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Le donne che fanno squadra nel Collettivo 22

A Palermo nasce una bottega di creative. Ce ne parla Eleonora un architetto con il pallino per la grafica

Tre donne che decidono di mettere su un progetto che leghi creatività, arte ed artigianato. Tre designer, con trascorsi differenti, che, nel cuore romantico di Palermo, nel quartiere incastonato tra il mare alla Cala, Corso Vittorio Emanuele e piazza Marina, aprono una bottega che ha echi parigini. Una scommessa fatta di intuito, collaborazione ed allo stesso tempo di identità di ciascuna delle creative. Nasce così, nel luglio scorso, Collettivo 22, un luogo che vale la pena visitare. Abbiamo intervistato una delle tre creatrice del progetto, Eleonora Reina, architetto, amante ed esperta di arti grafiche.

Eleonora parlaci di te

Mi chiamo Eleonora, sono una donna che a un certo punto della propria vita ha vissuto un profondo cambiamento interiore, come un disvelamento di una parte di me più profonda che ha fatto cadere tante maschere. È stato come un dictat, qualcosa a cui non ho potuto sottrarmi; un percorso tutt’altro che indolore, ma anche pieno di luce, non è proprio facile spiegarlo in poche righe.

 La tua passione per La creatività

Sin da bambina piccolissima avevo sempre disegnato ed è così che il disegno e la pittura, in quel momento sono diventati il mezzo che avevo per esprimere tutto ciò che sentivo dentro, le emozioni, le nuove consapevolezze ed anche un modo per smorzare la sofferenza di quei giorni di tribolazione.
Durante il cammino ho incontrato il buddismo di Nichiren Daishonin, quello del Nam Myoho Renge Kyo, per intenderci, ed ho subito sentito una profonda coerenza tra le mie acquisizioni interiori ed i principi attraverso di esso esposti. Ancora una volta mi sono lasciata guidare dal mio cuore, così da cinque anni ho abbracciato questa pratica e la missione di far fiorire il mio potenziale e quello delle persone del mio ambiente, al fine di creare valore nella mia mia vita e in quella di chi mi circonda o con cui entro in contatto, proprio come un effetto domino.
Così il disegno e la pittura sono diventati il mezzo per raccontare la bellezza del mondo e uno dei modi per esprimere il mio potenziale, tanto da soppiantare la mia passione per l’architettura e la mia professione di architetto.
Vivo a Palermo, in una terra meravigliosa e piena di contraddizioni e sofferenza; c’è molto bisogno di riconoscere e rispettare la sacralità della vita. Vivere e lavorare qua è una grande opportunità per creare valore.

 

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Come nasce Collettivo 22?

L’idea di Collettivo 22 è nata in un istante di una fredda giornata di gennaio. Conoscevo da tempo l’associazione Alab, liberi artigiani e artisti di Palermo, un’associazione che opera da anni sul territorio e davvero sta dando un importante contributo al cambiamento del centro storico di Palermo e non solo, migliorando la qualità di vita dei residenti, creando un circuito di microimprese e diventando un ulteriore attrattiva per il turismo.

A fine 2018 mi sono iscritta all’associazione ed ho subito preso parte alle fiere natalizie lungo il Cassaro. Per una serie di fortunate coincidenze ho conosciuto Giusi e Silvia, oggi le mie socie. Finite le fiere ci siamo perse di vista, ma incontrando ”fortuitamente” Giusi a fine gennaio abbiamo parlato dell’idea di aprire un laboratorio tutt’e tre insieme. Dal giorno dopo eravamo già all’opera e i primi di luglio abbiamo inaugurato Collettivo 22.

Nella ricerca del nome ci siamo molto affidate ai consigli di Turi Buda, il marito di Giusi, che è designer e grafico. Avevamo tante idee ma Collettivo 22 è il nome che rappresenta meglio la nostra collaborazione senza occultare i nostri brands individuali.

La vostra bottega?

La nostra bottega artigianale, la fucina della nostra creatività, si trova in Quattro Aprile tra piazza Marina e la chiesa della Gancia. Siamo state molto fortunate a trovare questo locale, siamo circondate dalla bellezza, c’è anche il magnifico ficus storico di villa Garibaldi a vegliare su di noi. Non possiamo che trarre ispirazione da tutto questo.

 Le tre creative

Ognuna di noi ha il proprio ambito lavorativo e la propria produzione, ma talvolta collaboriamo le une con le altre. Giusi col marchio Rooppa tesse collane e colli col solo ausilio delle dita, crea monili e dipinge targhe come quella di Collettivo 22.

Silvia col brand Nofabric si occupa prevalentemente di sartoria, spaziando dalla realizzazione di borse a quella delle bambole ed anche abbigliamento per bambini.

Io col marchio Erro mi occupo di arti grafiche e arti grafiche applicate, con i miei acquerelli, le chine e le stampe linoleografiche anche su tessuti; con Silvia per esempio stiamo dando vita insieme a diverse linee di prodotti unendo le nostre competenze. Chi verrà a da noi troverà dei prodotti unici, creati con passione e dedizione, che raccontano di noi e della nostra terra.

Le donne che fanno squadra

Penso che le donne sappiano fare squadra in modo istintivo. Noi siamo tre donne dal carattere forte, ma questo, contrariamente a quanto si possa credere, non rappresenta un ostacolo ma un vantaggio. Ciò che ci ha unite è stata una grande determinazione verso un obiettivo comune, ma ciò che ci fa lavorare bene è il rispetto reciproco, la fiducia e la capacità di venirsi incontro. Alla base di tutto c’è una naturale empatia di ognuna verso le altre, quel qualcosa che senti nella pancia. Mentre Silvia e Giusi sono amiche da diversi anni, la mia relazione con loro è nata da poco, ma sulle premesse di cui ho parlato, posso dire che la nostra sintonia cresce di giorno in giorno.

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Sogni nel cassetto?

Credo che i sogni non vadano tenuti a lungo in un cassetto, ma che vadano ascoltati e seguiti con grande impegno e costanza. Con l’apertura di Collettivo 22 sto realizzando un mio sogno. Nel mio lavoro ho imparato quasi tutto da autodidatta e di questo oggi ne vado fiera, con tutti i miei limiti e tutto ciò che ho ancora voglia di sperimentare. È stato un bel percorso sostenuta principalmente da passione e caparbietà, ma devo tanto a molte persone che mi hanno sostenuta ognuna a proprio modo e sinceramente devo altrettanto a chi, in un modo o nell’altro, mi ha ostacolato, aiutandomi a fugare i dubbi e ad affinare la mia determinazione. Oggi i miei lavori sono pezzi di felicità pronti ad andare per il mondo.

Ma ho tanti altri sogni e desideri che sono solo in lista d’attesa, uno tra tutti imparare a cantare.

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