“Mamma, mi fa male il pancino!”
È una delle frasi più ripetute dai bambini e il malessere riferito è tra quelli che più preoccupano mamma e papà.
Cosa c’è dietro al solito mal di pancia, che spesso così come arriva va via?
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Elvira Difrancisca, pediatra, gastroenterologa e dirigente medico all’Ospedale dei bambini- Di Cristina” di Palermo.

Dottoressa, il mal di pancia “comune”, quello che i bimbi accusano intorno all’ombelico e che si presenta con fitte improvvise, a volte invalidanti, che migliora dopo l’evacuazione, deve farci preoccupare?
“L’approccio con i malesseri dei bambini non deve mai essere estremo, no all’ansia immotivata, sì alla cautela e all’ascolto dei nostri piccoli. Inizio con il dire che un bambino su venti soffre di colon irritabile, che si presenta principalmente nell’età scolare. Il sintomo è proprio un forte mal di pancia. Il bimbo piange, si tocca l’addome e il genitore può pensare a un attacco acuto di appendicite. Eppure, nella maggior parte dei casi, si tratta di colon irritabile.”

Il colon irritabile nei bambini è una malattia che deve destare allarme?
“Partiamo con il puntualizzare che non si tratta di una malattia organica, quanto di un disturbo funzionale di interesse clinico, che può comunque simulare patologie vere e proprie e che causa sintomi assolutamente reali quali il mal di pancia, la stipsi o al contrario l’evacuazione frequente e/o diarroica. Il bimbo ha una sofferenza a carico dell’apparato gastrointestinale, ma a sostenerla non vi è una patologia.
Quali sono quindi le cause del colon irritabile in età pediatrica?
Non esiste una causa univoca e nella diagnosi si fa riferimento al cosiddetto modello biopsicosociale: analisi dei fattori biologici, psicologici e sociali. Biologici: un recente fatto infiammatorio o infettivo può innescare un colon irritabile, faccio un esempio si può avere un attacco di colon irritabile a seguito di una gastroenterite. I fattori psicologici e sociali riguardano l’asse intestino/cervello. Il primo risente della condizione emotiva del bambino e innesca una serie di sintomi. Quindi occorre capire se il piccolo sta vivendo una condizione di stress personale, individuando i fattori individuali e/o sociali – riferiti al contesto familiare, scolastico, aggregativo – che possono causarla. A volte le cause possono essere concatenate tra loro.
Dottoressa, ci spieghi meglio l’asse di collegamento tra cervello e intestino e perché condiziona il benessere generale della persona?
Nell’intestino alberga il cosiddetta miocrobiota intestinale, che è fondamentale nel collegamento tra cervello e intestino. Il microbiota è costituito in ampia parte da microorganismi buoni (per lo più batteri, ma anche virus, funghi e protozoi), che contribuiscono al benessere generale dell’organismo. Inoltre regola la produzione di serotonina, comunemente conosciuta come l’ormone del buonumore, influenzando l’asse intestino- cervello e lo fa regolando la peristalsi, la percezione del dolore, la nausea e la sazietà. Poiché l’intestino è collegato al cervello tramite numerose centinaia di fibre nervose dedicate, il microbiota diventa una sorta di filtro tra i due organi così da garantirne una comunicazione bidirezionale. Nel paziente che soffre di colon irritabile si altera questa comunicazione e quindi si crea, oltre al disagio a carico dell’intestino, anche una disfunzione emotiva. Difatti chi soffre di colon è solitamente ansioso e irritabile, occorrenze che capitano anche ai bambini.

Come fare la diagnosi e come escludere patologie organiche?
Anzitutto occorre stare attenti alle cosiddette bandierine rosse: se il mal di pancia, la diarrea o la stipsi sono accompagnate da dimagrimento eccessivo, stanchezza, febbre, sangue nelle feci, occorre fare degli accertamenti ulteriori per escludere patologie più importanti quali la celiachia, la malattia di Crohn, la colite ulcerosa. In caso di colon irritabile il pediatra deve osservare il piccolo paziente a 360 gradi, avendo cura di verificarne anche l’aspetto emotivo, fondamentale per una corretta diagnosi.
Quali sono le cure per il colon irritabile?
Spiegare già sia al bambino o bambina e ai genitori che si tratta di un disturbo funzionale e non di una malattia vera e propria aiuta moltissimo.
Anzitutto occorre curare bene l’alimentazione del bambino: sì alla dieta mediterranea, varia e completa di tutti gli alimenti, no alle bibite gassate, agli alimenti “infiammanti”, quali il cioccolato, gli snack molto dolci o particolarmente salati, le spezie molto piccanti. Il bambino potrebbe assumere dei probiotici, delle fibre o degli antispastici a seconda del disturbo predominante, o, in alcune situazioni particolarmente stressanti, si può pensare anche ad un approccio cognitivo comportamentale. Il pediatra può valutare l’utilizzo di farmaci anti-spastici. Il consiglio è quello di evitare il fai da te, il passaparola, le diagnosi online e di rivolgersi in prima battuta e con fiducia al pediatra di libera scelta.
Il bimbo con colon irritabile ha realmente una sofferenza fisica, la teme e sovente riferisce di non volere andare a scuola, di non volere uscire o giocare con i compagni. I sintomi del colon irritabile possono talvolta modificare le abitudini alimentari, del senso di pancia gonfia e delle scariche frequenti. È importante rassicurare il piccolo e farlo seguire con serenità da un esperto.
Si può guarire dal colon irritabile?
Assolutamente sì, intervenendo per tempo, con le poche e semplici regole che vi ho illustrato.