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Sei il principe o la rondine?

Proviamo a capire quali sono le differenze tra l'amore vero e l'amore dipendente

Dal racconto di Mar Pastor a quello di Oscar Wilde, attraverso la metafora di un differente legame tra un principe e una rondine, l’amore possa privare l’altro di sé o essere spontaneo sacrificio. Quali differenze ci sono tra l’amore vero e l’attaccamento dipendente?

C’era una volta un principe che passava i suoi giorni osservando fuori dalla finestra in attesa che accadesse qualcosa. Con lui c’era soltanto un servo incaricato di fare le compere e mantenere pulito il castello. “Che vita noiosa”. Sospirava.
In un mattino d’aprile, una rondine si posò sul davanzale della sua finestra. “Oh – esclamò – che creatura piccola e delicata”. La rondine gli dedicò una breve melodia e se ne andò. Il principe rimase meravigliato: il suo canto gli parve il più soave del mondo, il suo piumaggio il più originale di tutti. Era un essere unico! Da quel momento in poi comincia l’attesa: il principe cominciò a passare le sue giornate nell’impaziente attesa di un suo ritorno. Quando, finalmente, il tanto atteso giorno arrivò e la rondine tornò per cantargli una nuova canzone, il principe si sentì veramente fortunato. “Avrà freddo?”

Le fasi dell’attesa

Si chiese appena prima che riprendesse il volo. La terza volta che fece ritorno, il principe si chiese preoccupato se la rondine non fosse affamato. Nei giorni seguenti, si dedicò alla costruzione di una casetta per essa. Mandò il suo servo a comprare legno e chiodi e a cacciare insetti. Infine, dopo svariati e goffi tentativi, gli ordinò di costruire anche la casa. “Maledetto uccello”. Mormorava il servo.
All’interno della gabbia il principe posizionò gli insetti e l’acqua, oltre ad alcune tele di seta a mo’ di letto. Quando vide l’uccello posarsi sul davanzale, gli avvicinò l’abitacolo e si rallegrò alla vista dell’animale che si dissetava e assaporava il cibo che gli aveva preparato. “Ti piacciono questi insetti, mia dolce rondine?”.

Le chiese. “Li ho cacciati per te”, aggiunse. Con un breve garrito la rondine sembrò assentire prima di riprendere il volo. Fu allora che il principe venne invaso dall’ansia: “e se non fosse più tornata? E se avesse trovato una dimora migliore in cui ripararsi?”.

Forse altri principi avrebbero costruito casette migliori o cacciato essi stessi degli insetti. Non poteva permetterlo. Non esisteva una rondine uguale al mondo!

Amore o ossessione?

Comincia l’insonnia e si genera il pensiero ossessivo: amava la rondine

Il principe passò due giorni senza dormire e senza poter pensare ad altro, fino a che non decise di impiegare il tempo fabbricando una porticina munita di lucchetto per la piccola casa. La rondine come sempre tornò, e quando entrò nella gabbia per provare il cibo, fu rinchiusa all’interno dal principe. “Ti amo”. Le confessò.

“Con me non ti mancheranno mai più cibo né acqua, e non avrai mai più freddo”.

Il (vano) fascino della comodità

Un po’ confusa, la rondine si lasciò trasportare dall’idea della comodità. Si godeva il calore della sua dimora e il cibo costantemente alla sua portata, senza doversi affannare tra le piantagioni per ottenerlo. Il principe collocò la gabbia sul suo comodino così da poterle dare il buongiorno tutte le mattine, accarezzandole il capo. “Sei la mia rondine, cantami una canzone, amore”. Le chiedeva.

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“Questa vista non è per niente male”. Pensava la rondine. E cantava. Ma con il passare del tempo la sua musica finì per affievolirsi, fino a che si spense del tutto.

La rondine finisce per perdere il suo canto, la sua interiorità

“Non canti più?”.

Le chiese il principe stupito. “Il tuo canto mi rendeva felice”.
“Il mio canto si ispirava al gorgoglio del ruscello, al fruscio del vento fra le fronde degli alberi, al riflesso della luna sulle rocce della montagna. E io te lo riportavo allegra, ma da quando sono rinchiusa in questa gabbia non trovo più nulla per cui cantare”.
“Lo faccio perché ti amo” – disse il principe.

“È pericoloso lasciarti volare in giro da sola. E se ti capita un incidente? E se non trovi cibo? E se un cacciatore ti spara?”.
“Chi? Cos’è un cacciatore?”. Domandava lei.
“Io ti proteggo e mi prendo cura di te, qui dentro sei in salvo da ogni pericolo”.
Un giorno il principe si svegliò di soprassalto. Fece per accarezzare la rondine, ma la trovò morta. Preso dall’ira, cercò il suo servo e lo licenziò perché, senza dubbio, uno degli insetti che lui aveva cacciato l’aveva uccisa. Il fatto di aver trovato un colpevole non fu di alcun conforto al principe, che si sentì ancora più solo e indifeso rispetto a quando non conosceva ancora la rondine. Fino a che un’altra non si posò sulla sua finestra e non gli cantò una canzone: la più soave che avesse mai sentito.

Come sfinire l’Amore

In questo racconto, l’autrice Mar Pastor affronta il tema dei meccanismi dell’attaccamento insicuro all’interno di una relazione di coppia, di come essi generino in noi sofferenza e ci influenzino quando cerchiamo di controllare e dominare l’altro, usando l’amore come scusa per mortificare l’amore stesso. Le nostre paure finiscono per sotterrare i desideri e i diritti – identitari – dell’altro, allontanandolo dalla sua possibilità di essere non banalmente felice.
Poniamoci dal lato della rondine: in circostanze di vuoto e di solitudine – cui tutti possiamo inaspettatamente ritrovarci – abbiamo dinnanzi a noi due strade: assumerci la responsabilità di uscirne da soli oppure scegliere di affibbiarne la responsabilità al nostro partner, instaurando una relazione di dipendenza – tema che abbiamo già affrontato. Scegliere, dunque, di non essere felici e perdersi. E di non vivere l’Amore.
L’attaccamento – la dipendenza – può generare in noi confusione e aumentare l’ansia al pensiero della possibile perdita dell’amato, non per amore, ma – guardandosi dentro bene – per beneficiare della sua protezione o del suo benessere, pagando però un prezzo troppo alto.

Il Principe Felice di Oscar Wilde

Nella meravigliosa fiaba di Oscar Wilde – che qui sintetizzerò nei tratti più salienti senza violare, si spera, la sua bellezza narrativa – c’è una statua, quella del Principe Felice, che una figura bellissima, rivestiva di sottili foglie d’oro purissimo, con gli occhi come fulgidi zaffiri.
Una notte volò sulla città una piccola Rondine. Le sue compagne se n’erano partite tutte per l’Egitto già sei settimane prima, ma lei era rimasta, perché si era innamorata del più splendido dei Giunchi che avesse mai incontrato, al quale aveva apertamente chiesto se potesse amarlo. Il Giunco, a questo quesito, aveva risposto con un inchino. Le altre rondini prendevano la nostra protagonista in giro: “è un attaccamento ridicolo, il Giungo non ha una lira, e per giunta ha un’infinità di parenti”. Quando la compagne partirono, la rondinella cominciò a stancarsi del suo fidanzato: non parlava neanche. Così, gli disse che sarebbe partita – amava viaggiare – chiedendogli se volesse seguirla, ma il Giunco scosse la testa e lei, sentendosi raggirata, partì da sola.
Giunse nella città della statua del principe Felice e si posò su di lui. D’un tratto sentì cadere su di sé delle gocce: non pioveva, la statua stava piangendo.
“Chi sei?” gli chiese.
“Sono il Principe Felice”.
“E perché piangi allora?”. Chiese la Rondine. “Mi hai inzuppata tutta”.
La Statua raccontò che un tempo era un principe in carne ed ossa, si chiamava Felice, e non conosceva le lacrime. Adesso era morto, era una statua ed era stata posta lì. […]
“Cara piccola Rondine”, disse il Principe, tu mi racconti cose meravigliose, ma non vi è cosa più meravigliosa della sofferenza degli esseri umani. C’è un Mistero più grande del Dolore. Vola sulla mia città, piccola Rondine, e poi dimmi ciò che hai veduto”. Allora la Rondine ritornò a volo dal Principe e gli raccontò quel che aveva veduto.
“Io sono ricoperto d’oro fino, disse il Principe, tu devi togliermelo foglia a foglia, e portarlo ai miei poveri. I vivi pensano sempre che l’oro possa renderli felici”.
Foglia a foglia la Rondine tolse col becco l’oro che rivestiva il Principe, finché egli apparve del tutto opaco e grigio. Foglia a foglia essa portò ai poveri l’oro e i volti dei bimbi si fecero rosei, ed essi risero e andarono a giocare per le vie. “Abbiamo il pane, adesso!”. Gridavano, esultanti. Poi venne la neve e dopo la neve il gelo. Le strade sembravano d’argento, così candide e scintillanti. Lunghi ghiaccioli, simili a pugnali di cristallo, pendevano giù dalle grondaie delle case, la gente usciva in pelliccia e i ragazzi indossavano cappuccetti rossi e pattinavano sul ghiaccio.

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La rondine si accorge di essersi innamorata del principe

La povera piccola rondine sentiva sempre più freddo, ma non riusciva ad abbandonare il suo Principe, gli voleva troppo bene. Beccava briciole qua e là, davanti all’uscio del fornaio quando lui non vedevae cercava di tenersi calda sbattendo le ali. Ma alla fine capì che stava per morire. Trovò ancora la forza per volare un’ultima volta sulla spalla del Principe. “Addio, mio caro Principe”, mormorò. “Mi permetti di baciarti la mano?”
“Sono contento che tu vada in Egitto, finalmente, piccola Rondine. disse il Principe  Sei rimasta qui troppo a lungo; ma devi baciarmi sulle labbra, perché io ti amo”.
“Non è l’Egitto il luogo in cui sto andando”, rispose la Rondine. Sto andando alla Casa della Morte. La morte è la sorella del Sonno, non è così?”.

Baciò il Principe Felice sulle labbra e cadde morta ai suoi piedi. In quello
stesso momento uno strano schianto risuonò all’interno della statua, come se qualcosa si fosse spezzato. Di fatto, il cuore dei piombo si era rotto in due. Senza dubbio, c’era un gelo tremendo.
Quando il Sindaco vide la statua decise che sarebbe stata abbattuta perché: “non è più bella, dunque non ha più alcuna utilità” almeno secondo il professore d’Arte dell’Accademia.
Fecero fondere la statua in una fornace e il Sindaco riunì i Consiglieri. In assemblea per decidere cosa si dovesse fare del metallo. “Un’altra statua, naturalmente,  concluse il sindaco, e sarà la mia”. Ma, all’interno della fornace, il cuore di piombo del principe non riusciva a fondersi, così venne gettato su un mucchio di immondizie, dov’era finita anche la rondine.
Un bel giorno, Dio disse a uno dei suoi angeli di portargli le due cose più preziose della città l’Angelo gli portò il cuore di piombo e l’uccellino morto. “Hai scelto bene, disse Dio, perché nel mio giardino in Paradiso questo
uccellino canterà per sempre e nella mia città d’oro il Principe Felice reciterà in eterno le mie lodi”.

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La differenza tra Amore e sopraffazione

Il cuore del Principe Felice era buono, quello della Rondinella altrettanto. Quest’ultima ha sfidato il gelo per amore del suo principe, non riusciva a lasciarlo, a dir di no, ad interrompere, nonostante il suo corpicino soffrisse per il freddo, perché amava. Amò così tanto da sacrificarsi. L’intento del principe, però, non era quello di procurarle la morte, ma di salvare le vite di chi viveva in miseria nella città. L’amore fra i due era reciproco e pulito. È una storia bella e triste che discerne l’attaccamento per dipendenza affettiva piegato alla comodità e alla paura di stare soli da quello dato dall’amore vero, dove non c’è coercizione da parte di chi domina la relazione, manca il lucchetto che imprigiona il corpo e il cuore: la rondine rimase spontaneamente e il principe non l’avrebbe mai costretta con l’ausilio di alibi: lui voleva davvero combattere la miseria. Non si dovrebbe mai morire per amore, né soffrire sì tanto. Siamo in una fiaba: la morte ha potenza metaforica rara, come raro è un amore così che, forse, – non so dirvelo – vive solo nella complessità emotiva della fantasia.

Fonti: “Il principe e la rondine” racconto dell’autrice Mar Pastor, tratto da lamenteemeravigliosa.it
“Il Principe Felice” di Oscar Wilde

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