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Sicilia vicina al contagio zero, ma occorre essere prudenti

Ecco il parere degli esperti su come affrontare i mesi caldi, sull'uso di apparecchi di areazione e norme da seguire nei negozi

Sicilia vicina al contagio zero. Ieri molto incoraggianti i dati della Protezione Civile, che riferiscono di soli 4 nuovi contagi e con un numero degli attuali contagiati ampiamente in negativo (-151), aumentano i morti, sono stati 4 nelle ultime trentasei ore, mentre vi è stata una lieve diminuzione dei ricoverati in terapia intensiva, quindici in tutta la regione.

L’isola potrebbe, come previsto da molti esperti già in tempi di picco dell’epidemia, avviarsi ad essere una capofila nello spezzare la catena del contagio. É vero sì che altre regioni italiane sono da settimane prossime al contagio zero, Basilicata. Umbria e Molise tra queste, ma occorre anche verificare la densità di popolazione.

Occorre inoltre fare delle precisazioni, come puntualizzava tra queste pagine il dottore Tullio Prestileo, infettivolo all’Arnas Civico di Palermo.

“Il dato da osservare è quello relativo alla presenza dell’infezione, che corrisponde al numero dei nuovi positivi. Finché quel contatore ha il segno piu, vuol dire che l’infezione ancora circola. Il dato degli attuali positivi è sì importante, ma non indicativo nei termini della scomparsa dell’infezione, poiché può essere zero o addirittura contare una cifra con il meno davanti, in presenza, tuttavia, di un virus circolante. Quindi dobbiamo basarci sul numero dei nuovi positivi e non degli attuali, che si calcola sottraendo ai precedenti il numero di morti e guariti. Contagio zero lo avremo quando si azzererà il contatore dei nuovi infetti. Da lì si dovranno aspettare almeno un paio di settimane, perché dobbiamo anche eludere i potenziali contagi causati dai positivi asintomatici.”

Essere ottimisti sì, ma senza abbassare la guardia.

“Possiamo ragionevolmente pensare che, nell’arco del mese di maggio, dice l’infettivologo Prestileo, tutti gli infetti attuali guariranno. In assenza di nuovi contagi, va da sè, azzereremo anche la circolazione dell’infezione. Su questo dato rimane il nodo dei positivi asintomatici, di cui non conosciamo i numeri. Per cui, dopo aver raggiunto il contagio zero, occorrerá prendersi tre/quattro settimane di tempo per stare più tranquilli. Tutto ciò mette la Sicilia nelle migliori condizioni per raggiungere a breve l’obiettivo contagio zero. Come possiamo arrivare al risultato? Rispettando le regole, anche e soprattutto nella fase due, in cui le maglie si sono allargate.”

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Fondamentali le norme igieniche

“Anzitutto lavarsi spesso e bene le mani. Usare la mascherina chirurgica sempre nei luoghi chiusi ed in quelli aperti allorquando non è garantito un distanziamento sociale di almeno 1,5 m. Usare i guanti in modo corretto: Se sto facendo una passeggiata non servono, se vado a fare la spesa li indosso prima di entrare al supermercato, poiché potenzialmente posso toccare oggetti contaminati o contaminarli a mia volta. Una volta usciti dal supermercato devo togliere i guanti prima di aprire lo sportello dell’automobile, questo è un passaggio importante. Tolti guanti igienizzo le mani con il gel e quindi poso la spesa e via. La mascherina posso toglierla anche una volta fuori il supermercato se ovviamente mi è garantito il debito distanziamento dagli altri. Sono regole semplici e abitudini preziose che non devono diventare ossessioni ma buone norme per uscire il prima possibile da questo momento complesso.”

Rimodulare le vacanze estive

“Occorre rimodulare l’idea di villeggiatura. Dimentichiamoci le spiagge affollate di San Vito ad agosto. Rivalutiamo vacanze in campagna, in montagna, nei paesini dove magari abbiamo una seconda casa o al mare ma ovviamente in luoghi in cui si possa garantire il distanziamento. Nel week end suggerisco vivamente di evitare le località turistiche affollate. Proviamo a cercare circuiti alternativi alla ricerca di storia e cultura in piena quiete, senza chiasso e senza confusione. Con eventuali assembramenti si corre il rischio di nuovi focolai e tornare punto e a capo!”

Occhio ai ventilatori d’aria

Massimo Andreoni, ordinario di malattie Infettive dell’Università di Roma Tor Vergata e direttore scientifico della Società Italiana di medicina infettiva e tropicale (Simit), ha spiegato il motivo durante la trasmissione Agorà, in onda su Rai Tre.

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“Più che il condizionatore andrebbe evitata la ventilazione, che fa aumentare la distanza percorsa dal virus. Mettersi sottovento spinge le particelle che possono così viaggiare oltre il metro e mezzo”.

Quanto alla sanificazione dei negozi, prosegue l’esperto “non è necessario sanificare ogni volta che entra una persona e ne esce un’altra, bisogna sanificare all’inizio e alla fine della giornata. L’ipoclorito di sodio può essere usato” e tutti i clienti oltre i commercianti “devono usare sistemi di protezione”.

Così come non serve sanificare gli oggetti nei negozi: “Il virus non entra attraverso la pelle, ma passa attraverso ciò che noi tocchiamo e portiamo alla bocca. Se proviamo una camicetta, la togliamo e ci laviamo le mani, – conclude Andreoni – stiamo tranquilli”.

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