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Serena, una mamma palermitana nel paradiso dei Caraibi

Vi raccontiamo la bella storia di Serena Giunta, che, dopo un fallimento, si trasferisce ad Antigua e lì scopre il senso della vita

Serena Giunta è una bella ragazza sicula. Bionda, simpatica, con il sorriso del sud. A vederla di di sfuggita le daresti non più di 15 anni. Serena è pimpante, vulcanica, socievole. Ha una storia da romanzo romantico/avventuroso. È architetto, prova e riprova a sfondare nella sua Sicilia, ma sono tempi duri, anche per i giovani talentuosi e di buona volontà. Non si arrende e i casi della vita la portano fino ad Antigua, un’isoletta caraibica di quelle da mettere in cornice. Lì comincia la storia, che Serena ha voluto condividere con noi.

La fuga ai Caraibi

Tutto è cominciato da un mio fallimento generale. Si dice che le vittorie più grandi, nascano proprio dalle sconfitte. Avevo visto naufragare un amore, un progetto lavorativo, che era molto distante dalla mia carriera di architetto. Stavo studiando per conseguire la seconda laurea (mi mancano giusto tre materie per laurearmi in Ingegneria). Inutile dire quanto fossi demotivata, sotto tono, come mi sentissi sconfitta. La vita però non smette mai di sorprenderci. Un mio conoscente mi mette la pulce nell’orecchio: fare un colloquio di lavoro per una grossa società con sede ad Antigua. Mi lancio, parto senza pensarci e lì inizia la mia avventura. Nel giro di nulla mi ritrovo assunta, come architetto, in una grossa società con sede ai Caraibi. Mi occupavo di ville di lusso in un paradiso terrestre, come è quello che si vive in Sud Amarica.

Trovi anche l’amore

Come nella trama di un film romantico, ad Antigua ritrovo Marco, un ingegnere siciliano, che avevo conosciuto dieci anni prima durante un viaggio ad Amsterdam. Roba da non crederci. Sicuramente la prima scintilla era proprio scoccata in Olanda, la magia dei Caraibi ha chiuso il cerchio ed è scoppiato il grande amore. Non ci siamo più lasciati. Ho vissuto un sogno a occhi aperti. L’impatto con una realtà immaginifica, una condizione di lavoro del tutto diversa rispetto a quelle a cui ero abituata in Italia. Lì ho goduto di grande stima, lì la gente dà valore alle professionalità, ai talenti, agli studi intrapresi. Il gusto italiano rappresenta un’eccellenza da coltivare e coccolare. Diciamo che essere italiani è un bel biglietto da visita. Nella mia fattispecie ero la sola donna bianca a lavorare in quella società. È stato come rinascere, rimettendomi in gioco del tutto, provando l’entusiasmo che hanno i bimbi alla scoperta del mondo.

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La tua famiglia d’origine come ha preso la tua scelta

 Per mia mamma è stata dura, ma allo stesso tempo mi ha spinta ad andare per seguire il mio sogno, perché capiva che in Sicilia non riuscivo a realizzare me stessa. Noi siamo una famiglia al femminile: tre sorelle, che, a nostra volta, abbiamo tutte figlie femmine. Qualcuno, scherzando, parla della “maledizione” delle ragazze Giunta, che generano donne a oltranza. A parte gli scherzi, tutte abbiamo a fianco uomini meravigliosi. Ovvio che una componente del “clan” che vola così lontano crea un vuoto, colmato però dal grande amore reciproco, dal rispetto per le scelte e anche dai lunghissimi voli intercontinentali.

Ad Antigua scopri di essere incinta

Era il 2015, era il tempo degli uragani, autunno inoltrato. Ai Caraibi quello è il tempo in cui si fa l’amore ed anche io e Marco abbiamo preso alla lettera gli usi del popolo che ci ha adottati (scherza Serena). Scopro inaspettatamente di essere incinta e lì per lì sobbalzo: non era programmato, ma forse è stato ancora più bello. Siamo felici della novità. Un po’ meno lo è mia madre, che pensa che tutto quel trambusto, il trasferimento ed il nuovo lavoro, con una bimba in pancia, subiranno una forte battuta d’arresto. L’esitazione dura poche ore, ed ecco i miei genitori in lacrime di gioia per l’attesa della nostra Joy, che abbiamo voluto chiamare così perché è la gioia di tutta la famiglia.

Joy per mia scelta nasce a Palermo e a soli sedici giorni di vita, io e lei, mamma e figlia, in un’intimità senza fine, voliamo verso casa, per tornare dal nostro Marco, che ci aspettava a braccia aperta, pronto a ricomporre la magia della triade.

Com’è stato essere mamma da sola in un altro mondo

Non è stato facile, tanto più che sono partita verso i Caraibi anzitempo. Ho però sentito che dovevo andare, volevo che si creassero i ritmi della famiglia. Tra l’altro ricordavo l’imprinting tra mio marito e nostra figlia, che, appena nata, in braccio al papà si è addormentata. In quell’istante è calata la pace: papà e figlia si sono calmati. All’inizio è stata durissima, considera che io non avevo mai pensato alla famiglia, quanto alla carriera, al vivere quel grande amore in maniera totalizzante. Pensa che ho pure dovuto temporaneamente lasciare il lavoro. Non avendo mamma e amiche vicine, mi sono sentita sola, tanto più che il fuso orario non rendeva facile la comunicazione con la mia terra d’origine. Non sapevo come gestire una bimba, non mi restava che imparare con lei, che farmi guidare da quel batuffolo biondo. Ho tentato di farmi collaborare da una baby sitter, ma i loro usi mal si conciliavano con i nostri e quindi ho fatto tutto da me.

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Quando Joy ha otto mesi ecco la grande novità

Anche stavolta, in maniera del tutto inaspettata, scopro di essere di nuovo incinta. Stesso copione: io sbalordita, i miei più di me e ricomincia l’avventura ma con più consapevolezza. Scelgo di vivere la gravidanza ad Antigua e di partorire vista mare. Mi raggiunge mia madre, che, in entrambi i parti (naturali) è stata una compagna preziosa. Mi aiuta, mi consola e mi sostiene. Oggi ho due bimbe bellissime,  Joy e Maya, che crescono all’unisono, che si armonizzano seppure nelle loro diversità.

Com’è essere mamma ai caraibi?

Sicuramente diverso che in Italia. La mia bimba più grande frequenta da un po’ il nido, con una bella offerta didattica. Via libera alla manualità, alla musica, al contatto con la natura. Ad Antigua però non esistono i centri commerciali, i parchi divertimento a suon di giostre e gonfiabili. Là a farla da padrone è la natura: il mare, il sole, la giungla. I bimbi passano molto tempo in spiaggia. Sono spiagge diverse dalle nostre: non pensate ai lidi, agli ombrelloni, ai chioschi sul mare. Là c’è natura a perdita d’occhio. La giornata inizia prestissimo e finisce altrettanto presto. Il sole regola tutto. Si guarda poca tv, si fa aggregazione (specie tra italiani e vi garantisco che siamo tanti) e si gode di una bellezza, che investe gli occhi. Ogni casa ha il suo giardino, il suo angolo di verde e di acqua. Il clima è caldo, nella stagione “fredda” si superano abbondantemente i venti gradi. Si vive in costume da bagno e a piedi scalzi. Pochi fronzoli, pochi belletti, zero tacchi e abiti chic. Niente locali fighetti (a eccezione di quelli nascosti nei resort, riservati ai nababbi), niente fisse con l’estetica, la tinta ai capelli. Ovvio che vi è un culto della bellezza, perchè le donne del posto sono bellissime e curate, ma hanno un concetto di cura di sè molto più primordiale e meno arzigogolato di quello occidentale.

Tutta questa bellezza a volte ti annoia?

A volte sì, lo ammetto. Però, ora come ora, non potrei farne a meno. Mentalmente questa condizione  giova parecchio: svegliarsi con il canto degli uccellini è impagabile, affacciarsi e vedere l’oceano non ha prezzo. Godere la giornata con lentezza è qualcosa a cui noi non siamo abituati. Scoprire che ai Caraibi molto malattie “contemporanee” non esistono lascia increduli. Là lo stress è quasi zero. C’è gente che ancora vive nella giungla e si alimenta con i frutti della terra.

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Qualche mese fa è stato celebrato il tuo matrimonio caraibico

Sì, spiaggia, il 21 dicembre scorso, in occasione del primo compleanno della mia secondogenita, Maya. Una festa tanto suggestiva, quanto intima e informale. Eravamo in trenta, in spiaggia con rito civile officiato da un ufficiale di Antigua Abbiamo scelto la spiaggia, che per me e Marco è stato il luogo del nostro rincontro. Una spiaggia rude e bellissima, location di una festa con prosecco e bombette di lardo (una delle specialità del posto) e poi via al  catering all’italiana. Piedi nudi, abbracci, sorrisi e tanta felicità.

Cosa ti manca dell’Italia?

La mia famiglia e il cibo, la ricotta siciliana in particolare. Quanto ho desiderato una cassatella di ricotta ad Antigua. Cerchiamo di accorciare le distanza, venendo in Italia e ospitando le nostre famiglie d’origine ai Caraibi. Vengono ogni volta che possono. Sono dei nonni fuori sede, ma affettuosissimi e presenti in ogni maniera.

Tornerai in Italia?

Difficile dirlo. Per ora, con le bimbe piccole, mi godo questo angolo di paradiso e questo momento magico. Domani non so. Arriverà il momento in cui loro sceglieranno un percorso di studi, che potrebbe portarle lontane dai Caraibi: negli States o in Europa, Chissà. È ancora presto per dirlo. Intanto godo l’attimo presente. Sicuramente insegno alle mie bimbe l’amore per l’Italia, per il cibo italiano, per la musica, le tradizioni. Quando torniamo a Palermo facciamo grandi giri per il centro storico e cerco di spiegare alle piccole le bellezze della loro terra d’origine. Le porto al mare, in giro a gustare i nostri piatti ed anche nei parchi giochi, quelli occidentali, con i gonfiabili, perchè è giusto che ne facciano esperienza.

Sogni nel cassetto?

Di crescere con equilibrio insieme alle mie figlie. Di tornare presto a lavorare (come spero, per via di una serie di progetti in cantiere). Di godermi queste opportunità con le persone che amo.

Grazie Serena e ad maiora!

 

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