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Vaccini in Italia cosa c’è da sapere

Quando mancano pochi giorni al suono della campanella nelle scuole italiane, in tema di vaccini la confusione è ancora tanta

Mancano pochissimi giorni al suono della campanella nelle scuole pubbliche italiane. Eppure, in tema di vaccini, la confusione è ancora tanta. Chi non è in regola con il calendario vaccinale potrà presentarsi  a scuola? È di questi giorni la notizia di un emendamento di Lega e M5S che, se passasse alle Camere, rinvierebbe l’esclusione dalla frequenza per i bimbi non vaccinati. Quindi cancelli aperti per tutti, a patto di mettersi in regola, in tempi e modi da stabilire (la proroga dovrebbe essere di un anno). Contraria a questo emendamento è però l’Associazione italiana Presidi, che oggi ha presentato le proprie istanze in audizione a Montecitorio.

«Va ritirato l’emendamento che rinvia l’esclusione della frequenza per i bambini non vaccinati: se passa, abbiamo per quest’anno scolastico un rischio per la salute». Lo dice Antonello Giannelli, dell’Anp, intervenuto in audizione alla Camera. «Ci sono diecimila bambini che non possono vaccinarsi per varie ragioni – ha aggiunto. Assegnare questi bambini a classi particolari non è possibile sia dal punto di vista organizzativo, sia perché è una forma di segregazione che ripugna». Il riferimento è all’emendamento Lega-M5S al decreto legge Milleproroghe (atteso in Aula intorno al 10 settembre), che potrebbe rinviare di un anno l’obbligo di vaccinare i bambini da 0 a 16 anni per l’iscrizione a scuola introdotto dalla legge Lorenzin.

La legge in vigore

Quella in vigore in tema di vaccini è la legge 119 del 31 luglio 2017, la cosiddetta legge Lorenzin, che prevede l’obbligo di 10 vaccini per l’iscrizione, pena il non ingresso in classe per i bambini fino ai 6 anni (nidi e materne inclusi), e multe da 100 a 500 euro per i genitori dei ragazzi non vaccinati da 6 ai 16 anni (elementari, medie e superiori). Da non dimenticare  quanto scritto nella circolare Grillo-Bussetti del 5 luglio, che consente (ma non obbliga) agli istituti scolastici di accontentarsi dell’autocertificazione delle avvenute vaccinazioni, in deroga alla legge vigente. Per Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, la situazione non è delle più chiare: «Secondo la legge Lorenzin i bimbi per poter accedere a nidi e scuole dell’infanzia devono portare la certificazione dei vaccini fatti, secondo la circolare ministeriale è sufficiente l’autocertificazione. Questo crea una situazione di grande confusione all’avvio dell’anno scolastico». I presidi, prosegue Rusconi, rischiano denunce, sia se il bambino viene ammesso a scuola solo con l’autocertificazione sia se non viene ammesso. «Servono indicazioni più chiare e precise – conclude -, altrimenti la confusione è inevitabile e a farne le spese sono presidi e famiglie». L’attuale condizione potrebbe subire notevoli modifiche. Vi è infatti un disegno di legge, di cui ha parlato la ministra della Salute Grillo, che prevede l’obbligo flessibile, ossia una rivalutazione dell’obbligatorietà dei singoli vaccini regione per regione, in base alle coperture e ai dati epidemiologici.

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Le vaccinazioni obbligatorie in Italia

Le autocertificazioni

La legge Lorenzin – tuttora in vigore – fissava al 10 luglio scorso la scadenza per mettersi in regola e presentare il certificato Asl per l’anno 2018-19, mentre con la circolare Grillo-Bussetti il termine è stato allungato. Una misura, ha sottolineato il Ministero della Salute, pensata per venire incontro soprattutto a chi, magari per cambi di residenza da una regione a un’altra o addirittura dall’estero, avesse difficoltà a ottenere i certificati dall’Azienda sanitaria di origine. La circolare dispone che nelle Regioni in cui non è ancora entrata a regime l’anagrafe vaccinale, che sgrava i genitori dall’obbligo di presentare la documentazione, solo per l’anno scolastico 2018-19 i dirigenti scolastici «potranno ammettere i minorenni alla frequenza sulla base delle dichiarazioni sostitutive presentate entro il termine di scadenza per l’iscrizione». Nelle Regioni dove l’anagrafe vaccinale esiste, l’autocertificazione andava presentata entro il 10 luglio, o in alternativa era sufficiente la richiesta di prenotazione delle vaccinazioni. Le autocertificazioni saranno poi verificate dalle Asl.

Responsabilità

La circolare non obbliga i presidi, né tantomeno i comuni (a cui fa capo gran parte degli asili nido), ad accettare le autocertificazioni e in queste settimane molti sindaci hanno dichiarato di preferire la versione «originale» della legge Lorenzin, ovvero i certificati della Asl. Anche il singolo preside può decidere in tal senso. A ogni modo la responsabilità di una dichiarazione falsa non ricade mai sui dirigenti scolastici: è sempre individuale e ricade sulle famiglie. Rimane il dubbio: il fatto che con l’autocertificazione, almeno finché non vengono completate le verifiche della Asl, di fatto non si può essere certi che i bambini presenti in classe siano vaccinati.

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La posizione dei meDICI

«Consideriamo non giustificabile il rinvio dell’obbligo di presentare la certificazione della vaccinazione per l’iscrizione all’anno scolastico 2018-2019» ha detto Anelli, presidente della Federazione nazionale medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) davanti alle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Bilancio della Camera in relazione all’articolo del Milleproroghe che, se approvato in via definitiva, dilazionerebbe di un anno l’applicazione della legge sull’obbligo. «Per noi medici i vaccini sono uno strumento fondamentale di tutela della salute pubblica. L’eliminazione dell’obbligo potrebbe essere interpretata come un atteggiamento antiscientifico» ha sottolineato Anelli. L’allarme si è focalizzato soprattutto sul morbillo: 14.451 i casi segnalati in Europa nel 2017, con 30 decessi. I casi erano stati 4.643 nel 2016. L’Italia è al secondo posto, con 5.004 segnalazioni. Nel 2018 in Italia, da gennaio a giugno, i casi sono stati 2.029. Il 91,3% si è verificato in soggetti non vaccinati, il 5,4% in chi era stato sottoposto solo alla prima dose.

Chi non può vaccinarsi

A oggi, fanno sapere dalla Fnomceo, ci sono 10mila bambini immunodepressi che non possono fare nel tempo presente o non potranno mai sottoporsi alle vaccinazioni. Questi bimbi (molto più a rischio degli altri, nel caso in cui contraessero la malattia) frequentano la scuola, quindi qualsiasi provvedimento va studiato bene e non può essere affrontato con decretazione d’urgenza con l’anno scolastico già in corso. Basti pensare all’organizzazione di classi, mense, spazi comuni come il cortile dove tutti i bambini si incontrano e stanno a stretto contatto.

I no vax e i Free vax

Secondo un sondaggio, commissionato a Nicola Piepoli dalla Stampa, in Italia la percentuale dei No vax e Free vax è del 28%. Diversi i comitati no vax e Free bad diffusi in tutta Italia. Quello storico è il Comilva, nato a Brescia e con sede centrale, oggi, a Rimini. Diffusi anche il Condav e il Cliva (quest’ultimi per la libera scelta vaccinale). La percentuale dei bimbi non vaccinati si attesta invece al 10%. Altro discorso va fatto per i bimbi “ritardatari”, che sono il 22%. La provincia dove si vaccina meno è Bolzano.

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Manca pochissimo al fatidico suono della campanella è la confusione è ancora tanta. Si attende il 10 settembre, data prevista per là votazione dell’emendamento proroga di Lega-M5S.

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