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Quel “problemino” al cuore che in tanti non sanno di avere

Tachicardia ed extrasistole spesso sono sintomi innocui. A volte però sono la spia di un difetto del muscolo cardiaco

Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di soffrire di tachicardia. Il cuore prende la rincorsa e inizia la sua maratona. Manca il fiato e in alcuni casi i battiti pare vogliano uscire fuori dal petto.
La tachicardia, dal greco tachys (rapido, accelerato) e kardia (cuore) può avere diverse cause, molte delle quali del tutto innocenti.
Vi sarà capitato che, una volta rivolti al vostro curante, fatta l’anamnesi, vi sia stato suggerito di rilassarvi, prendere meno caffè, fare lunghe passeggiate. Piccoli accorgimenti che vi hanno fatto risolvere il problema.

La tachicardia, a volte, è uno dei sintomi dello stress.

A volte, però, ha delle cause organiche.
Chiacchierando al telefono con un’amica di a A tutta Mamma, la cardiologa Sabrina Spoto, abbiamo proprio trattato il tema della tachicardia.
La dottoressa Spoto conferma che, spesso, episodi di ritmo accelerato siano un sintomo secondario dovuto a una condizione di nervosismo, eccessivo carico emotivo o stress. I battiti del cuore di un adulto, per essere considerati “normali” devono rientrare tra i 60 ed i 100. Sotto i 60 avviene una condizione chiamata bradicardia, sopra i 100 ci troviamo di fronte alla già citata tachicardia.
Parlando con la dottoressa Spoto, è venuto fuori un argomento: il prolasso della valvola mitrale, che viene scoperto, talvolta, proprio dopo un episodio di aritmia (tachicardia eccessiva, extrasistole, ossia “il cuore che perde un battito”).

Il prolasso valvolare mitralico (PVM)

consiste in un movimento errato, al momento della chiusura dei lembi (o cuspidi), che costituiscono la valvola mitrale del cuore.
Tale valvola è posta al controllo del flusso sanguigno tra atrio e ventricolo sinistri. Se non correttamente chiusa, al momento della sistole, determina un rigurgito, cioè il sangue torna indietro in direzione ventricolo sinistro-atrio sinistro.

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Il PVM rientra tra le cause di insufficienza della valvola stessa

Vi sono insufficienze ed insufficienze. Quelle di grado lieve, generalmente non comportano rischi né per la vita né per le abitudini della persona affetta. Il prolasso valvolare mitralico è una condizione relativamente diffusa: tale valvulopatia interessa il 10% della popolazione totale.
I sintomi evidenti sono il cosiddetto click, che è un rumore (udibile all’ascultazione da parte del cardiologo), provocato dalle corde tendinee modificate.
Il soffio sistolico trae origine dal rigurgito di sangue, attraverso la valvola difettosa, durante la contrazione sistolica ventricolare.
Nella nostra chiacchierata, la cardiologa Spoto ci spiega inoltre che il prolasso della mitrale “fa parte di un quadro più complesso, definito come sindrome di Barlow. Chi ne soffre ha una prevalenza del sistema nervoso simpatico sul para simpatico”.

In parole povere, il paziente con prolasso mitralico risulterà “più stressato”.

Alcuni studi hanno verificato che vi è una maggiore concentrazione di recettori per le catecolamine, tra le quali l’adrenalina, che è un ormone dello stress. Quindi vi è un’innata maggiore risposta agli stessi recettori. Quindi più ansia, più insonnia, più nervosismo.
Le cosiddette extrasistole, anch’esse alterazioni del battito (comunemente si avvertono con la sensazione che il cuore perda dei colpi o abbia dei battiti a salve), sono comuni in pazienti con PVM e sono benigne.
Ovviamente prima di arrivare a conclusioni, occorre sempre farsi visitare dal cardiologo, che provvederà all’esame obiettivo e a quello strumentale, avvalendosi di ecg e di ecografia cardiaca (questa consentirà di scoprire eventuali anomalie delle valvole). Dopodiché, qualora il cardiolo arrivasse alla diagnosi di PVM, saranno fornite al paziente tutte le indicazioni del caso. Prolassi non condizionanti insufficienze (o insufficienze lievi) non determinano precauzioni particoli. Le insufficienze gravi possono far sì che si debba procedere a una sostituzione della valvola con una meccanica. I pazienti affetti da PVM con insufficienza lieve o moderata possono condurre una vita normale: fare sport, partorire naturalmente ad esempio. Il PVM ha cause genetiche o acquisite, ad esempio a seguito di una malattia reumatica o infiammatoria. Non a caso, pazienti affetti da lupus o artrite reumatoide sono periodicamente sottoposti a ecografia cardiaca. Uno dei rischi a cui si va incontro sono le infiammazioni della valvole, secondarie a infezioni. L’endocardite è la più temuta. Si tratta di eventi rari. Occorre prestare attenzione, ad esempio, all’igiene delle mucose, onde evitare che infezioni lì presenti migrino nella valvola. Un tempo era d’uso, di fronte a qualsiasi tipo di PVM, la profilassi antibiotica prima di alcune tipologie di interventi chirurgici. Le linee guida dell’American heart association, da qualche anno,, l’hanno ristretta soltanto ai pazienti con condizioni valvolari più serie. A ogni modo, occorre seguire le indicazioni del proprio cardiologo, non cadere in un’ansia immotivata e avere uno stile di vita sano.

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