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Vito, il bimbo che aveva una possibilità su cento di farcela

Una storia di amore, coraggio e fede, raccontata anche al Papa

Capita, nel mestiere del giornalista, di conoscere storie importanti, che sbucano mentre ne stavi raccontando di altre. Ieri ho avuto il piacere di seguire la visita del Papa a Palermo per due testate, che si occupano di cronaca. I grandi eventi, sebbene massacranti, mi caricano di adrenalina e mi regalano, d’emblèe, l’energia di una quindicenne. Ero seduta nella mia postazione (fila e numero assegnati con rigore) e mi sentivo leggermente prigioniera, forse per via di una transenna proprio davanti alle mie gambe. Ci è voluto poco perché la mia attenzione si spostasse dalla transenna a qualcosa di molto più interessante. Mi accorgo che nella mia stessa fila si accomoda una coppia con un neonato. Cosa ci farà quella famigliola nel settore giornalisti?

La maglia di Leo Messi

Noto che il bimbo indossa la maglia di Leo Messi, il bomber del calcio argentino, di cui il Papa è un tifoso doc.

Suppongo che qualcuno li avrà agevolati e fatti sistemare in un settore davanti al quale il Papa sarebbe passato in Papa mobile.

Congetturo che fa caldo per me, figurarsi per quel piccoletto. Lo osservo. È dolce, con i capelli riccioluti e neri, le gambe paffute e le guance irresistibili dei neonati.

Arriva il Papa

Arriva il grande momento. Ecco la Papa mobile. Io e i miei colleghi ci arrampichiamo sulle sedie, scattiamo a ripetizione, cercando di intercettare l’espressione migliore del Pontefice. Il Papa regala sorrisi ampi, saluta e sorride ancora. A un certo punto indugia e si ferma davanti alla famigliola. Accarezza il piccino e poi prosegue il suo giro. I genitori si commuovono. È questione di attimi e veniamo a conoscenza di una storia di dolore, coraggio e speranza.

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La storia di Vito Amari

Il piccolo si chiama Vito Amari ed ha dieci mesi. È reduce da una lotta monumentale. I genitori, papà Paolo e mamma Floriana Di Pasquale ci raccontano che il bimbo è nato con una malattia tanto grave quanto rara, che comprometteva gli organi interni del piccolo. Vito è nato prematuro e all’Utin dell’ospedale Civico di Palermo gli davano solo l’1% di probabilità di farcela. Vito però è un guerriero e riesce a riscrivere il suo destino.

“Sono passati dieci mesi. Vito è qui. Vi sono ancora delle battaglie da combattere, ma abbiamo fede”.

Domandiamo al papà del piccino perché hanno scelto di portare Vito al cospetto del Papa.

“Chiediamo un miracolo a don Puglisi, al nostro don Pino. Che questa battaglia possa essere definitivamente vinta”.

Mentre il papà di Vito ci racconta la storia del suo figlioletto, due lacrime caute gli rigano gli occhi. Sono lacrime sottili ma profonde. Sono le lacrime dei genitori, che baratterebbero all’istante la loro stessa vita in cambio della beatitudine dei loro figli. In quelle due lacrime ci sono l’amore senza inizio nè fine, il dolore, la consolazione e la fede. Vito indossa la maglia di un campione. Sicuramente non è un caso se i suoi genitori l’hanno scelta per questo giorno tanto grande. Riusciamo per caso a cogliere con la fotocamera quel bellissimo momento. La carezza del Papa sulla testa di Vito. È il momento che sicuramente papà e mamma hanno desiderato già da quando hanno avuto notizia della visita del Papa a Palermo. Io non sono una brava fotografa. Tutt’altro. La foto di Vito e del Papa, però, é la più bella che mi sia capitato di scattare. Siamo certi che un giorno daremo di persona questa foto a Vito. Lui sarà grande e sarà curioso di conoscere la storia di quella mattina di settembre quando il Papa si fermò per regalargli una carezza dolce e cauta. Gli ricorderemo di quella maglia che gli calzava a pennello. La maglia di un campione. Ma Vito lo è di più. Bimbi come lui sono tutti campioni del mondo. Ad maiora a te Vito!

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