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Vi racconto di Alessia, il mio angelo portato via dalla meningite

Amelia Vitiello è una donna intelligente, forte e caparbia. Ha un obiettivo: parlare della meningite affinché un giorno sia definitivamente sconfitta

Amelia conserva un termometro. Un “banale” termometro che da 11 anni segna 41,5.

Non lo ha mai scaricato. Mai buttato via. Probabilmente per lei è un alito di vita. È l’ultimo tentativo di sentire forte il calore della sua Alessia.

Amelia è una donna forte, dotata di intelligenza ed empatia. Ha attraversato il dolore e ha scelto di imporgli la strada della speranza.

Vi raccontiamo la sua storia. Una storia grande e sarà difficile trovare le parole giuste per farla nostra e donarla a voi.

È la storia di Amelia e Alessandro, due genitori di Latina, due professionisti, una bella coppia felice. È la storia della loro piccola Alessia. Una bella bambina mora e riccioluta, chiacchierona a dispetto dei suoi diciotto mesi appena compiuti.

È il 18 ottobre. Mamma Amelia torna da lavoro che non sono ancora le 20. Di professione Amelia fa l’avvocato.

Cos’è successo quella sera?

Sono tornata a casa e Alessia era con la nonna, che mi dice subito che la sente un po’ calda. Non mi allarmo. Nei bimbi piccoli può succedere. Controlliamo la temperatura. 37,5. Niente panico, mi dico. I pediatri lo raccomandano sempre. Sarà solo un colpo d’aria. Quello del 2007 è stato un autunno freddo.

E poi…

C’era in me un campanello. Una strana sensazione. Un presentimento da mamma. La febbre, se così si può definire una temperatura di 37,5, non aveva margini di preoccupazione. Eppure io ho temuto. Mi sono però rasserenata. Non volevo cedere a claustrofobie mentali. Doveva essere stato il calo delle temperature. Aveva frequentato per qualche giorno l’asilo e poi era rimasta a casa per un raffreddore. Magari si trattava dei postumi.

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La situazione però peggiora. La febbre va su. Somministriamo l’antipiretico. La situazione pare sotto controllo. Con Alessandro, mio marito, decidiamo di farla dormire con noi nel lettore. La prima e unica volta. La controllavamo di continuo. La febbre a un certo punto inizia a salire, fino a raggiungere 41 e 5. A un certo punto Alessia dice: “voglio l’acqua” e a seguire “voglio mamma e voglio papà”. Le ultime parole della sua vita. Quindi si assopisce. Le apro la tutina e trovo un rash cutaneo al collo e uno sull’addome. Da lì il terrore.

Cosa fate a quel punto?

Corriamo all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, la città dove viviamo. Lì la dottoressa che ci accoglie, già all’esame obiettivo, ha pochi dubbi. Biascica quel che nessun genitore vorrebbe mai sentirsi dire. Era l’alba. Alle otto del mattino Alessia non c’era più. Una sepsi, complicazione di una meningite fulminante, se l’è portata via per sempre. A soli 18 mesi. La nostra bella bambina non era più con noi.

Un dolore indicibile ma anche tanta voglia di ricominciare

Ovviamente il dolore non si può nè calcolare, nè descrivere, nè superare. Dovevamo però trovare la forza. Farlo per noi e per Alessia. Ed è così che sono nate due sorelline e che ci siamo dati da fare per sensibilizzare sull’importante tema meningite.

Raccontaci

Volevamo e vogliamo fare qualcosa perché ciò che è successo ad Alessia non capiti ad altri bambini. All’epoca non esisteva ancora il vaccino anti meningococco b. Le domande erano tantissime. Il risultato autoptico confermò la presenza del batterio. Da lì le domande. Perché? Come mai? Le risposte dei medici ci chiarirono qualche dubbio. Alessia può aver contratto la meningite ovunque. Anche al supermercato toccando un carrello. Può succedere, per esempio, che un portatore sano (ve ne sono centinaia, tutti potremmo esserlo) starnutisce, il flugg rimane ad esempio sul carrello, un bimbo lo respira o lo tocca, portandosi poi le mani alla bocca ed è così che un “batterio” innocente per molti, diventa letale per un piccino di 18 mesi. Siamo stati sfortunati. Sono occorrenze rare, ma possono capitare. Da allora abbiamo fondato l’associazione Alessia e i suoi angeli e io sono diventata la presidente del Comitato nazionale Liberi dalla meningite. Abbiamo un grande scopo: sensibilizzare.

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Come fate prevenzione in tema di meningite?

Anzitutto parliamo dell’importanza dei vaccini. Oggi è disponibile tanto quello per il meningococco C quanto quello per il B, oltrechè la copertura offerta dall’esavelente, che immunizza dallo pneumococco, che può favorire l’insorgenza della patologia meningococcica. Io ho vaccinato le mie due figlie a occhi chiusi, tanto per i vaccini obbligatori, quanto per i raccomandati. In molti sostengono che il vaccino l’antimeningococco b non abbia un’efficacia comprovata al 100%. A loro mi sento di dire che anche un banale farmaco può non avere un’efficacia totale, eppure lo assumiamo e nella quasi totalità dei casi traiamo giovamento. I vaccini sono progresso, fidiamoci. Con le nostre associazioni facciamo anche una campagna nelle scuole, dove invitiamo, in tandem, genitori e piccini a conoscere la malattia, la prevenzione e proiettiamo un filmato che è un confronto tra un pro vax ed un no vax. Alla fine il pro vax convince il no vax.  I toni sono sempre cauti, democratici e rispettosi delle opinioni di tutti.

La cartolina con i sintomi

Abbiamo anche divulgato una cartolina con elencati i sintomi a cui i genitori devono stare attenti. Nessuna paranoia (quelle fanno male a tuttii) ma sì alla cautela. Suggeriamo di attaccare la cartolina al frigo ed, in caso di dubbi, confrontare la sintomatologia. Febbre alta che non scende, fontanella gonfia, pallore, vomito a getto e ipotono devono destare allarme e far sì che si vada in ospedale. Ovviamente la prima cosa da fare, di fronte a qualsiasi dubbio, e rivolgersi al proprio pediatra.

Com’è la situazione in Italia oggi?

Sicuramente migliore di ieri. Si verificano ancora 2000 casi di mangite ogni anno. Per fortuna una piccola percentuale sortisce in maniera tragica. Le vittime sono, generalmente, bambini piccoli e soggetti immunocompromessi. La nota positiva è che la copertura vaccinale supera il 90%, un buon dato anche se sarebbe auspicabile raggiungere il 95%, così da iniziare a paventare l’immunità di gregge, che tutela  chi non può vaccinarsi. Tengo a precisare che nelle nostre associazioni sono presenti medici e professionisti, che, nel corso degli incontri, danno tutte le spiegazioni del caso, sfruttando le loro competenze in materia.

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Cosa sogni?

Che non capiti più quello che è successo a noi. Sogno di sensibilizzare quanto più possibile e di continuare a raccontare per aiutare e dare speranza.

Grazie Amelia e ad maiora!

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