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Siero AstraZeneca, le testimonianze di chi vi si è sottoposto e il parere dei medici di famiglia

Un'insegnante, un farmacista e una paziente immuno-compromessa ci raccontano la loro esperienza con il vaccino nell'occhio del ciclone

Pasquale Sorella è un farmacista di Termoli, ha 44 anni e gode di buona salute. A fine febbraio scorso si è sottoposto a vaccino AstraZeneca. Nei giorni scorsi ha scoperto che il suo lotto è proprio quello ritirato dall’Aifa. Occorrenza però che non lo ha turbato più di tanto.

Il dottore Sorella, insieme al padre, entrambi farmacisti

“Non vedevo l’ora di vaccinarmi perché in Molise stiamo piangendo morti su morti. Il vaccino per me rappresenta la speranza di uscire fuori dal tunnel, oltreché una tutela per me e per chi mi sta vicino, in primis familiari e utenti della farmacia. Ho fatto il vaccino il mese scorso, l’ho fatto di venerdì, considerato che nel week end sarei stato libero dal lavoro e avrei potuto gestire a casa eventuali effetti avversi, che so essere nel conto dei vaccini, come di qualsiasi altro farmaco. Fatto il vaccino di mattina, per tutto il giorno sono stato bene. Solo dopo cena ho iniziato ad avvertire qualche sintomo: brividi di freddo, dolori articolari e qualche linea di febbre, che ho gestito con l’antipiretico. Durante il week end sono stato a riposo, diciamo che ho ciondolato per casa perché un po’ indolenzito. Il lunedì seguente ho ripreso la mia vita normale. Tutto qua, nulla di insopportabile o di invalidante. Farò serenamente il richiamo.”

Timori dopo aver saputo del lotto ritirato?

Nessun timore particolare, in ciò mi è di aiuto il lavoro che faccio. So bene che non è inusuale per l’Aifa il ritiro di lotti di farmaci per fare verifiche più dettagliate sugli stessi. Ho contezza che questi accertamenti non sono preludio di catastrofi collettive, quanto routine medico-scientifiche. Dico con certezza che mi fido del vaccino.

L’esperienza di Valentina Vitale, insegnante: ho avuto paura ed ho avuto effetti avversi molto fastidiosi

Valentina Vitale è un’insegnante di Sciacca, 41 anni, non soffre di patologie degne di nota. Circa tre settimane fa si è sottoposta a vaccino AstraZeneca. Ecco la sua esperienza:

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“Sono andata al centro vaccini piena di dubbi e di timori. Fino al giorno prima ero indecisa se sottopormi o meno al vaccino. L’ansia montava perché, in quel periodo, un mio congiunto era affetto da patologia da Covid 19. Io non ero entrata in contatto con l’infezione, lo dimostravano i vari tamponi negativi, ma la temevo terribilmente. Da lì il bivio: in un momento così delicato era meglio sottoporsi a vaccino o evitare, nel caso in cui si fossero presentati eventi avversi imprevedibili? Il dubbio poi è stato chiarito dalla volontà di fare il vaccino. Ripeto: ero molto spaventata. Al centro vaccini ho ricevuto disponibilità ai chiarimenti, ho firmato il consenso: tre pagine fitte, di cui però non ricordo nulla. Lo stato emotivo era forte e quindi ammetto di non essermi concentrata nella lettura. Fatto il vaccino, ho continuato a essere tesa e spaventata. Mi sono chiesta se avessi fatto o meno le cosa giusta. La sera sono iniziati i sintomi: caldane insopportabili, dovute secondo me a un rialzo della temperatura. Ammetto però che non ho avuto il coraggio di misurare la febbre, temevo di verificare un febbrone e ho quindi preferito gestire da sola i sintomi. In piena notte mi sono addirittura affacciata in terrazzo a prendere aria. Ho avuto forti mal di testa e dolori articolari. Il mal di testa mi accompagna ancora, ma in forma più lieve. Per il resto, gli altri sintomi si sono risolti nel giro di circa 36 ore. Qualche timore su possibili effetti a lungo termine, permane. Farò la seconda dose? Ne ho paura, ma ancora ho tempo per metabolizzare.

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L’esperienza di Victoria Ramirez Marquez, malata di lupus: in Spagna ho potuto fare il vaccino AstraZeneca

Ho 36 anni e da quindici convivo con una diagnosi di lupus eritematoso, che in alcune fasi della malattia mi ha provocato fenomeni infiammatori acuti e ingravescenti. Il 26 febbraio mi sono sottoposta a vaccinazione AstraZeneca seguendo il calendario previsto per gli insegnanti, categoria alla quale appartengo. Nel mio paese, il siero AstraZeneca è somministrato anche alle categorie fragili, alla quale io appartengo. So che in Italia le regole sono diverse e questo vaccino non è adatto per gli anziani e per talune categorie di popolazione, che presentano patologie, tra queste anche quelle autoimmuni. Premetto che prima del vaccino ho fatto un’intervista con un infermiere che mi ha chiesto lumi sulla mia patologia. Dal momento che è stabile ho potuto fare il vaccino. Di effetti collaterali ne ho avuti diversi: dolore al braccio, dove mi è stato inoculato il vaccino, mal di testa, stanchezza generale, qualche linea di febbre. Tra l’altro nessun sanitario mi ha detto che avrei potuto assumere del paracetamolo per domare i malesseri. A distanza di due settimane, mi sento tutto sommato bene, ma permane un senso di stanchezza generale. Anche in Spagna abbiamo avuto un tracollo del personale nelle scuole: tantissimi sono rimasti a casa nei giorni post vaccino, per via dei loro malesseri. Addirittura, in alcuni casi, è stato chiesto di non portare i bimbi a scuola, poiché non c’era personale a sufficienza. Dovrò fare la seconda dose il 21 maggio e sono un po’ preoccupata, fortuna che ancora c’è tempo. Mi tranquillizza sapere che in Spagna non vi sono morti dubbie, collegate al vaccino, sebbene in tantissimi abbiano segnalato effetti avversi.

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Il parere dei medici di famiglia

Giusi Di Gaetano, medico di famiglia molto noto a Palermo, è assolutamente pro vax: “Dobbiamo avere fiducia nei vaccini, sono la svolta per uscire da questa pandemia. I dati confermano efficacia e sicurezza e i possibili eventi avversi, peraltro tutti da verificare, sono pochi e circoscritti. Se avessi dosi di AstraZeneca a disposizione le somministrerei personalmente ai pazienti, ma anche a parenti e amici, così da dare un contributo alla campagna e al progetto di immunità di gregge.

 

C’è un medico di famiglia, sempre di Palermo, che però preferisce rimanere anonimo. “Metterci la faccia comporta per me molta difficoltà. In un momento storico in cui la maggior parte dei medici sponsorizza il vaccino e tacitamente ci è richiesto di non sollevare dubbi, comprende che rischierei una sovraeposizione.  Premetto: non sono un medico no vax, anzi. Sul vaccino anti-Covid però andrei con i piedi di piombo, non dico che non siano efficaci e che non possano rappresentare la via d’uscita dalla pandemia. Ho un legittimo dubbio: stanno sperimentandolo sugli uomini, considerati i tempi veloci di messa a punto del siero? Quando un paziente mi chiede un parere, io rispondo che non ho garanzie e che non si possono escludere effetti imprevisti. In coscienza mi sento di dire così, speranzoso che questi miei dubbi possano essere definitivamente confutati.

 

Allo stato attuale sono stati oltre 4 milioni le dosi iniettate in Italia. Dei vaccinati, in 30.000 hanno fatto report all’Aifa di effetti avversi al vaccino, di questi il 93% riferiscono sintomi lievi, il 7% sintomi gravi.

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