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Ansia e panico da coronavirus? La psicologa: via il pigiama e spostiamo l’attenzione dalla paura

I consigli della nostra esperta in un momento in cui l’ansia e il terrore rischiano di avere la meglio

Attacchi di panico, stress, fobie generalizzate. Questi alcuni degli effetti del Coronavirus a meno di tre settimane dal primo caso in Italia. Dopo la prima fase titubante, poi quella della coscienza, oggi la società vive il momento dello shock. Sopravviveró a questo male misterioso? Il mondo si salverà dalla pandemia? Intanto aumentano in farmacia le richieste di farmaci  o di rimedi anti-ansia. La gente ha paura ed in molti l’occorrenza diventa di difficile gestione quotidiana. Il vivere in isolamento casalingo potrebbe non aiutare, sebbene questa sia una condizione necessaria è imprescindibile per uscire dalla fase critica. Abbiamo chiesto alla psicologa Valeria Augello di darci qualche consiglio per superare il terrore da Coronavirus.

Coronavirus scatta l’ansia

L’ansia scatta nel momento in cui si ha la percezione di non sapere gestire le situazioni, per cui, in questo momento e’ quasi fisiologico provarla, ma non deve diventare paura e terrore. Siamo chiamati ad utilizzare una strategia che spesso, noi psicologi , definiamo disfunzionale, ovvero l’evitamento. Quasi un paradosso dirlo ma in questo periodo diventa indispensabile. Cio’ non vuol dire escludere ne’ abbattersi, non vuol dire sospendere il piacere o rendere il bello invisibile, preservare e attendere in maniera fruttuosa.

Come impiegare questo tempo a casa?

Il tempo é un vettore prezioso, va riempito con entusiasmo e saggezza. Non sprecatelo! Continuate ad individuare ed utilizzare le risorse a vostra disposizione nell’ottica di una serena continuita’. Spostare l’attenzione dal virus ad altro aiuterà a stemperare l’ansia. Dobbiamo svegliarci come ogni giorno e provare a organizzare una routine anche in questo giornate atipiche. Alzarci e affrontare, come sempre, ogni giornata, ogni sfida, con grinta e determinazione verso noi e verso gli altri. Via il pigiama. Stare a casa non significa ciondolare in maniera sciatta.  Seppure con abiti comodi, cambiamo a noi e ai nostri figli l’abbigliamento rispetto alla tenuta da notte. Sì alla beauty routine e a un filo di trucco. Coccoliamoci, facciamoci belle per noi e per la nostra famiglia. Siamo a casa, non in ospedale. Non siamo fermi, ma in attesa e l’attesa è un tempo importante. Continuiamo a svolgere il nostro lavoro seppur con modalita’ diverse, aiutiamo i nostri figli con i compiti, giochiamo con loro, rimproveriamoli se serve. Cuciniamo, guardiamo un film, annoiamoci anche (perché sarebbe impossibile il contrario) ma solo in piccoli ritagli. Continuiamo a costruire il  futuro dei nostri figli. Ritagliamo i nostri spazi, come sempre, e come sempre parliamo, confrontiamoci, continuiamo ad arrabbiarci per le cose che ci danno fastidio, meditiamo e proponiano cose nuove. Organizziamo la routine del sonno. Stare a casa non vuol dire coricarsi alle due di notte e svegliarsi alle undici del mattino. Andiamo a dormire con degli orari stabili per noi è i piccini. Dormire bene è importante e aspettiamo intrepidanti il domani.

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Coronavirus, paura e informazione

Essere informati e consapevoli di cio’ che sta accadendo ci aiutera’ ad acquisire la competenza necessaria per sviluppare la giusta auto-efficacia in grado di veicolare risposte adeguate. Ma non lasciamo che le notizie diventino ossessioni in grado di imprigionarci piuttosto che comportamenti veramente utili. Scegliere di dedicare agli aggiornamenti sul Coronavirus solo alcuni momenti della giornata. Quelli e basta. Evitando la tentazione di stare perennemente a cercare news su tv, siti web e social. Scegliere informazioni credibili, evitando sito web sensazionalistici e improbabili audio su whatsapp. Informarsi è bene, ma sempre con buonsenso. Sfruttiamo poi i social e la multimedialità per tenere contatti con amici e parenti, farci buona compagnia e aiutare i nostri bimbi a fare rete, seppur virtualmente, con i loro amichetti. È un momento difficile, ci è chiesto di dare un contributo importante che servirà a passare il ponte, che ci porterà alla normalità.

 

 

 

 

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