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	<title>A tutta Mamma! e non solo</title>
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	<description>magazine dedicato alle mamme e a ciò che vi gira intorno</description>
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	<title>A tutta Mamma! e non solo</title>
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		<title>Lo Giudice nuovo primario dell’Uoc di Oculistica dell’Arnas Civico di Palermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 12:27:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il dottore Gregorio lo Giudice é il nuovo direttore dell’Unita’ Operativa Complessa (UOC) di Oftalmologia dell’ARNAS “Civico Di Cristina Benfratelli” di Palermo. Lo Giudice è un chirurgo oculistico specializzato in chirurgia vitreo- retinica ed é un’eccellenza nella diagnosi e nel trattamento delle patologie maculari e di quelle oculari neonatali e pediatriche. Nel corso della sua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il dottore Gregorio lo Giudice é il nuovo direttore dell’Unita’ Operativa Complessa (UOC) di Oftalmologia dell’ARNAS “Civico Di Cristina Benfratelli” di Palermo.</p>
<p>Lo Giudice è un chirurgo oculistico specializzato in chirurgia vitreo- retinica ed é un’eccellenza nella diagnosi e nel trattamento delle patologie maculari e di quelle oculari neonatali e pediatriche. Nel corso della sua professione si è perfezionato nella tecnica chirurgica della cataratta e della retina, sotto la guida del suo maestro, il dottore Antonio Pioppo. É anche esperto in chirurgia refrattiva (interventi con utilizzo di laser per eliminare la miopia, la presbiopia e l’astigmatismo). Il nuovo primario si distingue per l’utilizzo di metodiche all’avanguardia ed è tra i pochi chirurghi oculisti in Sicilia ad utilizzare la tecnologia 3d durante gli interventi. Particolare esperienza anche nella diagnosi e nel trattamento della sindrome dell’occhio secco: un disturbo oculare molto complesso e, spesso, sottovalutato, che può avere complicazione anche importanti. Si è laureato e si e’ specializzato all’Università’ degli studi di Catania. Già professore a contratto presso l’Università’ degli Studi di Palermo: docente del corso integrato di “ Fisiopatologia Oculare e Igiene “ del corso di laurea in Ottica e Optometria; della scuola di formazione in medicina generale presso OMCEO Palermo nell’ambito delle patologie oculari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“ L’ UOC di Oftalmologia &#8211; affermano Walter Messina e Domenico Cipolla rispettivamente direttore generale e direttore sanitario dell’ARNAS Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo &#8211; è caratterizzata da un’intensa attività chirurgica e specialistica quale punto di riferimento per la diagnosi e la cura delle patologie oculari e assicura standard di assistenza elevati, oltre che tecnologicamente innovativi, nella chirurgia della cataratta, del glaucoma, della retina e della cornea. Altresì, garantisce un’assistenza qualificata e continua sul territorio, grazie al fatto che offre un servizio di pronto soccorso oculistico attivo 24 ore su 24. Inoltre, è centro altamente specializzato anche per la retinopatia del prematuro (ROP- ovvero una delle più gravi complicanze che possono interessare i bambini nati pre-termine). Siamo certi che il dr. Lo Giudice, in sinergia con una squadra di professionisti di altissimo livello, con la sua abnegazione e competenza, consoliderà ulteriormente il virtuoso percorso già avviato da responsabile facente funzioni, grazie al quale oggi l’unità si attesta, oltre che centro di eccellenza nel trattamento delle patologie di campo, anche fucina di idee e progetti per la ricerca, la formazione e lo sviluppo del patrimonio professionale del nostro personale”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nuovo primario per la Ginecologia oncologica dell’Arnas Civico di Palermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Atuttamamma.net]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 11:59:52 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il dottore  Antonino Abbate è il nuovo direttore dell&#8217;UOC di Ginecologia Oncologica dell’Arnas Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo.</p>
<p>Abbate ha una consolidata esperienza nell’esecuzione di interventi di chirurgia oncologica maggiore nel campo ginecologico, in particolare nella chirurgia robotica e mininvasiva di precisione ed ha maturato consolidate competenze nell’utilizzo delle metodiche endoscopiche per il trattamento delle patologie ginecologiche tumorali. Abbate è un riconosciuto esperto nell’ambito del trattamento chirurgico del tumore dell’ovaio. Tra le sue competenze professionali spicca anche la declinazione agli interventi ricostruttivi e ala diagnosi e cura dell’endometriosi e delle alterazioni del pavimento pelvico. Nell’azienda palermitana assume la guida dell’UOC per i prossimi 5 anni a seguito di concorso pubblico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal 2023 ad oggi è stato responsabile facente funzioni della medesima Unità e ha portato avanti la scuola del prof. Vito Chiantera, di cui è stato allievo.</p>
<p>L’UOC di “Ginecologica Oncologica” diretta dal dr. Abbate, insieme a quella di “Ginecologia e Ostetricia”, diretta dal dr. Antonio Maiorana, fanno dell’ARNAS “Civico Di Cristina Benfratelli” di Palermo un punto di riferimento d’eccellenza sul territorio per la Salute delle donne su questo versante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“ Siamo certi &#8211; commentano Walter Messina e Domenico Cipolla, rispettivamente direttore generale e direttore sanitario dell’ARNAS Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo &#8211; che, visti i risultati finora assai apprezzabili che l’azienda ha registrato grazie a questo professionista ed alla sua equipe, anche sul profilo di inversione dei flussi della mobilità passiva per la cura chirurgica delle patologie ginecologiche tumorali, egli, alla guida del reparto, contribuirà ulteriormente alla mission aziendale inerente lo sviluppo dell’offerta assistenziale di campo, in chiave sempre più innovativa; tenuto conto che la chirurgia robotica rappresenta ormai una frontiera avanzata della chirurgia mininvasiva”.</p>
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		<title>Al Civico di Palermo inaugurato il centro regionale endometriosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 13:26:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una sala operatoria con tecnologia di ultima generazione e un approccio multidisciplinare. Sono queste due delle caratteristiche del Centro di riferimento Regionale per l’endometriosi di Palermo. Il centro, inaugurato ufficialmente oggi, é di fatto attivo da oltre decennio, come sottolinea il direttore, Antonio Maiorana, ginecologo che, ed è il caso di dirlo, da una vita [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una sala operatoria con tecnologia di ultima generazione e un approccio multidisciplinare. Sono queste due delle caratteristiche del Centro di riferimento Regionale per l’endometriosi di Palermo. Il centro, inaugurato ufficialmente oggi, é di fatto attivo da oltre decennio, come sottolinea il direttore, Antonio Maiorana, ginecologo che, ed è il caso di dirlo, da una vita si spende nell’ambito della ricerca e della cura dell’endometriosi. Oggi il taglio del nastro, all’Arnas Civico di Palermo, dove il centro, ospite di un padiglione 3 totalmente rinnovato, ha aperto le porte. Sale di ecografia e di endoscopia e un blocco operatorio che sfrutta la tecnologia Teleion, una nuova frontiera della digitalizzazione operatoria, che mette a disposizione sistemi per immagini, video, collegamenti e supporto alle procedure più complesse e che é valsa un investimento di circa 750 mila euro. E a proposito di numeri, tanti ne sono stati detti oggi, nella conferenza che ha preceduto l’inaugurazione. Ottantamila sono le pazienti siciliane censite in questi anni per patologia endometriosica e di queste più di mille sono state curate negli ultimi mesi nel centro palermitano.</p>
<h2></h2>

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<h2>“É una malattia dalla diagnosi difficile”</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dice il direttore del centro Antonio Maiorana. “Si osserva, prosegue il ginecologo, un grave ritardo diagnostico, che comporta disagi anche importanti nella paziente. L’endometriosi provoca dolore e complicanze difficili, sistemiche e infertilità. Da anni ci battiamo per un’individuazione tempestiva del problema, la presa in carico e le terapie adeguate. L’endometriosi é una patologia importante, che però oggi si può curare. Le strade sono diverse: terapia farmacologica, chirurgica e, qualora la donna avesse problemi di infertilità, il ricorso a tecniche di fecondazione assistita. Nel nostro centro é cruciale un percorso diagnostico che sia più differenziato possibile. Abbiamo organizzato un team multidisciplinare, che cerca di individuare le esigenze di ogni singola paziente. Il centro, organizzato secondo le indicazioni della legge regionale sul l’endometriosi, la 27 del 2019,  é stato organizzato in un spazio completamente rinnovato e vi opera una equipe composita con ginecologi, esperti dí procreazione medicalmente assistita, ostetriche, psicologhe, nutrizioniste, gastroenterologi, fisioterapisti, medici del dolore. Questo perché oggi é chiaro che la patologia é sistemica e va curata con una rete di esperti, che affianchino il ginecologo e che soprattutto sappiano ascoltare la paziente.”</p>
<p>Ed é anche sulla medicina narrativa, che ha insistito il video-trailer proiettato durante la conferenza. Un contributo in cui si sono presentati i tanti esperti, che sono parte del team del centro.</p>
<p>“Se fino a pochi anni fa la Sicilia era fanalino di coda in tema di cura dell’endometriosi, oggi ambisce a diventare un’eccellenza.” Ha esordito così Marcello Caruso, assessore regionale alla Sanità, che ha proseguito: “La Sicilia ha istituto il primo registro sull’endometriosi regionale e da lì é nato anche quello nazionale.</p>
<p>“Il nuovo Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) rappresenta una svolta pionieristica che garantisce equità di accesso, sicurezza e cure standardizzate per le donne affette da endometriosi&#8221; ha detto il direttore generale dell&#8217;Arnas Civico di Palermo, Walter Messina, che ha aggiunto:<br />
&#8220;Questo modello multidisciplinare, che unisce il nostro Centro di riferimento per la Sicilia occidentale — fondato dal dottor Maiorana nel 2003 e istituzionalizzato nel 2019 — a quello dell&#8217;Arnas Garibaldi di Catania, permette di invertire la mobilità passiva. Offriamo una presa in carico globale e personalizzata direttamente nella regione di residenza, contrastando una patologia ancora sottostimata e invalidante&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per accedere alle cure e prenotare una visita, le pazienti hanno a disposizione tre canali diretti: una mail dedicata,</p>
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<p>due numero di telefono di riferimento 091 6668016 oppure 334 6067795  e la prenotazione standard tramite CUP (Centro Unico di Prenotazione).</p>
<p>Alla cerimonia di inaugurazione del centro erano presenti anche gli onorevoli D’Agostino, primo firmatario della legge regionale sull’endometriosi, Varchi e Tamajo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Colon irritabile, ne soffre un bimbo su venti, ecco i consigli dell’esperta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 13:16:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Mamma, mi fa male il pancino!” È una delle frasi più ripetute dai bambini e il malessere riferito è tra quelli che più preoccupano mamma e papà. Cosa c’è dietro al solito mal di pancia, che spesso così come arriva va via? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Elvira Difrancisca, pediatra, gastroenterologa e dirigente medico [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">“Mamma, mi fa male il pancino!”</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">È una delle frasi più ripetute dai bambini e il malessere riferito è tra quelli che più preoccupano mamma e papà.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Cosa c’è dietro al solito mal di pancia, che spesso così come arriva va via?</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Ne abbiamo parlato con la dottoressa Elvira </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Difrancisca</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">, pediatra, gastroenterologa e dirigente medico all</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">’Ospedale dei bambini- </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Di Cristina” di Palermo.</span></span></p>
<figure id="attachment_14498" aria-describedby="caption-attachment-14498" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-14498" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4735-1-300x225.jpeg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4735-1-300x225.jpeg 300w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4735-1-1024x768.jpeg 1024w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4735-1-768x576.jpeg 768w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-14498" class="wp-caption-text">La dottoressa Elvira Difrancisca, pediatra e gastroenterologa</figcaption></figure>
<h2 class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Dottoressa, il mal di pancia “comune”, quello che i bimbi accusano intorno all’ombelico e che si presenta con fitte improvvise, a volte invalidanti, che migliora dopo l’evacuazione, deve farci preoccupare?</span></span></h2>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">“L’approccio con i malesseri dei bambini non deve mai essere estremo, no all’ansia immotivata, sì alla cautela e all’ascolto dei nostri piccoli. Inizio con il dire che un bambino su venti soffre di colon irritabile, che si presenta principalmente nell’età scolare. Il sintomo è proprio un forte mal di pancia. Il bimbo piange, si tocca l’addome e il genitore può pensare a un attacco acuto di appendicite. Eppure, nella maggior parte dei casi, si</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> tratta </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">di colon irritabile.”</span></span></p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-14505 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4747-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4747-300x200.png 300w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4747-1024x683.png 1024w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4747-768x512.png 768w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4747.png 1536w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2 class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Il colon irritabile nei bambini è una malattia che deve destare allarme?</span></span></h2>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">“Partiamo con il puntualizzare che non si tratta di una malattia organica, quanto di un disturbo funzionale di interesse clinico, che può comunque simulare patologie vere e proprie e che causa sintomi assolutamente reali quali il mal di pancia,  la stipsi o al contrario l’evacuazione frequente e/o diarroica. Il bimbo ha una sofferenza a carico dell’apparato gastrointestinale, ma a sostenerla non vi è una patologia.</span></span></p>
<h2 class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Quali sono quindi le cause del colon irritabile in età pediatrica?</span></span></h2>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Non esiste una causa univoca e nella diagnosi si fa riferimento  al cosiddetto modello </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">biopsicosociale:</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> analisi dei fattori biologici, </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">psicologici</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> e sociali. Biologici: un recente fatto infiammatorio o infettivo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">può innescare</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> un colon irritabile, faccio un esempio si può avere un attacco di colon irritabile a seguito di una gastroenterite. I fattori psicologici e sociali riguardano l’asse intestino/cervello. Il primo risente della condizione emotiva del bambino e innesca una serie di sintomi. Quindi occorre capire se il piccolo sta vivendo una condizione di stress personale,  individuando i fattori individuali e/o sociali  &#8211; riferiti al contesto familiare, scolastico, aggregativo – che possono causarla. A volte le cause possono essere concatenate tra loro.</span></span></p>
<h2 class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Dottoressa, ci spieghi meglio l’asse di collegamento tra cervello e intestino e perché condiziona il benessere generale della persona?</span></span></h2>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Nell’intestino alberga il cosiddetta miocrobiota intestinale, che è fondamentale nel collegamento tra cervello e intestino. Il microbiota è costituito in ampia parte da microorganismi buoni (per lo più batteri, ma anche virus, funghi e protozoi), che contribuiscono al benessere generale dell’organismo. Inoltre regola la produzione di serotonina, comunemente conosciuta come l’ormone del buonumore, influenzando l’asse intestino- cervello  e lo fa regolando la </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">peristalsi,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> la percezione del dolore, la nausea e la sazietà. Poiché l’intestino è collegato al cervello  tramite numerose centinaia di fibre nervose dedicate, il microbiota diventa una sorta di filtro tra i due organi così da garantirne una comunicazione bidirezionale. Nel paziente che soffre di colon irritabile si altera questa comunicazione e quindi si crea, oltre al disagio a carico dell’intestino, anche una disfunzione emotiva. Difatti chi soffre di colon è solitamente ansioso e irritabile, occorrenze che capitano anche ai bambini.</span></span></p>
<h2 class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-14506 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4748-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4748-300x300.png 300w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4748.png 1024w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4748-150x150.png 150w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2026/02/IMG_4748-768x768.png 768w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><br />
Come fare la diagnosi e come escludere patologie organiche?</span></span></h2>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Anzitutto occorre stare attenti alle cosiddette bandierine rosse: se il mal di pancia, la diarrea o la stipsi sono accompagnate da dimagrimento eccessivo, stanchezza, febbre, sangue nelle feci, occorre fare degli accertamenti ulteriori per escludere patologie più importanti quali la celiachia, la malattia di  </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Crohn,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> la colite ulcerosa. In caso di colon irritabile il pediatra deve osservare il piccolo paziente a 360 gradi, avendo cura di verificarne anche l’aspetto emotivo, fondamentale per una corretta diagnosi.</span></span></p>
<h2 class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Quali sono le cure per il colon irritabile?</span></span></h2>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Spiegare già  sia al bambino o bambina e ai genitori che si tratta di un disturbo funzionale e non di una malattia vera e propria aiuta moltissimo.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Anzitutto </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">occorre curare bene l’alimentazione del bambino: sì alla dieta mediterranea, varia e completa di tutti gli alimenti, no alle bibite gassate, agli alimenti “infiammanti”, quali il cioccolato, gli snack molto dolci o particolarmente salati, le spezie molto piccanti.</span></span> Il <span class="s2"><span class="bumpedFont15">bambino potrebbe assumere dei probiotici, delle fibre o degli antispastici a seconda del disturbo predominante, o, in alcune situazioni particolarmente stressanti, si può pensare anche  ad un approccio cognitivo comportamentale.</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Il </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">pediatra può valutare l’utilizzo di farmaci anti-spastici.</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> Il consiglio è quello di evitare il fai da te, il passaparola, le diagnosi online e di rivolgersi in prima battuta e con fiducia al pediatra di libera scelta.</span></span></p>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Il bimbo con colon irritabile ha realmente una sofferenza fisica, la teme e sovente riferisce di non volere andare a scuola, di non volere uscire o giocare con i compagni. I sintomi del colon irritabile possono talvolta modificare le abitudini alimentari,</span></span> <span class="s2"><span class="bumpedFont15">del senso di pancia gonfia e delle scariche frequenti. È importante rassicurare il piccolo e farlo seguire con serenità da un esperto.</span></span></p>
<h2 class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Si può guarire dal colon irritabile?</span></span></h2>
<p class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Assolutamente sì,</span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15"> intervenendo </span></span><span class="s2"><span class="bumpedFont15">per tempo, con le poche e semplici regole che vi ho illustrato.</span></span></p>
<p class="s5">
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		<title>La follia social di fotografare e condividere anche a rischio della vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 17:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[a tutta mamma]]></category>
		<category><![CDATA[abuso social bambini]]></category>
		<category><![CDATA[abuso social giovanissimi]]></category>
		<category><![CDATA[ciclone Harry]]></category>
		<category><![CDATA[Condividere continuamente sui social]]></category>
		<category><![CDATA[Crans Montana]]></category>
		<category><![CDATA[fotografare e condividere a rischio vita]]></category>
		<category><![CDATA[incoscienza social]]></category>
		<category><![CDATA[psichiatra la Barbera Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[rilevante]]></category>
		<category><![CDATA[Scattare e condividere continuamente]]></category>
		<category><![CDATA[Sharing virtuale compulsivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’incoscienza di un selfie sul porticciolo mentre infuria il ciclone Harry. I video della Smart mentre le onde rischiano di travolgere la minuscola autovettura. E ancora i post sfacciati di un padre, che racconta sui social di avere sprezzato il pericolo e di aver ammirato, insieme al figlio, la furia del maltempo. L’allerta rossa stavolta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">L’incoscienza di un selfie sul porticciolo mentre infuria il ciclone Harry. I video della Smart mentre le onde rischiano di travolgere la minuscola autovettura. E ancora i post sfacciati di un padre, che racconta sui social di avere sprezzato il pericolo e di aver ammirato, insieme al figlio, la furia del maltempo. L’allerta rossa stavolta  è stata ampiamente annunciata e se qualcuno era in mezzo alla tempesta, scampandola, non si può dare la colpa a chi non aveva avvisato prima. Eppure è stato un continuo postare video della pioggia battente, delle raffiche di vento a forza massima, delle onde sbalorditive e perfino di un bagno al mare, fatto da un emerito incosciente, all’alba del giorno segnato rosso da tutti i bollettini meteo. Postare e condividere. Un imperativo che ha invaso le vite dei più. Vale per i momenti catastrofici ma anche per quelli da ordinaria amministrazione: una cena con gli amici, le attività sportive dei figli, una creazione culinaria, un reportage di viaggio e con tanto di scatto  ad alto rischio. Se non fotografi e non condividi è come se non avessi  vissuto. Poco importa se mangerei una pietanza fredda, se rinuncerai alla conversazione o se rischierai di cadere giù da un dirupo pur di fare una foto mozzafiato. Dove è finita l’aderenza con il reale? La domanda é suffragata dal fatto che pur di documentare e fare “sharing” compulsivo si mette a rischio la stessa vita. Perché succede questo? Ne abbiamo parlato con il professore Daniele La Barbera, psichiatra e docente Unipa.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">
<figure id="attachment_14272" aria-describedby="caption-attachment-14272" style="width: 228px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-14272" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-228x300.jpeg" alt="" width="228" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-228x300.jpeg 228w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-778x1024.jpeg 778w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-768x1011.jpeg 768w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-1166x1536.jpeg 1166w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80.jpeg 1215w" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" /><figcaption id="caption-attachment-14272" class="wp-caption-text">Il prof. Daniele La Barbera, psichiatra</figcaption></figure>
</div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Condividere sui social è diventato più importante di vivere. Perché ci sta succedendo questo?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Penso che certamente ci sia una smania imperante di fissare immagini della realtà per per avere like virtuali e successo mediatico. Nel caso della recente allerta meteo é successo che invece di aderire all’esperienza impegnativa di un ciclone che ti può sommergere, pensiamo appunto  alle immagini della macchinetta Smart in mezzo alla tempesta, é come se fissassimo la realtà come un simulacro di esperienza. Siamo più presi dalla digitalizzazione e dalla condivisione che non dal vivere l’esperienza e nella fattispecie dallo scampare il pericolo.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Questa mania di condividere riguarda anche momenti molto ordinari della vita</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Certamente. Non ci godiamo un pranzo se prima non abbiamo fotografato il cibo, non iniziamo un momento conviviale se non abbiamo fatto il</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">selfie di gruppo da postare, a dimostrazione della nostra ricca vita sociale. La nostra mente è proiettata alla cattura di immagini e alla condivisione. Tutto ciò crea una cultura per cui è come se non dessimo più importanza alla realtà quanto alla possibilità di condividerla. Si crea uno scarto in cui purtroppo l’umanità perde la profondità e il senso all’esperienza che sta vivendo. Da psichiatra ho la sensazione che buona parte del disagio che la gente vive sia legata a una sorta di erosione progressiva del sentimento del reale. Succede ormai a tutte le età e ahimè questo fenomeno di minimizzazione delle esperienze e dei sentimenti coinvolge anche i giovanissimi.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Ci spieghi meglio cosa rischiano i nostri ragazzi in questa immersione social pressoché totalizzante?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">É come se i giovani avessero difficoltà a comprendere che la vita reale ha uno spessore e una consistenza che richiede cautele ed è ben diversa dal mondo patinato dei social dove tutto é perfetto, le vite sono esteticamente intatte come certi panorami, certe comitive o ancora certe deliziose pietanze. Faccio un esempio pratico: il ragazzo che ha accoltellato il compagno pare che desiderasse capire cosa si provi a uccidere una persona. Questa sarebbe la dimostrazione di quanto la realtà virtuale ha invaso la vita reale. Videogiochi violenti, serie tv distopiche, influencer che inneggiano al sangue sono pezzi di un grande puzzle che spiega la deriva emozionale dei nostri giovani. Questo processo l’ho individuato quando si lanciavano le pietre dal cavalcavia e quello è stato il primo episodio in cui abbiamo compreso che i ragazzi non vivono più la realtà ma una rappresentazione distorta di questa. Stiamo facendo una sovrapposizione tragica e terribile tra ciò che è vero e la finzione di un videogame. Tornando quindi al tema centrale dell’intervistato,  il sentimento di realtà si indebolisce al</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">punto da farci rischiare la vita.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<h2 class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">A tal proposito il pensiero va alla tragedia di Crans Montana?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> Assolutamente sì. Invece di scappare io filmo come se lo schermo, proiettandomi nel</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">virtuale, potesse proteggermi. Questa è la prova massima di mancata aderenza</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">con la realtà. Probabilmente se non fosse tanto travolgente e ormai naturale la smania di virtualità e di condivisione, quella notte si sarebbero salvare molte più persone. Il nostro funzionamento mentale sta ahimè regredendo e questo per via dell‘abuso di tecnologia e di virtualità. Lo dimostra il fatto che non ci rendiamo più conto dell’esposizione al</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">pericolo.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il fenomeno dello sharing compulsivo riguarda tutti, anche gli adulti. Professore, cosa vogliamo dimostrare postando  continuamente il <span style="font-size: 16px;">lato bello o esaltante della nostra vita?</span></h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"> In pochi anni abbiamo sostituito il</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">valore della privacy con la publicy. Se non mi rendo pubblico non sono nessuno e per essere all’altezza degli altri devo ostentare un benessere irreale. La realtà quindi si indebolisce perché questa va vissuta non ostentata. Se continuiamo</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">cosi andremo verso un declino e una banalizzazione della vita e dei suoi valori senza precedenti.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Cosa possiamo fare per migliorarci e per educare i più giovani verso una maggiore consapevolezza dell’uso dei devices e dei social?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">Il contributo dei genitori é dato dall’esempio. Se un genitore predica bene ma razzola male non abbiamo concluso nulla. Se impedisco a mio figlio di usare il telefonino ma io per primo</div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature" data-removefontsize="true" data-originalcomputedfontsize="16">ne abuso quotidianamente, come faccio a essere credibile? I bimbi hanno un atteggiamento imitativo e comprendono molto di più di quanto noi possiamo immaginare. Un uso regolato, discreto, moderato del cellulare sarà un modello positivo e sano. Insegnare con i fatti ai nostri figli che conta vivere le esperienze, non fotografarle e postarle, può essere l’inizio di quell’inversione di marcia che non possiamo che augurarci.</div>
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		<title>Quando il Natale aumenta tristezza, stress e frustrazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 23:51:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale, Psicologia, Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Esperti]]></category>
		<category><![CDATA[Prof. Daniele La Barbera psichiatra]]></category>
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		<category><![CDATA[Essere infelici a natale]]></category>
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		<category><![CDATA[Natale e tristezza]]></category>
		<category><![CDATA[perché a Natale sono infelice]]></category>
		<category><![CDATA[professore daniele la barbera psichiatra]]></category>
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		<category><![CDATA[solitudine a Natale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Natale: la festa dell’essere felici, che però, per paradosso, alimenta tante infelicità. Chi si sente solo, chi povero, chi semplicemente non all‘altezza di questi giorni di festa. Sono sentimenti più comuni di quanto non si immagini e dei quali abbiamo parlato con il professore Daniele La Barbera, psichiatra e primario al Policlinico di Palermo. Natale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Natale: la festa dell’essere felici, che però, per paradosso, alimenta tante infelicità.</p>
<p>Chi si sente solo, chi povero, chi semplicemente non all‘altezza di questi giorni di festa. Sono sentimenti più comuni di quanto non si immagini e dei quali abbiamo parlato con il professore Daniele La Barbera, psichiatra e primario al Policlinico di Palermo.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11893 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2022/01/danielelabarbera-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2022/01/danielelabarbera.jpeg 300w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2022/01/danielelabarbera-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>Natale e infelicità, un ossimoro frequente, perché succede?</h2>
<p>Io partirei dal capire cosa significa, nel sentire comune,  il Natale o meglio l’atmosfera natalizia, che oggigiorno si impone già dai primi giorni di novembre. Il Natale é definito come la festa più bella dell’anno, un tempo fatto di luci, di musica e di ‘felicità a tutti i costi’. Questo almeno sulla carta, nelle pubblicità, nei film natalizi (non in tutti, per carità) ed ovviamente in quella vetrina di falsa realtà che sono i social.</p>
<p>La vita vera però é un’altra cosa.<br />
Anzitutto partiamo dal dire che questa festa ha un impatto potente sulla nostra psiche, vuoi su quella individuale, vuoi su quella collettiva. Spezza il tempo della routine per attivarne uno più frenetico, che impone la corsa agli addobbi, quella all’acquisto dei regali, quella all’organizzazione di cene e momenti di incontro tra parenti ed amici, perché senza condivisione collettiva che Natale sarebbe?</p>
<h2>Eppure, nonostante la ‘felicità formale’ che si respira in questi giorni, aumentano le infelicità individuali, perché accade?</h2>
<p>Il Natale é la ricorrenza con la maggiore potenza dal punto di vista simbolico ed é per questo che arriva ad attivare sensazioni oltre la dimensione razionale. Spesso veniamo presi da questa atmosfera in maniera positiva, spesso negativa, altre assai negativa.</p>
<h2>Perché il Natale diventa motivo di sconforto e addirittura di sofferenza?</h2>
<p>Perché il tempo del Natale determina una rottura del tempo lineare e lo trasforma in un tempo ciclico.  Il tempo lineare é quello che viviamo comunemente: le ore, i giorni, le settimane, gli impegni, con le certezze, gli imprevisti e una dose quotidiana di aspettative, che mettiamo però nel conto della nostra ordinarietà. Il tempo lineare è un tempo laico, poiché non ci impone liturgie e rituali particolari. Il tempo ciclico è invece un tempo “liturgico”, che obbedisce a una serie di regole non necessariamente formali, ma scritte nel nostro dna emotivo e sentimentale. Ci impone di rivivere, anno per anno, qualcosa che ci é già successo: addobbare casa, allestire l’albero e il presepe, preparare determinate pietanze, invitare a tavola i familiari, anche quelli con i quali non corre buon sangue o di contro avvertire ancora di più la mancanza fisica o emotiva di talune persone care. In questi giorni di preparativi viviamo come in una sorta di macchina del tempo, che ci riporta indietro fino ai primissimi anni della nostra infanzia, costringendoci a fare i conti non solo con noi stessi, ma anche con tante figure portanti della nostra vita. Si attiva un patrimonio di ricordi di quelle esperienze, che hanno contribuito a formare la nostra identità. Fare i conti con se stessi non è mai una cosa semplice, possono verificarsi rigurgiti di malinconia per un tempo bello ormai lontano, o al contrario conati di rancore, per essere stati dei bimbi non amati come si deve, per avere vissuto un tempo di Natale in un clima ostile, litigioso, rifiutante. I ricordi, belli o brutti che siano, in un periodo così potente dell’anno, che per convenzione impone condivisione e gioia, possono diventare un’arma molto potente contro noi stessi. Perché, di fatto, il Natale e le altre feste che si celebrano in questo periodo, non consentono un’evasione dall’idea di felicità, ed é per questo che, in talune persone, si acuiscono la solitudine, il dolore, lo sconforto, sentimenti che, in altri periodi dell’anno, possono essere gestibili con maggiore facilità.</p>
<h2>Natale é però da sempre la festa della luce, della speranza</h2>
<p>Il Natale non è solo una festa bella, ma nel credo cattolico celebra la venuta del re dei re, incarnatosi in un bimbo innocente, povero e indifeso, che ha la meglio sui potenti e sul male. É la nascita di un bimbo divino che deve adempiere a una promessa di salvezza. É una festa che capita nel cuore dell’inverno, nel momento più buio dell’anno quello in cui vi è meno luce e guarda caso un modo di celebrarlo è quello di utilizzare quante più luci possibili. Nel paganesimo, nel momento più buio e spaventoso dell’anno, si celebrava la speranza che la luce e la primavera tornassero. Natale è nella tradizione secolare e archetipica dell’uomo la festa che celebra la speranza, l’auspicio che passi il buio e che torni la primavera.</p>
<h2>Come faccio a vivere questo clima se il mio animo è pesante? Se nel mio animo c’è oscurità? Se nella mia famiglia vi é discordia?</h2>
<p>Natale è il periodo dell’anno in cui viviamo la festa nella massima dimensione sociale: cene, serate a giocare a tombola, banchetti solenni, tutto ciò ruota intorno a relazioni di coppia, familiari, amicali. Se ho difficoltà a vivere i legami o non ho legami significativi, come faccio a partecipare a questo clima gioioso?</p>
<p>Ancoda di più mi sentirò estraniato ed escluso. Tutto ciò mi provocherà sofferenza, sconforto e accentuerà il mio senso di solitudine. Ecco perché in questi giorni molta gente sta emotivamente peggio, soprattutto se ha già di base delle problematiche legate alla sfera emotiva.</p>
<p>C’è l’obbligo sociale della gioiosità condivisa, della corsa agli acquisti (va da sé che in un momento di forte crisi, non tutti possono fare i regali), c’è la fretta di addobbare subito e bene casa, secondo modelli che ogni anno diventano più alti (social, influencer, pubblicità). Se non riesco a sintonizzare questo clima con il mio polo interiore mi arriva un messaggio di forte stress. Il risultato è vivere malissimo questo periodo, che rappresenta comunque un’opportunità di gioia.</p>
<h2>Come fare quindi a vivere bene queste festività?</h2>
<p>Dovremmo iniziare  a contestualizzare realisticamente questo Natale, che viene dopo anni difficili di pandemia, mentre vi é una guerra in corso e una forte crisi economica in atto. Tutto questo ci dovrebbe spingere a cogliere la dimensione profonda di questa festa, la speranza in un futuro migliore, il valore dei legami reali. Credo che oggi più che mai dovremmo concentrarci a vivere un Natale sostenibile, a misura d’uomo, in cui cerchiamo di dare la prevalenza alle cose che devono averla: qualità dei legami e delle cose che viviamo (un viaggio, la buona salute, una tavola ben imbandita).</p>
<p>Dovremmo anche lavorare sui piccoli e umanissimi momenti di vulnerabilità, quindi fare uno sforzo e mettere da parte piccoli disaccordi per dare prevalenza a un Natale reale, quanto più possibile sereno, anche se siamo in pochi, purché si viva bene.</p>
<h2>Come la mettiamo con i social in tempo di Natale?</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>I social, che ahimè hanno invaso le vite di noi tutti ed a volte si sostituiscono alla realtà, ci presenteranno un Natale perfetto, che non potrà fare altro che aumentare la nostra frustrazione.</p>
<p>Assisteremo, insoddisfatti, al Natale di famiglie perfette, dove coppie, bambini, nonni, zii e cugini sono esattamente in asse. Innamorati gli uni degli altri, senza lo scheletro di alcun disaccordo, sui social vedremo gruppi di persone che brinderanno sorridenti in case bellissime, addobbate a regola d’arte, sorseggiando i migliori vini e gustando prelibatezze d’alta cucina. Il risultato sarà quello di fare maggiore luce su quelle ‘miserie’ che sono proprie della vita di noi tutti: discordie familiari, case non belle per come le vorremmo, regali non sempre confacenti ai nostri desideri, famiglie imperfette. Impariamo a convivere con l’idea che il mondo degli influencer social non solo non é reale, ma non é neppure lontanamente replicabile. Non sono vite ideali, quanto vite irreali, perché la vita vera é di suo ‘frangibile’. Quindi, almeno a Natale, disintossichiamoci da social e telefonini e viviamo le feste con le persone che abbiamo a fianco, provando a creare con queste un tempo di qualità. Diamo un’attenzione particolare ai bambini: meno doni e più parole, maggiore tempo da dedicare a loro. Non abbandoniamoli ai loro costosissimi regali, ai telefonini o ai giochi elettronici. In queste vacanze stiamo con loro, ma in senso profondo: giochiamo con loro, facciamoci aiutare in cucina, a imbandire la tavola delle feste, raccontiamo loro delle favole (magari quelle della tradizione natalizia più profonda, dove la morale porta alla qualità della festa e non alla quantità di cose e persone che ci girano intorno), andiamo con loro a passeggio all’aria aperta. Aiutiamo i bambini a coltivare la bellezza della noia, non riempiamoli di attività o continua compagnia di amichetti. Tutto deve essere fatto con equilibrio e senza stress. Nella noia i bimbi scoprirono le loro passioni ed anche le loro vocazioni di vita. Non temiamo i tempi morti e neppure la ‘solitudine’. I nostri piccoli amano anche giocare da soli, anzi questa tipologia di gioco può essere una risorsa.<br />
Più in generale, proviamo a vivere con maggiore relax l’idea del Natale, anche se siamo consapevoli di non avere una vita o una famiglia perfetta, perché di fatto la perfezione non esiste. Suggerirei di recuperare delle risorse che ci facciano vivere il Natale in maniera più razionale, più intima, più sostenibile. Il concetto di sostenibilità va applicato anche alla psiche e ai rapporti umani e ci aiuterà a essere più sereni. E sarà più semplice di quanto pensiamo. Buon Natale.</p>
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		<title>Sette libri per Natale</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 23:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Costume, Società e Tendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Natale tempo di preparativi, regali, di vacanze e quindi di possibilità di dedicarsi a hobby e passioni. Quale migliore occasione per leggere un buon libro? Ecco alcuni consigli per le letture natalizie, da fare da soli, in compagnia della famiglia, insieme ai più piccoli o per una strenna natalizia azzeccata. Iniziamo la carrellata di titoli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Natale tempo di preparativi, regali, di vacanze e quindi di possibilità di dedicarsi a hobby e passioni. Quale migliore occasione per leggere un buon libro? Ecco alcuni consigli per le letture natalizie, da fare da soli, in compagnia della famiglia, insieme ai più piccoli o per una strenna natalizia azzeccata.</p>
<p>Iniziamo la carrellata di titoli natalizi con un testo senza tempo: Il libro di Natale, del premio Nobel Salma Lagerlöf. Se amate le atmosfere antiche, misteriche, eleganti e molto nordiche, questo libro fa per voi. La scrittura è un balsamo per mente e cuore, le storie narrate sono raffinate, hanno il sapore universale del Natale declinato nei suoi lati luminosi, ma anche in quelli oscuri. Storie e leggende suggestive, con un tuffo anche nella storia. Adatto per un regalo a intenditori o per una rilassante lettura serale. <img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11671 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/4863BA8A-BA44-403E-9A14-25DCDB218505-150x300.jpeg" alt="" width="150" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/4863BA8A-BA44-403E-9A14-25DCDB218505-150x300.jpeg 150w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/4863BA8A-BA44-403E-9A14-25DCDB218505.jpeg 343w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /><br />
La lettura ideale per i bimbi in età scolare è sicuramente “Il maialino di Natale”. Dall’autrice di Harry Potter un nuovo avvincente fantasy, calato in pieno nel tempo più suggestivo dell’anno. Il testo rispetta lo stile di Rowling inglese ed ha parole schiette, che raccontano l’infanzia dei tempi contemporanei, con tanto di viaggio fantastico alla ricerca di un amico speciale, che si è smarrito.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11672 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16FD762D-E39F-4A1B-AADB-D947C8F4A66C-203x300.jpeg" alt="" width="203" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16FD762D-E39F-4A1B-AADB-D947C8F4A66C-203x300.jpeg 203w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16FD762D-E39F-4A1B-AADB-D947C8F4A66C.jpeg 541w" sizes="(max-width: 203px) 100vw, 203px" />Il regalo ideale per la nonna, la mamma o per l’adolescente romantica. É l’intramontabile “Piccole donne” di Luisa May Alcott. Un romanzo che ha segnato decine di generazioni e che non risulta mai datato. Ci sono dentro passioni, grandi ideali, resoconti storici e il valore fondante della famiglia, unito alla forza delle donne. Un inno alla capacità femminile di risalire la china, verso la realizzazione dei propri sogni.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11674 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16E44EBE-9906-4B15-A605-414CBD9083C1-200x300.jpeg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16E44EBE-9906-4B15-A605-414CBD9083C1-200x300.jpeg 200w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/16E44EBE-9906-4B15-A605-414CBD9083C1.jpeg 333w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /><br />
“Un canto di Natale” è la favola natalizia per antonomasia ed è adatta, nelle sue tante versioni, a lettori di tutte le età. L’edizione classica é un capolavoro stilistico, con una ricerca letteraria  singolare ed un ritmo narrativo degno di un grande scrittore quale è stato e rimane Dickens. Un tuffo nel Natale più nostalgico con l’immancabile lieto fine, che arriva dopo una bellissima morale, dalla quale tutti abbiamo da imparare.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11675 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/31C8D9CB-BDD6-40A8-8792-F55846C9869A-214x300.jpeg" alt="" width="214" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/31C8D9CB-BDD6-40A8-8792-F55846C9869A-214x300.jpeg 214w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/31C8D9CB-BDD6-40A8-8792-F55846C9869A.jpeg 356w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" />Volete vivere la magia del Natale insieme ai più piccoli, regalandovi una favola a tema per ogni giorno dell’attesa? “Le più belle storie di Natale dal mondo” è il libro che fa per voi. Si viaggia da un capo all’altro del globo ritrovando tradizioni, leggende, sapori e colori della festa più celebrata e attesa. Una delle favole più belle è “La leggenda di Papapanov”, un resoconto di quello che dovrebbe essere il vero senso del Natale. Un inno all’integrazione e all’altruismo, che andrebbe insegnato ai bimbi già da piccolissimi. Quale miglior modo per iniziare se non una favola?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11677 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/1CE978AF-BBF6-486D-AD2C-23D082F95FF4-238x300.jpeg" alt="" width="238" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/1CE978AF-BBF6-486D-AD2C-23D082F95FF4-238x300.jpeg 238w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/1CE978AF-BBF6-486D-AD2C-23D082F95FF4.jpeg 396w" sizes="(max-width: 238px) 100vw, 238px" />Siete amanti del mistero, delle storie spaventose, ma calate nella tradizione del Natale? Questo é il libro che fa per voi: “Natale con i fantasmi”. Nove racconti da brivido, che possono tenere buona compagnia nelle lunghe serate di festa e che danno un taglio meno scontato alla letteratura natalizia. Ideale da leggere in seconda serata, con candele accese e una buona tisana. Un regalo di Natale che sarà gradito agli appassionati del soft horror.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11678 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/E9682872-943F-4D21-9424-6653DB110027-195x300.jpeg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/E9682872-943F-4D21-9424-6653DB110027-195x300.jpeg 195w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/E9682872-943F-4D21-9424-6653DB110027.jpeg 519w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" /><br />
Concludiamo la carrellata con un libro natalizio che non può mancare sotto l’albero. Volete regalare un testo a tema e siete dubbiosi? Scegliete Rodari e non sbaglierete mai. Storie e filastrocche, scritte dal genio di Rodari, che tocca il cuore e l’intelligenza di lettori grandi e piccini, raccontando il Natale alla sua maniera, con un calore originale e regalando la speranza di un domani migliore.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11679 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/9E14974E-1DCB-4B5A-9A1B-70953061363D-254x300.jpeg" alt="" width="254" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/9E14974E-1DCB-4B5A-9A1B-70953061363D-254x300.jpeg 254w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/12/9E14974E-1DCB-4B5A-9A1B-70953061363D.jpeg 456w" sizes="(max-width: 254px) 100vw, 254px" /></p>
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		<title>Ecco il decalogo per un Natale sereno con i propri bambini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Atuttamamma.net]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 23:07:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un Natale a prova di bambino. È il consiglio che arriva dalla Società italiana di Pediatria, che dirama un comunicato proprio alla vigilia delle feste. Le festività natalizie sono sicuramente un momento di condivisione, di &#8220;liberi tutti&#8221; a tavola, di regali e gite. Quando però vi sono dei piccini occorrono delle accortezze che possono fare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un Natale a prova di bambino. È il consiglio che arriva dalla Società italiana di Pediatria, che dirama un comunicato proprio alla vigilia delle feste. Le festività natalizie sono sicuramente un momento di condivisione, di &#8220;liberi tutti&#8221; a tavola, di regali e gite. Quando però vi sono dei piccini occorrono delle accortezze che possono fare la differenza ed addirittura diventare dei &#8220;salvavita&#8221;. Ed è in questa logica che la Società italiana di Pediatria stila un decalogo semplice ma efficace.</p>
<h2>Occhio alle abbuffate</h2>
<p>Il primo allarme lanciato dai medici è il rischio abbuffate. È statistica, infatti, che nel periodo natalizio aumenta in maniera esponenziale il numero di interventi in Pronto Soccorso pediatrico e di ricoveri di bimbi intossicati per via delle grandi abbuffate.</p>
<p>Ecco il primo consiglio. Va bene concedere ai piccini uno sgarro, perché Natale viene una volta all&#8217;anno. Attenzione però, il sistema digestivo di un bimbo, specialmente di un neo divezzo, non è lontanamente paragonabile a quello di un adulto. I medici ribadiscono che nei primi tre anni di vita di un bimbo, seppure senza paranoie, l&#8217;attenzione all&#8217;alimentazione deve essere massima. Stomaco e intestino non sono ancora pronti a un sovraccarico di grassi e carboidrati. Quindi via libera a un asseggino di cioccolata o di pandoro, ma che sia appunto solo un assaggio. Evitare di propinare al bimbo lo stesso menù dei grandi. Ovvio che salumi carichi di grassi, carpaccio e pasticci di pasta farciti di besciamelle non siano adatti ai più piccoli. Per rendere gioioso il momento del pranzo, si può mettere al centro della tavola un coloratissimo cesto di frutta (melograni, arance, mele deliziose, mandarini) insegnando ai piccolissimi che si tratta di un alimento a cui non si deve rinunciare mai.</p>
<h2>Parola d&#8217;ordine serenità</h2>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-4786 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2018/12/children-christmas-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2018/12/children-christmas-300x233.jpg 300w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2018/12/children-christmas-768x597.jpg 768w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2018/12/children-christmas.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Durante le vacanze lo stress, paradossalmente, può nascondersi dietro l&#8217;angolo. Con i bimbi occorre evitare situazioni e contesti emotivamente faticosi. I piccini sono spugne che assorbono parole, silenzi ed emozioni. Quindi: evitare i fantomatici litigi familiari natalizi in presenza dei piccoli. Occhio a contesti eccessivamente rumorosi (feste da ballo, botti di Capodanno, fragore eccessivo possono divertire taluni adulti, ma non sono salutari per i bimbi). Far sì che i bimbi non perdano il regolare ritmo sonno/veglia. Ok al brindisi di Capodanno (qualora i piccoli dovessero resistere fino alla mezzanotte), mai costringerli alle nottate però. Il sonno dei bimbi, lo ribadiscono i pediatri, è sacro.</p>
<h2>Buone abitudini durante le feste</h2>
<p>Evitare, durante le vacanze di Natale, di rimanere chiusi dentro casa. Va bene i cenoni, i pranzi, le tombole in compagnia. Non dimentichiamo però che i bimbi hanno bisogno di state all&#8217;aria aperta. Non lasciamoci intimorire dal freddo, le temperature basse e secche aiutano ad uccidere i virus. Un impegno quotidiano durante le vacanze di Natale? Almeno mezz&#8217;ora all&#8217;aria aperta, preferibilmente in un parco alberato. Questo sarà un toccasana per bimbi e genitori.</p>
<p>Se si deciderà di fare una vacanza natalizia, organizzarla pensando anzitutto alle esigenze dei piccoli. Quindi via libera a un tour dove i vostri bimbi troveranno dei coetanei ed un contesto a loro misura. Rispettare i loro tempi, non obbligarli a escursioni e visite a luoghi poco adatti a loro. Adeguarsi ai loro tempi di pappa e nanna.</p>
<h2>Rispettare la routine</h2>
<p>I pediatri della Società italiana di Pediatria lo ribadiscono più volte. I bimbi amano le loro abitudini, quindi, anche durante le vacanze natalizie (passate a casa o fuori porta) massimo rispetto della routine quotidiana: orari dei pasti, dei giochi del riposino, della ninna e volendo anche dei compiti.</p>
<p>Questi pochi e semplici consigli, ribadiscono i pediatri, sono importantissimi e aiuteranno a vivere un Natale sereno anche con i piccolissimi.</p>
<p>Ps: via libera alle vacanze in montagna anche con un neonato. È importante evitare altitudini oltre i 1000/1300 m, per ragioni di saturazione dell&#8217;ossigeno, offrire ai bimbi, durante la salita, il ciuccio o il biberon con acqua tiepida e camomilla. La suzione aiuterà, eventualmente, a sturare le orecchie evitando la fastidiosa sensazione del tappo. Effettuare la salita lentamente. Alloggiare sempre in comuni preferibilmente a valle (evitare rifugi o paesini isolati), dotati di pronto soccorso o guardia medica pediatrica. L&#8217;aria di montagna è pura, il clima è freddo ma secco quindi, con pochi piccoli accorgimenti, si potrà regalare ai piccini una magica vacanza di Natale montanara.</p>
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		<title>Il suicidio di Paolo Mendico e il rischio della deumanizzazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 09:32:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[bulismo grave]]></category>
		<category><![CDATA[caso paolo mendico]]></category>
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		<category><![CDATA[Psichiatra Daniele la Barbera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo perso l&#8217;umanità? È la domanda a sangue freddo, dopo il clamore mediatico per la morte di Paolo Mendico. Il quindicenne di Latina si è suicidato alla vigilia del primo giorno di scuola. C&#8217;è un&#8217;inchiesta giudiziaria, che dovrà fare luce su eventuali responsabilità. Ci sono i genitori del ragazzino, che parlano di bullismo e di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>
<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Abbiamo perso l&#8217;umanità?</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">È la domanda a sangue freddo, dopo il clamore mediatico per la morte di Paolo Mendico. Il quindicenne di Latina si è suicidato alla vigilia del primo giorno di scuola. C&#8217;è un&#8217;inchiesta giudiziaria, che dovrà fare luce su eventuali responsabilità. Ci sono i genitori del ragazzino, che parlano di bullismo e di istigazione al suicidio. C&#8217;è lo sgomento di quella parte d&#8217;opinione pubblica che si domanda perché sia accaduto. Anzi, perché episodi del genere si ripetano con una frequenza, che inizia a fare paura.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Paolo, secondo i familiari sarebbe stato vessato e isolato e, sempre secondo i parenti, chi doveva accorgersi non è riuscito a capire in tempo. Si attendono gli esiti di un&#8217;ispezione ministeriale per sospetti atti di bullismo non contrastati a dovere. Da par loro, i genitori dei compagni del quattordicenne chiedono che questi vengano tutelati da psicologi. La preside dell&#8217;istituto Pacinotti continua a confermare di aver fatto il suo dovere.</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Quindi, cosa è accaduto all&#8217;anima di un ragazzo, che aveva tutta la vita davanti e che ha scelto di farla finita all&#8217;alba del primo giorno di scuola?</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Perché ai funerali c&#8217;era solo una delle famiglie della scuola?</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Dove sono le cause profonde di una vita spezzata così in fretta e perché pare più necessario scaricare il barile, invece che solidarizzare per evitare che succeda di nuovo?</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Ne abbiamo parlato con il professore Daniele La Barbera, psichiatra e docente di Psichiatria all&#8217;Università degli Studi di Palermo.</div>
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<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">
<figure id="attachment_14272" aria-describedby="caption-attachment-14272" style="width: 228px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-14272" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-228x300.jpeg" alt="" width="228" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-228x300.jpeg 228w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-778x1024.jpeg 778w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-768x1011.jpeg 768w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80-1166x1536.jpeg 1166w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2024/09/67d0480f-21be-41a9-b57b-663653a4fe80.jpeg 1215w" sizes="(max-width: 228px) 100vw, 228px" /><figcaption id="caption-attachment-14272" class="wp-caption-text">Il prof. Daniele La Barbera, psichiatra</figcaption></figure>
</div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Professore La Barbera, parliamo anzitutto di un fenomeno che si allarga: bullismo, che porterebbe ad atti tragici. Cosa sta succedendo?</h2>
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<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">La società contemporanea sta andando incontro a tre aspetti problematici: il calo della dimensione etica, empatica e cognitiva. Questo ha delle conseguenze forti nel vissuto quotidiano: si discrimina meno a livello morale, affettivo e relazionale.  Facciamo la somma del tutto ed ecco venire fuori il bullismo, l’ignavia, la scarsa attenzione verso l&#8217;altro e la facilità di compiere atti ignobili che possono ferire gravemente l’altro. Non penso che i ragazzini di oggi siano consapevoli di attivare pensieri estremi verso il compagno più fragile, ritengo più plausibile una loro banalizzazione del bene e del male. Non si dà il giusto valore a parole e ad azioni, ci si lascia prendere dalla tendenza del gruppo e non si comprendono le conseguenze drammatiche che possono avere taluni atteggiamenti. Ci scappa il morto innocente, perché di questo si tratta e ricordiamoci che un quattordicenne se arriva a suicidarsi avrà una forte sofferenza interiore.</div>
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<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">La dimensione digitale ha la sua parte di responsabilità in tutto questo?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Assolutamente sì, poiché ogni cosa, oggi, viene viene amplificata  dalla dimensione narcisistica legata all’uso dei social. Nel mondo virtuale è lecito ingigantire e vantarsi di azioni deprecabili, delle quali nella vita reale ci si dovrebbe vergognare. Sui social invece si è fieri e orgogliosi dello sfottò al compagno fragile, del gosthing, cioè del rendere invisibile una persona del gruppo classe o della comitiva di amici. In rete sembra tutto un gioco, quindi condivido il pensiero e cerco like. La &#8220;banalità&#8221;  della rete  diventa viralità e prende piede nella vita reale, con conseguenze che possono essere deflagranti e peggiorative, per via della IA a cui ormai i giovani stanno iniziando a delegare tantissimo del loro quotidiano.</div>
</div>
</div>
</div>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Si rischia una deriva? Che responsabiltà ha la famiglia?</h2>
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<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Il suicidio di un ragazzino, posto che dovranno esserne accertate le cause e ci auguriamo che le autorità competenti facciano luce in fretta, è sempre sintomo di un fallimento e di una deriva umana. La famiglia, intesa come istituzione sociale primaria, deve interrogarsi sull&#8217;accaduto. Il ruolo dei genitori è quello di connettersi emotivamente con i propri figli, così da capirne i bisogni e l&#8217;agito. Oggigiorno però questa connessione è carente. I genitori sono distratti,  delegano le loro funzioni alle tate digitali e non fanno caso alla vita virtuale dei loro figli, che può nascondere tante insidie. Non solo, i genitori, non tutti per carità, hanno difficoltà a definire una linea educativa. Viviamo l&#8217;epoca del compiacimento dei figli, che vanno premiati, protetti e coccolati, sempre. Temiamo che qualcuno possa rimproverarli e renderli insicuri, quindi no ai richiami e guai se qualcuno si permette di farlo al nostro posto, gli insegnanti in primis. Questo però non concilia l&#8217;autostima buona, quanto il narcisismo delle nuove generazioni. Rischiamo di crescere bimbi che saranno adulti egoisti, insensibili e deresponsabilizzati. Riflettiamoci, finché siamo in tempo.</div>
</div>
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<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Accennava al ruolo della scuola, che nel caso del giovane Mendico ha inizialmente declinato le responsabilità</h2>
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<div dir="auto">
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Credo che in questa vicenda, l&#8217;istituto scolastico abbia privilegiato la difesa di ufficio della propria struttura, invece che entrare in sintonia con la perdita di un figlio. Qualunque fosse stata la ragione, prevale la presa di distanza, un atteggiamento che privilegia lo svincolarsi dalla responsabilità, invece che mostrare vicinanza affettiva. Non esistono istituzioni, gruppi e insegnanti perfetti. Va detto però che oggi la scuola vive un momento difficilissimo e si inserisce in una società che fa acqua da tutte le parti. Manca di  un welfare pensato per creare una buona scuola, così da offrire agli insegnanti strumenti adeguati di contrasto di fenomeni come il bullismo. Ciò non giustifica eventuali mancanze d&#8217;attenzione, nel merito delle quali non possiamo entrare, non conoscendo a fondo i fatti. Resta chiaro però che oggi non viene più riconosciuta al corpo docente l&#8217;autorità di un tempo, questo a partire dalle famiglie. Ci vorrebbero maggiori dialogo e fiducia, insieme alla consapevolezza del lavorare insieme a vantaggio dei nostri figli. Posto che, nella drammatica vicenda in esame, l&#8217;eventuale presa di distanza non deve equivalere con il negare la vicinanza alla famiglia, che ha subito una perdita gravissima.</div>
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<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Vicinanza alla famiglia, che non sarebbe stata espressa neppure dai compagni e dai genitori. Di cosa è spia tutto ciò?</h2>
<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
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<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Questo è un fatto molto inquietante, che ci invita a riflettere: abbiamo perso il senso dell&#8217;essere comunità e di solidarizzare anche in un momento estremo. Questo è un sintomo di quanto si stia perdendo il senso delle competenze umane essenziali. Viviamo un fenomeno tragico: la deumanizzazione, ossia la perdita di quelle capacità basilari che fanno provare compassione e vicinanza verso chi sta soffrendo per una tragedia simile.</div>
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<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Questi eventi micro-sociali sono la spia e il riflesso di un fenomeno più generale. Se non sono vicino a chi mi è più prossimo, come posso prendere a cuore cause più grandi? Riflettiamoci, perché il rischio è quello di orientare la società verso l&#8217;egoismo e la mancata connessione emotiva con l&#8217;altro. Sarebbe una deriva irrecuperabile.</div>
</div>
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<div dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
<h2 dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Si può e si deve fare ancora qualcosa&#8230;</h2>
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<div class="gmail_quote">
<div dir="auto">
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Certamente, partendo dalla motivazione personale: dobbiamo credere che è possibile cambiare le cose, partendo dal nucleo familiare. Educhiamo i nostri figli a immedesimarsi nei bisogni dell&#8217;altro. Non pensiamoli come &#8220;i campioni del mondo&#8221;, quanto come individui unici, con risorse e limiti, che devono entrare in empatia con chi gli sta vicino, cercando di comprenderlo ed evitando di  ferirlo. Tutto ciò è possibile intanto se dialoghiamo con i nostri figli, se passiamo del tempo con loro, se inculchiamo loro l&#8217;abitudine all&#8217;impegno e al  rispetto delle regole.</div>
<div class="yj6qo">Non possiamo progredire tecnologicamente e regredire umanamente.</div>
<div class="gmail_signature adL" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">
<div class="gmail_signature" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature">Servono piani pedagogici che si adattino a questo momento di crisi.</div>
<div class="yj6qo">È necessario che la famiglia collabori con la scuola, che si metta in una condizione dialettica rispetto all&#8217;eventuale rimprovero, alla nota sul registro, al cattivo voto. Oggi il rischio è quello di una pedagogia solo difensiva, perché l&#8217;istituzione scolastica teme le conseguenze dei piani educativi classici. Dobbiamo superare questo guado, certi che tutti possiamo sbagliare, ma consapevoli che la collaborazione tra istituzioni, a partire da quelle familiari, sia la strada per migliore il futuro sociale. Tutti dobbiamo fare qualcosa perché non si verifichino altri episodi come quello del povero Paolo. Tutti dobbiamo sentirci genitori colpiti da un simile dramma.</div>
<div class="gmail_signature adL" dir="ltr" data-smartmail="gmail_signature"></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Si può recidere il filo che lega a una famiglia altamente disfuzionale?</title>
		<link>https://www.atuttamamma.net/si-puo-recidere-il-filo-che-lega-a-una-famiglia-altamente-disfuzionale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 09:01:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Generale, Psicologia, Alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#8220;L&#8217;anniversario&#8221; è uno dei libri che ha fatto più discutere negli ultimi tempi. Ha vinto lo Strega e lo ha scritto Andrea Bajani, autore stimato e professore di scrittura in una blasonata università del Texas. Con la maestria di un&#8217;ottima penna, Bajani racconta una storia al limite, che lascia incredulo e finanche turbato il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;L&#8217;anniversario&#8221; è uno dei libri che ha fatto più discutere negli ultimi tempi. Ha vinto lo Strega e lo ha scritto Andrea Bajani, autore stimato e professore di scrittura in una blasonata università del Texas. Con la maestria di un&#8217;ottima penna, Bajani racconta una storia al limite, che lascia incredulo e finanche turbato il lettore. Eppure è tutto vero vero: i personaggi, la trama, il prologo e l&#8217;epilogo. Di questo libro e del distacco che racconta abbiamo parlato con la dottoressa Alba Calderone, psichiatra.</p>
<figure id="attachment_10369" aria-describedby="caption-attachment-10369" style="width: 248px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-10369" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/02/CF351C59-544A-4C9C-AAFE-CE216843B924-248x300.jpeg" alt="" width="248" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/02/CF351C59-544A-4C9C-AAFE-CE216843B924-248x300.jpeg 248w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/02/CF351C59-544A-4C9C-AAFE-CE216843B924-180x217.jpeg 180w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/02/CF351C59-544A-4C9C-AAFE-CE216843B924-267x322.jpeg 267w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/02/CF351C59-544A-4C9C-AAFE-CE216843B924-368x445.jpeg 368w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2021/02/CF351C59-544A-4C9C-AAFE-CE216843B924.jpeg 662w" sizes="(max-width: 248px) 100vw, 248px" /><figcaption id="caption-attachment-10369" class="wp-caption-text">La dottoressa Alba Calderone, psichiatra</figcaption></figure>
<p><strong> Dottoressa, in questo libro l&#8217;autore &#8220;celebra&#8221; i dieci anni dalla rottura con la famiglia di origine. Si può festeggiare, al pari di un gioioso anniversario, uno strappo umano e sentimentale di tale portata?</strong></p>
<p style="text-align: left;"> L’interruzione di un forte legame sentimentale, sia familiare che d’amicizia o d’amore, può rappresentare una sconfitta, una perdita ma anche una rinascita. Nel caso di un legame familiare, il rapporto che coinvolge le figure genitoriali e il resto della famiglia è sicuramente più profondo e viscerale. Purtroppo spesso proprio per la forza di questo legame, che trova le radici nell’accompagnamento alla crescita e alla formazione di un individuo, un eventuale strappo è ancora più doloroso. In questo caso tuttavia non direi che lo scrittore celebra in senso ‘positivo’ l’allontanamento dalla famiglia, piuttosto come una sorta di ‘liberazione’ da un giogo, da sentimenti sopiti di oppressione, che non riusciva più a sostenere.  È un affrancarsi da una situazione cui si era adeguato a caro prezzo.</p>
<h2>Ritiene plausibile chiudere davvero e per sempre con la famiglia di origine?</h2>
<p style="text-align: left;">Dipende da caso a caso. Come dicevo prima, il legame con la famiglia d’origine è estremamente profondo e radicato nella natura umana. Questo legame ha lo scopo di proteggere ma allo stesso tempo di formare l’individuo garantendo un equilibro con l’esterno ma anche con le tensioni interne, garantendo la ‘sopravvivenza’ fisica e soprattutto emotiva di una persona . Su<br />
questo legame si basano le principali teorie dell’attaccamento. Tuttavia in situazioni di famiglie disfunzionali o abusanti questa<br />
funzione non viene esercitata e il distacco può rappresentare davvero una rinascita, un voltare pagina, l’inizio di una vita diversa.<br />
L’allontanamento difficilmente è indolore ma è lo scotto da pagare per uscire da alcune situazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Volendo fare un analisi psichiatrica di situazioni talmente al limite?</h2>
<p style="text-align: left;">Dal punto di vista psichiatrico direi ancora una volta che dipende da caso a caso. Nella situazione descritta dallo scrittore Bajani, il padre sicuramente era una persona instabile, che aveva addirittura manifestato intenti suicidari. Instabile era a sua volta la madre, che ad un certo punto della vita era diventata alcolista. Persone dotate di una spiccata impulsività, tendenzialmente irascibili ma allo stesso tempo deboli e in qualche modo ‘sconfitte’ dalla vita a causa del loro stesso agire. Persone decisamente da curare, purtroppo tuttavia la mancata consapevolezza della propria psicopatologia ha alimentato un circolo vizioso distruttivo di frustrazione e insoddisfazione che si è poi completamente riversato sulla famiglia.</p>
<h2 style="text-align: left;">Che effetti positivi e negativi ha chiudere i conti con una famiglia tossica?</h2>
<p style="text-align: left;">La chiusura con la famiglia d’origine, anche con la peggiore famiglia possibile, non è mai indolore. Secondo Bowlby esiste una forte correlazione causale tra l’esperienze vissute con i genitori e la futura capacità di costruire legami affettivi. Le persone con famiglie funzionali, sebbene la famiglia ‘perfetta’ non esista, si trovano avvantaggiati da vissuti interni di sicurezza nel formare abilità e legami affettivi bilanciati. Nelle famiglie abusanti, se i figli hanno una personalità solida, nonostante la situazione in cui sono vissuti, piano piano riescono a ricostruire se stessi e raggiungere un nuovo equilibrio. Nelle personalità fragili questo può non accadere e ridefinirsi come persone risulta più difficile che sottomettersi agli stessi schemi. Il rischio, in questi casi,  è quello di perdersi e prendere strade anche peggiori. Ricordo anni fa di aver letto un libro scritto da un avvocato su alcune cause riguardanti minori che aveva gestito. Nel libro menziona una battaglia che fece per far togliere i bambini ad una famiglia disfunzionale con genitori tossicodipendenti,  sebbene non privi d’affetto nei confronti dei loro figli. Nel libro riferisce con rammarico di aver rincontrato quei bambini, ormai adulti, e aver constatato che purtroppo si erano emotivamente perduti e avevano preso cattive strade. L’allontanamento non solo non li aveva salvati ma probabilmente li aveva spiazzati emotivamente. L’autore si chiede inevitabilmente cosa sarebbe successo se fossero rimasti con la famiglia? Forse le cose per loro sarebbero andate meglio.</p>
<h2 style="text-align: left;">Che risposte dare a eventuali nipoti, che domanderanno il perché di certe condizioni?</h2>
<p style="text-align: left;">Questa è una domanda complessa. Ritengo che una persona, che si distacca dalla famiglia per svariate ragioni, non abbia tuttavia il diritto di allontanare anche i nipoti, diritto peraltro garantito dalla legge. A meno che ovviamente non si tratti di situazioni di gravità estrema (pensiamo ad esempio a casi di violenza o di molestie) in cui è lecito allontanare definitivamente i bambini. Certamente tutti noi abbiamo notato come la severità dei nostri genitori nei nostri confronti è decisamente attenuata nei confronti dei nipoti, dei quali i nonni si ergono spesso a paladini difensori. Questo per dire che un rapporto alterato malato o incompreso di genitori con figli non lo sarà necessariamente anche con i nipoti. I tempi sono diversi e soprattutto i ruoli sono diversi.</p>
<h2>Esistono scelte meno drastiche rispetto a quella di Bajani, anche dentro famiglie altamente disfuzionali?</h2>
<p style="text-align: left;">Decisamente si. Nel finale del libro l’autore rivedendo il viso della madre nel proprio figlio conclude con la frase ‘e non fa bene e non fa male’. Il protagonista del romanzo allenta il giogo per poter respirare, tuttavia il nodo non è del tutto sciolto. Si è distaccato, anche per via dell’ansia e tutte le forme di somatizzazione che gli provocava la situazione ma, a mio avviso, non ha voltato pagina ed è rimasto in una sorta di limbo ‘indolore’. Non gioisce del distacco ma ha semplicemente compiuto un atto necessario alla sua sopravvivenza. Ma sopravvivere non equivale a vivere. Avrebbero dovuto tentare la via del dialogo e della cura per quanto difficoltosa e complessa. Un percorso difficile, tortuoso e doloroso ma che avrebbe forse dato un po’ di serenità all’animo inquieto del padre e all’appiattimento e all’inutile resa della madre col risultato di un maggior benessere psicologico per i figli nonché per l&#8217;intera famiglia.</p>
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		<title>La felicità “perfetta” delle vacanze e la necessità di estremizzarla sui social</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maristella Panepinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 22:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[I nostri Esperti]]></category>
		<category><![CDATA[Prof. Daniele La Barbera psichiatra]]></category>
		<category><![CDATA[a tutta mamma]]></category>
		<category><![CDATA[Esibizione sui social]]></category>
		<category><![CDATA[foto di vacanze sui social]]></category>
		<category><![CDATA[perché pubblichiamo tante foto delle vacanze sui social]]></category>
		<category><![CDATA[rilevante]]></category>
		<category><![CDATA[troppa esibizione social]]></category>
		<category><![CDATA[troppe foto sui social]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Passare giro di boa del ferragosto genera due tipi di sentimenti: sgomento per gli amanti dell’estate e sollievo per chi, alla maniera di Natalia Ginzburg, ritiene che passato il 15 si torni a respirare e a vedere più vicino il sollievo d’autunno. Siamo comunque e ancora nel pieno delle ferie agostane e di quella maniera [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Passare giro di boa del ferragosto genera due tipi di sentimenti: sgomento per gli amanti dell’estate e sollievo per chi, alla maniera di Natalia Ginzburg, ritiene che passato il 15 si torni a respirare e a vedere più vicino il sollievo d’autunno.</p>
<p>Siamo comunque e ancora nel pieno delle ferie agostane e di quella maniera contemporanea di intenderle: fotografare ogni cosa, così da immortale cibi, tramonti, aperitivi e qualsivoglia incontro, con amici storici, con conoscenze dell’ultima ora, con parenti di ogni ordine e grado e ovviamente con i congiunti più stretti. Quindi, per la maggior parte, non per tutti, inizia il battage sui social. Nelle ultime ore abbiamo assistito a un tripudio di immagini e video: grandi comitive, famiglie riunite, orde di bimbi nei luoghi di villeggiatura. Imperativi categorici: felicità assoluta, hashtag #solo cose belle#. Tutto deve essere perfetto, esattamente instagrammabile, al limite é concesso l’inciampo nell’opposto (roba da “mai più in questo ristorante”), ma guai a pensare alle vie di mezzo. Le vacanze sui social devono essere “issime”, in un mondo, quello reale che é per natura frangibile e imperfetto. Eppure un tempo le vacanze servivano per fare “vuoto”, per staccare la spina, per disconnetterti dalla vita di sempre. Oggi per molti é impensabile mollare il telefono e non documentare ogni cosa delle proprie vacanze.</p>
<h2> Perché tanta esibizione? É davvero necessaria?</h2>
<h2>Da cosa scaturisce?</h2>
<p>Ne abbiamo parlato con il professore Daniele La Barbera, psichiatra e primario al Policlinico di Palermo.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-11893 aligncenter" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2022/01/danielelabarbera-300x300.jpeg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2022/01/danielelabarbera.jpeg 300w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2022/01/danielelabarbera-150x150.jpeg 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>“Se autunno e inverno sono stagioni intimiste &#8211; dice La Barbera &#8211; tempi che orientano all’introspezione e privilegiano gli spazi interni, il calore degli ambienti domestici ed il fuocherello del camino, in estate tutto esplode all’esterno. Dai corpi agli amori, dalle emozioni ai desideri, dai colori agli odori e a tutte le sensazioni. In estate le nostre vite vengono dislocate fuori dagli spazi domestici, e riconfigurate tra mari e monti, viaggi ed escursioni, musei e parchi tematici. Ci mostriamo agli altri, a volte con discrezione ed eleganza, altre volte &#8211; non raramente &#8211; in modo esibitivo ed ostentativo, dimenticando che gia’ l’etimo stesso della parola mostrarsi, “monstrum” ci ammonisce sugli esiti di dubbio gusto, se non addirittura nefasti, di una esposizione esasperata e indiscriminata dei nostri corpi e delle nostre vite. Se l’estate e’ il tempo in cui si va fuori e ci si fa vedere, va da se’ che i social rappresentano, di questa stagione, la sponda privilegiata. Gia’ da maggio &#8211; giugno  in poi i loro contenuti sono riorientati da questa dinamica esternalizzante, che li riconverte in viaggi, vacanze, crociere, luoghi di villeggiatura, boschi, campeggi, località esotiche, spiagge, mari e relative nudità al seguito, a volte mostrate con discrezione ammiccante, altre volte con insistenza esasperante.</p>
<h2>Non staremo esagerando? Perché lo facciamo?</h2>
<p>Va da se’ che potersi vetrinizzare in uno spazio che amplifica la visione ad un numero piu’ o meno grande di potenziali utenti del nostro corpo, del nostro cibo, delle nostre performance, accentua la tonalità edonistica della nostra esposizione agli altri e delle emozioni che vorremmo poter suscitare in loro. Sono bello, sono bravo, sono ricco, sono contento, sono fortunato, sono in forma, sono gaudente e impenitente.Ecco che i social (provate a verificare anche adesso) divengono il luogo della falsificazione edonica e voyeuristica delle nostre ed altrui esistenze, un catalogo di pseudo bellezza e di felicità simulate, che però &#8211; a ben vedere e a ben pensare &#8211; ci ricordano che le emozioni piu’ belle e più vere sono quelle private, che condividiamo con le persone care e vicine, e che elaboriamo con la nostra anima e non coi Social.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Qual é l’altra faccia della medaglia?</h2>
<p>Tutto quello che stiamo dicendo deve pero’ necessariamente fare i conti col fatto che &#8211; dai tempi, per la verità non lontani, in cui nelle esperienze personali si privilegiava in assoluto la privacy ad oggi &#8211; sono cambiati i costumi, la sensibilità, il comune senso del pudore, e quindi non e’ neanche demonizzabile una eccessiva voglia (anche se a volte diventa frenesia) di esporre le immagini liete e piacevoli della nostra vita. Magari potremmo soltanto ricordare che le esperienze sono piu’ belle e più intense quando le viviamo in maniera piena e partecipata , in totale presenza, che vuol dire senza scattare foto, senza postare, senza contare i like, e quindi senza distrarsi rispetto a cio’ che di bello si sta sperimentando, e che queste esperienze rimangono conservate nella nostra anima dove, come scriveva Francis Scott Fitzgefald, non c’é fuoco, né gelo che le puo’ sfidare. Potremmo pure tenere presente che l’attuale continuo diluvio di immagini digitali dalle quali siamo costantemente allagati, tende a silenziare e a depotenziare le immagini interne, quelle dell’immaginazione, quelle che hanno una grande rilevanza per la nostra vita interiore e per la nostra anima.</p>
<h2>Quale sentimento guida il mostrarci necessariamente felici?</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pensare di poter rappresentare agli altri le nostre vacanze felici é comunque un’ingenuità: la felicità è un orientamento nei confronti della vita che mette insieme una profonda armonia tra tutti i nostri livelli esistenziali o al massimo, é fatta di fugaci momenti di pienezza e di totale benessere, durante i quali e’ molto improbabile che si senta il bisogno di armeggiare col proprio dispositivo nella nostra spasmodica ricerca di effimero e impermanente apprezzamento da parte degli altri. Piuttosto é interessante notare che nella dialettica tra avere ed essere di cui ci parla magnificamente Erich Fromm, l’uomo postmoderno comincia a dare sempre piu’ importanza all’essere, ma inteso &#8211; con una diversa declinazione da come rifletteva Fromm &#8211; come ricerca continua di esperienze; ecco, i social, rispetto a questo spostamento postmoderno della dinamica esistenziale dall’avere all’essere, potrebbero rappresentare un tentativo illusorio quanto fallace di potenziare il dominio dell’essere, proprio attraverso la condivisione delle esperienze; sotto questa prospettiva non rappresenta un meme banale del pensiero cartesiano dire che oggi “condivido ergo sum”, ma questo tentativo si dimostra fittizio e inefficace se consideriamo lo scollamento irreparabile tra l’intensità dell’esperienza vissuta e l’irrilevanza dell’esperienza trasferita in digitale, suscettibile di attrarre per pochi secondi l’utente dall’altra parte dello schermo che &#8211; al di là di like e faccine d’ordinanza &#8211; ci riserverà, nella migliore delle ipotesi, una benevola indifferenza, nella peggiore una punta di invidia e di livore.</p>
<h2>Qualche ricetta per la nostra estate social?</h2>
<p>Postiamo con equilibrio e discrezione, con buon gusto e senza ostentazione, concediamoci lunghe e ristoratrici pause dal cellulare e dal tablet che ci consentiranno di godere pienamente delle nostre vacanze e dei momenti di meritato relax, e cerchiamo sempre di realizzare un buon uso dei social come parte della nostra piu’ ampia e significativa ricerca &#8211; come scrive Salvatore Natoli &#8211; del nostro buon uso del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Professore, un piccolo esercizio “immersivo” dentro se stessi può aiutare?</h2>
<p>Basterebbe disconnettersi del tutto per una decina di minuti al giorno. Scordarsi del cellulare, chiudere gli occhi e lasciare campo libero all’immaginazione di cose belle. Un po’ come fanno i bambini. Che fantasticano anche su cose impossibili da realizzare. Provare per credere.</p>
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		<title>La danza come cura e vocazione, la storia di Enza Mortillaro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Atuttamamma.net]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 15:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie di tutti i giorni]]></category>
		<category><![CDATA[a tutta mamma]]></category>
		<category><![CDATA[Danza terapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Enza Mortillaro é un’artista e una donna generosa. Ha compreso che i suoi talenti, doni di natura, l’armonia danzante del suo corpo e  le sue capacità espressive, potevano diventare dono. Anzi, cura. Perché, a parere di Enza, l’arte é terapia oltreché espressione del bello. Come darle torto. Ed é così che ha iniziato un percorso, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Enza Mortillaro é un’artista e una donna generosa. Ha compreso che i suoi talenti, doni di natura, l’armonia danzante del suo corpo e  le sue capacità espressive, potevano diventare dono. Anzi, cura. Perché, a parere di Enza, l’arte é terapia oltreché espressione del bello. Come darle torto. Ed é così che ha iniziato un percorso, che dura ormai da anni, fatto della sua creatività  personale, che diventa opera d’arte corale.</p>
<h2 class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><br />
Il corpo, la danza, il teatro, Enza, le tue passioni, parliamone?</span></span></h2>
<p class="s6"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ho messo piede in una sala di danza all’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">età di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">tre anni, d</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">opo aver passato </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">pomeriggi interi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> a guardare le bambine, accompagnate dalle loro madri o tate, appollaiate sulle scale </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">di u</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">n palazzo nobiliare di viale della Libertà a Palermo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> dove mio papà faceva il custode. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Da lì le vedevo passare, con i capelli acconciati</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> con uno</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">chignon</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, per recarsi alla scuola di danza che si trovava al terzo piano</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e dove desideravo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">tanto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">andare anch’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">io</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. I miei genitori alla fine si decisero a mandare anche me</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, ed è stato</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> amore assoluto.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Da quel momento ho sempre tracciato la mia strada e fatto ruotare le mie scelte sempre in relazione a tutto quello che concerne la danza o l’espressione del corpo. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Il corpo è un grandioso mezzo di comunicazione artistica e personale e il suo linguaggio per me è stato da sempre quello predominante, senza neanche rendermene conto</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Non conosco mezzo migliore per potermi esprimere</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Sono sempre stata molto curiosa </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">desiderosa di imparare</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> cose nuove</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> sulla </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">danza</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Ho </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">studiato </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">molti generi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> dalla classica al contemporaneo, dal </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">modern</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> al funky, dal flamenco al latino americano anche con maestri di fama </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">internazionale, come</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> i danzatori</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> della compagnia di Pina </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Baush</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di Alvin A</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ley </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">o di Cunningha</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">m e ho</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">danzato</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> con compagnie come quella</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> del teatro </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Nacional</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> de Cuba</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">del teatro Nazionale Sloveno</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">o del Ballet </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">du</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Nord</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Non </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">tutti i mali vengono per nuocere, d</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">opo una brutta caduta dalle scale</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">purtroppo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">mi ha provocato dei danni </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ai muscoli della colonna vertebrale, ho dovuto smettere di danzare in modo accademico e ho scoperto che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">per fortuna </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">si può continuare a farlo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">nonostante tutto, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">grazie</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> alla DanzaMovimentoTerapia. Ho scoperto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">questa possibilità</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> mentre frequentavo la facoltà di Psicologia e anche questa è stato amore assoluto. Il desiderio di specializzarmi in DanzaMovimentoTerapia è stato fortissimo ed è stato il miglior connubio </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che potessi trovare </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">tra la danza</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e gli studi di psicologia. E</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ntrambi hanno avvalorato questa scelta che ho abbracciato</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> con grande</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> dedizione</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e su cui ho investito tanto, ricevendo in cambio</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">altret</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">t</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ante soddisfazioni lavorative</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> come la conduzione di</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> formazioni </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">professionali, convegni e contribue</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ndo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">per otto anni in qualità di</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> responsabile regionale </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a coordinare le sezioni </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">di Sicilia e Sardegna per conto dell’associazione nazionale dei </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">DanzaMovimentoTerapeuti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. H</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">o voluto approfondire</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">i miei studi </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sul corpo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">studiando la lingua dei segni italiana (LIS)</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">che utilizzo</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">spesso </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nei miei spettacoli. L</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a trovo incantevole nel senso che tradurre le parole e le emozioni con il movimento delle mani mi incanta letteralmente. Infine sembrerà strano</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ma la recitazione</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">pur essendo un’altra passione che ho sempre avuto fin da</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> piccola ho iniziato a studiarla</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">spinta dal mio percorso in</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> D</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">anzaMovimentoTerapia. Era giusto</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che fo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">rtificassi anche la mia voce</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> per comunicare </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">in maniera efficace </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">durante le conduzioni</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">d’altronde </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">de</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l corpo avevo fatto abbondantemente </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">il mio </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">punto fermo e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> dovevo</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">pure dare coraggio alla </span></span><a name="_GoBack"></a><span class="s4"><span class="bumpedFont15">voce che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">r</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a rimasta </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">secondaria per via del</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">la timidezza. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Quando</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ho cominciato</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> con il teatro</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> mi sono divertita ad integrare nei miei spettacoli entrambe i linguaggi, verbale e corporeo. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Non credo che una cosa escludi l’altra, sono del parere che possono convivere più passioni insieme trovando un buon equilibrio.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Credo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> non avrei mai potuto fare altro</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">;</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> la danza, la </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">danza terapia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e il teatro sono</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">profondamente radicate nel mi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">o modo di essere e di vede</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">re la vita che non ho fatto altro che portarl</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i in superficie </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">neanche con molta consapevolezza. </span></span></p>

<a href='https://www.atuttamamma.net/la-danza-come-cura-e-vocazione-la-storia-di-enza-mortillaro/img_6045/'><img width="300" height="200" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6045-300x200.jpeg" class="attachment-medium size-medium" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6045-300x200.jpeg 300w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6045-768x511.jpeg 768w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6045.jpeg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.atuttamamma.net/la-danza-come-cura-e-vocazione-la-storia-di-enza-mortillaro/img_6044/'><img width="300" height="220" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6044-300x220.jpeg" class="attachment-medium size-medium" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6044-300x220.jpeg 300w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6044-768x562.jpeg 768w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6044.jpeg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://www.atuttamamma.net/la-danza-come-cura-e-vocazione-la-storia-di-enza-mortillaro/img_6043/'><img width="192" height="300" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6043-192x300.jpeg" class="attachment-medium size-medium" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6043-192x300.jpeg 192w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6043.jpeg 461w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></a>
<a href='https://www.atuttamamma.net/la-danza-come-cura-e-vocazione-la-storia-di-enza-mortillaro/img_6042/'><img width="300" height="200" src="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6042-300x200.jpeg" class="attachment-medium size-medium" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6042-300x200.jpeg 300w, https://www.atuttamamma.net/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6042.jpeg 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>

<h2 class="s3"><span class="s2"><span class="bumpedFont15"><br />
Danza Terapia, che suggerisce arte insieme a cura, cosa vuol dire di preciso?</span></span></h2>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">danza intesa</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">come risorsa terapeutica</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ha origini non troppo lontane, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nasce</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> negli anni ’40 dello scorso secolo, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">per merito di danzatrici come Marian </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Chace</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> chiamate ad intervenire con i soldati reduci di guerra che soffrivano di disturbi psichiatrici</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. E’</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">in tali contesti </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">si comincia a dare un valore curativo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> alla danza affiancandole </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">così </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">il termine </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">terapia. Oggi la dicitura esatta e completa </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">è </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">DanzaMovimentoTerapia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che spesso viene fraintesa</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> come danza in senso tradizionale, ma in r</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ealtà non segue schemi di movimento </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">predefiniti come di solito accade con i vari generi di danza, anzi il movimento che emerge e che piano pian</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">o si </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">trasforma in una danza, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">n</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ell</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">’accezione poetica</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> del termine, è assolutamente spontaneo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> arricchito di emozioni e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sensazioni personali legate al</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> proprio vissuto. Non si avvale di un insegnante bensì di un c</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">onduttore che appunto conduce verso</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> obiettivi </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">di benessere psicofisico. Il mio motto quando mi chiedono di spiegare cosa è la DanzaMovimentoTerapia è: “</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">se non si</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> fa</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> non si capisc</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">”. Secondo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> me</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">la </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">teoria di una pratica corporea lascia il tempo che trova</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, ma è ovvio che chi non la conosce vuol saperne di più</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> prima di approcciarsi. C</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">omunque posso assicurare che quando le persone più scettiche</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> si lasciano andare all’esperienza ritornano a praticarla con sempre maggiore entusiasmo. Non ci sono controindicazioni, ma è ovvio che è </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">pur sempre </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">uno strumento e in qua</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nto tale è importante saperlo utilizz</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">are in modo sano. Personalmente c</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">redo molto nel</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> potere benefico di questa pratica che sta a metà tra arte e cura ed è importante far comprendere</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ancor di più</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> il suo valore in un’epoca in cui il termine terapia è decisamente abusato</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. É una</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> delle quattro arti terapie</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che utilizzano la musica, il teatro, l’arte e la danza</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">;</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> è u</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">na possibilità di espressione,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> un modo di riflettere sulle proprie risorse e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">su</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i propri limiti senza ricorre al giudizio e al pregiudizio </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">in primis rivolto</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> a se </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">stessi;</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> è una modalità di porsi in relazione con gli altri in modo costruttivo e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">libero da</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">gli</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> stereotipi e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> le convenzioni</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che caratterizzano la </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nostra </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">società legata </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">fortemente </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">d etichette e formalismi che fanno</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> perdere</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">di vista</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> la genuinità dei rapporti e del proprio modo di essere.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Per cui danzate terapia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> vuol dire ritornare a se stessi e a incontrare gli altri in modo sano e consapevole </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">indotti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> a farlo in una forma giocosa</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e profonda allo stesso tempo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, delicata</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e sincera lontana</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> da ricette preconfezionate.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ed inoltre mi preme sottolineare che la DanzaMovimentoTerapia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> così come</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> dicevo prima</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">non deve essere fraintesa come danza, altrettanto non si deve pensare </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che sia relegata solamente a chi ha difficoltà fisiche o cognitive, ma anzi </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">è una pratica corporea che si rivolge a tutti: </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">danzatori e non, bambini, adulti, donne e uomini</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">”.</span></span></p>
<h2 class="s8"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Come prendere consapevolezza che il ritmo del nostro corpo può diventare cura?</span></span></h2>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">“Se ci pensiamo bene</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> t</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">utto in</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">torno a noi </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">è scandito da</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> un ritmo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">già </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">da quando ci svegliamo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> fino</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> a quando andiamo a dormire, i singoli gesti e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">le azioni</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che facciamo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che ci accompagna</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">no</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> nell’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">arco della quotidianità</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> hanno una loro cadenza ritmica</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Compiamo quasi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> sempre le stesse sequenze allo stesso ritmo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e le ripetiamo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> quasi meccanicamente. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Ogni</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> corpo ha un </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">proprio </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ritmo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> naturale</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">chi più frenetico chi più lento</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che n</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">on è solo fatto di movimenti,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">ma anche di qualcosa di più profondo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">non dimentichiamo che</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> le pulsazioni del cuore hann</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">o un loro ritmo come</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> pure</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> il respiro. S</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">iamo uno strumento </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">prezioso </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">già</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> accordato</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e unico. Il ritmo è una base </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ras</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sicura</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nte</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e protettiva perché conoscendone già la sequenza</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">che si ripete sempre allo stesso modo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">permette di prevedere</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> in parte</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> il futuro</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> tranquillizzar</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ci</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Tuttavia</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">può capitare che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">il ritmo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">subisca delle variazioni </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a seconda dell’umore, degli eventi, dei pensieri, delle emozioni e degli stimoli ambientali</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> provocano</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">que</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">gap</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di energia</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">che scuotono e ravvivano</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">per fortuna che tutto ciò ogni tanto accade</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">altrimenti si rimarrebbe </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ingabbiati nella mono</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">tonia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che a lungo a</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ndare appiattisce le emozioni</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Prendere coscienza del fatto che il ritmo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> è in noi anche se siamo fermi</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">è un bel passo avanti per </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">promuovere </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">la </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">capacità di trovare</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> appigli sicuri che ci proteggono dall’ansia per esempio, e già questa è un’ottima pratica che cura e ripara dagl</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i scombussolamenti inaspettati e che in ogni caso</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">sia </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nel bene </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ch</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e nel male </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sono </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sferzate necessarie</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> alla salute psicofisica</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">A</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> tal proposito mi viene in mente </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">il detto siciliano “</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">moviti</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">fermu</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">” che meglio di tutto rende l’idea del movimento ritmico costante</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. R</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">icordo mia nonna che mi diceva in dialetto agrigentino “</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">moviti</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">docu</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">” ovvero “fermati lì”, era un ossimoro che da bambina mi confondeva e che oggi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">esperta delle dinamiche corporee, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ritengo sia una meravigliosa verità. Tutto questo è sicuramente parte integrante di un lavoro sulla presa di</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">coscienza del ri</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">tmo interiore che avviene </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">grazie alla danza</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e a</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">l movimento i quali favoriscono la produzione di endorfine, l’abbandono di</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">pensieri frustranti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, lo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sciogli</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">mento di</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> tensioni muscolo-caratteriali, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">la liberazion</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">mozioni represse, l’emersione di</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> sensazioni buone</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, insomma permettono di</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> vivere</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">vibrazioni positive</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> riducendo lo stress e generando benessere psicofisico</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Se il ritmo cura allora la posologia è praticare </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">danzaterapia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> periodicamente”.</span></span></p>
<h2 class="s8"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Come sei arrivata a questa conclusione?</span></span></h2>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">“Come tutti ho attraversa</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">to e attraverso momenti d</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ifficili e dolorosi, sia che si tratti</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">di</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> salute fisica</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> sia che si</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> tratti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di ferite emotive come </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">la perdita lacerante </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">de</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i miei genitori</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Dico lacerante non a caso proprio perché </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sul piano corporeo è </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">forte </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">la </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sensazione di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">uno strappo, in quanto il</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">corpo registra e assorbe il dolore emotivo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> in modo vivido</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">S</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">olo la danza e poi ancor di più la </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">danzaterapia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> sono state il mio rifugio </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e un’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ancora a cui aggrapparmi per ricominciare</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e con le quali potermi curare</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Rappresentano</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> l</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a chiave di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">accesso alla mia parte viva nei momenti </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">down</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, riaccendono il ritmo vibrante e vitale, che malgrado tutto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">rimane</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">comunque </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">preserva</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">to</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> in ognuno di noi in</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> circostanze </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">particolarmente difficili </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> perm</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ette di ritrovare motivazione. Per esempio q</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">uando ho perso mio papà avevo già un impegno lavorativo fissato </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dopo sole due settimane</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> a </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Le</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">vanzo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> dove avrei dovuto condurre delle giornate di</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">danzaterapia</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">con</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> un gruppo di attori e comparse che stavano girando </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">un film</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. Ero </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">decisa a </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">disdire</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> in quanto l’impegno presupponeva che avessi l’energia necessaria per </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">stimolare </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">umori positivi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e relazioni significative</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">affinché il gruppo fosse unito e lavorasse</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> serenamente</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ma spronata </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e sostenuta </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">da mio marito sono andata e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">alla fine </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nel prendermi cura del gruppo non</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> nascondo che ho trovato la </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">cura</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> per me stessa. E’ stata una scoperta davvero sorprendente, infatti </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">il ritmo riattivato nel mio corpo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">grazie all’impegno per questa esperienza </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">mi ha parzialmente</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">confortato. La danza, la DanzaMovimentoTerapia e il teatro </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">per me </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sono </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dosi di buon umore, sono le medicine che mi fanno riprendere il ritmo e fanno vibrare all’unisono mente e corpo. Nell’alleviare le difficoltà degli altri trovo la cura per me stessa, in fondo tutto torna</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">si dice che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">se fai del bene poi ti</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ritorna, almeno in questi casi”.</span></span></p>
<h2 class="s8"><span class="s2"><span class="bumpedFont15">Hai reinterpretato in maniera personale opere importanti, raccontaci anche di questo tuo altro aspetto</span></span></h2>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">“Come ti dicevo il teatro mi ha offerto l’occasione di arricchire </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ulteriormente la mia capacità espressiva. M</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i diverte tanto integrare più linguaggi artistici</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> e</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> anche usare in modo spontaneo il nostro dialetto e la nostra cadenza,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> a proposito della quale</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> una volta mi hanno detto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">se</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">mbra</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> un canto</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Mi viene naturale portare</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">sul palco e giocare con</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> le molteplici sfaccettature dell’essere donna</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Uno degli spettacoli a cui sono particolarmente affezionata è </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">“Riscatto Desdemona”</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">con il quale, </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nel 2013</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">, h</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">o portato in scena il dolore del</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">le donne vittime di violenza</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">e con il quale ho</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">avuto l’onore di vincere</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> il premio “Il teatro di tutt</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i” dedicato a Franco Scaldati</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. E’ uno spettacolo scaturito dopo un’esperienza di laboratorio di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">danzaterapia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> con un gruppo di donne di cui mi sono occupata all’interno di una casa rifugio ad indirizzo segreto</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">E’ stata un’esperien</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">za molto toccante che mi ha attravers</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ato </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">profondamente </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">come donna e come professionista. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Invece c</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">on </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">lo spettacolo </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">“</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">BaciNella</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15"> notte”</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ho dato voce alla sensualità della donna sicula</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> tra proverbi e storie</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> danzando dentro una bacinella</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">piena d’acqua. </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Un altro spettacolo a cui tengo parecchio è</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">“La Principessa </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">Babbaluci</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">”</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">ispirato</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ad un</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> brano del</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> libro </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">La zia marchesa </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">di Simonetta </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">A</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">gnello </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Hornby</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">con il quale mi diletto a raccontare e a danzare un</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">a favola </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">d’</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">amore</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">che</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> si rivolge sia</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> ai grandi </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ch</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e ai piccoli.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Mentre</span></span> <span class="s5"><span class="bumpedFont15">“Il colore del </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">buio”</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">racchiude</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> tre monologhi </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">femminili</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">il primo è la storia vera di</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">una sposa bambina, il secondo è tratto dal libro Camicette bianche di Ester</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> Rizzo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nel quale si parla delle donne morte nell’incendio di una fabbrica di camicette in America </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e il terzo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">è tratto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">dal libro Accessories di Gloria </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Calderon</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">Kellet</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">C</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">on </span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">“D’amore e d’ac</span></span><span class="s5"><span class="bumpedFont15">eto”</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> racconto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ancora </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">un altro aspetto </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">del temperamento</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> femminile</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> in modo ironico</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">faccio parlare </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">un personaggio</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> di </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Palermo</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> che sta tra leggenda e realtà</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">,</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ovvero</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> la vecchia dell’aceto, personaggio</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> affascina</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">nte </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">misterioso dalle mille contraddizioni</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">.</span></span></p>
<p class="s7"><span class="s4"><span class="bumpedFont15">Non so se sono opere importanti, non calco grandi teatri, certo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">da un lato mi piacerebbe, dall’altro in fondo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">preferisco non delineare mai un confine netto tra me e gli spettatori, che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">mi piace diventi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">no parte integrante dello spettacolo </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">invitandoli a ballare, a rispondere a domande inaspettate, a leggere proverbi siciliani o a diventare statue viventi. Mi diverte di più lo scambio che ne nasce e la partecipazione che ne scaturisce. Per cui penso che quantomeno </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">sono sicuramente importanti </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">messagg</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">i di vita </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che i miei spettacoli e i miei personaggi riescono a trasmettere </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">e alla fi</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">ne è proprio questo</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">quello </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">che </span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15">più</span></span> <span class="s4"><span class="bumpedFont15">conta</span></span><span class="s4"><span class="bumpedFont15"> per me”.</span></span></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.atuttamamma.net/la-danza-come-cura-e-vocazione-la-storia-di-enza-mortillaro/">La danza come cura e vocazione, la storia di Enza Mortillaro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.atuttamamma.net">A tutta Mamma! e non solo</a>.</p>
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