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Il buon re Venceslao? Lo conobbi da bambina

Chi era questo misterioso uomo dal cuore buono?

Ascoltare favole. Un privilegio racchiuso in due parole. Me lo regalarono mia nonna e mia madre. I tempi della mia infanzia erano altri tempi. Per intrattenere i piccini occorreva essenzialmente una notevole dose di fantasia. Dote che mia nonna Tatà possedeva in larga misura. Iniziò a raccontarmi favole in un vecchio convitto di Messina. Io non avevo manco due anni. Proseguì fino alla fine dei suoi giorni. Mia madre prendeva esempio. Fu così che, in un indimenticabile dicembre di parecchi anni fa, portò a casa un fascicolo De Agostini: C’era una volta, i Raccontastorie. Quel libello è un cardine della mia infanzia, un pilastro tra i miei ricordi più belli. Era quasi Natale e mia madre voleva insegnare a me e a mia sorella a onorare la preziosa festività in un modo tutt’altro che banale. Alloggió l’audiocassetta (allegata al fascicolo) in una radio Grunding e ci splancò letteralmente un mondo. Ogni pomeriggio aspettavamo che si facessero le cinque per ascoltare una favola. Una al giorno dopo i compiti. Spalancavamo le orecchie, sgranocchiavamo castagne arrosto ed era tutto talmente semplice e bello, che ricordo ogni segno della punteggiatura di quei giorni. La casa addobbata senza essere leziosi, il presepe con la carta roccia ed il muschio fresco delle Serre e poi quella radio Grunding, che ci sintonizzava con il sogno.

La favola preferita

La favola preferita da me e da mia sorella era “Il buon re Venceslao”. Eravamo piccole per capire il senso profondo e per nulla retorico della parola “carità”, eppure quella favola ce lo installava nel cuore, ogniqualvolta la ascoltassimo.

Chi era Venceslao?

Era “un buon re” che nella “notte Santa vide un povero che legna cercava”. Pochi aggettivi, frasi semplici che dicevano tutto e che ancora ricordo a memoria. In mezzo alla misericordia di Venceslao c’era un’irresistibile aria di festa, un castello sontuoso, odore di arrosti, mandarini e dolci pregiati. Ed ancora una bellissima regina, un paggio indolente e megalomane e poi gentil dame, signorotti e cavalieri arrivati alla tavola di Venceslao da mezzo mondo. Un’atmosfera nobile, elegante, imponente come si conviene a un re e come in molti sognano. Eppure Venceslao si lascia folgorare da un vecchio, che, ai piedi del suo castello, nella notte della felicità, raccoglie legna vestito di stracci. Una sola cosa però il buon te vuol sapere, prima di dare fiato al moto di carità: “Quell’uomo vive vita onesta?”. Il finale non lo svelo. Vi invito a conoscere questa bella storia e a raccontarla ai vostri bambini (di seguito troverete il video tratto proprio da quel vecchio fascicolo De Agostini). Qualche settimana fa ho letto la storia di Venceslao a Raffaele. Mi sono aiutata con il video e con l’adorabile canzoncina finale, fatta di rime baciate e di un ritmo d’altri tempi. Raffi ha gradito tantissimo, tant’è che ogni sera vuole che gli racconti questa storia e mi domanda cosa sia il marzapane, chi siano i druidi del Galles ed ancora perché nel pranzo di Natale hanno mangiato l’anatra invece di lasciarla nello stagno. La sua curiosità, i quesiti ed il fatto che dopo un paio di letture abbia imparato la favola a memoria, mi dimostrano che la lettura è un fondamento per la mente dei nostri piccini, quella delle favole in particolare diventa una radice, che si installa per sempre nel cuore.

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Cenni storici su Venceslao

Il buon re Venceslao è esistito davvero. Era in realtà un Duca in Boemia. Visse poco più di trent’anni e morì, pare, nel 937. Era noto per la sua “carità”. Oggi è un santo ed è il patrono della Repubblica Ceca. In suo onore, un reverendo britannico compose un celebre canto natalizio, che, per tradizione, nei paesi celtici è intonato il giorno di Santo Stefano, il giorno della carità.

Mi piace pensare a questo re, che decide di rimanere tale, non “mortificando” la sua vita da nobile, riuscendo a dare tanto. Un re che sa farsi povero pur rimanendo ricco. Un eroe della mia infanzia, che è rimasto tale.

 

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