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Sette milioni di malati cronici in Italia, solo la metà si cura correttamente

Motore Sanità ha fatto un focus su alcune regioni del sud e organizzato un webinar sul tema

In regione Sicilia si registra una crescita delle malattie circolatorie e del diabete, con un forte eccesso di mortalità. A questo si aggiunge la disuguaglianza del fattore socio economico, tema che riguarda in generale le Regioni meridionali, il cui peso si riflette sia sulla parte che riguarda la prevenzione, sia sull’accesso alle cure e quindi sulla qualità dell’assistenza, nonché l’aumento della quota di popolazione anziana che richiede sempre maggiore quota di risorsa per l’assistenza.

«All’impatto della malattie croniche si aggiunge l’impatto e l’interazione che il Covid ha avuto nella gestione di tali malattie, una doppia sfida quindi a cui dobbiamo prepararci anche per il futuro» ha spiegato Savatore Scondotto, Dirigente Dipartimento Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico, Assessorato Salute, Regione Sicilia. «Non è più pensabile investire soltanto in termini di assistenza, quindi dovremo cominciare a rafforzare tutti gli interventi che sono orientati da un lato alla riduzione dell’incidenza intervenendo sui fattori di rischio comportamentali (cattiva alimentazione, sedentarietà, ovvero stili di vita errati che incidono sui fattori di rischio cardiovascolari), agire sul contrasto alle disuguaglianze. Altri due pilastri fondamentali sono l’appropriatezza nella gestione di queste condizioni (implementazioni dei percorsi diagnostici assistenziali) e la qualità (vanno sviluppati accanto a questi percorsi strumenti di valutazione e di misurazione della efficacia di questi programmi). È fondamentale avere sempre più strumenti informativi affidabili che vanno interconnessi, per restituire un quadro il più possibile affidabile delle gestione della presa in carico. Credo che il nuovo sistema di garanzia dei LEA, in quanto sistema condiviso tra le Regioni, possa dare un valore aggiunto sulla parte del confronto».

 

il focus nazionale

7 milioni di persone in Italia sono colpite da malattie croniche, si stima però che solo la metà assuma i farmaci in modo corretto e fra gli anziani le percentuali superano il 70%. Le cause di mancata o scarsa aderenza ai trattamenti sono molteplici: complessità del trattamento, inconsapevolezza della malattia, follow-up inadeguato, timore di reazioni avverse, decadimento cognitivo e depressione. Tutti aspetti acuiti dall’avanzare dell’età e dalla concomitanza di altre patologie. Per fare il punto in Calabria, Puglia e Sicilia, Motore Sanità ha organizzato il Webinar ‘IL VALORE DELL’ADERENZA PER I SISTEMI SANITARI REGIONALI, DAL BISOGNO ALL’AZIONE’. Quarto di 5 appuntamenti, il road show, realizzato grazie al contributo incondizionato del Gruppo Servier in Italia, Sanofi, Iqvia e Intercept, coinvolgerà sul tema dell’aderenza alle cure i principali interlocutori a livello locale: clinici, istituzioni, cittadini e pazienti.

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In Calabria la popolazione è di quasi 2.000.000, il 21,6% ha più di 65 anni (Fonte dati ISTAT 2019). La diffusione dell’ipertensione è del 23.5% (maggiore del valore nazionale 19.9% – Fonte: PASSI d’Argento 2015-2018), dell’ipercolesterolemia è del 18,6%, migliore del dato nazionale 22,6% (Fonte: PASSI d’Argento 2015-2018) ed il 99% della popolazione presenta almeno un fattore di rischio cardiovascolare (rispetto al 97% valore nazionale). La popolazione in Sicilia è di 5.000.000 di abitanti di cui il 27% ha più di 60 anni. Nei tre principali comuni della Sicilia si concentra quasi un quarto della popolazione (1.224.093 abitanti pari al 24,2% del totale), con una prevalenza di CRC del 13,2% per le donne e 12,7 per l’uomo. I soggetti con diagnosi di ipertensione nelle 9 ASP siciliane è stimata nel 21% del campione PASSI e il 22% riferisce di aver avuto diagnosi d’ipercolesterolemia. La popolazione in Puglia è di circa 4.000.000 (dati ISTAT al 31/12/2019), il 28% ha più di 60 anni. La diffusione dell’ipertensione aumenta rapidamente sopra i 65 anni e arriva a coinvolgere circa il 63% della popolazione (dati ISS 2015-2018 PASSI e 2016-2018 PASSI d’Argento) rispetto al 60% della media in Italia. L’incidenza dei pazienti ad alto rischio è: uomini 16%, donne 9%.

“Il valore dell’aderenza – prima ancora che praticato – va spiegato ai pazienti ed è il primo indicatore della reale condivisione di qualunque patto di cura tra medico e paziente. Se manca adesione al piano di cura è segno di un gap della relazione comunicativa, non di limiti culturali ed educativi dei pazienti. Soprattutto, l’aderenza terapeutica è una componente importante e pratica degli approcci sanitari basati sul valore che, senza di essa, perderebbero il catalizzatore assistenziale anche degli interventi più innovativi”, ha dichiarato Giovanni Gorgoni, Direttore Generale AReSS Puglia.

“L’aderenza terapeutica, definita dall’OMS come ”il grado di effettiva coincidenza tra il comportamento individuale del paziente e le prescrizioni terapeutiche ricevute dal personale sanitario curante”, risulta fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi terapeutici e per il conseguimento dei risultati clinici. Purtroppo, nelle patologie croniche circa la metà dei pazienti sospende i trattamenti raccomandati e ciò succede anche per patologie gravi come, ad esempio, dopo un infarto del miocardio o nel trattamento dell’ipertensione arteriosa o delle dislipidemie. L’età dei pazienti, lo stato sociale, la complessità del trattamento, gli effetti collaterali dei farmaci, la mancata presa in carico dei pazienti cronici sono tra i principali elementi associati alla scarsa aderenza terapeutica. La scarsa aderenza ai farmaci è associata a conseguenze negative sulla salute procurando uno scarso controllo dei fattori di rischio, quali ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia o diabete, ma determina anche uno spreco di risorse con aumento dei costi nella gestione delle malattie croniche. La scarsa aderenza è inoltre responsabile di un aumento del 40% della mortalità e di circa il 20% delle ospedalizzazioni”, ha detto Pasquale Caldarola, Direttore Dipartimento Cardiologia-UTIC Ospedale San Paolo, Bari. Vicepresidente Nazionale Consiglio Direttivo ANMCO

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“Con il DA n.1090 del 2016, la Regione Sicilia ha dato seguito al Piano Nazionale delle Cronicità sviluppando un Chronic Care Model per la gestione della cronicità individuando alcune patologie: diabete mellito, scompenso cardiaco e a seguire la BPCO. L’attuale pandemia da Covid-19 ha accelerato questo progetto fortunatamente, perché monitorare l’aderenza terapeutica è indispensabile per l’efficacia e l’efficienza del SSR. Il prossimo piano di resilienza metterà a disposizione fondi che saranno fondamentali per raggiungere questo obiettivo”, ha sostenuto Carmelo Pullara, Vice Presidente VI Commissione Salute, Servizi Sociali e Sanitari Regione Sicilia

 

Spesso i pazienti abbandonano le cure

“In molte patologie siamo diventati bravi a curare la fase acuta della malattia, ma nei mesi a seguire spesso il paziente abbandona le cure assegnategli in modo del tutto arbitrario ed autonomo. È noto, per esempio, che già dopo 3 mesi da un ricovero per infarto circa il 30% dei pazienti ha sospeso almeno uno dei farmaci della propria cura, il che comporta un peggioramento della prognosi: se la mortalità per infarto in fase acuta è ormai ridotta al 10% o meno, ad un anno dalla dimissione i tassi crescono in modo preoccupante (dati PNE degli ultimi anni). Le possibili spiegazioni includono per esempio la scarsa consapevolezza, del paziente e di chi lo assiste (i suoi caregiver), riguardo l’importanza del mantenere la terapia assegnata alla dimissione, che spesso non viene illustrata in maniera esaustiva per una serie di problemi. È fondamentale, nell’assegnare una terapia, spiegare bene al paziente e ai caregiver modo e orari di assunzione di un farmaco, il perché, il beneficio e quali possano essere gli effetti collaterali da attendersi e quali di questi eventualmente devono destare preoccupazione. In Sicilia già da tempo abbiamo creato un tavolo tecnico dedicato, in collaborazione con l’Assessorato della Sanità, da cui è nato poi un Decreto Assessoriale sulla Lettera di dimissione, primo esempio sul territorio nazionale e un progetto di PSN per la sua implementazione. Ritengo poi, da cardiologo ospedaliero, che sarebbe prezioso anche avere maggiori possibilità di far ricorso a trattamenti riabilitativi subito dopo la fase acuta così da seguire poi il paziente per alcune settimane. Alcune categorie di pazienti sono meno aderenti di altre alle terapie, e fra questi le donne: è legato all’attitudine di prendersi cura più degli altri che di sé stesse, alla necessità di occuparsi di tanti aspetti della vita familiare che le porta a trascurarsi, alla difficoltà nell’ammettere di avere un problema medico cardiologico (indagini americane confermano che il fenomeno riguarda circa un quarto delle donne osservate). La salute del cuore “al femminile”, oggi sotto i riflettori delle comunità scientifiche di settore (fra cui l’ANMCO di cui presiedo la sezione regionale) ritengo meriti molta attenzione”, ha spiegato Giovanna Geraci, Presidente Regionale ANMCO Sicilia

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In sintesi, dall’incontro odierno è emersa la necessità di una call to action, una necessità cioè di azioni concrete per migliorare l’aderenza ai percorsi diagnostici e terapeutici dei pazienti. L’aderenza rappresenta infatti un fattore chiave di successo per la salute pubblica e per la governance del Sistema Sanitario Regionale, una garanzia di efficienza delle cure e della sostenibilità economica. Dai diversi rappresentanti delle istituzioni pubbliche, dai clinici e dalle associazioni di cittadini è arrivata la proposta di sviluppare strumenti di valutazione concreti dell’aderenza per monitorare e correggere i comportamenti che impattano sulla scarsa aderenza e l’implementazione delle tecnologie che facilitano i pazienti a seguire il percorso di cura. La proposta dell’inserimento di un indicatore sintetico di aderenza nel nuovo sistema di garanzia può rappresentare una opportunità di valore e di indirizzo per tutti gli attori chiave.

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