per tutelare. Abbiamo messo a disposizione dei clienti guanti e disinfettanti, ma molti non se ne accorgono neppure. Malgrado l’allarme, le notizie devastanti che arrivano dal nord Italia, in molti ancora non capiscono. La gente litiga, c’è chi vuole superare la fila, chi non rispetta le distanze, chi tossisce in maniera indiscriminata.  Oggi davanti alla cassa avevo quattro persone che non rispettavano la minima distanza. Ho dovuto alzare la voce e non è da me. Mi mancava l’aria. La gente non si rende conto dei rischi che corre e che fa correre a chi, come me ed i miei colleghi, passiamo ore e ore rischiando, eppure ligi al dovere che dobbiamo avere nei confronti della comunità. La nostra non è una trincea medica, ma é pur sempre una trincea. Capite bene quanti rischi corre una persona che sta alla cassa con un cliente che non comprende l’allarme collettivo di questo periodo?

Lei è anche moglie e mamma, Come protegge i suoi cari?

Sì sono moglie di Roberto e mamma di Martina, dieci anni e Costantino nove. Temo ogni giorno per loro e tutte le mattine, prima di andare a lavoro guardo i miei figli e prego in silenzio di tornare a casa sana. Quando ritorno il rituale è sempre lo stesso: mi spoglio, mi lavo e letteralmente mi disinfetto. Vorrei correre ad abbracciare i miei bimbi ma non lo faccio. È durissima, ma è per il loro bene.

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cosa si augura?

Che la gente rispetto il decreto e rimanga a casa. Quello che stiamo vivendo è un nemico invisibile ma concreto. Mi auguro che la gente venga al supermercato in maniera razionale e una volta da noi rispetti alla lettera le regole e soprattutto abbia rispetto di noi impiegati.  Siamo madri, padri, figli, facciamo il nostro onesto lavoro e oggi abbiamo tanta paura. Non siamo medici ma mi creda anche noi siamo a rischio e siamo un anello fondamentale nella catena della sopravvivenza. Veniteci incontro.

Grazie Roberta e ad maiora!

 

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