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L’infettivologo Prestileo: no polemiche sulla zona arancione, limitiamo spostamenti e contatti, situazione molto delicata

Il dottore Tullio Prestileo, infettivologo al Civico di Palermo, fa il punto sulla situazione Covid in Sicilia

Primo giorno della Sicilia in arancione. L’Isola é stata collocata nella fascia di rischio epidemiologico medio-alto, seppur tra mille polemiche e il monito degli amministratori regionali di volere conto e ragione dal Governo centrale. Perché la Sicilia con una media di 1100 contagi al giorno si ritrova in arancione e la Campania, che di contagi ne arriva a contare fino a 4000, è in giallo? I parametri utilizzati dal Cts sono ben 21 e non si limitano ai numeri di circolazione del virus, ma valutano anche, tra le altre cose, la capacità di tracciamento di questo, i posti negli ospedali, i numeri del personale sanitario. Abbiamo chiesto un parere al dottore Tullio Prestileo, infettivologo e dirigente medico all’Arnas Civico di Palermo.

Sicilia zona arancione, che ne pensa?

Penso che in questo momento l’obiettivo principale è contenere la diffusione dell’epidemia. Istintivamente, in molti avranno pensato che non fosse giusto collocare l’Isola nella fascia medio-alta di rischio e regioni quali il Lazio e la Campania in zona gialla. Da medico mi sento di dire che si deve lasciar perdere la polemica e i confronti con le altre regioni. In questo momento si deve pensare a porre in essere le misure di contenimento indicate così da chiudere la partita con il virus. Comprendo le ragioni di chi si vede colpito in prima persona dalle chiusure e mi auguro che il Governo provveda con solerzia, tuttavia mi rendo conto che le limitazioni sono indispensabili per uscire da questo dedalo. Stringiamo i denti per qualche settimana per vedere dei risultati concreti.

Tenuta ospedaliera, in Sicilia é già allarme?

Si parlava di una soglia di guardia del 30% dei posti occupati. Siamo arrivati al 40%. Aggiungiamo anche le foto delle ambulanze in fila al centro Covid di Partinico e tiriamo pure una facile conclusione.

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É un momento molto molto difficile. Fatto di Pronto soccorso intasati, di reparti pieni, di malati che, gioco forza, sostano a lungo in ambulanza prima di ricevere le cure ospedaliere. A marzo scenari del genere erano lontani.

C’è una causa per questa esplosione virale nell’isola?

Qualche mese fa raccomandavamo di non tornare in Sicilia da nazioni o regioni endemiche. Per mesi qui non abbiamo avuto focolai ex novo. Oggi il virus è diventato indigeno. Ha fatto casa in Sicilia e si trasmette essenzialmente in famiglia o nelle piccole comunità. Quindi la catena del contagio va interrotta a partire dai nuclei familiari e dal rispetto assoluto delle norme. Ahimè però ho contezza di molta gente che, per aggirare i divieti governativi, festeggia compleanni, lauree e quant’altro tra le mura domestiche, stipando in spazi piccoli tanta gente. È proprio da situazioni del genere che si creano i nuovi focolai. Il Coronavirus corre veloce e non possiamo avere certezze che l’amico o il parente non lo abbia e non possa diventare un vettore inconsapevole di contagio.

È indispensabile restare a casa per difenderci dal virus?

Assolutamente sí. Dobbiamo limitare la circolazione. È un paradigma molto semplice. Del resto finché non abbiamo il vaccino, l’arma a disposizione è evitare di entrare in contatto con il virus.

Siamo vicini al picco?

Non lo sappiamo, così come non sappiamo se tra un mese si sovrapporranno i picchi dell’influenza stagionale (invito accoratamente a fare il vaccino) a quello del Covid. Sono però certo che seguendo alla lettera le regole di contenimento, da qui a 3-4 settimane vedremo un netto abbattimento dei contagi.

Se dovesse andare bene, cosa accadrà il 3 dicembre?

Scordiamoci il liberi tutti, le feste natalizie con 30 persone intorno a un tavolo, le tombolate tra gruppi di amici e via discorrendo. Si rischierebbe di fare l’errore della scorsa estate, quando, raggiunto il contagio zero, si pensó di esserne fuori e non si badó più al contenimento, con i risultati che tutti conosciamo.

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Qual è oggi l’identikit dei ricoverati?

Fino a qualche settimana fa registravamo un numero di degenti “giovani”, in media 40/50 enni, che ovviamente reagivano meglio alle cure. Adesso sono ripresi i ricoveri degli anziani, che, come è noto, rappresentano una popolazione vulnerabile, gravata da elevati indici di morbilità e da un maggiore rischio di morte.

A PROPOSITO DI ANZIANI, COME DEVONO COMPORTARSI PER TUTELARSI?

Agli anziani é nuociuto l’essere coinvolti in feste, banchetti, reunion familiari. Da lí si è riattivata la catena del contagio ai loro danni. Il consiglio è che stiano a casa e che durante le visite con i propri congiunti si utilizzi la mascherina, si ponga in essere il distanziamento e si evitino ovviamente baci e abbracci.

Tanti focolai nei piccoli centri, come evitarli e perché succede?

In un paese di mille abitanti, se nasce un bimbo, è probabile che 950 di questi vadano a conoscerlo. L’esempio è forse estremo, ma calzante. Nei piccoli centri, dove si pensa che il virus non possa arrivare perché l’aria è salubre, perché non vi è circolazione di “forestieri”, perché ci si conosce tutti, in realtà il Covid trova terreno fertile, alla stessa stregua delle grandi città. Ed è proprio tra le pieghe delle abitudini che si annida: il thé tra amiche, le merende tra bimbi, i pranzi della domenica tra parenti. Tutte queste abitudini al momento vanno messe da parte, almeno finché non avremo passato questo difficile guado. Sono fiducioso che con impegno e responsabilità collettivi ne usciremo. Bisogna aver pazienza, solo così potremo sperare di rivedere con serenità il nostro futuro.

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