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Torna alla vita dopo quattro interventi al cuore, oggi è la prima donna con un pacemaker senza fili

La storia di Giusy Zaccone, che nelle scorse settimane ha subito quattro delicati interventi cardiochirurgici al Policlinico di Palermo

Al Policlinico di Palermo un intervento cardiologico innovativo per fronteggiare le aritmie. Protagonista è Giusy Zaccone, quarantacinquenne di Casteltermini, in provincia di Agrigento, che è stata la prima paziente ad avere impiantato un pacemaker senza fili.

Un intervento salvavita per Giusy, che è tornata a casa e sta facendo la sua convalescenza in maniera molto serena, fiduciosa di poter riprendere a breve la vita di sempre.

Per comprendere però la storia di Giusy occorre fare, insieme alla protagonista della storia, qualche passo indietro.

“Il primo pacemaker, racconta Giusy, mi è stato impiantato quando avevo solo diciassette anni. Soffro di una patologia aritmica che si chiama blocco atrio-ventricolare e senza un dispositivo che regolarizzi il ritmo del mio cuore, non potrei vivere. All’epoca la diagnosi e quindi l’intervento mi hanno consentito una vita normale. Ho avuto una gioventù del tutto sovrapponibile a quella dei miei coetanei, ho sempre lavorato, sono diventata mamma due volte, mi sono anche dedicata alle mie passioni, tra queste anche il ballo. Ovviamente mi sono sempre sottoposta a controlli periodici e scrupolosi, seguita dall’equipe del Policlinico Paolo Giaccone. Chi ha un pacemaker sa che può vivere bene, a patto però di farsi seguire da esperti, poiché negli anni vanno sostituite le batterie del dispositivo ed in caso di usura anche i catateri. Questa ultima occorrenza mi ha riguardata in prima persona. Ho il pacemaker da ormai 28 anni e si prevedeva l’usura dei cateteri dopo tutto questo tempo. Speravo ovviamente che il momento della sostituzione avvenisse quanto più tardi possibile. Poi sono stata male e ho capito che il mio organismo mi stava mandando un segnale.”

Cosa è successo di preciso?

Il mese scorso ho avuto un sintomo che riconosco: la dispnea. Sono stata per qualche giorno ricoverata al San Giovanni di Dio di Agrigento, dove mi hanno prestato le prime cure e quindi hanno deciso di trasferirmi al Policlinico. Lì la conferma: i cateteri andavano sostituiti. Sulla carta sembrerebbe una cosa semplice. Di fatto non lo è stata.

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Inaspettatamente ti ritrovi a subire un intervento a cuore aperto?

Già. I cateteri in tutto erano tre, due sono riusciti a toglierli con il laser e uno invece hanno dovuto toglierlo con un intervento chirurgico vero e proprio, cosiddetto a cuore aperto, per via di un versamento pericardico. Questa fase non era prevista, quindi sono stata operata in urgenza e intubata.

Quindi cosa succede?

Per consentirmi di riprendere a vivere, devono impiantarmi un nuovo pacemaker, senza il quale il mio cuore non riesce a battere in maniera regolare. Ahimè, una volta rientrata in sala operatoria, ecco le difficoltà: il precedente dispositivo ha creato una massa fibromatosa e quindi vi era difficoltà a fare entrare i nuovi cateteri. L’unica soluzione era il dispositivo senza fili. Sarei stata la prima in assoluto ad averne installato uno. I medici me lo hanno proposto e io mi sono immediatamente fidata. Del resto questa equipe e nella fattispecie il dottore Ciaramitaro, mi seguono praticamente da sempre. Mi sottopongo a un quarto intervento ed esco con un pacemaker nuovo, ma senza cateteri. Sono la prima paziente a sperimentare questo dispositivo e devo dire che mi sto già trovando bene.

Ora sei a casa, come va la convalescenza?

Giusy con i figli, Sofia e Francesco

Mi sento bene, ma sono ovviamente a riposo per recuperare le forze. Devo dire che, al netto di questa lunga avventura, che ha visto nel mezzo ben quattro interventi e un lungo ricovero, mi sento ottimista e propositiva. Conosco il mio corpo ed ho anche imparato a riconoscere i segnali del mio cuore, che in questo momento mi dice che le cose stanno andando bene. Sono serena perché accudita dalla mia famiglia: i miei figli, Sofia e Francesco, mia mamma, le mie sorelle, i miei nipoti, gli amici, le cognate. L’affetto non manca ed anche, da parte mia, la reattività e la voglia di riprendere la vita di sempre. In ospedale, già in terapia intensiva, il personale mi diceva che ero la paziente modello, proprio per la mia voglia di reagire e di tornare alla vita di sempre. Ed a proposito di ospedale, ringrazio medici e paramedici, le due equipe di cardiologia e di cardiochirurgia per il lavoro svolto, un grazie va anche al personale OS, che in questi difficili tempi di pandemia svolge un lavoro prezioso nei confronti del paziente: accudisce ed aiuta a non sentirsi soli.

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Quali i progetti imminenti?

Intanto ho tifato ed esultato per la vittoria dell’Italia. Ho visto la partita da casa con la mia famiglia e ho potuto godere a pieno di questa bella soddisfazione. Spero prestissimo di tornare a fare tutto quanto facevo, lavoro compreso e di riprendere la mia grande passione, il ballo. Sono certa che grazie al lavoro fatto dai medici e alla mia buona volontà accadrà presto. Sono una combattiva e amo la vita, questo è già il primo punto di partenza!

Grazie Giusy e ad maiora!

 

Questa la nota divulgata dall’ufficio stampa del Policlinico Paolo Giaccone, a seguito dell’intervento.

 

É stata dimessa ed è già a casa la paziente a cui nei giorni scorsi, presso la cardiologia del Policlinico, è stato impiantato in anestesia locale il primo pacemaker senza elettrocateteri (PM Leadless). Un intervento eseguito dal team di aritmologia – afferente alla struttura complessa diretta da Giuseppina Novo – su una donna di 46 anni che, a causa di un blocco atrioventricolare, ha dovuto sottoporsi alla procedura per estrarre i dispositivi che aveva impiantato in precedenza, a distanza di molti anni dal primo intervento eseguito.

Attualmente le persone candidabili a questo tipo di pacemaker sono una categoria selezionata di pazienti con fibrillazione atriale permanente a lenta risposta ventricolare o in alcuni casi di blocco atrio-ventricolare parossistico, pazienti affetti da sincope di natura cardionibitoria o pazienti con storia di infezioni/disfunzioni di dispositivi intracardiaci installati in tempi passati. Le condizioni cliniche generali della paziente erano compatibili con l’utilizzo di questa nuova tecnologia.

L’aritmologia del Policlinico, parte integrante dell’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica guidata da Egle Corrado, ha strutturato sempre più il suo programma di cardiostimolazione, frutto di un percorso di conoscenze e competenze consolidatosi nel tempo. Ad eseguire l’impianto Giuseppe Coppola, coadiuvato da Guglielmo Rizzuti, dall’infermiera Romena Grimaudo e dal tecnico di radiologia Salvatore Consentino.

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“Il pacemaker impiantato – spiega il dottor Coppola – è un concentrato di tecnologia miniaturizzata ed è compatibile con risonanza magnetica; con un volume di 0,8 cc, un peso inferiore ai 2 grammi ed una batteria di lunga durata, permette, in base al modello, una stimolazione monocamerale o atrio guidata. L’impianto avviene per via percutanea con accesso dalla vena femorale introducendo un catetere (delivery system) che permette il posizionamento in ventricolo destro senza alcuna cicatrice chirurgica. I benefici per il paziente sono molteplici: una minore limitazione fisica post-impianto, l’assenza di possibili fenomeni infiammatori-infettivi a carico della tasca di alloggiamento di un comune pacemaker e una riduzione delle possibili complicanze derivanti dall’uso dei tradizionali elettrocateteri”.

“Questa tecnologia – sottolinea la professoressa Novo – arricchisce le nostre possibilità di offrire un trattamento di qualità al passo con i tempi per ridurre, fino ad eliminare, la mobilità di pazienti verso centri fuori regione. Una mission che crediamo possibile in accordo e con il sostegno dell’attuale management aziendale. L’aritmologia è una branca fondamentale che deve essere assolutamente sostenuta ed implementata in considerazione delle richieste e delle problematiche dei nostri pazienti e degli standard che un’azienda ospedaliera come la nostra deve offrire; la disponibilità dei PM leadless – così come il prossimo arrivo dei Loop recorder ( un dispositivo di monitoraggio iniettabile sotto cute per diagnosticare i disturbi del ritmo cardiaco) ed il ripristino delle procedure di elettrofisiologia – ci permetteranno di sfruttare al massimo le competenze e le risorse umane a nostra disposizione e rispondere al meglio alle esigenze dell’utenza”.

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