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Siamo emotivamente pronti per la fase due

Dopo il lockdown si dovranno fare i conti con il timore di riadattarsi a una vita normale, ecco i consigli della psicologa

Dopo oltre cinquanta giorni di isolamento, a breve si inizierà un graduale ritorno alla normalità. La fine del lockdown è attesa da tutti, ma al contempo le perplessità sono tante: saremo al sicuro? Riusciremo a convivere con il virus e ad adattarci all’uso quotidiano di guanti e mascherine? Potremo ricominciare una vita normale, seppure rivisitata in una chiave del tutto nuovo. Ecco le preziose dritte della psicologa Valeria Augello.

A breve la fase due. Si faranno i conti con il timore di ritornare a una sorta di routine, dopo quasi 50 giorni a casa?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo brevemente ripercorrere l’inizio e le relative oscillazioni delle fase uno legata alla quarantena. Il rifiuto iniziale, chiaramente espresso dal  disorientamento, lentamente ha ceduto il posto al cambiamento testimoniato dalla nascita di nuove abitudini e di ritmi diversi. Dall’evolversi delle restrizioni abbiamo imparato ad apprezzare una vita meno frenetica. Spesso le testimonianze, tralasciando drammaticità e paura, hanno espresso, sotto forma poetica e artistica,  la grande emotività intrecciando gli aspetti positivi dell’isolamento. È stato così possibile concretizzare la riscoperta interiore, l’importanza dei limiti spazio-temporali, la qualità delle relazioni interpersonali, l’armonia della natura, il rispetto della diversità, la gioia della solidarietà…potremmo continuare quasi all’infinito. In poche parole i il lockdown ha trasformato la necessità in virtu’.

Quali rischi può comportare un periodo di isolamento e distanziamento sociale?

In pochi utilizzavano lo smart working, adesso rappresenta la modalità principale di lavoro e confronto per molte categorie di professionisti, tramite Facebook, Instagram e Twitter siamo tutti rimasti in contatto con amici e familiari, anzi forse non siamo mai stati tanto vicini con chi era molto lontano. Questo vuol dire che l’isolamento  non ci spaventa troppo e che siamo riusciti, comunque, ad accorciare il distanziamento sociale. In verità il rischio psicologico, a lungo termine, potrebbe essere rappresentato dal ricorso esagerato ai rapporti troppo virtuali e poco interpersonali.

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Cosa fare per abituarsi emotivamente a sopravvivere con il virus?

Anche se per natura tendiamo  ad accomodarci in base alle varie esigenze, ricordiamoci che siamo e dobbiamo essere cognitivamente elastici e proiettati al cambiamento sempre. Sfruttiamo le nostre meravigliose evoluzioni per accettare anche questa, speriamo breve, convivenza con il nemico virus.

Si corre il rischio che qualcuno voglia continuare a barricarsi in casa, con la conseguenza di entrare in un circolo vizioso. Cosa consiglia a chi ha più terrore?

Fare i conti con l’angoscia di dover essere troppo prudenti non sarà facile, ancora una volta dovremo farci sostenere dalla resilienza, ovvero dalla capacità di affrontare e superare i periodi difficili, dalla già abbondantemente citata elasticità mentale che ci permetterà di poter disfare piani e progetti precedentemente elaborati e dall’accomodamento che rilancerà le nostre vecchie attività rivisitandole attraverso comportamenti nuovi, diversi ma più  funzionali.

Ossessione da disinfettare tutto e “tutti”, qualche esercizio per superarla?

È importante continuare a seguire i consigli adeguati per ridurre massivamente le possibilità di contagio. Ovviamente occorre razionalizzare questo comportamento, ricordando sempre che  essere attenti all’igiene non vuol dire sterilizzare e disinfettare tutto, ma solo se tocchiamo oggetti che provengono dall’esterno, in questo caso, come sempre, dopo il contatto sarà sufficiente lavarsi le mani, e comunque non toccare occhi, naso e bocca, viceversa imponiamoci di  evitare comportamenti ripetutamente eccessivi ed inopportuni e sforziamoci di pensare che il virus da solo non può bussare alla nostra porta.

 

 

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