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Tamponi a catena a Mussomeli e partono gli interrogativi: come è stato gestito l’ospedale durante l’allerta?

Si attendono gli esiti dei tamponi e intanto ci si interroga: leggerezza nel gestire i pazienti nel nosocomio?

A Mussomeli proseguono i tamponi a catena. Tanto al personale sanitario dell’ospedale Immacolata Longo, quanto a chi è entrato in stretto contatto con i pazienti, di cui è stata accertata la positività. Si tratta dell’anziana novantatreenne di Casteltermini, deceduta qualche giorno fa al reparto di Lungodegenza del nosocomio, con Coronavirus e non per Coronavirus, come ha tenuto a specificare la direzione dell’Asp nissena e di un paziente di Campofranco, che è già stato trasferito al reparto Covid del Sant’Elia di Caltanissetta. Con lui sono ricoverati, nel capoluogo nisseno, altri due pazienti della Lungodegenza del Longo: si tratta di un castelterminese e di un mussomelese, la cui positività è stata resa nota nella serata di ieri dallo stesso sindaco di Mussomeli, durante una diretta Fb. I loro sintomi al momento non sarebbero gravi. Il primo cittadino mussomelese, Giuseppe Catania, ieri, in diretta fb, ha reso noto che, nelle ultime 48 ore, all’ospedale Longo sono stati eseguiti circa 200 tamponi e non è finita qui. In queste ore infatti si starebbero sottoponendo al test decine tra operatori sanitari e gente che sarebbe stata in contatto con il nosocomio. Il sindaco specifica inoltre che è nota solo una piccola percentuale di esiti. “L’esito dei tamponi a disposizione fanno registrare risultati negativi per quei pochi operatori per i quali abbiamo ricevuto il risultato, viene confermato che i pazienti ricoverati in Medicina e Ortopedia risultano essere negativi. Per avere un quadro chiaro della situazione, si dovrà attendere la mattinata di domani (oggi per chi legge). Aggiungo che in serata è stato registrato un malore per un’infermiera presente in ospedale, che per prudenza è stata trasferita a Caltanissetta. Confermiamo che i reparti di Medicina e Ortopedia non presentano criticità, mentre quello di Lungodegenza merita un approfondimento. Ribadiamo vicinanza e solidarietà all’ospedale.”

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Ed effettivamente a sollevare la necessità di un approfondimento su come sia stato gestito non solo il reparto di Lungodegenza, ma tutto il nosocomio, da quando è scoppiata l’emergenza Covid 19, la chiedono in tanti. Gente comune della zona montana nissena e agrigentina che sui social, diventati ormai il centro di qualsiasi dibattito sull’emergenza, vogliono sapere, desiderano spiegazioni. Nasce anche una querelle con sfumature politiche. Un altro medico, Pino Sorce, che aveva confermato la sua corsa alla poltrona di primo cittadino per le amministrative 2020, tramite il suo comitato elettorale chiede delucidazioni al sindaco e ai vertici dell’azienda sanitaria dell’ospedale di Mussomeli. “Quanto sta accadendo in queste ore all’ospedale di Mussomeli necessita di un approfondimento nell’interesse di tutti. Tutti i cittadini si sono comportati, fino ad adesso, in modo esemplare per seguire le direttive nazionali per gestire l’emergenza Covid 19, che finora avevamo vissuto più sui mezzi di informazione che altro. Come è spiegabile che un operatore sanitario, che esercita in altro presidio ospedaliero, possa avere accesso regolarmente ogni giorno in un reparto di Lungodegenza, senza alcun dispositivo di protezione (documentato dai selfie con la nonna sul letto dell’ospedale), senza alcuna autorizzazione specifica, che tra l’altro non poteva essere concessa?”

Il caso Monti Sicani

Proviamo a ricostruire la vicenda. I Monti Sicani, per circa cinquanta giorni, tengono duro e riescono a essere una delle pochissime zone green d’Italia. Nella serata di mercoledì la doccia fredda: un giovane infermiere di Casteltermini è risultato positivo, asintomatico e posto in isolamento domiciliare. Da qualche settimana svolgeva mansione, per conto dell’Asp di Agrigento, di addetto al tamponamento domiciliare. Contestualmente alla conferma di positività del giovane, arriva anche la notizia della morte della nonna, che era ricoverata alla Lungodegenza del Longo per problematiche oncologiche, dettaglio che sarà reso noto a breve giro, a scanso di equivoci, dall’Asp nissena. Alla donna viene comunque eseguito il tampone post mortem, che dà esito positivo. Da lì scatta l’allarme ed i tamponi in massa a tutto il personale dell’ospedale di Mussomeli ma anche a quanti avevano avuto contatti stretti con il nosocomio e con l’anziana castelterminese. Dal momento che stabilire il caso 0 non è impresa facile (Codogno docet) si è partiti con le ricostruzioni dei contatti. Per precauzione sono stati sottoposti a tampone tutti i colleghi del giovane infermiere, poiché la tesi battuta in prima istanza è stata quella che sarebbe stato il ragazzo a contagiare la nonna. Una fonte interna ed accreditata dell’Asp di Agrigento ci dice però: “Ho motivo di pensare il contrario. Se l’infermiere ha lavorato presso l’azienda con tutti i presidi di protezione, se tutti i suoi colleghi sono risultati negativi a ben due tamponi, prende sempre più piede l’ipotesi che il ragazzo si sia infettato altrove, considerato che ha assistito per giorni la nonna all’ospedale, potrebbe aver preso il virus proprio in quel contesto. Ovviamente non abbiamo certezze, ma il dubbio viene, eccome.”

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Come è stato gestito l’ospedale nell’allerta?

Come è possibile però che il giovane abbia potuto accudire la nonna in ospedale, quando un decreto del Governo centrale ed un altro di quello regionale vietano, da oltre un mese, l’accesso di assistenti nei reparti? Tali limitazioni valgono financo nei reparti di Ostetricia e Ginecologia dove, e la notizia è rimbalzata su tutti i media, le puerpere non hanno potuto contare sulla vicinanza neppure del neo papà. Il sindaco, come ha riferito sul suo profilo fb, desidera approfondire la cosa. Dal nosocomio, che abbiamo più volte sentito in queste settimane, le voci sono sempre apparse ottimiste, ma oggi è diverso, perché i casi di positività, seppur in maniera contenuta, aumentano. Il dato certo è che l’Immacolata Longo è ancora aperto al pubblico, sebbene solo per le urgenze e che sono stati sanificati i locali interessati alla problematica Covid. Mussomeli come Sciacca? La domanda nasce immediata, pensando al primo grande focolaio siciliano, che partì proprio da una gestione discutibile dell’emergenza tra le pareti ospedaliere, con, in prima battuta, il caso di un medico ed a catena quelli di sanitari e pazienti. Oggi a Sciacca l’allerta è rientrata. Cosa accadrà a Mussomeli? Si sono verificate delle leggerezze nella gestione delle visite in reparto? Abbiamo provato a contattare la direzione sanitaria dell’ospedale, ma senza successo. Al centralino ci è stato riferito che i vertici erano in riunione, per discutere dell’emergenza. Ci è stato inoltre confermato che l’ospedale è regolarmente aperto. Intanto si attendono gli esiti degli altri tamponi, che dovrebbero arrivare nelle prossime ore.

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