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Vi racconto il prof. Sergio Mattarella e i miei ricordi legati a lui e alla giovanissima Laura

Angela Palumbo è un'insegnante agrigentina, da ragazza ha conosciuto bene il presidente Mattarella e oggi gli porge i suoi auguri

Il Presidente Sergio Mattarella ha giurato. Ufficialmente parte il secondo mandato del Capo dello Stato con un discorso pieno di passaggi forti, di inviti all’uguaglianza, alla libertà dalle mafie e dalle complicità dubbie, senza dimenticare la cauta tiratina d’orecchie ai partiti politici.

Tra chi ha visto in tv la lunga cerimonia c’è anche Angela Palumbo, un’insegnante che vive a Menfi. Lei il Presidente lo conosce bene, perché da ragazza ha avuto modo di frequentarlo insieme a tutta la sua famiglia. Oggi Angela ci racconta il suo Mattarella.

Angela, quando ha conosciuto il Presidente Mattarella?

É passato parecchio tempo, più di quaranta anni.  Io ero diciottenne e dal mio paese di origine, Casteltermini, sui monti Sicani, mi ero trasferita a casa degli zii palermitani così da poter studiare Servizio Sociale. Casa dei miei zii era vicina a quella di Mattarella e le mie cugine, Daniela e Consuelo, frequentavano l’istituto religioso delle Ancelle, che era la stessa scuola di Laura, la nostra first lady. Daniela e Laura erano due bimbe intelligentissime ed anche molto amiche. Ricordo che mia zia dava a me il compito, da “grande” di casa, di accompagnare le cuginette a casa del professore Mattarella. All’epoca il nostro presidente era docente universitario di Diritto parlamentare. Devo dire che per me, sarà per via dei ricordi di gioventù che imprimono sentimenti perenni nel cuore, Sergio Mattarella rimane sempre il prof. riservato e raffinato di quaranta e passa anni fa.

Quali ricordi dei pomeriggi a casa Mattarella?

Ho ricordi molto teneri. Sergio Mattarella era un uomo serio e riservato, a differenza del fratello Piersanti (che ho conosciuto, poichè abitavano nello stesso palazzo e spesso le due famiglie si riunivano, anche perché le mogli di Piersanti e Sergio, Irma e Marisa, erano sorelle) che era molto estroverso, loquace e contagiosamente sorridente. Sergio parlava poco, ma era garbato e gentilissimo, quando gli scappava un sorriso, gli si illuminavano i bellissimi occhi azzurri ed avevi chiaro la bella persona che era e che è rimasta. La moglie, che lui chiamava affettuosamente donna Marisa, di tanto in tanto gli dava del ‘Martirella’, ironizzando, ma con affetto, su quella sua aria perennemente pensosa. Ricordo quei pomeriggi come sereni e pieni della dolcezza della prima gioventù. Ogni tanto, nei giorni di inverno senza fine, il professore si metteva a giocare con noi a Monopoli e faceva capolino sulle sue gambe il gatto di casa. Lui ha una vera passione per i felini domestici. Capitava che il gruppo si allargasse, ed ecco arrivare la sorella del prof., Caterina e la cognata Irma. A volte c’erano anche i due figli maschi, Bernardo (per gli amici più stretti Giorgio, così da distinguerlo dall’omonimo cugino, figlio di Piersanti)  e Francesco, ed era quindi una merenda collettiva con biscotti regina e tazze di the fumante. Un clima familiare e rassicurante. Ci ripenso e monta una certa nostalgia.

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Laura Mattarella, la nostra first lady, quali i ricordi?

Era una ragazzina dolce e delicata, identica al padre nei lineamenti, con gli stessi bellissimi occhi azzurri. Simile al professore anche nel temperamento cauto e silenzioso. Intelligentissima, era una delle più brave di tutta la sua scuola e credetemi all’istituto Ancelle si studiava eccome. Si chiama Laura in ricordo del nonno materno, Lauro Chiazzese, anche lui giurista e politico. Quando la vedo in tv a fianco del Presidente, la ricordo d’emblée adolescente bella, delicata, timida, prudente, ma al contempo tanto acuta. Vedo con piacere che la similarità e l’intesa con il padre sono rimaste immutate.

Ricordi dolci, che si mescolano però al dolore di un tempo difficile, quello dei terribili anni ’80 della guerra di mafia?

Ricordo come fosse oggi l’omicidio del Presidente Piersanti Mattarella. Ci gelò il sangue nelle vene. L’uomo politico brillante, ma al contempo gioviale e scherzoso, era stato ucciso dalla mafia. Volevamo credere a un brutto sogno, ma così non era. Ricordo che tutti i giovani del mio gruppo andammo ai funerali, provando un dolore simile a quello della perdita di un parente, di una persona carissima. Ovviamente quel giorno segnò uno spartiacque tra un prima e un dopo nettamente differente. Quella casa serena di via Libertà, ovviamente, si ammantò di una coltre profonda di dolore ed anche noi iniziammo a entrarvi in punta di piedi. Le visite diminuirono, fino a finire del tutto. Quell’evento tragico aveva scompaginato anche gli equilibri di noi ragazzini.

Immaginava che il prof. Mattarella sarebbe diventato la più alta carica dello Stato italiano?

A essere sincera no. Quando è stato eletto la prima volta mi trovavo in Belgio, a Charleroi, dove ho insegnato lingua italiana per diversi anni. Avevo perso di vista la famiglia Mattarella, sebbene a loro mi legasse un filo di tenerezza e di ricordi di tempi molto belli. Esclamai: “Guarda il professore, chi l’avrebbe mai detto!”. Chi ha avuto modo di conoscere entrambi i fratelli, aveva chiaro che Piersanti era tagliato per la politica, mentre Sergio aveva un altro appeal. Eppure la vita fa giri imprevedibili. All’inizio ero scettica, ma già poco dopo ho subito avuto chiaro, come del resto la maggior parte degli italiani, che Sergio Mattarella fosse la migliore scelta possibile. Idea che mi trova concorde a sette anni di distanza.

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Cosa vorrebbe dire a Sergio e a Laura Mattarella?

Che li ricordo con stima e tenerezza, che sono delle persone perbene, quindi delle rarità visti i tempi. I loro volti mi legano a un periodo fortunato della vita, la gioventù e se chiudo gli occhi rivedo la casa elegante ma sobria di via Libertà, donna Marisa che porta in soggiorno the e biscotti “giuggiulinati” e noi ragazze che ci confidiamo segreti da adolescenti. Voglio dirgli anche che ha fatto benissimo a confermare la sua disponibilità al Paese e che Laura fa altrettanto bene a stare vicino al suo adorato papà. Sono tanto simili e tanto ancora hanno da condividere insieme.

In ultimo gli direi che è un po’ difficile  per me chiamarlo Presidente, perché nel mio cuore rimane il prof serio, ma dallo splendido sorriso, che ho conosciuto quarant’anni fa.

 

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