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Viaggiare da soli con una disabilità uditiva, la mia storia

Samantha ci racconta la sua passione per i viaggi che si scontrava con una disabilità che la accompagna dalla nascita

Oggi voglio parlare di un argomento che mi riguarda personalmente e di come questo abbia influenzato la mia vita da viaggiatrice. Prima però cerchiamo di capire cosa sia una disabilità di tipo uditivo.

Sicuramente, fra le varie disabilità, quelle che riguardano l’apparato uditivo sono fra le meno invalidanti perché anche chi è affetto da sordità riesce a mantenere una certa indipendenza.

Cos’è l’ipoacusia

L’ipoacusia è la perdita parziale dell’udito e può essere di lieve, media o grave entità. Non entro nello specifico perché, in primo luogo, non sono un medico e quindi non ho le competenze adeguate per poterne parlare, in secondo luogo, questo è un blog di viaggi. Quello che mi limiterò a fare sarà parlare esclusivamente della mia esperienza.

Da quando ho ricordi, ho sempre avuto difficoltà nel comprendere le voci e i suoni che mi circondano, finché un giorno il verdetto del medico sentenziò a chiare lettere la mia patologia, ipoacusia medio/grave, disabilità a causa della quale le mie orecchie non sono in grado di percepire determinate frequenze, fra queste molti suoni del linguaggio parlato. Questo problema ha fatto in modo che sviluppassi l’abilità di leggere il labiale del mio interlocutore (ovviamente se ben scandito), ma questo trucchetto non è sempre applicabile, se la persona con cui dialogo parla alle mie spalle, ad esempio, non sono in grado di comprendere l’intero discorso e lo stesso vale per gli annunci in stazione o negli aeroporti: dove non ho la possibilità di leggere le labbra sono destinata a non capire completamente.

I primi viaggi all’estero

Le cose iniziarono a complicarsi quando iniziai a viaggiare in Europa. Seppur in compagnia, c’era sempre quel momento in cui mi ritrovavo sola, il mio, in fondo, non è un “difetto” talmente invalidante da necessitare un supporto a tempo pieno. Il problema era che l’inglese è una lingua che contiene troppi suoni ostici per il mio udito, senza contare il fatto che per leggere il labiale occorre avere la totale padronanza della lingua parlata.

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Insomma, le difficoltà che con gli anni avevo superato si ripresentarono prepotentemente, stavolta, però, parevano insormontabili. Mi capitava spesso di non comprendere frasi semplicissime, ci furono momenti, in alcuni paesi, in cui il mio interlocutore perdeva la pazienza nonostante confessassi il mio problema, alcuni pensavano addirittura che non conoscessi la lingua e mostravano smorfie di stizza.

Viaggiare con una disabilità

Ovviamente non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma risultava evidente quanto in molti non fossero addestrati a far fronte a situazioni di un certo tipo, in fondo la mia è una disabilità invisibile…

In generale le reazioni di coloro che non capivano il mio problema si dividevano in due categorie:

  1. palese fastidio
  2. espressioni del tipo “ok, faccio tutto io e te lo fai andare bene”.

Qui voglio fare una piccola puntualizzazione: io non parlo fluentemente le lingue straniere, faccio molti errori, soprattutto grammaticali, ma non ho mai avuto difficoltà a farmi capire, erano le risposte alle mie domande lo scoglio insuperabile e ai tempi non c’erano ancora gli smartphone con le loro comode apps.

Ad un certo punto rinunciai a provare e, pur di non rischiare di trovare l’ennesima persona incomprensiva, iniziai ad anticipare tutti quanti dicendo che non capivo nulla, in questo modo in hotel si limitavano a darmi gli eventuali fogli da firmare e le chiavi, mentre nei ristoranti indicavo le cose con le dita pregando che non facessero domande.

Il mio sogno però era di fare un viaggio in solitaria e in quel periodo iniziai a chiedermi se fosse stato possibile realizzarlo. Il mio, pur non essendo il peggiore dei mali, sembrava un handicap insormontabile, almeno per gli europei, ma la svolta era destinata ad arrivare proprio nel luogo più impensabile, il Giappone, il paese nel quale, essendo l’inglese poco parlato, si cerca di comprendersi a gesti.

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Il Giappone e la capacità di includere

Mi trovavo nello Starbucks di Kyoto vicino al Yasaka Jinja, ero andata a prendere le ordinazioni, ed essendo la prima volta che andavo in quella catena di locali, non immaginavo che sarebbe arrivata una raffica di domande.

In mezzo al vociare dei turisti in coda, capire diventò un’impresa ancora più ardua. Mi scusai e imbarazzata esposi per l’ennesima volta il mio problema a testa bassa temendo di incrociare quello sguardo che per anni mi aveva perseguitato, mi aspettavo la solita freddezza, l’espressione di chi ti vede solo come un ostacolo che rallenta la fila.

Inaspettatamente, la ragazza che prendeva le ordinazioni, con l’efficienza e la gentilezza tipica dei giapponesi, prese un blocchetto di post-it e iniziò a scrivermi tutte le domande che avrebbe dovuto farmi. In cinque minuti l’ordinazione era andata a buon fine, molto più celere di tutte le volte in cui erano sorti problemi che alla fine compresi non esistevano realmente, sarebbe bastato solo un pizzico di buon senso.

In quel momento mi si aprì un mondo totalmente nuovo, quella giovane aveva trovato una soluzione alla quale nemmeno io avevo mai pensato, perché quando di fronte a te trovi gente infastidita, chiedere di scrivere è l’ultima cosa che potrebbe passarti per la testa, ti senti sbagliata anche se sbagliata non lo sei.

Da quel giorno porto sempre con me un piccolo block-notes e quando non capisco chiedo senza vergogna di scrivere le cose che non comprendo.

Non dimenticherò mai il viso di quella ragazza, la persona che mi ha fatto capire che potevo cavarmela anche da sola. Dopo quell’incontro iniziai a programmare il mio primo viaggio in solitaria in Europa con il cuore ormai libero da ogni peso, ma non mi fermai lì, a distanza di qualche mese, infatti, comprai il biglietto per il Sol Levante.

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I casi della vita sono strani, un detto dice che tutte le strade portino a Roma, eppure quelle della mia vita, in qualche modo contorto, portano tutte in Giappone.

Tratto dal blog https://spschwarz.home.blog/

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