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Spagna e Italia: dove è meglio far la mamma? Di questo e molto altro chiacchieriamo con due amiche “da una vita”

Intervista doppia a Laura e a Silvia. Una vive in Molise, l'altra a Saragozza. Ci raccontano di loro, della loro amicizia e della differenze tra l'essere mamma in Spagna e in Italia

Conosco Laura (Ruoppolo) e Silvia (Cazzato) da più di un ventennio. Laura la conoscete anche voi, perché è una delle nostre redattrici. Con loro ho condiviso quella stagione della vita che, a ragion veduta, dovrebbe essere la più “soffice”. In realtà non è (quasi) mai così. Siamo state liceali del glorioso Empedocle di Agrigento (non so perché ma quando penso al “mio” liceo mi viene sempre da definirlo glorioso). Laura e Silvia vantano una bella amicizia, che dura da allora. Le vedevo adolescenti affiatate, sebbene, molto diverse. Laura una bella siciliana, bruna e gioviale. Silvia, invece, una “continentale”, bionda, con fascinosi occhi da Husky e i modi alquanto riservati (sebbene, quando le corde erano quelle giuste, incontenibile nel suo humour).

Se penso a loro ai tempi del liceo

le associo a due compagne di banco che sapevano ridere di gusto. Le loro strade hanno più volte preso percorsi simili, per poi imboccare coordinate differenti. Laura oggi vive nel centro Italia, Silvia nel nord della Spagna. Laura è una talentuosa storica dell’arte, creativa, eclettica e un vulcano di belle idee. Silvia, uno dei “cervelloni” della gloriosa III D (classe esclusivamente femminile), ha studiato in Francia, poi si è trasferita in Spagna, parla non so quante lingue e lavora nel dipartimento internazionale di un’azienda.

Ho proposto a Laura e Silvia di fare un’intervista doppia

perché A tutta Mamma ama i toni della chiacchierata tra amiche, in questo caso anche tra mamme. Mi piaceva parlare della loro amicizia, delle loro esperienze da mamme in due stati differenti d’Europa, così da capire quanto ci separa e cosa ci accomuna con i nostri cugini spagnoli. Mi piaceva chiacchierare con loro, perché non capitava dai tempi del liceo, da quando, tra una canzone dei Radiohead ed un’altra di Gazzè, le vedevo ridere di gusto e contagiarmi quel loro buonumore.

-Nome
.Laura

Silvia

Da dove vieni?
L:Agrigento

S: Nata a Genova, cresciuta ad Agrigento

-Dove vivi?
L: Vivo in Molise e vi assicuro che il Molise esiste e non è niente male! Precisamente a Termoli, un comune che si affaccia sul Mar Adriatico.

S:Saragozza, ridente città nel nord est della Spagna, ai piedi dei Pirenei.

Il motivo per cui hai scelto di vivere lontano dalla tua terra?
L: Sono andata via presto dalla Sicilia, a 18 anni, per studiare a Bologna. Dopo la laurea ho vissuto a Roma, infine ho deciso di trasferirmi a Termoli, la città di mio marito conosciuto durante gli anni universitari.

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S:Sono sempre stata molto curiosa e avida di nuove esperienze. Ho vissuto per molti anni prima a Bologna e poi a Parigi. Adesso vivo a Saragozza, città natale di mio marito.

Da quanto tempo sei mamma?

L: 8 anni sono mamma di Anna e da 5 di Niccolò.

S: Dal primo settembre del 2017, giorno in cui è nata Suri.

-Cosa hai provato quando hai scoperto di essere incinta?
L: la prima gravidanza incredulità, ovviamente tanto stupore e un’infinità curiosità. Per la seconda, invece, un pizzico di preoccupazione in più perché ero sicuramente più “consapevole” e perché è stata inaspettata.

S:Credo di non aver realizzato fino al parto.

Quando hai visto per la prima volta i tuoi figli?
L: Sono sincera, non ho avuto il classico “colpo di fulmine” di cui tanto mi parlavano le altre mamme. Non mi sono innamorata né di Anna né di Niccolò al primo sguardo, ma è stata una lenta e approfondita conoscenza, una fiamma che si è alimentata a poco a poco e che continua a crescere sempre di più.

S: Un senso di straniamento. Tutto è successo così in fretta che più che altro ero molto sorpresa. Qualche giorno dopo, al vederla accucciata vicina a me, un senso di beatitudine mai provato prima.

-Il momento più complicato della tua carriera di mamma.
L: Per entrambi, i primi due anni di vita. Devo ancora recuperare le notti insonni che Anna ci ha “regalato” nei suoi primi 24 mesi; mentre la nascita prematura di Niccolò ha comportato dei “problemi di rodaggio” appunto nei primi due anni di vita, per fortuna adesso superati, ma che ci hanno creato un pochino di apprensione.

S:L’immediato post partum. I terribili 40 giorni. Ed un po’ il rientro dalla maternità.

Nel tempo libero con i tuoi figli, cosa fai di bello?

L: Ci raccontiamo infinite storie e disegniamo continuamente. Ma è difficile conciliare gli interessi di due bambini tanto diversi, per indole e per età. Il tutto diventa più complicato durante i lunghi pomeriggi invernali! Pertanto, quando ho la possibilità di trascorrere dei momenti esclusivi ed individuali con ognuno di loro, cerco di approfittarne subito: una cena romantica da sola con la primogenita o un pomeriggio a smontare e rimontare costruzioni con il secondogenito creano le occasioni perfette per ascoltare i loro racconti e le loro confidenze, dei veri e propri momenti idilliaci, secondo me, per un arricchimento reciproco.

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S: Delle lunghe passeggiate.

-Com’è essere mamma a Termoli ? (Aiuti di parenti o baby sitter o amici- congedi di maternità- bonus nidi pubblici)
L: Essere mamma in una piccola realtà ti dà sicuramente l’opportunità e la praticità di creare facilmente una rete di aiuti sia da parte dei familiari (nel mio caso la famiglia di mio marito chilometricamente più vicina alla mia!) che degli amici. Avendo avuto il privilegio di poter seguire i miei figli nel loro primo anno di vita, entrambi hanno frequentato il nido privato a partire dai 18/24 mesi per poi approdare alla scuola pubblica.

E a Saragozza?

S: La famiglia di mio marito è ovviamente di Saragozza e vivono tutti quanti qui; a seconda della disponibilità e delle nostre richieste, ci danno una mano d’aiuto. Suri frequenta il nido dall’età di cinque mesi, da quando io sono rientrata dal congedo di maternità. Quindi in realtà i parenti se ne occupano poco, a parte nei primi due mesi di nido, quando, come da manuale, ha preso tutti i malanni che poteva prendere. Riguardo alle iniziative istituzionali, un aiuto in denaro viene versato alle mamme lavoratrici. Ci sono sia asili pubblici comunali che regionali (quindi qualche differenza rispetto all’Italia). Dato che non avevo fatto richiesta l’anno prima, perché non ero incinta, Suri frequenta un nido privato a tempo pieno. La cosa ha un certo costo ma ci troviamo bene. Quest’anno, pur essendo in tempo, abbiamo deciso di non richiedere un posto al pubblico, anche perché avrebbe orari inconciliabili con il mio lavoro (sono subito rientrata full time, otto ore al giorno fin dal primo giorno) e quello del padre.

-Pensi che la tua città sia “baby friendly”? E perchè?
L: Se per “baby friendly” si intende una città che offre parchi pubblici ben tenuti e attenti all’inclusione, locali ed esercizi commerciali a misura di bambino o eventi ad hoc per famiglie, allora Termoli non lo è. Però se per “baby friendly” si intende la tranquillità di far giocare i tuoi figli all’aria aperta e la possibilità di raggiungere a pochi minuti di macchina o a piedi i luoghi di prima necessità, allora Termoli lo è.

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S: Penso di sì, Durante le varie feste e manifestazioni, che tanto piacciono agli spagnoli, ci sono sempre degli eventi dedicati ai bambini. Sinceramente Suri è ancora troppo piccola perché io possa parlarne con cognizione di causa.

-Secondo te, cosa manca ai bambini a Termoli?
Termoli è una cittadina di mare a cui manca, secondo me, uno sfogo invernale, un luogo o un cartellone di eventi che permetta alle famiglie di trascorrere dei pomeriggi costruttivi.

E in Spagna?

Lo Zecchino d’Oro, i Plasmon, un’istruzione pubblica realmente affidabile. La scuola pubblica è molto bistrattata e poco considerata dagli autoctoni, a favore di strutture private o semi private, frequentate dalla maggioranza della popolazione di classe media.

-Se potessi, in questo momento esatto, cosa ti piacerebbe fare insieme a Silvia?
Chiacchierare dei nostri “strani” interessi, rimembrare i mitici anni universitari e passeggiare per le strade di Parigi un passo dietro ai nostri figli e ai nostri mariti.

Se potessi in questo momento cosa ti piacerebbe fare con Laura?

Passeggiare per la città e raccontarle della vita e della gente di qui.

Vi date mai consigli da mamme?

L:Se non richiesti, mai!

S: Veramente no. Ma io sono una “capra” in tema di bambini e faccio tutto improvvisato, così per come viene.

-Dì alla figlia di Silvia cosa pensi della sua mamma.
Cara Suri, la tua mamma è una fonte infinita di conoscenze e di esperienze: ti consiglio di sederti, ascoltarle ed ammirarle.

Dì ai figli di Laura cosa pensi della loro mamma…

 

La vostra mamma è una persona molto creativa, allegra e positiva! So che lo fate già, ma chiedetele di disegnare insieme a voi e farvi raccontare le storie di artisti del passato!

Grazie “vecchie” compagne liceali. Ad maiora!

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