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Sclerosi multipla, professore Vecchio: 2021 un anno difficile, ma tante nuove speranze per i malati

Un consuntivo su una patologia autoimmune, che può colpire anche i giovanissimi

La Sclerosi multipla, che un tempo faceva paura solo a sentirla nominare, oggi è una malattia si complessa, ma con la quale si può e si deve convivere, con aspettative sempre più soddisfacenti. Ne è convinto e lo sostiene da sempre uno dei principali medici e ricercatori del settore, il professore Michele Vecchio, neurologo e primario  al reparto di Neurologia dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta. Con il professore tracciamo un consuntivo per l’anno 2021, che oltre alle criticità della pandemia, definisce però nuove speranze per i malati di Sm.

 

Professore Vecchio, un anno di lotta alla Sm in piena pandemia, quale il resoconto?

Abbiamo avuto una totale aderenza dei nostri pazienti alla vaccinazione e ora stiamo provvedendo alle terze dosi. L’incidenza del Covid nel mondo della sclerosi multipla è stata meno pesante rispetto a come temevamo.

Abbiamo calibrato in taluni pazienti le terapie, provvedendo talvolta alla sospensione del cortisone per evitare che inficiasse con il potenziale del vaccino. Da un punto di vista medico la situazione é stata ed é sotto controllo. Facendo un discorso più ampio, mi preoccupano però i numeri crescenti dei contagi e i comportamenti irresponsabili di molti: chi non si vaccina, chi non rispetta le regole di protezione Covid, mettendo a rischio di fatto i più fragili. Mi appello al loro buon senso, certi che è fondamentale calarsi nei panni di chi è più esposto ai rischi.

Cosa è cambiato da quando c’è il Covid?

Ha preso piede la telemedicina. Un’occorrenza che non va vista come negativa, quanto come una risorsa. Affinarne le tecniche rappresenterà una evoluzione nell’iter medico, senza ovviamente nulla togliere all’importanza delle visite di persona. In termini di telemedicina é in itinere un progetto in ambito regionale, proprio per affinare ed ottimizzare  le modalità di visita da remoto, ovviamente solo quando è necessario e senza nulla togliere alle consulenze in presenza.

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In arrivo anche nuove terapie per la cura della sm?

La ricerca non si ferma mai, ci sono in uscita nuovi farmaci ed anche l’uso di anticorpi monoclonali, un nome reso noto per le terapie anti Covid, ma che in realtà è ben conosciuto in medicina e che sta arricchendo il bagaglio di cure della sclerosi multipla. Del resto, più farmaci abbiamo più possiamo personalizzare la terapia ed offrire alternative a chi non risponde bene a taluni piani terapeutici.

Sclerosi multipla in bimbi e giovanissimi, cosa fare?

É un’occorrenza che esiste ma che non deve terrorizzare. Fondamentale è la diagnosi precoce. Più sviluppiamo la conoscenza della malattia, più ci accorgiamo che questa malattia emerge nell’adolescenza. I pazienti vanno diagnosticati bene e subito. Per quanto riguarda le terapie, molti giovani pazienti possono essere sottoposti a terapie non solo in fase acuta, così da arginare la malattia, ma anche nella lunga percorrenza. Per quanto riguarda la sm pediatrica, sebbene sia un fulmine a ciel sereno al momento della diagnosi, se affrontata subito regala migliori prospettive per chi ne é affetto.

Sclerosi multipla e gravidanza?

Abbiamo sempre incoraggiato le nostre pazienti a coltivare il sogno della maternità, ovviamente attenendosi a tutte le indicazioni del team medico. Abbiamo al momento in cura tre gravide, una delle quali ha scoperto di essere affetta da sclerosi multipla a gestazione iniziata. Placato il terrore iniziale, la paziente è stata presa in carico da noi ed è iniziato un percorso, che ovviamente continuerà. Finora tutto sta andando bene. Alla donna  con sm, gravida o che desidera una maternità,  proponiamo dei trattamenti che mettano in sicurezza sia la mamma che il nascituro. La gravidanza è non solo possibile, ma anche auspicabile per via delle tempeste ormonali che si determinano e che in un certo senso proteggono la donna.

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Sclerosi multipla, non solo cure per il corpo?

Assolutamente, occorre avere a cuore la serenità del paziente, inculcare in lui fiducia nella medicina, ma soprattutto nella vita. Con questa malattia si deve convivere per sempre, ma i progressi medici e scientifici stanno facendo sì che lo si possa fare nel modo migliore possibile.

Grazie professore e ad maiora!

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