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Violenza di genere, il giudice Picozzi: a scuola andrebbe istituita l’educazione sentimentale

Con il procuratore aggiunto Picozzi parliamo di violenza psicologica, di pregiudizio di genere e di revenge porn

La violenza che non si tocca ma che sa essere estremamente crudele. Nella giornata dedicata alla lotta alla violenza di genere vogliamo parlare di questo con la dottoressa Annamaria Picozzi, procuratore aggiunto a Palermo, coordinatrice delle indagini relative ai reati sulle cosiddette fasce deboli e recentemente nominata consulente della commissione parlamentare di inchiesta sui femminicidi.

Dottoressa, la violenza impalpabile, Parliamone?

Esiste una violenza che non usa le mani,  ma attiva un meccanismo subdolo e persuasivo: la sottomissione psicologica. Quante donne non hanno mai subito violenza fisica, eppure sono mentalmente sottomesse dal loro aguzzino?Isolamento, negazione dell’indipendenza economica, sentimenti di frustrazione, umiliazione perenne. Queste alcune delle caratteristiche della violenza psicologica, che è molto più diffusa di quanto non si pensi e che è aumentata nei numeri durante la pandemia. Protagoniste spesso sono donne brillanti, che hanno avuto una carriera luminosa e che però sono cadute nella trappola del loro aguzzino. Questa sorta di schiavitù mentale infatti non segue dinamiche cognitive logiche, può riguardare donne di diversi strati culturali, per via delle dinamiche inconsce e imperscrutabili che si innescano tra vittima e carnefice.

Tra le forme di violenza “impalpabile” vi è anche il revenge porn?

Sí e si tratta di un reato previsto dalla legge Codice rosso. Fino all’entrata in vigore della legge dell’agosto 2019, questo tipo di reato rientrava nell’ambito delle estorsioni. Capitava infatti che alla divulgazione del materiale video seguisse un ricatto a scopo estorsivo.  Oggi invece abbiamo un reato a se stante, quello appunto di revenge porn, che sussiste allorquando vengono divulgate, senza il consenso del diretto interessato, immagini a contenuto sessualmente esplicito. La recente vicenda della maestra licenziata, perché il suo ex aveva divulgato in una chat un loro video a contenuto erotico, ne è un esempio. Ovviamente il colpevole di revenge porn va incontro a un processo penale, che prevede fino a sei anni di reclusione e una multa che può arrivare fino a 15.000 euro.

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Eppure, in questi casi, la vittima per l’opinione pubblica diventa colpevole?

Ahimè è così e la recente vicenda della maestra lo dimostra. Ovviamente alla base vi è una questione di mentalità, secondo la quale farsi riprendere mentre si fa sesso sarebbe una condotta immorale, al punto da venire estromessi da un’istituzione come quella scolastica. Non é così. Non vi è infatti alcuna legge che vieta la possibilità di riproduzione audio o video di un atto sessuale. Al contrario viene punito chi quel video lo fa circolare dentro circuiti di due o più persone, senza il consenso dell‘interessata. L’opinione pubblica dovrebbe avere ben chiaro chi è la vittima è chi il colpevole, fuori dal perbenismo a dalle quadrature mentali. Un altro esempio classico di pregiudizio riguarda le vicende dei festini dell’imprenditore Genovese e la convinzione di molti che la ragazza si sia cercata lo stupro, perché se non vuoi incappare in certi guai non partecipi a determinate reunion. Ciò dimostra che siamo davvero lontani dall’acquisire una mentalità orientata verso la non violenza di genere.

Come fare per superare questo scoglio?

Si dovrebbe partire già dai nostri bimbi, ma quando sono ancora piccolissimi. Mi piace tanto quella vignetta che gira sui social che dice: Proteggi tua figlia, anzi educa tuo figlio. In queste parole credo sia la chiave di tutto. I genitori e la scuola devono farsi ponte di buone intenzioni e di grandi principi da inculcare sin dalla primissima infanzia. Occorre vincere il pregiudizio, a partire da quello che recita che la mamma cresce i figli e provvede alle faccende domestiche. Un figlio maschio va abituato a dare una mano in casa. Deve comprendere che sparecchiare, rifare il letto, aiutare la mamma nell’accudire un fratellino non sono azioni straordinarie ma del tutto ordinarie. La scuola, in questo processo di educazione all’uguaglianza di genere, deve avere un ruolo fondante, di pari passo con la famiglia.

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Cosa dovrebbe fare lo Stato per favorire una cultura inclusiva?

Si parla tanto di introdurre l’educazione sessuale nelle scuole. Io credo che si debba introdurre l’educazione sentimentale. I bimbi hanno una mente vergine, che si forma a seconda degli insegnamenti che vengono loro forniti. Occorre educare  i bambini sin da piccoli alla cultura del rispetto dell’altro, al riconoscimento delle differenze: siano esse sociali, culturali sessuali, anche in un profilo di accettazione della omosessualità. Occorre lavorare su un concetto di pari opportunità, consentendo a maschi e femmine di esprimere la loro personalità ed abbattendo tutto ciò che non lo consente. Non devono esistere professioni, sport, attitudini per soli uomini o per sole donne. Occorre apertura e in questo ordine di cose, lo Stato dovrebbe iniziare ad allargare  i propri orizzonti: maggiori tutele per le mamme lavoratrici, possibilità di assistenza nella crescita, nell’accesso alla cultura, allo sport, allo svago per i più piccoli. Occorre sicuramente allinearsi agli standard europei, così da cambiare in meglio la prospettiva.

Pensa che si riuscirà  nell’obiettivo di una cultura di integrazione senza distinzione di genere?

Con buona volontà, conoscenza e partendo dalla cultura dei nostri bimbi sono fiduciosa che sarà possibile.

Grazie dottoressa e ad maiora!

 

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