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Professore Antonio Cascio: il Green pass? Serve a tutelare anche chi non si vaccina

Il parere dell’esperto sul certificato verde e sull’imminente ripresa dell’anno scolastico

C’è un’altra “guerra” che si sta combattendo parallelamente a quella contro il Covid. È il conflitto generato da chi è pro vaccino e da chi non lo è. Battaglie social senza quartiere, che arrivano a diventare feroci, ma anche manifestazione pubbliche che invocano la libertà di pensiero e soprattutto di azione.

Uno scontro che ha toccato l’apice da quando è in vigore la normativa sull’uso del Green pass e da quando si fa sempre più vicino il momento di allargare luoghi e situazioni nei quali sarà necessario esibirlo. Il professore Antonio Cascio, infettivologo e primario al Policlinico di Palermo, medico in prima linea nella lotta al Covid sin da inizio pandemia, ha preso posizioni molto nette, che gli sono costate anche minacce pubbliche. Sul Green pass ha le idee molto chiare.

”Sono assolutamente favorevole e vi dirò di più non condivido questi certificati verdi da tampone negativo valido per 48 ore. Non possiamo assolutamente paragonare l’efficacia di un vaccino con l’affidabilità di un tampone. Quantomeno eviterei di chiamare Green pass questa verifica anche con semplice tampone rapido. Ritengo che questi continui tamponi siano controproducenti: vuoi perché si sta diffondendo il fai da te e succede che molti positivi non si autodenuncino, vuoi perché, ripeto, essere negativi a un test rapido non corrisponde a una certezza. Anche i vaccinati possono infettarsi, è vero, ma, generalmente, hanno una carica virale bassa. Ritengo che i tamponi andrebbero fatti solo di fronte a dei sintomi, quindi in ospedale o in luoghi sanitari strettamente preposti e tenuti a dare le opportune comunicazioni, di fronte a un’eventuale positivitá.”

Perché il green pass è così indispensabile?

In molti pensano che questo documento corrisponda a una netta limitazione della libertà. Io ritengo invece che sia una tutela, tanto più per i non vaccinati. Non mi piace l’idea del non vaccinato che equivale a un untore. Proviamo a spostare il punto di vista: il non vaccinato è colui il quale corre rischi maggiori di contrarre il Covid, quindi il documento verde è una tutela per chi è più esposto. Per quanto riguarda invece i ristoratori o comunque i titolari di esercizi, per il cui accesso è necessario il Green pass, dovrebbero entrare nell’ordine di idee che seguire alla lettera la regola, significherà tutelare la propria attività: vuoi da eventuali focolai, vuoi da conseguenti contenziosi o rivalse assicurative.”

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Cosa accadrà in autunno?

Sono un ottimista e voglio pensare che decollando la campagna vaccinale, diminuendo i flussi di persone nel post estate, avvicinandoci a una stagione più statica da un punto di vista di viaggi e movimenti, le cose potrebbero andare meglio. Il Covid però non concede grandi previsioni e l’andamento epidemiologico lo ha dimostrato. Abbiamo avuto un’ondata forte in pienissima estate, con una lunga fase di plateau e ora sembra essere iniziata la discesa, sebbene siamo sempre in allerta. Noi possiamo metterci i mezzi: vaccini, buon senso, tutela e rispetto dei fragili, che sono i più esposti ai rischi. Chi deve faccia la terza dose, allorquando sarà previsto.

Professore, a giorni riprenderá l’attività scolastica, teme impennate e quali precauzioni prendere?

La scuola, lo scorso anno, non ha rappresentato un centro di focolai significativi. Ovvio che riprendendo le lezioni aumenterà la circolazione di persone, i bimbi piccoli non useranno la mascherina e non si distanzieranno, i  ragazzi prenderanno i mezzi pubblici, che torneranno a essere affollati. La tutela arriva dalla vaccinazione: devono farla i genitori, deve farla il personale scolastico, devono farla i ragazzi dai dodici anni in su, lo dico da padre che ha fatto sottoporre due figli adolescenti al vaccino. Sono favorevole a dei tamponi a campione e ai test salivari, una tantum,  per i bimbi. In questo caso, tracciare con i tamponi è importante. Invito i genitori alla responsabilità: il Covid spesso non si prende a scuola ma si porta a scuola. Quindi occorre prudenza con i nostri bambini, quindi evitare situazioni di assembramento, dove i più piccoli non possono tutelarsi. Dobbiamo inoltre evitare di portarli a scuola se hanno anche un solo sintomo sospetto. L’istituzione scolastica è uno dei pilastri della nostra società. La didattica in presenza è un bene sia a livello formativo che sociale. Quindi facciamo tutto il possibile affinché l’anno scolastico fili liscio, così per come in primis i nostri figli meritano.”

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